ALLENARSI IN GRAVIDANZA è POSSIBILE?

Una delle domande più comuni nelle donne che si allenano è : “potrò allenarmi anche in gravidanza ?”
La risposta non è semplicissima, ogni gravidanza è diversa intercorrono molti fattori che potrebbero limitare o del tutto annullare l’allenamento, quindi sarebbe riduttivo rispondere in modo affermativo o negativo.

Spieghiamo inizialmente cosa accade al corpo femminile in fase di gestazione.

Per prima cosa avviene una alterazione della postura accentuandosi la curva lombare oltre un cambiamento nel centro di gravità, l’aumento del seno poi influisce sulla cifosi dorsale.
L’elevazione del diaframma dovuto alla crescita dell’utero incrementa lo sforzo nella respirazione e decrementa la performance sportiva.
L’aumento del 25% del consumo di ossigeno dovuto al peso maggiore limita anche il lavoro muscolare.
Il battito cardiaco a riposo è di 7-15 bpm maggiore del normale quindi si avverte prima la sensazione di stanchezza e affaticamento.

Tenendo presente ciò si può strutturare un programma di allenamento che possa agevolare i cambiamenti del corpo sempre su autorizzazione del proprio medico che valuta nei mesi la condizione di salute.
Nel prossimo articolo consiglieremo le attività ed esercizi più idonei in gravidanza.

BENESSERE E FITNESS

Benessere (Wellness in inglese) e fitness, parole legate ed evoluzione del semplice concetto di allenamento. Una filosofia di vita che mette il benessere della persona al centro dell’attenzione proponendo attività sportive e olistiche combinate con un’alimentazione corretta favorendo così uno stato di benessere ed equilibrio psicofisico.

Equilibrio e moderazione le parole chiave che distinguono l’approccio del wellness all’attività fisica. Ogni attività deve essere priva degli aspetti stressanti o traumatici che spesso le discipline sportive e del fitness comportano, per cui di norma, non ha alcuna controindicazione. Il termine wellness si è diffuso nel mondo contemporaneamente alla consapevolezza che la società attuale espone le persone a stati di stress fisici e psicologici che sono all’origine di molte patologie.

In questa area tratteremo molti aspetti del benessere e del fitness ponendo attenzione alle ultime novità o curiosità.

L’OLIO DI JOJOBA PER NON ROVINARE LA PELLE CON IL SOLE

Finalmente è arrivata l’estate, oggi vogliamo parlarvi dell’olio di Jojoba e delle sue incredibili proprietà che lo rendono un ottimo ingrediente per preparare cosmetici e creme solari sicure per la nostra pelle e per quella dei nostri bambini.

L’olio di jojoba è una cera liquida prodotta dalla spremitura dei semi della Simmondsia chinensis storicamente usata dai nativi americani per lenire le irritazioni dei tessuti, e le infiammazioni delle mucose di occhi e gola, è ricco di vitamina E, vitamine del complesso B e minerali quali zinco, rame e iodio. A differenza di altri oli di cui vi abbiamo parlato in questa rubrica, l’olio di Jojoba non è utilizzato nell’alimentazione, non è assolutamente tossico se ingerito, ma è indigesto e provoca uno spiacevole effetto lassativo. La sua particolare forma molecolare lo rende molto simile al sebo umano, una sostanza grassa composta prevalentemente da colesterolo e acidi grassi, che serve a mantenere la pelle idratata e a proteggerla dall’attacco dei fattori esterni (batteri, sole, vento, sostanze chimiche presenti nell’aria), evitando così che essa si secchi e s’irriti. La grande somiglianza che presenta quest’olio con il sebo umano lo rende pertanto davvero un’ottima base per creme e solari, poiché è in grado di porre rimedio alla mancanza del naturale manto idrolipidico della pelle che provoca secchezza, irritazioni e desquamazioni ( soprattutto in seguito alle esposizioni solari che vanno a intaccare il sebo cutaneo).Inoltre l’olio di Jojoba penetra molto facilmente nella pelle lasciandola liscia e setosa, quindi è in grado di fornire un’ottima azione idratante. Inoltre quest’olio è in grado di rigenerare la pelle irritata, e di prevenire le rughe e l’invecchiamento cutaneo.

Vediamo ora insieme come realizzare una crema solare biologica e sicura per la pelle con l’olio di Jojoba.

INGREDIENTI

250 ml di olio di Jojoba

30 gr di cera d’api naturale

1 cucchiaio raso di ossido di zinco

2 gocce di olio essenziale di sandalo ( ne consigliamo l’uso per conferire alla crema un aroma gradevole poiché l’olio di jojoba è inodore e incolore)

 

PROCEDIMENTO

Poniamo la cera d’api in un pentolino e la facciamo sciogliere a bagnomaria, quando la cera si è sciolta completamente spegniamo il fuoco e aggiungiamo uno alla volta gli altri ingredienti continuando a mescolare sino al raggiungimento di un composto omogeneo.

Versiamo il composto in un barattolo e conserviamo a temperatura ambiente, la crema si conserva per circa un mese, ma il nostro consiglio è quello di prepararla e usarla in un lasso di tempo più breve in modo da non perdere le proprietà dell’olio di jojoba. Raccomandiamo anche esposizioni al sole brevi e non durante le ore più calde della giornata.

Laboratori con pennarelli

Quali colori sono più abituati ad usare i bambini?
Possono i pennarelli sostituire qualunque tipo di tecnica?
Una valutazione costruttiva per un variegato utilizzo dei pennarelli.

Lo stereotipo dei pennarelli
Il ‘pennarello’ in sé, come ogni strumento ha potenziale, valore o difficoltà intrinsechi. Purtroppo se ne fa un l’uso poco creativo e molto generico. lo si propone talmente tanto e ovunque (a scuola, al Museo, a casa, in ludoteca, in viaggio, in spiaggia, al ristorante…) che il suo uso è diventato eccessivo, smodato, quasi esclusivo. I bambini e le bambine senza i pennarelli si sentono persi, tanto da bloccarsi e sentirsi smarriti. Ho visto bambini con un disagio tale davanti all’assenza dei pennarelli da scomodare le lacrime! Ho sentito bambini dire: ‘Senza non so disegnare!’. Ho osservato bambini, anche di 3 anni, cercare i pennarelli come un faro nella notte. Francamente mi sembra uno squilibrio eccessivo, ma soprattutto inspiegabile.
Occorre selezionare materiali, tipologie di colori e tecniche a seconda del tipo di percorso che si intende realizzare. Tra questi possiamo utilizzare i pennarelli, ma lo sforzo deve essere di proporli in una veste altra, rispetto al ruolo di contorno o di riempitivo di spazi delimitati. Lo stereotipo diffuso e radicato è un foglio bianco (A4) e il barattolo di pennarelli a punta maxi.SAMSUNG

Una cosa non vale l’altra
Il pennarello dovrebbe essere una possibile scelta tra il molteplice. Non l’unico modo con cui riesco ad esprimermi. Occorre porre molta attenzione a quello che trasmettiamo in maniera consapevole o meno. Perché non è vero che una cosa vale l’altra. Non è vero che indipendentemente da quello che utilizzo avrò lo stesso risultato. Non è vero che ha più valore il disegno preciso (con contorni in nero e colorato dentro), che imita la realtà, rispetto ad un opera che investiga il materiale o che gioca con le forme.

I pro e i contro dei pennarelli
Mi sono spesso chiesta il perché di tanta fortuna del pennarello, rispetto ad altre tecniche che stimo più congeniali ai bambini. Ovvero più intuitive e maneggevoli. Mi sono risposta che i pennarelli sono comodi, sporcano poco, hanno bisogno di nessun tipo di preparazione prima, né di sistemazione dopo l’utilizzo. Forse anche motivazioni commerciali. Oppure perché il pennarello si richiude con il tappo e viene messo via con rapidità e poca fatica. Si trasporta facilmente. A differenza del lavoro che c’è dietro ai colori da usare con i pennelli, come tempere, che necessitano di maggior tempo e attenzione.
SAMSUNGTuttavia lo stesso tipo di comodità-se così possiamo chiamarla- lo riscontro , per esempio, anche per cere e carboncini o per le matite colorate.
Usare in maniera esclusiva i pennarelli annichilisce capacità e competenze che vengono sviluppate attraverso altre strade. Si disimpara l’attesa accrescendo l’idea errata che tutto abbia un tempo uguale e breve. Incrementa l’omologazione di tecniche e soggetti da disegnare. Cristallizza un certo tipo di manualità, fino a disabituarsi a fare altri tipi di movimento. Cosa che produce insicurezza e rifiuto davanti a proposte diverse. E se non si corrono rischi e non si commettono errori si alimenta la paura di sbagliare.

SAMSUNGsono proprio da buttare?
Ovviamente no! E’ errato farne il centro dell’universo come escluderli totalmente dalle sperimentazioni. Proviamo a stravolgiamone l’uso: bagniamo il foglio per create sfumature o forme diverse da quelle che abbiamo creato;
facciamo un disegno a tecniche miste abbinandoli ad altri tipi di pratiche; utilizziamo tutte le punte disponibili sul mercato (non solo quelle grosse!!) per riconoscere e differenziare i tratti e lavorare- per esempio, sulle trame.
Utilizziamolo su supporti che non siano carta, ma per esempio pietre e notiamo il cambiamento di tono quando il colore si assorbe. Oppure mettiamone la punta in acqua e vediamo colorarsi il liquido e utilizziamolo, così, disciolto. In qualunque maniera lo adoperiamo quello che conta è che sia una scelta. Durante i miei laboratori, investo molto tempo ed energie a raccontare anche altro. Ad invitare i bambini e le bambine a fare scelte personali, autonome rispetto alla ‘regola generale’. Lasciare i materiali a disposizione perché la creazione è libera se libero mi sento di scegliere: il
supporto e sue dimensioni, la tecnica, il soggetto, il tempo di realizzazione e, quando è possibile, anche il momento in cui creare. Purtroppo non sempre ho a disposizione un tempo tale per accompagnare i bambini in una lenta riflessione
su se stessi. Ma non perdo occasione per mostrare che i pennarelli sono una possibilità. Tra tante

 

Cellule staminali cordonali: ecco come raccoglierle e conservarle

Sono tanti i dubbi che colgono il futuro genitore di fronte alla possibile raccolta e conservazione cordone
ombelicale e delle cellule staminali in esso contenute. Dubbi legittimi e naturali: “la procedura è da ritenersi
completamente sicura?” “Il bambino sentirà dolore?”. E ancora: “come si conservano le cellule così a lungo
nel tempo?”.
Diventa importante dunque informare e fare un po’ di chiarezza. Le procedure attraverso le quali viene
raccolto il sangue del cordone ombelicale sono da considerarsi completamente sicure ed indolori sia per il
bambino che per la madre.
La procedura viene infatti effettuata da personale adeguatamente formato e consiste nel trasferimento del
sangue cordonale dalla vena ombelicale ad una sacca ematica che contiene un anticoagulante; il tutto
effettuato attraverso un apposito ago di grosso calibro. Il campione così ottenuto viene poi sottoposto ad
opportune analisi ematologiche aventi lo scopo di valutare parametri quali la cellularità e il volume, oltre
alla presenza di eventuali batteri che potrebbero determinare problemi nella conservazione.
Una volta terminate le prime analisi, si passa ad ulteriori trattamenti come ad esempio l’eventuale
eliminazione della frazione plasmatica o dei globuli rossi, che permettono la conservazione all’interno di
una banca del cordone ombelicale.
Si passa poi alla fase della conservazione. Essa avviene all’interno di biocontainers sottoposti ad una
temperatura di – 196°C, realizzata attraverso l’uso di azoto liquido o aeriforme. Il campione viene infine
miscelato con un agente crioprotettivo, generalmente dimetilsolfossido al 10% (DMSO)1, per evitare la
formazione di ghiaccio.

Elevata l’attenzione riservata alla sicurezza: per tenere sotto controllo e segnalare rapidamente le possibili
variazioni di temperatura, rischiose per il processo di conservazione, le stanze che ospitano i biocontainers
sono sottoposte a speciali allarmi. Ulteriore precauzione è rappresentata da una fonte secondaria di azoto
applicata ai biocontainers, in grado di rilasciare azoto in caso di avarie o black out.
Ma per quanto tempo è possibile conservare le cellule staminali del cordone ombelicale?
Recenti studi scientifici hanno dimostrato che si possono raggiungere e superare i 20 anni di conservazione,
senza alcuna alterazione di vitalità e capacità proliferative e differenziative2 3.
Vanno ricordati in questa sede i risultati di una ricerca sperimentale in cui cellule staminali del cordone
umano sono state conservate per oltre 20 anni e poi trapiantate in un modello murino. Il risultato è
soddisfacente. Le cellule sono riuscite a ripopolare il midollo osseo dell’animale ad un primo trapianto, e
anche ad un secondo, avvenuto a distanza di sei mesi.
Risultati che sottolineano l’importanza della conservazione del cordone ombelicale. Una scelta
fondamentale per il futuro dei nostri figli e delle nostre famiglie.

 

Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com
2Broxmeyer, H.E., et al., Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells,
and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood. Blood. 117(18): p.
4773-7. 3Broxmeyer, H.E., Cord blood hematopoietic stem cell transplantation in StemBook, T.S.C.R. Community, Editor. May 26, 2010.

Screening prenatale: i test da fare in gravidanza

Per assicurare uno stato di benessere al nascituro è molto importante che la gestante si prenda cura di se stessa e si sottoponga a regolari controlli e a test di diagnosi prenatale.

Vari sono i test di screening prenatale non invasivi per conoscere le probabilità di anomalie del feto; vediamo quali sono e quando possono essere svolti.

Bi test e translucenza nucale (11ª – 14ª settimana) sono esami svolti contemporaneamente. Con il Bi test si studiano due proteine (Free Beta-HCG e PAPP-A) dal campione di sangue materno prelevato, con la translucenza nucale si esegue un’ecografia per misurare il feto. Se i valori proteici o le misurazioni non rientrano nei valori di riferimento, occorre fare un test diagnostico invasivo per stabilire con certezza la presenza di anomalie fetali. 85% è la percentuale di affidabilità del Bi test, il quale non fornisce diagnosi ma probabilità di presenza di anomalie fetali (es. Sindrome di Down).

Un altro test di screening prenatale non invasivo si può fare dalla 10ª settimana. Questo test prevede un prelievo ematico dalla madre per controllare i frammenti di DNA fetale in circolo. Si utilizzano strumenti di ultima generazione e la precisione del test nell’individuazione di anomalie come le trisomie 21, 18, e 13, è del 99,9%1.

Il Tri test (15ª – 18ª settimana) prevede un prelievo ematico dalla gestante e un’ecografia. Dal sangue materno si esaminano i valori di tre sostanze: alfafetoproteina (AFP), estriolo non coniugato e gonadotropina corionica. Per controllare più nel dettaglio i valori delle analisi del sangue si esegue un’ecografia con la quale si determina l’eventuale presenza di anomalie (spina bifida, Sindrome di Down). Il Quadri Test è una variante del Tri test e immette tra i risultati anche i valori dell’inibina A (un ormone). L’attendibilità del Tri Test e del Quadri Test è del 70%. Non forniscono diagnosi ma probabilità che vi siano anomalie nel feto.

Sottoporsi agli esami di screening prenatale è consigliato a tutte le gestanti e in particolar modo a quelle che presentano fattori di rischio come familiarità con anomalie genetiche o età superiore ai 35 anni. Sottoporsi a test diagnostici invasivi, invece, si può rivelare necessario nel momento in cui i test di screening prenatale hanno rilevato anomalie e solo previa indicazione dello specialista.

Per avere indicazioni su quali test prenatali è possibile fare ci si può rivolgere al proprio ginecologo.

Per maggiori informazioni: www.testprenataleaurora.it

 

Fonti:

  1. Medicina dell’età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche – Di Antonio L. Borrelli, Domenico Arduini, Antonio Cardone, Valerio Ventrut
  2. Poster Illumina ISPD_2014 Rev A

Gioca con noi!

Per farti video-giocare (mi raccomando… non troppo!) in un luogo sicuro e con giochi adatti alla tua età, abbiamo preparato la TUA SALA GIOCHI.

Buon divertimento! Ma ricorda le regole:

1) video-gioca per divertirti… non farlo diventare “l’impegno della giornata”;
2) se c’è un bel sole… fai una passeggiata o un bel giro in bici;
3) stai con i tuoi amici;
4) fai i compiti delle vacanze.

Bambini e animali: cresciamo insieme, anche nei nostri giochi!

Sempre più studi dimostrano che crescere un bimbo a contatto con animali e natura sin dalla più tenera età sviluppa l’emotività e il carattere rendendoci adulti più compassionevoli e dalla maggiore umanità.

Per chi non ha la fortuna di vivere in campagna, avere un animale in casa è comunque un passo realizzabile. Abituando il bambino a trattare con rispetto e dolcezza l’animale di casa, presentandoglielo come un vero e proprio membro della famiglia e non come un giocattolo, gli permetterà di diventare un adulto non solo più rispettoso verso gli animali ma anche verso la diversità.

Insieme, potrà vivere l’esperienza della responsabilità, dandogli da mangiare, condividendo con lui l’affetto e le cure, portandolo dal veterinario.. Tutti aspetti che rifletterà nel rapporto con gli altri, nelle relazioni interpersonali.

Un aspetto importante da sottolineare, soprattutto per le mamme, è che c’è sempre la paura che gli animali possano trasmettere malattie o infezioni ai piccoli. In realtà se l’animale è correttamente curato e vaccinato, con controlli regolari dal veterinario, com’è buona pratica etica fare, il bambino non incorrerà in nessun rischio. Anzi, i bambini che vivono a stretto contatto con animali e natura sviluppano prima le difese contro allergie e una migliorano le difesa immunitarie, crescendo più forti e protetti.

Abituiamo i nostri bimbi ad amare la natura portandoli spesso fuori e a giocare interagendo con alberi e foglie, creando lavoretti creativi e insegnando il rispetto anche per le più piccole forme di vita come gli insetti. Insegniamo loro che ogni piccola forma di vita ha una sua funzione nell’equilibrio terrestre e che pertanto va rispettata.

Leggiamo loro storie con protagonista la natura e gli animali, permettiamo loro di identificarsi con personaggi nobili come quelli incarnati spesso dai cartoni della Disney. Personaggi dai caratteri ben definiti in cui i nostri piccoli possono facilmente identificarsi grazie alle storie coinvolgenti.

Ad esempio Il Libro della Giungla propone modelli molto simili alla famiglia. Il giovane Mowgli viene cresciuto dagli animali che gli fanno da genitori, insegnando valori e accompagnandolo in mille avventure, belle e brutte, simulando la crescita e le prove della vita.

Un altro esempio lo ritroviamo nel film Alla Ricerca di Nemo, in cui la famiglia è ancora protagonista, questa volta in una spasmodica ricerca fra padre e figlio per ricongiungere tutti i membri. Una storia divertente ma anche molto forte in cui il messaggio di unità e valori morali è estremamente marcato.

Personaggi divertenti ma anche coraggiosi, con cui potremo far interagire i più piccoli anche in un secondo tempo grazie a libri e giochi online per bambini. Questi ultimi possono essere un veicolo molto utile per tenere vivo il loro interesse facendoli divertire, e attraverso il divertimento comunicargli insegnamenti preziosi. Un modo facile può essere collegarsi a una piattaforma di giochi online e selezionare i giochi del Libro della Giungla. Noi abbiamo trovata una categoria dedicata sul sito Poki.it, con una scelta molto ampia che spazia da giochi didattici a missioni più avventurose e divertenti.

Allo stesso modo possiamo dedicarci ai giochi legati al mondo sottomarino di Nemo con i giochi di Dory dove magari provare a sviluppare la memoria o le abilità creative. Li potete provare tutti qui e far divertire i vostri bambini con la pesciolina smemorata.

Le possibilità per introdurre il mondo degli animali e della natura ai nostri figli sono innumerevoli, non sprechiamo questa preziosa occasione e regaleremo loro una personalità più sfaccettata e amorevole.

AMAZZONIA: INDIGENI MUNDURUKU DELIMITANO LE LORO TERRE INSIEME A GREENPEACE

ITAITUBA, 15.06.16 – Gli indigeni Munduruku sono impegnati, con l’aiuto di attivisti di Greenpeace, in un’operazione informale di delimitazione delle loro terre, nel cuore dell’Amazzonia, dove il governo brasiliano intende realizzare la mega diga di São Luiz do Tapajós. Un progetto devastante, che inonderà parte delle loro terre distruggendo una vasta area della foresta amazzonica.

Munduruku and Greenpeace Demarcate Indigenous Lands in the Heart of the Amazon Povo Munduruku inicia sinalização da Terra Indígena Sawré Muybu

I Munduruku, che abitano la valle del Tapajós da generazioni, combattono da più di trent’anni per difenderla dalla minaccia dei megaprogetti idroelettrici. “Questa è una battaglia importante non solo per noi, ma per tutti gli abitanti del Pianeta, perché stiamo parlando di una delle più grandi foreste al mondo” afferma Juarez, portavoce dei Munduruku.

 

Il primo importante risultato è stato ottenuto lo scorso aprile, quando l’Agenzia brasiliana per le popolazioni indigene (FUNAI) ha riconosciuto i territori dei Munduruku, fornendo la base legale per richiedere la sospensione della costruzione della mega diga. Questa sospensione è però solo temporanea e non equivale alla cancellazione del progetto, che avverrà solo nel caso in cui il governo brasiliano confermi la decisione del FUNAI di tutelare le terre Munduruku.

Munduruku and Greenpeace Demarcate Indigenous Lands in the Heart of the Amazon Povo Munduruku inicia sinalização da Terra Indígena Sawré Muybu

Attivisti di Greenpeace provenienti da diversi Paesi del mondo, tra cui l’Italia, hanno raggiunto i Munduruku nel villaggio di Sawré Muybu per installare pannelli solari e aiutarli a demarcare il loro territorio utilizzando cartelli simili a quelli che impiega il governo brasiliano. “Siamo al fianco dei Munduruku e ci battiamo perché siano rispettati i loro diritti e perché il progetto della diga venga cancellato una volta per tutte” afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Non solo la diga cambierebbe per sempre la vita di questo popolo ma avrebbe anche un enorme impatto sulla incredibile biodiversità dell’Amazzonia”.

 

La diga di São Luiz do Tapajós, la prima delle 43 dighe previste sul fiume Tapajos, avrebbe un bacino di 729 chilometri quadri (circa l’estensione di New York) e sommergerebbe 400 chilometri quadri di foresta pluviale incontaminata, portando inoltre alla deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadri.

Munduruku and Greenpeace Demarcate Indigenous Lands in the Heart of the Amazon Povo Munduruku inicia sinalização da Terra Indígena Sawré Muybu

Greenpeace chiede alle imprese internazionali di prendere le distanze da questo progetto. Ad esempio, l’azienda tedesca Siemens negli ultimi anni da un lato ha rafforzato la sua presenza nel settore delle rinnovabili, ma d’altra parte ha partecipato anche alla realizzazione della diga di Belo Monte, sul fiume Xingu, che ha devastato un ampio tratto di foresta amazzonica. “Chiediamo a Siemens di confermare che non sarà coinvolta in alcun modo nella realizzazione della diga di São Luiz do Tapajós, un’operazione che sarebbe in netto contrasto con l’immagine “green” che pretende di mostrare. Siemens deve seguire l’esempio di Enel, che già all’inizio di quest’anno ha dichiarato che non prenderà parte a questo progetto” conclude Borghi.

 

Leggi il report DAMNING THE AMAZON (in inglese): http://www.greenpeace.org/brasil/Global/brasil/documentos/2016/Greenpeace_Damning_The_Amazon-The_Risky_Business_Of_Hydropower_In_The_Amazon-2016.pdf

Leggi il briefing “Amazzonia sbarrata” (in italiano): http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2016/foreste/Briefing%20Tapajos_2404.Finale.pdf

Gabriele Salari, ufficio stampa, 06.68136061 int. 293 – 342.5532207

PREPARARE LA PELLE ALL’ESTATE CON L’OLIO DI RISO

Oggi vogliamo parlarvi dell’olio di riso, delle sue proprietà e di come può aiutarvi a preparare la pelle all’estate. Estremamente versatile nel suo utilizzo, sicuro su ogni tipo di pelle e decisamente più economico rispetto ad altri tipi di olio, l’olio di riso ( quello puro e Bio si intende!) è un ottimo alleato per risolvere numerosi problemi di pelle e capelli. Imparando a sfruttare al meglio le sue virtù si possono ottenere capelli, viso e pelle del corpo sempre perfetti.

L’olio di riso è conosciuto da secoli per le sue proprietà idratanti ed emollienti, svolgendo una potente azione nutriente può essere utilizzato sul viso per favorire la corretta idratazione oppure su tutto il corpo, specialmente prima dell’esposizione solare e nel momento immediatamente successivo, per prevenire problemi di pelle screpolata. L’olio di riso è anche in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare e protegge la pelle dalle radiazioni solari, per questo i cosmetici a base di olio di riso sono particolarmente indicati per il trattamento della pelle nel periodo estivo. Un’altra proprietà che lo rende un prodotto fantastico per il periodo estivo è quella lenitiva, infatti è in grado di dare sollievo alla pelle irritata o scottata dal sole. Ultimo, ma non meno importante, l’olio di riso è anche un potente elasticizzante per la pelle, indicatissimo quindi per la prevenzione e la cura delle smagliature pre e post gravidanza.

 

Abbiamo visto quindi che le proprietà cosmetiche dell’olio di riso lo rendono un ottima base cosmetica per il periodo estivo, essendo in grado di nutrire e preparare la pelle alle esposizioni solari. La ricetta che vi proponiamo oggi è quella di uno SCRUB per il corpo a base di olio di riso, ottimo per pulire la pelle e nutrirla, ma può essere usato anche dopo la ceretta per lenire ed idratare la pelle appena sottoposta a stress. Vediamo insieme come prepararlo.

 

INGREDIENTI

100ml di olio di riso Bio

4 cucchiai rasi di zucchero

1 cucchiaio raso di bicarbonato

1/2 cucchiaio di miele

 

PROCEDIMENTO

Prendi una ciotola e versa uno alla volta gli ingredienti mescolandoli fino ad ottenere un composto omogeneo. Copri la ciotola con la pellicola trasparente, lo scrub è subito pronto all’uso. Applicalo il giorno dopo la ceretta massaggiando la pelle facendo assorbire l’olio e risciacqua per togliere i residui di zucchero. In questo modo avrai la pelle nutrita, e se lo applichi regolarmente eviterai che si formino fastidiosi peli incarniti e la follicolite.

 

L’olio evo per idratare la pelle

L’olio d’oliva, orgoglio della cucina mediterranea, vanta oltre che alle ben note proprietà nutrizionali, anche numerose proprietà cosmetiche. Essendo inoltre un prodotto tipico della nostra penisola rappresenta un grande esempio di scelta cosmetica a basso impatto ambientale.

Le sue caratteristiche nutrizionali lo rendono un prodotto indispensabile per una dieta sana ed equilibrata, ricco di acidi grassi, fitosteroli, squalene e vitamina E, è infatti un olio eccellente per l’alimentazione.

Dal punto di vista cosmetico vanta proprietà simili all’olio di avocado o all’olio di argan. L’olio d’oliva possiede spiccate proprietà antiossidanti ed è in grado di prevenire gli effetti dell’invecchiamento cutaneo come rughe, perdita di tono e di elasticità della pelle e macchie scure.

La grande capacità emolliente dell’olio d’oliva lo rende in grado di contrastare la perdita d’acqua dell’epidermide, mantenendola idratata e morbida. Oltre a queste svolge anche un’importante azione lenitiva e riparatrice, caratteristiche che lo rendono un ottimo rimedio per trattare pelli secche e screpolate e per nutrire i capelli sfibrati o secchi.

L’olio d’oliva è un ingrediente sicuro che si può utilizzare tranquillamente durante la gravidanza, l’allattamento e per la cura della pelle dei neonati.

Oggi vediamo insieme come creare un’ottima crema idratante per la pelle a base di olio d’oliva, che potrete utilizzare in tutta sicurezza.

INGREDIENTI

80 gr di olio extravergine di oliva

7 gr di cera d’api

5 gocce dell’olio essenziale di lavanda ( o del gusto che più si preferisce,facoltativo)

PROCEDIMENTO

Premetto che l’uso dell’olio essenziale di lavanda per questa ricetta è facoltativo, noi ne consigliamo l’utilizzo perchè l’olio d’oliva ha un profumo intenso e soprattutto se la crema la si usa per i bambini l’uso di un olio essenziale per esempio alla lavanda ne smorza l’intensità e ne conferisce un gradevole aroma.

Per iniziare scaldiamo la cera d’api all’interno di un pentolino a bagnomaria, dopo circa un minuto aggiungere l’olio d’oliva mescolando, quando il composto risulterà omogeneo trasferirlo in un vasetto di vetro.

Si conserva per circa 3 mesi in frigorifero.

Dalla manicure alla tinta: ecco come mantenersi belle in gravidanza

Durante la gravidanza, la gestante affronta (spesso con ansia) i cambiamenti naturali che il proprio corpo subisce giorno dopo giorno, e che sovente causano in lei la sensazione di essere meno attraente. Molte donne rinunciano alla bellezza in gravidanza poiché temono che la maggior parte dei trattamenti estetici possa nuocere al bimbo. Ricorrere a trattamenti di bellezza per farsi coccolare e sentirsi più belle non è vietato, e ciò lo può confermare la propria ostetrica, l’importante è seguire alcune raccomandazioni.

Manicure e pedicure sono ammesse, ma lo smalto è sconsigliato durante i primi tre mesi di gestazione (il periodo più delicato). Lo smalto e altri prodotti utilizzati dall’estetista contengono dei solventi e ciò richiede che questi due trattamenti estetici siano fatti in un ambiente ben arieggiato affinché non si respirino direttamente sostanze irritanti. Si sconsiglia l’applicazione di unghie finte, poiché la colla usata per applicarle potrebbe essere pericolosa. Gli strumenti con cui si farà la manicure, o la pedicure, devono essere perfettamente sterilizzati, e lo smalto non dovrà essere applicato troppo vicino alle cuticole, onde evitare il potenziale contatto con batteri e sostanze chimiche.

Nonostante i peli del corpo crescano più lentamente a causa della produzione di estrogeni è possibile concedersi un trattamento di epilazione. Per quanto riguarda la ceretta, è preferibile scegliere quella “a freddo”, oppure quella orientale con lo zucchero Kawala (l’epilazione è fatta usando una speciale pasta a base di zucchero). La ceretta “a caldo” provoca una dilatazione dei vasi sanguigni, e dopo lo strappo questi ultimi (soprattutto i capillari), possono subire uno stress. L’epilatore elettrico o il rasoio sono ottimi per le donne in dolce attesa che vogliono provvedere da sole all’epilazione. L’importante è usarli delicatamente evitando di tagliarsi. Meglio ridurre l’uso della crema epilatoria, poiché anche se agisce solo sulla superficie della pelle (quindi il bimbo non corre rischi) il contatto con sostanze chimiche e irritanti deve essere minimo. Sconsigliati durante la gravidanza i trattamenti di epilazione definitiva come il laser, la luce pulsata, l’elettrocoagulazione. Dopo il parto è possibile farvi ricorso ma solo previo nullaosta medico.

E il parrucchiere? Le gestanti possono concedersi colpi di sole, mèches e tinta, ma solo dopo i primi tre mesi di gravidanza e solo con i prodotti per la colorazione dei capelli privi di ammoniaca, di sostanze tossiche (come ad esempio la resorcina), e che provocano allergia (come il nichel). La sicurezza dei colpi di sole e delle mèches è dovuta la fatto che la tinta non tocca il cuoio capelluto, e quindi si scongiura il contatto con sostanze chimiche. Un’ottima alternativa naturale è l’henné, anche se potrebbe causare un dermatite da contatto nella donna. Si consiglia di informare la parrucchiera del proprio stato, affinché possa prendere tutte le precauzioni possibili.

I massaggi sono consentiti, per ottenere relax e soprattutto sollievo al mal di schiena. Per migliorare la circolazione sanguigna e alleggerire le gambe dal gonfiore va bene il linfodrenaggio. Durante i massaggi bisogna evitare di farsi massaggiare la zona addominale. Si consiglia, tuttavia, di confrontarsi con il proprio medico curante prima di sottoporsi a qualunque tipo di trattamento di bellezza.

Per maggiori informazioni: www.corso-preparto.it