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Programmiamo un anno di creatività!

arte e musicaSiete usciti dal turbine dei regali di Natale? Ricominciata la scuola e ripreso il lavoro? perché non pensare a programmare esperienze sull’arte?
Con l’inizio dei un nuovo anno tante sono le attività che mettiamo in programma. Tanti i propositi, le speranze i ‘voglio fare’. Allora perché non approfittare di questi momenti per pensare anche ai nostri bambini e mettere
in pratica un po’ di ‘buone intenzioni’? Negli articoli precedenti abbiamo parlato della difficoltà che potremmo incontrare nel consentire ai nostri bambini di utilizzare spazi casalinghi per fare esperimenti creativo- manuali!
Abbiamo anche dato qualche suggerimento su come arginare i danni. Abbiamo anche sottolineato l’importanza di queste attività.
Bene alle soglie del periodo dell’anno che maggiormente è carico di attese e di desideri, perché non sorprendiamo tutti (magari noi compresi) e facciamo un regalo a tutta la famiglia?
Immaginiamo dei momenti da vivere in famiglia dedicati all’arte. Sempre in maniera divertente e fruttuosa. Ecco un elenco di attività che creano atmosfera e possono- anzi devono- essere usati per creare un clima complice e
collaborativo in grado di fare da collante per tutta la famiglia!
arte e musica 2Oltre a condividere con i loro giocattoli o andare al cinema , potreste pensare a:

– Visitare un museo o ad una mostra adatta a bambini
– Scoprire una piazza in una città nuova
– Fare una passeggiata in un bosco, raccolta di materiale naturale e rielaborazione
– Recuperare una memoria familiare: tirare fuori vecchie foto e raccontate episodi di quando eravate piccoli
– Regalare scatole di colori, che siano essi pastelli o tempere o gessetti
– Raccontare storie inventate!
Durante queste vacanze, davanti al caminetto della mia mamma, ho iniziato a raccontare loro di quando mi sedevo, insieme ai miei fratelli e ai cuginetti, con i miei nonni davanti al camino e ascoltavo storie della loro infanzia. Raccontato di giochi della tradizione povera che non esistono più. Ho fatto vedere foto in bianco e nero. Poi ho organizzato un tavolino con carta bianca e nera, carboncino e matite colorate. Senza che chiedessi nulla si sono messi a disegnare. Ma non mi hanno fatto vedere l’opera. Mi hanno detto: “mamma viene da lontano la vedrai solo a fine anno”. Ce la faranno a resistere alla tentazione di mostrare il disegno? Loro si. I dubbi sono sulla curiosità della mamma! Condivisione, intimità, gioco e arte viaggiano spesso insieme.

Educare all’arte: un lento agire. A cura di Leontina Sorrentino.

Perché la lentezza non è più un valore? È possibile interessare dei bambini per più di 1 ora parlando d’arte? Cosa ci guadagniamo a soffermarci sui particolari?

In un sistema sempre più frenetico e in una società in cui persone, mezzi e immagini sono votate alla “velocità” è facile farsi prendere la mano. Ovvero aumentare il passo senza neanche rendersene conto.
Il tempo di laboratori didattici (nei musei, nelle scuole, negli eventi) viene sempre più ridotto. Si consolida la pratica di mediare informazioni complesse in una sola ora di lavoro con i bambini. Considero un errore pretendere di esaurire un argomento sull’arte – di qualunque natura esso sia- in un tempo così esiguo. Un laboratorio non è solo un momento di trasmissione di informazioni, ma un luogo di incontro e di scambio, in cui valorizzare anche la sfera relazionale.

Chi va piano resta indietro?
Esistono dei momenti, delle fasi, delle attività in cui non arrivare per primi al traguardo non è sinonimo di sconfitta! Raccogliamo suggestioni differenti a seconda della velocità a cui viaggiamo. Maggiormente ci soffermiamo su un’opera d’arte, più elementi singoli cogliamo, più interconnessioni siamo in grado di attivare!
A volte mi è stato contestato quest’approccio ‘statico’, in cui invito i bambini a soffermarsi anche i più piccoli particolari attraverso semplici osservazioni. Perché i tempi di attenzione dei bambini sono ridotti e se non arrivano in fretta al punto rischiamo di perderli. Il che può essere vero. Ma è anche vero che, se mi occupo di didattica, ho il compito di proporre visioni alternative al quotidiano. L’imperativo di offrire pluralità di sguardi su un mondo che è come ci appare, ma anche il suo contrario. Dobbiamo smettere di trasmettere un messaggio forviante: la lentezza non è necessariamente ritardo.

È una questione di attenzione
I bambini e le bambine di oggi sono, senza dubbio, proiettati ad un dinamismo maggiore rispetto alle generazioni passate. Ma questo non esclude che una buona pratica dell’osservazione, dell’ascolto, della valutazione e della sedimentazione dell’informazione non sia utile anche a questa generazione.
I bambini si annoiano quando non provano interesse. Se riusciamo a scandire il tempo del nostro laboratorio dando ritmi, differenziati a seconda delle attività e delle competenze che chiediamo loro di mettere in campo, eviteremo il problema della caduta di attenzione dopo i fatidici 30/40 minuti.

Vedere a lungo per capire a fondo
Senza allargare il discorso e allargarmi ad altri ambiti educativi, resto nel mio campo: la didattica dell’arte. È stato dimostrato che mediamente, per esempio durante una visita museale, le opere vengono guardate per pochi secondi. Per contrastare queste tendenze se attivano altre. Lo #SlowArtDay, per esempio, nasce come evento internazionale che invita invece a soffermarsi su un opera almeno 10 minuti. Quello che si vede soffermando lo sguardo per più tempo è differente da quello che si vede sorvolando l’immagine. Gli artisti operano, cercano, indagano materia, sensazioni, contenuti. Invitare a ‘sostare’ davanti ad un’opera è il promo passo per conoscerla. La prima mediazione culturale appartiene solo allo sguardo che si vi posa. Poi arriva il resto: le parole, le storie, le teorie.
Arte è sguardo d’insieme, ma anche dettaglio. Badare alle minuzie è una scelta che si porta dietro degli effetti. La visione d’insieme è indispensabile per collocare i particolari; per seguire il progetto; per visualizzare l’idea. Analizzare i pezzi del puzzle è un sistema per scoprire i codici che sottendono il tutto; per capire le possibili declinazioni; per afferrare sensi più o meno reconditi.

Opere come frattali
Per arrivare a cogliere i diversi livelli di lettura di un’opera, prima di una preparazione storica artistica occorre tempo per indagare. Esplorare le forme che ci regala l’artista; cogliere le sensazioni che ci suscita; comprendere rimandi culturali;
Un’opera non è mai un blocco monolitico. Ma un caleidoscopio di realtà che coesistono in un’unità formale. La possiamo ammirare nel suo intero o provare a scomporla in sottoinsiemi, che a loro volta ci rimandano ad altri significati e forme che a loro volta ci suggeriscono nuovi link, verosimili e parziali, dunque personali. Uno degli scopi della conoscenza dell’arte è questo: accogliere visioni non nostre per evolvere in possibili direzioni.