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5 cose sbagliate su dislessia, discalculia & co (Lorena Figini).

Lorena Figini ha da poco è iniziata una collaborazione con il sito Your Edu Action, per il quale ha scritto questo articolo che potete leggere in originale qui.

La grafica è a cura di You Edu Action.

Oggi parliamo di DSA, Disturbi Specifici dell’Apprendimento: argomento noto, forse, ma sul quale incombono errori anche gravi, da parte di insegnanti e genitori. Non voglio parlarvi di cosa fare, ma di cosa NON fare: cosa NON fare per non far sentire i vostri ragazzi, figli o studenti, incapaci; cosa NON fare per non abbassare la loro autostima, già così in bilico, sotto lo zero; cosa NON fare per farli crescere, nonostante le loro difficoltà, sereni e, soprattutto, NON diversi.

1. LA DISLESSIA È UNA DISABILITÀ O UNA MALATTIA. Niente di più sbagliato, ma c’è chi, genitori e insegnanti, ci crede ancora. Dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia sono sistemi diversi di funzionamento a livello neurale; non sono disabilità in alcun modo: sono solo caratteristiche dell’individuo che lo pongono in difficoltà rispetto a un metodo di apprendimento tradizionale e standardizzato.

2. LIBRI SEMPLIFICATI, MAPPE E AUDIOLIBRI RISOLVONO TUTTO. Strumenti compensativi e misure dispensative sono utili, per non dire fondamentali, se utilizzati come si deve; devono diventare uno strumentario efficace che il ragazzo sa usare autonomamente. Servirli su un piatto d’argento per poi non spiegarne l’utilizzo è assolutamente inutile. Un esempio? Le mappe. Vanno bene se sono utili, ma l’importante è trasmettere un metodo di studio che permetta di crearle in completa autonomia.

3. USARE SCHEDE E MATERIALI CON FONT POCO LEGGIBILI. È risaputo, ormai, che i caratteri con troppe grazie sono quelli meno leggibili per chi è dislessico. Perché allora non avere qualche piccola accortezza nel proporre i materiali? Servono schede con caratteri semplici (Arial, ad esempio, o font appositamente creati), poche immagini ma esplicative, dimensioni maggiori del testo o interlinea maggiore. E anche nella scelta dei libri di testo, meglio scegliere quelli che non riempiono le pagine di scritte e immagini fino alla nausea.

4. DARE A TUTTA LA CLASSE LE STESSE VERIFICHE. Errore grosso anche se in classe non ci sono ragazzi con difficoltà riconosciute: ognuno di noi ha un diverso stile di apprendimento e necessita di verifiche che lo rispecchino. Proporre verifiche contenenti sempre la stessa tipologia di esercizi è sbagliato. I ragazzi con DSA, in particolare, hanno bisogno di privilegiare l’orale oppure, nello scritto, avere di fronte domande a risposta chiusa, completamenti, collegamenti, ecc. Personalizzare è quanto di più didatticamente corretto possiamo fare.

5. I DSA SONO TUTTI UGUALI. Infine, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento non sono tutti uguali: ci sono la dislessia, la discalculia, la disgrafia e la disortografia, ognuno con caratteristiche diverse. In più, anche tra ragazzi con lo stesso disturbo dell’apprendimento, ci possono essere enormi differenze. La regola che dovrebbe essere sempre valida, DSA o no, è: NON GENERALIZZARE.

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