Uno dei parametri considerati dalla comunità scientifica internazionale per classificare i vulcani italiani è lo stato di attività, in base al quale si suddividono in estinti, quiescenti ed attivi.

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Vulcano Etna – Sicilia

Vulcani estinti.
Si definiscono estinti i vulcani la cui ultima eruzione risale ad oltre 10mila anni fa. Tra questi ci sono i vulcani Salina, Amiata, Vulsini, Cimini, Vico, Sabatini, Isole Pontine, Roccamonfina e Vulture.

Vulcani quiescenti.
Si tratta di vulcani che hanno dato eruzioni negli ultimi 10mila anni ma che attualmente si trovano in una fase di riposo. Secondo una definizione più rigorosa, si considerano quiescenti i vulcani il cui tempo di riposo attuale è inferiore al più lungo periodo di riposo registrato in precedenza. Si trovano in questa situazione: Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea, Isola Ferdinandea e Pantelleria. Tra questi, Vesuvio, Vulcano e Campi Flegrei, hanno una frequenza eruttiva molto bassa e si trovano in condizioni di condotto ostruito. Non tutti i vulcani quiescenti presentano lo stesso livello di rischio, sia per la pericolosità dei fenomeni attesi, sia per la diversa entità della popolazione esposta. Inoltre alcuni presentano fenomeni di vulcanismo secondario – come degassamento dal suolo, fumarole – che nell’ordinario possono indurre a situazioni di rischio.

Vulcani attivi.
Infine, si definiscono attivi i vulcani che hanno dato eruzioni negli ultimi anni. Si tratta dei vulcani Etna e Stromboli che eruttano frequentemente e che, per le condizioni di attività a condotto aperto, presentano una pericolosità ridotta ed a breve termine.

Vulcani sottomarini. L’attività vulcanica in Italia è concentrata anche nelle zone sommerse del Mar Tirreno e del Canale di Sicilia. Alcuni vulcani sottomarini sono ancora attivi, altri ormai estinti rappresentano delle vere e proprie montagne sottomarine. Oltre ai più noti Marsili, Vavilov e Magnaghi, vanno ricordati i vulcani sottomarini Palinuro, Glauco, Eolo, Sisifo, Enarete e i numerosi apparati vulcanici nel Canale di Sicilia.

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CONOSCIAMO MEGLIO I  VULCANI ITALIANI

 

STROMBOLI_________________________________________________________________________________
Stromboli - vulcanoStromboli è una delle sette isole che compongono l’arcipelago delle Eolie. E’ ritenuto uno dei vulcani più attivi al mondo, in considerazione della sua attività eruttiva persistente a condotto aperto, denominata appunto “stromboliana”. Ogni 10-20 minuti ricorrono, infatti, esplosioni di moderata energia, con lancio di brandelli di lava incandescente, lapilli e cenere fino a qualche centinaio di metri di altezza. Le esplosioni hanno origine da diverse bocche, allineate in direzione nord-est sud-ovest, situate all’interno di una terrazza craterica a circa 700m di quota nella parte alta della Sciara del Fuoco, uno dei versanti del vulcano.

Oltre all’attività esplosiva, cosiddetta “ordinaria”, i crateri sono periodicamente interessati da altre tipologie di esplosioni: quelle “maggiori” e quelle “parossistiche”. Le esplosioni maggiori posso verificarsi diverse volte l’anno e possono causare la ricaduta di materiali pesanti – blocchi rocciosi e bombe vulcaniche – nella parte alta del vulcano; mentre quelle Stromboli“parossistiche” hanno tempi di ritorno di qualche anno e possono lanciare materiali pesanti a maggiore distanza, interessando anche le quote più basse, e raggiungere anche i centri abitati, come è accaduto durante l’eruzione del 5 aprile 2003. Talvolta, l’attività esplosiva può lasciare il posto a colate laviche che si riversano lungo la Sciara del Fuoco.

I fenomeni eruttivi, in particolare le colate laviche e le esplosioni parossistiche, possono destabilizzare il versante della Sciara del Fuoco provocando frane che coinvolgono le parti emerse e/o sommerse della struttura. Gli eventi franosi possono anche innescare maremoti con effetti lungo le coste dell’isola stessa, nonché di Panarea ed eventualmente delle altre isole Eolie, della Calabria e della Sicilia.

Le esplosioni di maggiore energia possono infine creare condizioni di rischio sia nella parte alta della montagna, sia, in misura minore, nelle zone abitate. Sull’isola i lava-1523804_640centri abitati sono due: Stromboli e Ginostra, situati rispettivamente nei settori nord-orientale e sud-occidentale.

Stromboli, l’isola più settentrionale delle Eolie, ha la morfologia di un cono piuttosto regolare con versanti acclivi che risalgono da una profondità di 1500-2000m sotto il livello del mare. I crateri attivi sono localizzati a 700m s.l.m., nella parte alta della Sciara del Fuoco, una depressione che si è formata circa 5000 anni fa per il collasso del fianco nord-orientale dell’edificio vulcanico.

L’isola si è costruita nel corso di numerose eruzioni vulcaniche. Inizialmente l’attività è avvenuta dove oggi si trova lo scoglio di Strombolicchio, residuo di un condotto vulcanico attivo 200.000 anni fa circa. Successivamente l’attività si è spostata di circa 3 km a sud-ovest, portando alla graduale edificazione dell’attuale strato-vulcano.

La storia eruttiva dello Stromboli è suddivisibile in cicli separati da importanti eventi strutturali, quali collassi calderici e collassi dei fianchi del vulcano.

Durante gli ultimi 13.000 anni, il cono ha subito rilevanti cambiamenti: l’attività eruttiva ha portato prima alla costruzione della parte sommitale, la cima dei Vancori, e successivamente ha prodotto importanti accumuli di lava sui versanti nord-occidentali, anche a opera di bocche eruttive laterali, come il Timpone del Fuoco. Nello stesso periodo si sono verificate almeno tre grandi frane del versante nord-orientale che hanno dato origine alla Sciara del Fuoco.

ETNA______________________________________________________________________________________
italy-94938_640L’Etna, con i suoi 3350m di altitudine e 35km di diametro alla base, è il vulcano più grande d’Europa. Situato lungo la costa orientale della Sicilia, ricopre un’area di circa 1250km2 ed è limitato a nord dai monti Nebrodi e Peloritani e a sud dalla piana alluvionale del fiume Simeto.

La sua formazione risale a circa 100mila anni fa. Negli anni, l’alternanza di attività effusiva ed esplosiva, con colate di lava e depositi piroclastici, ha portato alla stratificazione di prodotti vulcanici. Per questo, l’Etna si definisce uno strato-vulcanico di natura basaltica.

Le sue bocche eruttive si trovano nella parte sommitale dell’edificio vulcanico e sono Bocca Nuova, Voragine, Cratere di nord-est e Cratere di sud-est. Ciascuna di esse ha un diametro di circa 200m. Sulle pendici del vulcano si trovano inoltre centinaia di piccoli coni “avventizi”, che si sono generati nel corso dei millenni Etna-Siciliadurante eruzioni dai fianchi laterali.

La struttura morfologica principale del vulcano è la Valle del Bove, una depressione che si apre verso il mare, sul fianco orientale del vulcano. La valle è larga circa 5km e lunga 8, mentre la scarpata, nella sua parte più scoscesa è alta 1200m. La sua origine risale a circa 10.000 anni fa quando il susseguirsi di eruzioni esplosive provocò alcuni collassi o frane lungo il fianco del vulcano.

L’Etna si trova nella zona di collisione continentale tra la placca euroasiatica e la placca africana. In questa zona, la presenza di un importante sistema di faglie distensive ha permesso la risalita del magma dal mantello, dando origine al vulcanismo.

Le rocce più antiche del vulcano si sono generate durante eruzioni effusive etna-342197_640sottomarine avvenute circa 550.000 anni fa. In questo periodo infatti l’area in cui sorge l’Etna era occupata da un vasto golfo e la lava che fuoriusciva da fratture del fondale, raffreddandosi repentinamente a contatto con l’acqua, ha dato origine alle cosiddette pillow lavas o “lave a cuscino”, visibili tuttora sulla rupe di Aci Castello. A partire da circa 300.000 anni fa, sono poi seguite eruzioni in ambiente emerso.

Fino ai tempi recenti l’Etna veniva considerato un vulcano prevalentemente effusivo, cioè caratterizzato soprattutto dall’emissione di colate laviche. In realtà negli ultimi 15.000 anni la sua attività è stata caratterizzata da ricorrenti eruzioni esplosive, alcune delle quali hanno originato caldere.

Nelle ultime centinaia di anni si sono susseguite infatti con una certa frequenza eruzioni esplosive di bassa energia ed effusioni laviche, alimentate sia dalle bocche eruttive sommitali del vulcano sia da bocche laterali. Queste eruzioni – della durata di alcuni giorni o anche di anni – hanno più volte danneggiato le aree urbanizzate che si trovano sulle pendici del vulcano, a causa dell’accumulo di ceneri e scorie e dello scorrimento di colate di lava.

VULCANO___________________________________________________________________________________
caldera-613008_640L’isola di Vulcano, la più meridionale delle sette isole che compongono l’arcipelago eoliano, ha un’estensione di 22 kmq ed ha un’altezza massima di 500m sul livello del mare (Monte Aria). Dal 1890 il vulcano si trova in una condizione di quiescenza con un’intensa attività di emissione di gas e vapore ad alta temperatura dal cratere di La Fossa e in prossimità del Porto di Levante.

L’isola ha una morfologia complessa, dovuta alla sovrapposizione di diverse strutture vulcaniche e all’alternarsi di fasi costruttive, con eruzioni effusive o esplosive di bassa energia, e fasi distruttive, con eruzioni violentemente esplosive.

E’ costituita da due centri eruttivi attivi in epoca storica: il cono di La Fossa e Vulcanello e rappresenta la parte emersa di un apparato vulcanico la cui base si trova a circa 900-1.000 m sotto il livello del mare.

Il cono di La Fossa ha una forma regolare, si eleva per circa 400m sul mare ed è vulcano-373015_640formato da alternanze di tufi e colate di lava eruttati dal vulcano negli ultimi 6mila anni. É delimitato, nella parte sommitale, da una serie di orli craterici di età diversa. Il cratere attuale è quello lasciato dall’ultima eruzione esplosiva del 1888-90 e ha un diametro di 600m. Il fondo del cratere ha una quota di 210m sul livello del mare.

La struttura più recente, è la penisola di Vulcanello, all’estremità nord-orientale dell’isola, ed è costituita da una piattaforma lavica a pianta circolare del diametro di circa 1,4km, sormontata da tre coni piroclastici parzialmente sovrapposti.

Dal 1890 il vulcano si trova in una condizione di quiescenza con un’intensa attività di emissione di gas e vapore ad alta temperatura dal cratere di La Fossa e in prossimità del Porto di Levante.

vulcano-1535289_640I componenti principali dei gas fumarolici sono: il vapor d’acqua – H2O, l’anidride carbonica – CO2, l’anidride solforosa – SO2, l’acido solfidrico – H2S e i gas acidi di cloro e fluoro – HCl e HF.

L’entità dell’emissione gassosa, la temperatura massima e la composizione chimica cambiano nel tempo. Negli anni ’30, ’70 e a metà degli anni ’90 la temperatura ha raggiunto valori intorno a 700 °C nell’area craterica, poi è andata lentamente a diminuire per fluttuare intorno a 300-400 °C.

Sull’isola di Vulcano si registra in modo pressocchè costante nel tempo una micro-sismicità, costituita da eventi sismici di bassa energia che si generano a bassa profondità. Questi eventi sono connessi in minima parte a processi di fratturazione fragile (pochi terremoti/anno) ma soprattutto alla dinamica dei fluidi del sistema geotermale dell’area della Fossa (diverse centinaia di micro-terremoti/anno).

VESUVIO___________________________________________________________________________________
VESUVIOIl Vesuvio è situato a meno di 12km a sud-est della città di Napoli e a circa 10km da Pompei, in un’area popolata sin dall’antichità. Questo ha permesso di raccogliere numerose testimonianze sulla sua attività, rendendolo uno dei vulcani più conosciuti al mondo. L’eruzione di gran lunga più famosa è quella del 79 d.C. che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia.

Il complesso vulcanico del Somma-Vesuvio è composto da un edificio più antico, il Somma, caratterizzato da una caldera, e da un cono più giovane, il Vesuvio, cresciuto all’interno della caldera dopo l’eruzione di Pompei del 79 d.C..

Dal 1944, anno della sua ultima eruzione, il vulcano si trova in stato di quiescenza caratterizzato solo da attività fumarolica e bassa sismicità. Non si registrano fenomeni precursori indicativi di una possibile ripresa a breve termine dell’attività eruttiva. Il Vesuvio è sorvegliato 24 ore su 24 dalla rete di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv.vesuvius-677714_640

Per salvaguardare la vita delle 700mila persone che vivono alle falde del vulcano, il Dipartimento ha realizzato un Piano Nazionale di emergenza con la collaborazione di tutte le componenti e le strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

L’ultima eruzione del Vesuvio, avvenuta nel 1944, ha segnato la fine di un periodo di attività vulcanica a condotto aperto e l’inizio di un periodo di quiescenza, a condotto ostruito. Dal 1944 ad oggi infatti, il vulcano ha dato solo attività fumarolica e sciami sismici di moderata energia, senza deformazioni del suolo o variazioni significative dei parametri fisici e chimici del sistema.

Attualmente il livello di allerta al Vesuvio è “verde”, ossia allo stato attuale le reti di monitoraggio e sorveglianza presenti sul territorio e gestite dall’Osservatorio Vesuviano non registrano alcun fenomeno anomalo rispetto all’ordinaria attività che caratterizza da decenni il vulcano.

CAMPI FLEGREI_____________________________________________________________________________
campi flegreiI Campi Flegrei sono una vasta area di origine vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli. Si tratta di una zona dalla struttura singolare: non un vulcano dalla forma di cono troncato ma una vasta depressione o caldera, ampia circa 12x15km.

Nel 1538 si è verificata l’ultima eruzione che, pur essendo fra le minori dell’intera storia eruttiva dei Campi Flegrei, ha interrotto un periodo di quiescenza di circa 3000 anni e, nel giro di pochi giorni, ha dato origine al cono di Monte Nuovo, alto circa 130 m. Da allora, l’attività ai Campi Flegrei è caratterizzata da fenomeni di bradisismo, attività fumarolica ed idrotermale localizzata nell’area della Solfatara.

La storia eruttiva dei Campi Flegrei è dominata dalle eruzioni dell’Ignimbrite Campana e del Tufo Giallo Napoletano. Questi eventi sono stati così violenti che i volumi di magma prodotti e la velocità con cui sono stati emessi hanno causato collassi e originato caldere. Per questo, la forma dell’area è quella di un semicerchio bordato da numerosi coni e crateri vulcanici.

La parola “flegrei” che deriva dal greco flègo “brucio”, “ardo”, non è però riferita alle manifestazioni eruttive poiché in epoca romana il vulcano era quiescente da secoli. L’attributo sembra piuttosto derivare dalla presenza di numerose fumarole e acque termali, conosciute e sfruttate fin dall’antichità. Nella zona sono infatti riconoscibili diverse aree soggette ad un vulcanismo di tipo secondario, come fumarole e sorgenti termali. In particolare, nell’area della Solfatara si verificano manifestazioni gassose mentre le località di Agnano, Pozzuoli, Lucrino sono note per le acque termali.

Il fenomeno di bradisismo che caratterizza l’area consiste in un lento movimento di sollevamento e abbassamento del suolo. Le fasi di abbassamento, che attualmente rappresentano la condizione normale, sono asismiche e sono caratterizzate da bassa velocità. Le fasi di sollevamento, presentano invece maggiore velocità del moto campi flegrei monte nuovodel suolo e sono accompagnate da intensa attività sismica locale. L’ultima crisi bradisismica si è verificata nel 1983.

La storia eruttiva dei Campi Flegrei è dominata da due grandi eruzioni: l’eruzione dell’Ignimbrite Campana – avvenuta 39.000 anni fa – e l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, che risale a 15.000 anni fa. A seguito di queste eruzioni si sono verificati due episodi di sprofondamento che, sovrapponendosi, hanno dato origine ad una caldera complessa che oggi rappresenta la struttura più evidente dell’area flegrea.

Durante l’eruzione dell’Ignimbrite Campana, la più violenta dell’area mediterranea con un volume di magma emesso tra i 100 e i 150km3, le colate piroclastiche hanno sepolto due terzi della Campania sotto una spessa coltre di depositi di tufo. In questa occasione, si è verificato un primo sprofondamento dell’area sovrastante la camera magmatica che ha dato origine alla caldera, successivamente invasa dal mare.

L’eruzione del Tufo Giallo Napoletano in cui il volume di magma emesso è stato pari a 20-30km3 ha provocato la formazione di una caldera più piccola, contenuta all’interno della prima. Negli ultimi 10.000 anni, la parte centrale di questa caldera è stata interessata da un sollevamento di circa 90m, per effetto di un fenomeno di risorgenza che ha condizionato l’attività vulcanica successiva.

A seguire si sono infatti verificate più di 60 eruzioni, prevalentemente esplosive, separate da lunghi periodi di quiescenza. L’ultima – iniziata nella notte del 29 settembre 1538, dopo un periodo di stasi di 3.000 anni – ha generato in pochi giorni il cono di tufo del Monte Nuovo, un monte alto circa 130m sulla sponda orientale del lago di Averno, dove non esisteva in precedenza alcun centro eruttivo.

Oggi l’area flegrea è sede di un’importante attività fumarolica, accompagnata da attività sismica, e del fenomeno del bradisismo, che genera il periodico lento sollevamento e abbassamento del suolo.

ISCHIA_____________________________________________________________________________________
ISCHIAIschia è un’isola formata da numerosi vulcani, che si erge per circa 900m dal fondo del mare, nella parte nord-occidentale del Golfo di Napoli. Si sono verificate eruzioni fino al 1302, anno dell’ultimo evento: l’accumulo dei prodotti vulcanici ha così costruito un’isola ampia circa 46km2 che raggiunge un’altezza massima di 787m sul livello del mare, in corrispondenza del Monte Epomeo.

La maggior parte dell’isola è costituita da depositi di eruzioni sia effusive che esplosive, che hanno costruito edifici vulcanici, alcuni dei quali ancora ben visibili nel settore sud-orientale dell’isola, altri del tutto smantellati o sepolti. Molto diffusi sono anche i depositi di frane che derivano dall’accumulo di materiale vulcanico preesistente.

Ischia è un complesso vulcanico che ha avuto diversi periodi di attività e ha dato luogo anche a grandi eruzioni esplosive.

L’evento che ha segnato la storia geologica dell’isola è l’eruzione del Tufo Verde dell’Epomeo. L’eruzione, fortemente esplosiva, si è verificata circa 55.000 anni fa, ed è responsabile della formazione di una caldera, che occupava la zona in cui si trova oggi la parte centrale dell’isola. La formazione di flussi piroclastici ha parzialmente riempito la depressione calderica, che nel frattempo era stata invasa dal mare, ed ha in parte ricoperto le zone allora emerse.

Dopo l’eruzione del Tufo Verde, l’attività vulcanica è proseguita con una serie di eruzioni esplosive, fino a circa 33.000 anni fa. Circa 10.000 anni fa, dopo un periodo di stasi relativamente lungo, l’attività è proseguita anche in epoca storica con una serie di eruzioni. L’ultima, avvenuta nel 1302 d.C., ha determinato la formazione della colata lavica dell’Arso.

[“Fonte: Sito del Dipartimento della Protezione Civile – Presidenza del Consiglio dei Ministri”]