La Sindrome del bambino scosso identifica una forma di  di maltrattamento fisico del bambino.

Si verifica solitamente nel primo anno di vita, più frequentemente nei primi sei mesi del bambino.

Come avviene?
La forma di comunicazione di un  neonato è il pianto. A volte è inconsolabile e porta chi accudisce il bambino a gesti estremamente pericolosi, come lo scuotimento violento che può procurare un trauma celebrale e conseguenti complicanze neurologiche.

Partendo da fatto che con il pianto il bambino esprime le sue esigenze e i suoi sentimenti è fondamentale imparare ad ascoltare e ad interpretare correttamente il significato del pianto.

Il piccolo  può piangere perché ha fame, ha il pannolino sporco, l’ambiente che lo circonda è troppo caldo o troppo freddo. Può essere infastidito dai rumori oppure qualcosa nei  familiari non va: troppo nervosismo o eccessiva ansia arrivano fino al bambino.
Bisogna quindi imparare ad ascoltare le caratteristiche del pianto, in particolare il suo timbro, la sua intensità e durata. In questo modo se ne ricavano utili informazioni per distinguere se è un pianto da fame (generalmente parte con bassa intensità e poi diventa forte e ritmico);
un pianto causato da dolore (parte già intenso, forte  e prolungato nel tempo con e con momenti di silenzio e presenza di singhiozzi alternati a brevi inspirazioni).
Il pianto da collera si presenta come il pianto da fame, ma con tonalità più bassa ed intensità costante.

Se chi accudisce il bambino non ha consapevolezza della delicatezza dell’encefalo di un lattante e tenendolo per  il tronco lo scuote  vigorosamente, il capo subisce rapidi movimenti di rotazione. Avendo la testa del bambino grandi dimensioni ed una muscolatura del collo ancora non formata, il contenuto della cavità del cranio o encefalo (cervello, cervelletto e midollo allungato) vanno incontro a una rapida accelerazione e decelerazione, questo porta ad un trauma contusivo contro la scatola cranica, alla lesione dei nervi e alla rottura dei vasi sanguigni con conseguenti emorragie. Più il bambino è piccolo e più le conseguenze dello scuotimento sono gravi.

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