Il Cristianesimo occidentale fissò, quasi certamente tra il 325 ed il 354, la celebrazione liturgica della nascita di Gesù al 25 dicembre, il giorno della principale tra le festività pagane legate al culto solare, quella del “sol invictus”, particolarmente solennizzata dall’lmperatore Aureliano. Costui, nel 274, introdusse tale celebrazione quale fine del solstizio invernale (21 dicembre). Poiché Cristo era identificato come “sole di giustizia” (preannunciato dal profeta Malachia 3,20) era nella logica delle cose, che nel giorno della festività pagana più significativa del culto solare si celebrasse la nascita di Gesù.

 

LAVORI DEL MESE

Era questo il periodo nel quale la famiglia, terminati gran parte dei lavori agricoli, aveva l’opportunità di stare più unita e riscaldata nell’animo dal calore spirituale dell’Avvento e del Santo Natale. Le serate, trascorse accanto al focolare, erano momenti avvolti da forti suggestioni, nei quali si percepiva l’attesa per uno dei periodi più belli e significativi dell’anno. Allora come ora, nella nostra tradizione religiosa e culturale, si allestisce il presepe, con il quale ognuno può rivivere la magnifica storia di Gesù che, Figlio di Dio, nasce uomo povero tra i poveri. I bambini, condotti per mano dai racconti dei genitori e dei nonni, acquisivano quel seme di spiritualità, diretta e non scolastica, che si portavano dentro per tutta la loro vita per condividerlo, a loro volta, con i figli e i figli dei loro figli.

 

Il presepe ebbe grande fortuna anche nella scultura in legno ed in terracotta. In età barocca la raffigurazione plastica dei presepi si arricchì di episodi pittoreschi. Nel 700 si ebbe lo sviluppo del presepe napoletano. Questo consentì la creazione d’un artigianato specializzato nella realizzazione, scenografica del presepe stesso comprendente personaggi, oggetti, animali e quant’altro in grado di animare la scena. Tale sviluppo si ebbe in gran parte quando Carlo III di Borbone diventò re di Napoli e di Sicilia (dal 1735 al 1759). Questi fu amante delle forme artigiane fino a praticarle personalmente nelle ore di ozio. Nel ‘700 il Presepe ebbe la sua massima diffusione: secondo il gusto del tempo fu occasione di spettacolose composizioni ricche di scene vertenti sulla vita quotidiana del popolo, rappresentate con un sentimento del vero che tuttora sbalordisce.

 

IL PRESEPE

Il termine “presepe” deriva dalla parola latina “praesepium” che significa mangiatoia, greppia. La raffigurazione di Gesù Bambino tra il bue e l’asino risale ai primi secoli del Cristianesimo. A Roma, presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, fin dal VI secolo vi era un oratorio riproducente la grotta di Betlemme. L’immagine del presepe divenne frequentissima in tutta l’arte del Medioevo e del Rinascimento. Tra le rappresentazioni sacre del mondo cristiano quella della natività, o presepe, ebbe grandissima fortuna nel gusto popolare. Il popolo infatti ha sempre considerato la scena del presepe come una idealizzazione e quasi una proiezione sul piano religioso della stessa famiglia, centro essenziale degli affetti umani. Ma è difficile dire quando il presepe si sia diffuso dalla chiesa e dalle sedi delle confraternite religiose alla casa privata. L’idea di rappresentare un presepe vivente venne in mente a san Francesco d’Assisi, il quale la realizzò a Greccio nella notte di Natale del 1223. Da allora i Francescani furono in prima fila tra i promotori della sacra raffigurazione all’interno delle chiese, anche se è chiaro che il concetto di presepe o greppia è esistito prima di san Francesco.