Un corretto approccio ai videogiochi per i più piccoli

I bambini di oggi nascono e crescono all’interno di un contesto infinitamente più digitalizzato rispetto a poche decadi fa: per loro, smartphone, tablet e pc sono oggetti al pari di altri.

Spesso, il problema è che siamo noi adulti a non saperli guidare nell’approccio agli strumenti informatici.

Lo stesso discorso vale per i videogiochi, un passatempo che – se ben utilizzato – è educativo e aiuta il bambino a scoprire utilità e funzioni della tecnologia e dei dispositivi.

 

A che età mio figlio può iniziare a giocare con i videogiochi?
Uno studio francese ha recentemente affermato che i videogiochi possono essere utili strumenti fin dai primi anni di vita del bambino.

L’importante è prendere le precauzioni giuste (rivestirlo con materiale isolante e che copra le zone appuntite, etc.) e fare attenzione al tempo di utilizzo: per i più piccoli, è importante non superare i 60 minuti di utilizzo giornalieri.

Ricordate inoltre di settare sul dispositivo il parental control.

Per evitare che i videogiochi possano trasformarsi in fattore di distrazione e che ne sia fatto un uso errato dal vostro piccolo, è importante stabilire alcune regole in anticipo:

  • Non giocare prima di andare a scuola: brutta abitudine, che può causare anche ritardi alle lezione e distrazione durante le prime ore di apprendimento giornaliero;
  • Fare in modo che i videogiochi non siano mai l’unica opportunità per trascorrere i momenti di pausa e di tempo libero: per questo, è importante incoraggiare il proprio piccolo alla pratica dello sport, della lettura e a coltivare altri hobby;
  • Va bene giocare ai videogiochi dopo aver fatto i compiti, scoraggiate invece il loro utilizzo prima di iniziare lo studio.
  • Giocate insieme ai vostri figli: potrete così controllare la durata dello svago e proporre ulteriori attività dopo la sessione di gioco, in modo da stimolare la nascita di ulteriori interessi e disposizioni nel bambino.

Aspetti positivi ed educativi dei videogiochi
Non esistono però solo rischi legati a un cattivo utilizzo, i videogiochi hanno anche numerosi aspetti positivi:

  • Sono divertenti;
  • Stimolano la creatività;
  • Migliorano i riflessi e la capacità di concentrazione.

Quali videogiochi sono più indicati per i più piccoli?
Non vogliamo fornirvi un elenco di titoli, ma solo dei criteri per scegliere insieme al vostro piccolo i giochi più adatti che incontrino il suo gusto.

Per i bambini più piccoli, i videogiochi più indicati sono quelli strutturati in modo che il giocatore debba superare dei livelli, per poter continuare e finalizzare il gioco. Questo richiede al piccolo una costanti concentrazione e sforzo mnemonico, oltre a migliorare anche il suo orientamento spaziale.

In linea generale riflessi, abilità e velocità sono caratteristiche di videogiochi sportivi o di azione, mentre i giochi strategici richiedono non solo concentrazione ma anche capacità di gestione.

 

Bambini e videogiochi: rischi ed implicazioni psicologiche
L’aspetto ludico garantisce la crescita sana del bambino, stimolandone la creatività , le capacità di problem solving e la positiva interazione con i coetanei.

A differenza però dei giochi tradizionali, i videogiochi, nonostante possano incidere positivamente sulla costruzione di un buon mondo interno possono essere rischiosi per l’equilibrio psichico del bambino.

Il rischio principale è quello della solitudine: i giochi tradizionali incentivano la socializzazione, mentre i videogiochi vengono “consumati” in solitudine o mediante amici virtuali. Oltre a ciò nei giochi tradizionali difficilmente si mettono in atto azioni violente, mentre nei videogiochi questo tipo di comportamenti sono molto diffusi e apprezzati dai più giovani.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità pochi mesi fa ha decretato l’esistenza di una vera e propria “malattia”: la dipendenza dai videogiochi.

Ci sono tre elementi che possono determinare la “dipendenza” da videogiochi :
– la mancanza di controllo sul gioco (troppe ore trascorse davanti alla consolle);
– la priorità che viene data ai videogiochi rispetto alle altre attività quotidiane;
– la prosecuzione del gioco nonostante le sue conseguenze negative sugli altri aspetti della vita dei bambini (ripercussioni scolastiche, sociali e familiari).

 

La dipendenza da videogiochi comporta la necessità per chi ne è affetto di aumentare progressivamente le “dosi” di tempo passato a giocare per ottenere il livello di eccitazione desiderato. Oltre a ciò possono manifestarsi sintomi psico-fisici (irrequietezza, agitazione, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e dell’umore, pensieri ossessivi riferiti ai videogiochi ecc..) che si manifestano quando il soggetto è impossibilitato a giocare. Le principali conseguenze dovute alla dipendenza da videogiochi possono riguardare:

  • difficoltà in ambito scolastico (difficoltà nell’apprendimento)
  • difficoltà nelle relazioni sociali(isolamento, litigi per accaparrarsi i videogames);
  • compromissione della salute fisica ad esempio il sovrappeso dovuto alla vita sedentaria causata dal troppo tempo trascorso a giocare;
  • disturbi del sonno, dell’alimentazione o dell’umore;
  • disturbi emotivi come Irrequietezza , aggressività ;
  • tendenza a compiere azioni “illegali”( perpetrare ad esempio comportamenti di bullismo o mentire per procurarsi i soldi per i videogiochi);
  • tendenza a trascurare altri interessi (sport, amicizie, hobby ecc..).

Fortunatamente per arrivare a queste serie condizioni cliniche esiste un vero e proprio “tempo”: ed è in questo tempo che il genitore attento riuscirà a cogliere gli iniziali segnali di una possibile dipendenza. Colti i primi segnali é possibile parlare con uno specialista e lavorare per alimentare le tendenze “sane” del gioco infantile e degli interessi dei bambini come le manifestazioni creative, la partecipazione a laboratori ludico-ricreativi ed il ritorno ai giochi più tradizionali.

“I bambini sono come i marinai: dovunque si posano i loro occhi, è l’immenso”.

(Christian Bobin)

Dott. ssa Ilaria Nacciarone, Psicologa e Psicoterapeuta

In sintesi…

Non private il vostro bambino dei videogiochi ma rendetegli chiaro che ha un tempo definito da dedicare a questo hobby, che dev’essere preceduto e seguito da attività differenti.

Date un tempo massimo al vostro piccolo da dedicare ogni giorno ai videogiochi (non più di 60 minuti). Se il piccolo dovesse chiedere più tempo, non concedete proroghe e chiedete con calma di spegnere la console o il pc.

Nel caso in cui il bambino si dovesse rifiutare di smettere di giocare e iniziasse a innervosirsi, spegnete comunque il videogame e portatelo in uno spazio della casa dove possa calmarsi e parlategli dopo un po’, per chiarire la vostra decisione.

Se il bambino dovesse protestare vivacemente, prima di spegnere il videogioco salvate la sua partita: questo eviterà di perdere i progressi ottenuti nel gioco e allo stesso tempo che il piccolo possa covare rancore, quando si sarà calmato. Potrà infatti così riprendere la partita dal punto in cui aveva lasciato.

Una volta conclusosi il tempo a disposizione per giocare ai videogiochi, proponete attivamente al vostro piccolo attività alternative cui dedicarsi, spingetelo a dirottare l’attenzione dal videogame verso altre attività.

Scegliete dei videogiochi adatti per i vostri piccoli e che rispettino anche il loro gusto, fate in modo che – giocando – debbano superare delle prove e avanzare da un livello all’altro.

Infine, spendete un po’ di tempo ogni tanto giocando ai videogiochi insieme al vostro piccolo: sarà più semplice non solo tenere sotto controllo la durata, ma anche proporre altre attività una volta conclusosi la sessione di gioco. Vi stimolerà a trascorrere più tempo insieme al vostro bambino ed eviterà che il bambino possa sviluppare a causa di un eccessivo tempo dedicato ai videogiochi, una tendenza all’isolamento.

Potete fare a vostro figlio anche delle piccole concessioni: se durante la settimana si è comportato bene, lasciatelo libero di giocare più a lungo durante i week end (non troppo però ;)), controllando che faccia delle pause e si allontani dallo schermo a intervalli regolari (1/2 volte ogni ora).

 

A cura della redazione di MioDottore e della Dott. ssa Ilaria Nacciarone, psicologa e psicoterapeuta.