Con l’avvicinarsi della fine dell’anno scolastico, voglio raccontavi l’esperienza avuta lo scorso anno con una scuola dell’Infanzia Toscana che come festa di chiusura dell’anno scolastico ha realizzato una esposizione (dei lavori di bambini e bambine) aperta al pubblico e intitolata “Maestra, facciamo un’arte?”.
La genesi
“Maestra, facciamo un’arte?” nasce dall’idea di un’insegnante. Il progetto prende le sue mosse dalla Carta dei Diritti dei Bambini all’arte e alla cultura, sposa in pieno anche le raccomandazioni nazionali della scuola. E nasce per portare i lavori dei bambini all’attenzione dell’intera comunità.
I temi scelti per la mostra sono “Io”, “Io e l’altro”, “Io e l’ambiente”. Ciascun tema si porta dietro il lavoro che le maestre hanno fatto con la propria sezione. Il tempo, le esperienze, le metodologie differenti. L’allestimento è stato studiato in base alle opere selezionate per essere esposte. A tutti i genitori è stato proposto di sostituire la festa di fine anno, con la creazione di questo evento.
Tutte le opere sposte sono state fatte durante l’anno scolastico dalle insegnanti. L’unico lavoro in cui sono intervenuta è quello collettivo messo in locandina. Perché volevamo come icona dell’evento un’opera che simboleggiasse spirito e approccio del progetto , ma anche della scuola. Dunque abbiamo provveduto a lavorare in gruppo e per stratificazioni grafiche, alternando bambini delle diverse sezioni e utilizzando tecniche differenti.
Arte a scuola
Costruire autostima, occuparsi delle relazioni, conquistare sicurezze e competenze, esprimersi, conoscersi. Sono alcuni degli aspetti da cui non può prescindere chi educa i bambini. Chi divide con loro il quotidiano. La scuola dell’infanzia resta il luogo privilegiato per la sperimentazione grafico pittorica, per l’esplorazione materica, per la ricerca espressiva con linguaggi non verbali. Portare fuori quest’universo e raccontarlo è stato il nostro obiettivo primario.
Potevamo considerarla solo una festa di fine anno , solo un’esposizione di disegni di bambini e bambine in età prescolare. Già così avrebbe avuto il suo peso sociale e culturale. Ma noi l’abbiamo voluta considerare anche questo. Ma non solo. “Maestra facciamo un’arte?” è voluta essere una riflessione sul valore educativo dell’arte. Un momento di confronto professionale, emozionale, relazionale. Uno spazio di incontro tra cittadini, genitori, scuola e territorio. Una racconto caleidoscopico di quanto c’è dietro anche un solo disegno.
La mostra è stata allestita in uno spazio espositivo che prevedeva due sale rettangolari attigue. Nella prima sala senza percorso prestabilito, abbiamo codificato lo spazio contrassegnando ogni tema con un colore, in modo da rendere il percorso di visita il più autonomo e flessibile possibile. Abbiamo inserito postazioni con giochi interattivi. Nella seconda sala più piccola abbiamo organizzato uno spazio consultazione, rilegando i lavori non esposti. E previsto un maxi schermo retroilluminato su cui scorrevano le foto dei bambini al lavoro.


Le cartoline e la boccia dei pesci
Invece di inserire un libro di firmare per la visita, abbiamo preparato delle cartoline disegnate dai bambini, che recavano come francobollo un arcobaleno. Abbiamo chiesto a chi visitava la mostra di lasciare un messaggio da imbucare nella vasca dei pesci con la promessa di leggerlo ai bambini nei giorni successivi. Con questo simbolo si è voluto evidenziare l’andamento circolare che abbiamo assegnato alla Mostra. Sottolineando che ciascuno di noi ha il suo ruolo nel cerchio della…cultura.

Siamo partiti dai bambini e il loro diritto all’arte e alla cultura –  passati attraverso le proposte delle maestre – mostrato alla comunità cittadina il prodotto finito e il percorso fatto – accolto le reazioni del territorio – ritorno dei commenti a scuola dai bambini!

L’ultimo passaggio diventa nuovamente il primo! Ciascuna componente esiste e si sostanzia attraverso le altre. Il passaggio precedente prepara quello successivo, che attraverso il primo si rafforza. Se viene meno una componente si crea un gap comunicativo e il dialogo costruttivo si interrompe.
Le maestre
Io devo il mio profondo ringraziamento alle maestre e a tutto il personale scolastico. Perché il successo di un progetto è sempre un mix di condizioni favorevoli. Un lavoro così complesso è stato possibile grazie a impegno e volontà dell’intero gruppo-scuola. Dopo le palpabili perplessità dei primi incontri in cui esponevo le prime proposte, sono stata letteralmente travolta dall’entusiasmo. Sono stata testimone della loro quotidianità fatta di gesti concreti. Avvolta poi da una coltre di crescente e costante emozione. Ciascuna a proprio modo, col proprio approccio critico e metodologico. Abbiamo esaminato e dibattuto qualunque aspetto della mostra: dalle opere da scegliere, a come posizionarle a cosa di esse raccontare.
I bambini
Ultime ma non ultime le mie considerazioni sui bambine e bambini protagonisti della mostra con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere qualche ora in classe e lo spazio in mostra. Le maestre si sono preoccupate di preparare i bambini a questo evento. Presentando la mia figura, dialogando di ogni aspetto, interrogandoli su grandi temi (per esempio cos’è bello cosa no?) e ascoltando domande e raccogliendo esclamazioni, considerazioni, dubbi. Il titolo stesso della mostra è la domanda che un bambino fa alla sua maestra! Segno di un dialogo aperto e costruttivo. I bambini hanno vissuto questa esperienza con grande eccitazione e responsabilità, ma anche tutta la profondità e la leggerezza di cui sono capaci. Venuti alla Mostra con il vestito della festa hanno cercato esposte i propri disegni, indicandoli a tutti. Hanno interagito con la proiezione video in un gioco di visione e rappresentazione irresistibile. Hanno invitato all’esposizione nonni, amici, parenti o l’intero condominio. Hanno mantenuto il contegno dovuto il tempo necessario e poi hanno giocato a tana nascondendosi tra gli espositori.

A cura di Leontina Sorrentino.