I bambini amano gli animali e gli animali i bambini, si sa. Ma vivere a contatto con un animale domestico aiuta i bambini a crescere più sani?

Secondo alcuni recenti studi, i bambini a contatto con animali domestici sviluppano meno infezioni respiratorie rispetto ai bambini che non convivono con un animale domestico.

Un esempio è lo studio condotto da un team di ricercatori dell’ospedale universitario finlandese di Kuopio su un campione di 400 bambini con meno di un anno di età: per un anno, i genitori dei pargoli hanno consegnato ai ricercatori lo stato di salute dei loro figli.

Alla fine della raccolta dei dati e del periodo di osservazione, i bambini a contatto con animali domestici hanno evidenziato una riduzione del 30% di patologie come rinite, tosse e respiro sibilante e una riduzione della metà della probabilità di contrarre infezioni alle orecchie.

Oltre ad ammalarsi meno, i bambini che vivono con animali domestici hanno un bisogno minore di usare antibiotici: questo perché, secondo lo studio, il livello immunitario dei bambini è più alto se l’animale è presente nell’ambiente domestico per almeno 6 ore al giorno (diminuisce se l’animale è tenuto poco a contatto con il bambino o se vive all’esterno dell’ambiente domestico).

I benefici della presenza di un animale domestico in casa contro la genesi allergica sono comunque ancora largamente discussi: non vi è ancora comune accordo all’interno della comunità scientifica sul fatto che tale continuo stimolo immunitario possa aiutare a sviluppare una sorta di scudo immunitario contro le più comuni patologie allergiche.

Altri studi hanno evidenziato inoltre come i bambini che possiedono un cane abbiano un’incidenza minore di obesità e peso in eccesso, a seconda anche dell’impegno profuso per occuparsi dell’animale.

Esistono anche studi come quello dello psicologo Jeremy V. Miles e del suo team per la Rand Corporation, per cui non vi è alcun legame tra lo stato di salute mentale e fisica dei bambini e la presenza di un animale domestico durante la loro crescita.

L’indagine condotta da Rand e dai suoi colleghi ha coinvolto più di 2000 bambini con animali domestici e circa 3000 senza, evidenziando come i bambini che vivono in famiglie con animali hanno un miglior stato di salute generale, pesano un po’ di più e spesso si dedicano allo sport, al contrario dei bambini in famiglie senza animali domestici.

Allo stesso tempo, però, si è dimostrato più elevato il numero di casi di sindrome da deficit di attenzione (ADD) e di sindrome da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Aggiungendo un maggior numero di variabili nel condurre l’analisi, i ricercatori hanno osservato la progressiva scomparsa della correlazione tra presenza di animali in casa e miglior stato di salute.

Secondo un recente rapporto Eurispes, circa il 33% delle famiglie ha in casa un animale domestico: l’amore per gli animali occupa un posto importante all’interno del nostro tessuto sociale. Come facilmente immaginabile, l’animale domestico più presente nelle case degli italiani è il cane (presente nel 63% delle case che hanno un animale domestico) seguito dal gatto (41%).

Ma qual è l’animale più adatto per i nostri bambini?

“Mamma, voglio un cane!”

 Quante volte le mamme e i papà hanno sentito questa frase! La buona notizia, è che il cane è senz’altro l’animale più adatto a convivere con un bambino, grazie anche alla storia millenaria di domesticazione che li ha resi capaci di un’ottima comunicazione e interazione con l’uomo.

Un animale domestico fa veramente bene ai nostri figli?

Se non dal punto di vista della salute in senso stretto, di certo la presenza di un animale tra le mura domestiche è fondamentale per “ampliare” la mente del bambino, facendogli capire e percepire che oltre agli esseri umani esistono altri esseri viventi in grado di comunicare emozioni.

 Grazie alla convivenza con un animale il bimbo acquista e fa proprio il concetto di diversità e sviluppa la capacità di empatizzare, anche con le persone.

Certo, devono essere sviluppate regole certe di convivenza e l’approccio tra il bambino e l’animale deve essere guidato nel modo corretto. I bambini piccoli, infatti, non provano affatto empatia (non riescono a provarne nemmeno nei confronti di altri bimbi) e quindi possono essere attratti da un animale più per le fattezze fisiche, senza comprenderne a fondo le esigenze fisiche ed emotive.

In sintesi, l’animale è considerato inizialmente una sorta di giocattolo e le sue reazioni potrebbero non essere sempre positive.

Per questo, il rapporto con l’animale deve essere guidato dall’adulto: dovrà far conoscere poco a poco il cane, il gatto o altri animali al piccolo. Anche l’animale imparerà a riconoscere l’odore del piccolo, il suo incedere, la sua voce in modo graduale. Arriveranno così piano piano i primi contatti e le prime interazioni fisiche.

Il primo incontro tra un bimbo e un cane deve essere gestito al meglio: si può far annusare il bambino al cane, lasciandoli l’uno accanto all’altro per un po’ di tempo. L’adulto deve premiare i comportamenti positivi dell’animale e punire quelli negativi (come ringhiare), in modo da scoraggiarli e bloccarli con tempestività.

Nel caso dei bambini molto piccoli, si può ricorrere all’utilizzo di pupazzi e peluche per mostrare loro come accarezzare nel modo giusto l’animale, senza fargli del male.

Dai 4 anni in poi, si può iniziare a responsabilizzare di più il bambino. Bisogna rendere chiaro l’animale non è un giocattolo ma che deve essere amato e rispettato, senza tirargli la coda o infastidirlo.

È importante che il bambino capisca che anche gli animali hanno bisogno di momenti di tranquillità, senza giocare e senza stare in compagnia.

Devono essere chiarite le regole anche per giocare: il bambino non deve “rubare” il giocattolo al cane o altri oggetti, ma deve essere abituato allo scambio. Allo stesso modo, l’animale deve essere educato allo scambio in modo che non porti via i giochi al bambino.

Infine, gli animali e i cani giovani in particolare, hanno la tendenza a ingerire molte cose: questo è un atteggiamento su cui l’adulto deve vigilare, scoraggiandolo nel modo corretto.

Gli animali domestici aiutano dunque lo sviluppo dei nostri bambini?

 “Sono diversi i contributi scientifici in merito ai benefici psico-fisici che un animale domestico può portare nella vita della famiglia che lo ospita.

Già dagli anni sessanta lo Psichiatra americano Boris Levinson parla di Pet Therapy. Con questo termine si intende una terapia basata sull’interazione uomo – animale. La presenza di un animale come un cane, un cavallo, un coniglio, un delfino, un gatto all’interno della tradizionale terapia con pazienti con diverse patologie al fine di  un miglioramento comportamentale, fisico, emotivo, cognitivo e linguistico.

 Il rapporto tra l’uomo e l’animale ci permette di recuperare un tipo di linguaggio che purtroppo stiamo perdendo, la nostra società è sempre più basata sulla comunicazione verbale, su una immediatezza filtrata da uno schermo o da una emotività espressa attraverso emoticons. Il linguaggio non verbale degli animali, fatto da suoni, odori, contatto corporeo, sguardi è diretto alle emozioni e ai sentimenti.

 L’uomo e l’animale sono capaci di una complessa e delicata sintonia che stimola l’attivazione emozionale, l’apertura a nuove esperienze, nuovi modi di comunicare, nuovi interessi. Gli animali non giudicano, non hanno tutte le nostre sovrastrutture cognitive, gli animali si donano totalmente, ci aiutano a socializzare, stimolano i nostri sorrisi (quindi in termini neurofisiologici nel nostro corpo aumenta la serotonina e diminuisce la produzione di cortisolo), aumentano l’autostima, ci aiutano ad abbassare le ansie e le paure aiutandoci, così, a regolare i nostri stati interni ed emotivi.

 Al di là delle applicazioni terapeutiche i bambini attraverso gli animali hanno la possibilità di vivere un’esperienza unica sperimentando emozioni fondamentali per il loro sviluppo: l’attenzione, il rispetto, il tollerare e canalizzare l’aggressività.

 È importantissimo però essere presenti nel l’interazione e aiutare i nostri bimbi gli animali a conoscersi e a entrare in relazione”, afferma la Dott. ssa Mara Mettola, psicologa e psicoterapeuta.

 Insomma, a prescindere da un ipotetico ma non ancora universalmente dimostrato effetto benefico antiallergico e anti obesità degli animali domestici, possiamo di certo affermare che gli animali fanno bene ai nostri figli: li aiutano a scoprire il mondo esterno, a sviluppare empatia e a conoscere le emozioni. Educandoli allo stesso tempo alla diversità.

A cura della redazione di MioDottore con il contributo della Dott. ssa Mara Mettola, psicologa e psicoterapeuta.

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