Andiam, andiam, andiamo all’asilo nido: l’impatto emotivo di questa fase di passaggio sul bambino e sul genitore.

“Un posto nuovo. Diverso da casa. Sembra un po’ l’oratorio o un parco. C’è molto rumore: bambini che corrono, quelli che sembrano mamme e papà che salutano, altre figure mai viste. Tantissima confusione! Non mi piace questo posto. Dove sono finito? La mamma mi tiene la mano. Vicino a lei mi sento al sicuro. Sposto il mio sguardo, in alto, verso di lei. Mamma, è questo il posto bello di cui mi parlavi? Mamma, tienimi la mano, non voglio lasciarti! All’improvviso arriva una figura che mi parla. Ha una voce gentile e dolce, come quella della mamma. Ma non è la mamma. Singhiozzi… Mamma, non vorrai lasciarmi qui?! Gli occhi cominciano a riempirsi di lacrime, le pieghe della bocca si inarcano verso il basso..

Mamma, dici che qui mi divertirò, che conoscerò altri bambini, che farò tanti giochi. Ma io voglio la mia mamma e il mio papà! Mi sento agitato, tutto il corpo è teso, le lacrime stanno per traboccare. Piango. Le lacrime scorrono copiose davanti ai miei occhi come una cascata in piena. Singhiozzi… Un po’ di muco mi scende dal naso, come quando ho il raffreddore. Tiro su col naso. La mamma mi consola. La figura con la voce simile alla mamma anche. E’ la mia maestra e quelli intorno a me sono i miei nuovi compagni. La mamma mi abbraccia. Sento il suo profumo che sa di casa. Mi dice che finito l’asilo verrà a prendermi e che andremo a mangiare un gelato con la mia sorellina. Vedo intorno a me, con gli occhi ancora un po’ appannati dal pianto, uno scivolo colorato nel prato. Mi sfrego gli occhi con la manica del grembiulino. Sembra un parco giochi! Un bambino mi prende la mano e mi chiede di andare a giocare con lui. Tiro su col naso. Ciao mamma, ci vediamo dopo! Sorrido e corro tenendo la mano al mio nuovo amico.”

Quello che ho raccontato è un possibile scenario dell’ingresso all’asilo nido di un bambino che, di fronte a uno dei primi distacchi importanti dalla propria mamma, reagisce piangendo con disperazione. Anche se poi, dopo essere stato rassicurato, riesce a separarsi da lei, incuriosito da un ambiente nuovo e desideroso di fare nuove amicizie. Ovviamente la reazione di ogni bambino in questo delicato passaggio può essere anche molto diversa l’una dall’altra. Ad esempio ci sono bimbi che soffrono molto la separazione e hanno bisogno di un tempo maggiore di adattamento oppure c’è anche chi non sembra preoccuparsene più di tanto.

Ci tengo molto a far presente due aspetti significativi: il pianto del bambino, a meno che non sia eccessivo, non è indice di disagio, ma di espressione dei propri bisogni. I bambini possono reagire in modo diverso a volte mostrando segnali di disagio oppure adattandosi senza troppa fatica.

Il pianto è una reazione fisiologica del bambino a una situazione per lui diversa dal solito, stressante, incomprensibile o faticosa. E’ una modalità con cui ci fa sentire che ha bisogno di qualcosa, della nostra presenza, di un’ulteriore rassicurazione. Non è sempre un capriccio. Quindi un momento particolare come l’ingresso all’asilo può essere che non venga proprio “digerito” in modo pacifico dal bambino. Allora genitori, non preoccupiamoci troppo se il nostro bambino si lamenta, piange più degli altri o fatica a separarsi.

Sicuramente al piccolo gioveranno tutte le manifestazioni possibili di affetto dei suoi genitori, l’essere consolato e aiutato a capire che questo passaggio è fondamentale per la sua crescita e che anche se finora si sono occupati di lui solo mamma e papà, o magari anche i nonni, ci saranno altre figure importanti che lo sosterranno. Ma mamma e papà ci saranno sempre e comunque.
Allora quali sono i bambini che reagiscono in modo più sicuro? Quelli che, malgrado possano manifestare una certa titubanza o fastidio rispetto alla separazione dai propri genitori, riescono pian piano ad adattarsi e partecipano in modo attivo alle proposte di gioco dei compagni e delle maestre.

E quali sono invece i bambini che possono nascondere un disagio emotivo? Sia quelli che impiegano molto tempo ad adattarsi all’ambiente dell’asilo, che non tollerano la separazione dalla mamma e che reagiscono isolandosi alle proposte di attività; sia i bimbi che, al contrario, non manifestano alcun disagio, si staccano dalla mamma senza problemi, anche se poi non sono in grado di costruire buone relazioni con gli altri bambini, sono insofferenti o magari rompono i giochi. I primi sono stati abituati a stare solo con la mamma, che magari per ansie o preoccupazioni personali, non ha molto permesso al proprio figlio di esplorare l’ambiente e scoprire nuovi stimoli; al contrario i secondi non hanno consolidato un legame affettivo unico con la propria mamma e non hanno sperimentato davvero che cosa significhi essere amati.
E’ importante pertanto sottolineare che la reazione di ogni bambino dipende anche dal tipo di accompagnamento del genitore e quindi da quanto mamma e papà hanno rassicurato il proprio figlio in merito a questo cambiamento. I genitori dovrebbero offrire un biglietto di andata e ritorno al proprio bambino.

Non trascuriamo che il passaggio all’asilo nido può avere un impatto significativo anche sui genitori. Le mamme spesso possono essere preoccupate di lasciare per tante ore il proprio piccolo, oppure sentirsi sole, guardare con sfiducia alle maestre come figure che le sostituiranno nel loro ruolo genitoriale. I sentimenti che circolano sono tanti e coinvolgono tutto il nucleo familiare. Così come in ogni altro passaggio significativo della vita.
Come psicologa dell’età evolutiva, il consiglio che mi sento di dare alle mamme è quello di preparare anticipatamente i propri figli a questa delicata e importante fase di crescita, ma anche di distacco da loro, e rassicurarli sul fatto che i genitori finito l’asilo tornano sempre a prenderli. E soprattutto mamme, dite sempre a voi stesse che il vostro bambino, anche se è lontano, sta ogni giorno compiendo dei passi che lo porteranno a diventare sempre più grande e forte.

[Dott.ssa Giulia Spina]

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