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Il Progetto Susy Safe

Surveillance System on Foreign Body Injuries in Children

oggetti pericolosiIl soffocamento causato da corpi estranei è una delle cause principali di decesso nei bambini da 0 a 3 anni ed è comune anche in età maggiore, fino a 14 anni. Dati recenti stimano che ogni anno, nell’UE, i casi riguardanti bambini di età compresa tra 0 e 14 anni siano circa 50.000, l’1% dei quali mortale. Tra questi, circa 10.000 incidenti coinvolgono oggetti inorganici, in generale fabbricati industrialmente, soprattutto parti in plastica e metallo, monete e giocattoli. Dei 2.000 casi all’anno che coinvolgono giocattoli, quelli mortali sono circa 20.

Susy Safe è un registro di controllo per le lesioni causate da ingestione, aspirazione, inalazione o inserimento di corpi estranei (corrispondenti ai codici ICD9 da 930 a 939) nel quale vengono raccolti i dati provenienti da tutti i paesi, al fine di:

  • fornire un profilo di analisi del rischio per tutti i prodotti causanti il soffocamento, allo scopo di
    creare un sistema di controllo per i casi di soffocamento nei giovani consumatori, causati da prodotti mal progettati o mal confezionati;
  • aiutare a garantire la sicurezza dei consumatori, indicando quei prodotti il cui profilo di rischio è chiaramente incompatibile con un uso sicuro del prodotto stesso;
  • fornire alla Commissione Europea dati comparativi su rischi e benefici di ciascuno dei prodotti causa di soffocamento, per valutare i rischi accettabili in relazione all’impatto economico previsto per un eventuale ritiro dal mercato dei prodotti stessi;
  • fornire una valutazione di come le differenze socio-economiche tra i cittadini dell’UE possano influire sulla probabilità di rimanere vittime di soffocamento in seguito all’ingestione di corpi estranei, con lo scopo di implementare attività educative specifiche sui comportamenti sicuri e la sorveglianza attiva dei genitori riguardo ai prodotti specifici che causano il soffocamento;
  • coinvolgere, in quanto competenti, le Associazioni dei Consumatori e/o gli Organi Nazionali di Sorveglianza del Mercato nella raccolta dei dati e nell’educazione adeguata dei consumatori, consentendo di valutare in maniera precisa i profili di rischio per quei prodotti che in realtà provocano soffocamenti ma che, a causa del basso impatto in termini di sanità infantile (ingestioni di corpi estranei che si risolvono spontaneamente) vengono spesso trascurati e non sono riportati nei dati ufficiali di deospedalizzazione.

I casi verranno riportati in forma anonima da medici ospedalieri, otorinolaringoiatri, pneumologi, medici generici, utilizzando un modulo standard on line. Per partecipare al progetto, gli investigatori devono registrarsi su questo sito internet.
I principali documenti scientifici che utilizzano i dati complessivi verranno pubblicati con la formula “Susy Safe Working Group”, con un elenco di tutti i centri registrati, riconoscendo così il contributo di ciascun investigatore in qualità di coautore.

www.susysafe.org

Bambini e paure, è una questione di olfatto.

I piccoli imparano cosa temere annusando la loro mamma

Sono le madri a trasmettere le paure ai loro figli. O, almeno, sembra essere questo ciò che potrebbe succedere nei primi giorni di vita, quando i piccoli potrebbero acquisire le esperienze materne ancora prima di fare le proprie. A suggerirlo sono i risultati di uno studio pubblicato su Pnas da Jacek Debiec e Regina Marie Sullivan, ricercatori della Scuola di Medicina della New York University e dell’Università del Michigan, che hanno scoperto che nei ratti le paure sviluppate dalla madre prima di una gravidanza vengono trasmesse ai loro cuccioli semplicemente attraverso l’olfatto. In particolare, attraverso un meccanismo che coinvolge l’amigdala – un’area del cervello fondamentale nello sviluppo delle paure e che durante la vita adulta consente di riconoscere i pericoli e pianificare opportune reazioni – già nei primi giorni di vita i piccoli “assorbono” le paure della loro mamma annusando l’odore che emette quando è impaurita.

Debiec e Sullivan sono arrivati a queste conclusioni al termine di una serie di esperimenti che ha previsto di far associare la paura di uno stimolo doloroso alla fragranza di menta a delle femmine di ratto prima che rimanessero incinte. Dopo le loro gravidanze è stata invece analizzata la capacità della fragranza di menta di indurre la paura nei loro cuccioli. Ne è emerso che ai piccoli basta aver annusato l’odore della loro mamma impaurita dalla fragranza per sviluppare a loro volta la paura nei confronti dell’odore di menta.

“La nostra ricerca – spiega Diebec – dimostra che i neonati possono imparare dall’espressione della paura da parte delle madri molto precocemente nella vita”. Rispetto ad altre forme di apprendimento tipiche dell’infanzia quella delle paure ha inoltre una peculiarità: dura nel tempo. Questa scoperta va però oltre la curiosità scientifica e potrebbe aiutare a risolvere quello che fino ad oggi è parso un vero e proprio enigma, cioè in che modo le esperienze traumatiche vissute da una donna possano influenzare profondamente i suoi figli anche quando risalgono a molto tempo prima della loro nascita. Non solo, i ricercatori sperano che il loro lavoro possa aiutare un giorno a capire perché non tutti i figli di donne che hanno subito dei traumi o affette da problemi come depressione e fobie sono destinati ad avere a che fare con gli stessi disturbi.

www.ilsole24ore.it – Silvia Soligon.

I bimbi e le loro domande imbarazzanti

I bimbi e le loro domande imbarazzanti

Come nascono i bambini? Come escono dalla pancia della mamma? Da dove arrivano? Prima o poi giunge, inevitabilmente, il momento delle domande e delle risposte da dare.
Ecco cosa fare e, soprattutto, cosa dire ai nostri figli.

Dai tre anni in poi e’ normale che i nostri figli comincino ad avere curiosita’ riguardanti il sesso e le differenze tra maschietti e femminucce. Del resto la televisione, la scuola, il confronto con gli amici sono stimolazioni continue che li portano a chiedersi il perche’ di certe diversita’ e fortificano in loro la naturale voglia di sapere. Questi desideri di conoscenza non hanno nulla di preoccupante, anzi l’attenzione, proprio attorno a questa eta’, si sposta sugli organi sessuali e l’argomento stimola particolarmente la loro fantasia.I genitori, il piu’ delle volte, si trovano spiazzati e imbarazzati e non sanno come reagire. Un primo consiglio, semplice ma importante, e’ di confrontarsi con serenita’ e pazienza anche sui temi piu’ delicati, senza far pensare al piccolo di aver fatto domande indiscrete o inappropriate. e’ bene, inoltre, che tutti e due i genitori parlino con il figlio, in modo che entrambi abbiano confidenza con lui e che, soprattutto il maschio, possa sentirsi ancora più a suo agio nel confrontarsi proprio con la persona del suo stesso sesso, a cui si ispira.

E quando il bimbo pone una delle sue fatidiche domande, meglio non agitarsi e rispondergli. Sempre. Rispettando i suoi tempi e ricordando che anche forzarlo a sapere, qualora non abbia alcun interesse all’argomento, gli crea solo un’inutile ansia.

ALCUNE LETTURE CONSIGLIATE

Le domande dei bambini di Oliviero Ferraris – Bur biblioteca Universale Rizzoli.
Sessualità e bambini di Nessia Lanado – Red Edizioni.
Parlami d’amore. Educazione affettiva e sessuale dei bambini dai 3 ai 12 anni di Pélissié du Rausas Inès – Paoline Editoriale Libri.

Rimandare il momento del confronto aiuta noi a prepararci meglio, ma puo’ confondere il bambino.

Ancora, fingere di non aver capito o sentito, lo farebbe sentire poco considerato. Non ditegli bugie, ma raccontategli la verità senza essere troppo scientifici. Non serve. Rispondete solo a quello che vi ha chiesto, partendo dall’esempio più lampante e familiare: l’amore che c’è tra mamma e papà, un rapporto specialissimo fatto anche di baci e carezze che si è coronato proprio con la sua nascita.

Sport, alleato della salute

Una disciplinata attività fisica è indispensabile per aiutare il fisico a svilupparsi correttamente

Una crescita armoniosa, sana ed equilibrata garantisce ai bambini uno sviluppo fisico e mentale appropriato e ideale. Per questo, oltre a un’alimentazione varia e ricca, è necessario praticare uno sport fin da piccoli. Una corretta e disciplinata attività fisica è indispensabile per aiutare l’organismo a mantenersi in salute e il fisico a svilupparsi correttamente, soprattutto nella fascia di età che va dai 3 ai 12-13 anni.

Veloce crescita

Verso i 4 anni, infatti, il corpo comincia una veloce crescita, prevalentemente “ossea” ed è quindi proprio da questo momento in poi che lo sport diventa un fondamentale alleato della salute presente e futura del bambino. L’attività fisica stimola anche la produzione di endorfine, molecole importanti per rinforzare la stima in se stessi e mantenere costante l’equilibrio interno, donandogli un fondamentale benessere psicologico. I bambini che intraprendono un’attività sportiva hanno, inoltre, la possibilità di passare più tempo fuori casa e socializzare, allargando la loro cerchia affettiva o, comunque, scoprendo nuove realtà ed evitano di stare eccessivamente davanti alla televisione o al computer.

Allo stesso tempo, i piccoli imparano ad autodisciplinarsi scoprendo le regole o i principi dello sport prescelto e abituandosi a rispettarli e condividerli, abbracciando la sportività . Tra le pratiche sportive ce ne sono alcune più indicate per bambini, come le arti marziali, soprattutto il karatè, che permettono di sviluppare il fisico in maniera armoniosa, insegnando metodi di difesa senza un contatto violento e con grande rispetto degli avversari.

Non ci sono sport “migliori” di altri

Un altro sport completo e consigliabile per l’età della crescita è il triathlon, la disciplina che unisce tre sport in uno: il nuoto, la bicicletta e la corsa praticati in gara. E ora, qualche consiglio di comportamento per i genitori di un piccolo sportivo. È importante che il bambino possa praticare senza forzature lo sport che più gli è congeniale, che deve sempre essere vissuto, almeno fino ai 12-13 anni, come un momento di svago e di aggregazione e non come una pressione, una costrizione da parte di genitori o di tecnici.

BUONO A SAPERSI

In genere, qualsiasi disciplina sportiva si decida di intraprendere, si consigliano di solito 2-3 allenamenti alla settimana di circa 1-1,30 ore ognuno. Non bisogna, infatti, rischiare di affaticare l’organismo del bambino.

Spingere con allegria i figli a impegnarsi a calcio, pallacanestro o nuoto può essere un modo per incentivarli ma è importante non esagerare, non cercare a tutti i costi “il risultato” o non obbligarli a essere competitivi a tutti i costi. I piccoli non devono essere investiti dell’ansia di non aver giocato bene o di dover vincere perchè questo agonismo esasperato darà un peso enorme a un eventuale insuccesso, provocando loro inutili frustrazioni.

Un problema senza eta’

Un problema senza eta’

La depressione può colpire anche i più piccoli. Ecco i campanelli d’allarme e i consigli per non farsi cogliere impreparati

La depressione, definita spesso ”la malattia del secolo”, e’ un disturbo contraddistinto da una costante e durevole condizione di tristezza e infelicita’ che puo’ perdurare anche per molto tempo. Un disagio che colpisce il 3% dei bambini e il 9% degli adolescenti italiani: un numero importante e sicuramente in crescita, che ci deve mettere in allarme, inducendoci non solo a capire i problemi dei piu’ giovani e a curarli, ma anche e soprattutto a prevenirli.

I segnali

Vi sono, pero’, alcuni comportamenti che possono aiutare i genitori a comprendere l’insorgere di uno stato depressivo e quindi a consultare un medico che li guidera’ poi alla scelta di uno psicologo o di un neuropsichiatra infantile.

LE COSE DA FARE

Parlare ai propri ragazzi, qualunque età essi abbiano, in maniera sempre molto diretta,< senza ambiguità e mantenendo un comportamento chiaro e prevedibile. Evitare di proteggerli in maniera esagerata rendendoli fragili ed insicuri. Preservarli da discussioni tra coniugi e da tensioni familiari che non li riguardano. Insegnare loro ad accettare gli insuccessi che fanno parte della vita e sostenerli nel superamento delle loro paure, angosce e difficoltà. Sono, questi, tutti gli atteggiamenti che possono difendere e proteggere i nostri piccoli dalla depressione.

I piu’ evidenti: mancanza di interesse verso il gioco o attivita’ che prima entusiasmavano; difficolta’ di concentrazione e poca reattivita’; stati diffusi di tristezza e desiderio di solitudine; rallentamento dello sviluppo psico-motorio e laconicit a’; forte irritabilita’ e mancanza di energia; cambiamento delle abitudini alimentari e del sonno.

A scatenarla, oltre ai fattori ambientali che agiscono sulla psiche, contribuiscono anche cause genetiche

Soprattutto nel periodo dell’adolescenza, fase molto complicata in cui l’autostima subisce forti contraccolpi e in cui i ragazzi sono alla ricerca di una propria identita’, i giovani sono particolarmente soggetti a rischio di depressione. Pur non trascurando che in questa eta’ altresi’ usuale che gli adolescenti si esprimano con comportamenti spesso contraddittori e tendano a staccarsi dalla famiglia o da abituali gruppi, e’ essenziale che i genitori aiutino i propri figli cercando di prevenire il disturbo. Inoltre, e’ bene ricordare che mentre l’adulto e’ in grado di comprendere che cosa sia un comportamento depresso e di poter essere quindi affetto da questa malattia, il bambino e’ incapace di fare questa distinzione. Se non curati e seguiti, i bimbi piu’ piccoli rischiano di crescere sviluppando veri e propri disturbi della personalita’. Conducendo poi ogni giorno una battaglia sfinente contro i propri disagi e l’;impossibilita’ di essere felici e soddisfatti. Infine, facendo i conti con un’accanita ipercriticita’ verso se stessi e indebolendo una gia’ scarsa fiducia verso il prossimo.