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Opportunità non tutorial. A cura di Leontina Sorrentino.

I ‘lavoretti’ guidati quanto hanno a che fare con un la didattica dell’arte? Che ruolo ha l’operatore della didattica dell’arte? Quali sono le cose da non dire ai bambini quando esercitano la propria creatività?

La reale sperimentazione presuppone la flessibilità. E’ fornire strumenti, spazi e tempo per scoprire, provare, sbagliare, fare, disfare, rifare. L’attività di pasticciare’ come momento di crescita, mettere le mani (nella materia, nei colori, negli strumenti) e lasciarle vagare: non tanto alla ricerca del significato, ma alla scoperta di sensazioni. Tutto il nostro evolvere avviene in relazione allo spazio che ci accoglie e agli stimoli che ci arrivano. Se un bambino sperimenta mai dirgli di finire il lavoro (finire in base a cosa? All’idea di un valore per il prodotto e non per il percorso?). Dobbiamo portare massimo rispetto per l’opera realizzata, non ha senso modificarla- secondo criteri nostri- per renderla più leggibile-in relazione ad obiettivi nostri.

Cosa facciamo se il bambino ci propone cambiamenti? Li seguiamo.

Pur avendo un percorso fortemente strutturato e organizzato, occorre raccogliere le esortazioni scagliate dai bambini e virare le proprie attività, conformandole ai nuovi scenari stravolgere il programma. Anche se il risultato finale è altro rispetto all’idea iniziale.

Un esempio recente mi è capitato durante un laboratorio sul colore, in cui utilizzavo acqua e carta velina sovrapposta. Un bambino, molto piccolo ha mutato le mie indicazioni e ha cominciato ad immergere carta velina direttamente nelle ciotole d’acqua e a strizzarla sul tavolo ricoperto di tela di plastica con grinze. Il laboratorio si è trasformato in un esperimento di stampa: fogli passati sopra il colore sciolto per imprimere tinte e forme.
Al bambino interessa meno che all’adulto la dimensione finita, coerente e cristallizzata. Il bambino, come un vero artista, ricerca durante la creazione, prova cambia stravolge, talvolta distrugge. E’ interessante osservare la parabola
un bambino mentre vive un momento creativo. Nel mio percorso ho riscontrato questo percorso.

1-L’attenzione alla tecnica (o oggetto) che gli viene sottoposto;

2-l’ascolto delfunzionamento;

3-l’eventuale difficoltà o riluttanza a seguire i suggerimenti;

4-l’abbandonarsi alla curiosità;

5-la sicurezza;

6- l’allontanamento dal dettato iniziale;

7- l’esplorazione libera con il cambiamento di direzione;

8-la conclusione arbitraria, ovvero quando ha esaurito la propria curiosità.

Qual è il nostro compito allora?
Creare le condizioni perché questa ricerca possa esistere. Iniziare e continuare nel tempo. Concedere spazi al lavoro individuale intervenire solo per rispondere a domande, per supportare le difficoltà, per risolvere dubbi pratici. Mai
sostituirsi al tratto del bambino. La sperimentazione è figlia della curiosità. I tragitti dell’adulto arrivano a conclusioni diverse, spesso agli antipodi rispetto a quelle che vengono fatte durante l’infanzia o l’adolescenza. Se si lascia spazio per ovviamente. Ho imparato a diventare il più possibile supporto. A tenermi in ombra e osservare, perché i risultati sono di gran lunga più creativi, eterogenei e liberi da condizionamenti.Questo non vuol dire lasciarsi andare alla confusione. La complessità va gestita in coerenza con le finalità programmate. Non attraverso l’omologazione di metodi e contesti. È più facile realizzare un tutorial che essere in grado di sostanziare opportunità concrete e differenziare il nostro apporto a seconda delle richieste implicite dei piccoli utenti.
Non è mio interesse che si portino a casa prodotti incelofanati, senza sbavature, simili ad un esempio. Non faccio vedere mai il prototipo di un opera o la realizzazione di un ‘lavoretto’ (termine terribile per indicare i lavori dei bambini, generalizzato e sminuente). Il lavoro ‘seriale’ è importante perché sviluppa competenze, ma non sono quelle di cui mi preoccupo di far emergere durante i miei laboratori. Attività manuale non è necessariamente didattica dell’arte.
Occorre essere consapevoli che sono due cose differenti. Per me è fondamentale che emerga la personalità di ciascuno. Non metto mai mano al lavoro dei bambini, neanche per raddrizzare una linea. Perché non è la perfezione formale (per esempio assomigliare a disegni dei grandi) quanto un’espressione personale. Che non è mai uguale a se stessa. Può mutare nel tempo, con le condizioni e con i materiali, con l’umore, con il gruppo in cui si lavora.
Giocare con l’arte serve a farsi un’opinione. Anche da piccoli. Perché è un errore di valutazione credere che ci siano opinioni che vanno formate solo da una certa età in poi.

Leontina Sorrentino

I bimbi e le loro domande imbarazzanti

I bimbi e le loro domande imbarazzanti

Come nascono i bambini? Come escono dalla pancia della mamma? Da dove arrivano? Prima o poi giunge, inevitabilmente, il momento delle domande e delle risposte da dare.
Ecco cosa fare e, soprattutto, cosa dire ai nostri figli.

Dai tre anni in poi e’ normale che i nostri figli comincino ad avere curiosita’ riguardanti il sesso e le differenze tra maschietti e femminucce. Del resto la televisione, la scuola, il confronto con gli amici sono stimolazioni continue che li portano a chiedersi il perche’ di certe diversita’ e fortificano in loro la naturale voglia di sapere. Questi desideri di conoscenza non hanno nulla di preoccupante, anzi l’attenzione, proprio attorno a questa eta’, si sposta sugli organi sessuali e l’argomento stimola particolarmente la loro fantasia.I genitori, il piu’ delle volte, si trovano spiazzati e imbarazzati e non sanno come reagire. Un primo consiglio, semplice ma importante, e’ di confrontarsi con serenita’ e pazienza anche sui temi piu’ delicati, senza far pensare al piccolo di aver fatto domande indiscrete o inappropriate. e’ bene, inoltre, che tutti e due i genitori parlino con il figlio, in modo che entrambi abbiano confidenza con lui e che, soprattutto il maschio, possa sentirsi ancora più a suo agio nel confrontarsi proprio con la persona del suo stesso sesso, a cui si ispira.

E quando il bimbo pone una delle sue fatidiche domande, meglio non agitarsi e rispondergli. Sempre. Rispettando i suoi tempi e ricordando che anche forzarlo a sapere, qualora non abbia alcun interesse all’argomento, gli crea solo un’inutile ansia.

ALCUNE LETTURE CONSIGLIATE

Le domande dei bambini di Oliviero Ferraris – Bur biblioteca Universale Rizzoli.
Sessualità e bambini di Nessia Lanado – Red Edizioni.
Parlami d’amore. Educazione affettiva e sessuale dei bambini dai 3 ai 12 anni di Pélissié du Rausas Inès – Paoline Editoriale Libri.

Rimandare il momento del confronto aiuta noi a prepararci meglio, ma puo’ confondere il bambino.

Ancora, fingere di non aver capito o sentito, lo farebbe sentire poco considerato. Non ditegli bugie, ma raccontategli la verità senza essere troppo scientifici. Non serve. Rispondete solo a quello che vi ha chiesto, partendo dall’esempio più lampante e familiare: l’amore che c’è tra mamma e papà, un rapporto specialissimo fatto anche di baci e carezze che si è coronato proprio con la sua nascita.