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Sport ed età evolutiva

Lo sport ha un ruolo molto importante nel raggiungimento di un equilibrio psico-fisico, sia durante l’età adulta che durante l’età evolutiva.

Fa bene alla salute, previene il rischio di patologie cardiovascolari, aiuta a restare in linea e ad arginare l’aggressività: è uno sfogo naturale, con effetti positivi su tutta la sfera dell’emotività. Inoltre, funzione dello sport è anche spingere alla socializzazione e contribuire alla condivisione di regole: tutti questi ingredienti, fanno dello sport uno dei pilastri per un corretto sviluppo psico-emozionale del bambino stimolando la predisposizione al gioco e alla socialità, fortificando lo spirito di appartenenza a un gruppo e alla società e aumentando la disposizione alla cooperazione. Ma come approcciare correttamente uno sport durante l’età evolutiva?

Sport: un’attività quotidiana

A partire dagli anni ‘90 si è spinto molto per fare dell’attività sportiva un punto fermo della quotidianità dei bambini. Molti bambini infatti si avvicinano a sport di squadra e discipline sportive in tenera età (calcio, pallavolo, nuoto, pallacanestro, rugby, arti marziali, scherma, pattinaggio, etc.). In parallelo all’aumento dei praticanti di discipline sportive è aumentato anche il numero di piccoli sportivi che si sono avvicinati all’agonismo: molti “baby atleti”, si avvicinano alla pratica agonistica tra i 7 ed i 18 anni.

Al giorno d’oggi, soltanto il 10% degli italiani adulti svolge con regolarità attività sportiva, mentre adolescenti, bambini e ragazzi praticano lo sport quasi ogni giorno (grazie a scuola, associazioni e partecipazione a società giovanili). Spesso sono i genitori ad avviare i propri figli allo sport, con intento educativo. A volte capita – purtroppo – che alcuni genitori “investano” il proprio figlio dei propri sogni non realizzati, mettendolo nelle mani di allenatori o procuratori che ne devono curare la crescita agonistica e atletica.

Bisogna ricordare che i bambini non sono “piccoli adulti” ma hanno delle caratteristiche e delle necessità proprie della loro stagione evolutiva: per questo è fondamentale non solo che i programmi di allenamento rispettino caratteristiche date dall’età e disposizioni personali, ma anche che i genitori non “forzino” il proprio figlio nella pratica di uno sport in particolare e non lo spingano precocemente verso l’attività agonistica, senza che nel bambino sia nata la voglia di “fare un passo in più” e di praticare lo sport in modo agonistico.

A cura della redazione di MioDottore e con il contributo della Dott. ssa Mariangela Castellano, psicologa e psicoterapeuta.

 

C = CAVALLO

I vostri figli [K.Gibran]

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I vostri figli non sono figli vostri:
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi e tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee, perché essi hanno le loro idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro né può fermarsi a ieri.

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché Egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo
.

Ci sarà… by nonna Tella

Quando ero piccola e la mamma mi leggeva una favola iniziava sempre con: “C’era una volta…in un paese lontano…”

Il sogno iniziava e…ogni cosa diventava grande, lontana e… misteriosa.

La mia favola non comincerà affatto così!

Ma…

Ci sarà un giorno, fra molti e molti anni, in un paese che non ha un nome definito, ma ogni abitante lo definisce come più gli aggrada, un uomo felice. Veramente felice.

I suoi occhi avranno il colore del mare sereno, senza increspature né onde pericolose, talmente azzurri da perdere la definizione di azzurro per arrivare ad essere pura sensazione di colore. I capelli saranno neri, ma neri come le piume dei corvi e avranno il profumo del sole e della terra. L’aspetto sarà di una persona semplice ma la sua voce sarà sicura e rassicurante.

Il pregio maggiore di questa persona sarà sicuramente il saper leggere i pensieri dei bambini così saprà sempre distinguere il dolore dal capriccio. Un bel giorno questo signore, che chiameremo solo col suo nome di battesimo: Filippo, diventerà maestro ed insegnerà in una scuola elementare. Una scuola del futuro, dove non ci saranno solo i quaderni e le matite colorate, non ci saranno solo computer parlanti e robot comandati dal suono della voce ma… stupendi e lussureggianti giardini. Piante e fiori scintilleranno per i riflessi del sole in un cielo talmente pulito da farci credere che da molti anni l’uomo non inquina e rispetta il mondo in cui vive. Nel giardino di ogni scuola ci sarà una fontana e dentro tanti pesci di ogni colore. D’inverno, quando tutto diventerà bianco di neve e la fontana sarà gelata, i bambini pattineranno e giocheranno a scivolare sul ghiaccio. La serenità, la felicità faranno sì che i bambini impareranno molte cose e…siccome si capiranno sempre, qualunque lingua ognuno di loro parlerà, si vorranno bene. Anche i loro genitori avranno imparato a volersi bene e a cercare di capire prima di prendere posizione… Il maestro dagli occhi azzurri saprà insegnare loro a leggere col cuore e a vedere ogni cosa per quello che è. Insegnerà loro ad usare ogni tecnologia e a non essere mai usati da nessuno…

Caro Francesco, ci sarà un giorno, fra molti anni , un mondo proprio come tu desideri… Se da oggi inizierai a pensarlo.

[by Donatella]

da Greenpeace: FAR WEST NEI MARI ITALIANI

ROMA, 31.03.16 – Nei mari italiani operano circa 100 piattaforme, a gas e petrolio, del cui impatto ambientale non si ha alcuna stima, misurazione o controllo. Greenpeace denuncia questa incredibile mancanza di supervisione dell’attività delle compagnie petrolifere nei nostri mari, precisando di avere appreso questa situazione da una nota stampa dell’ENI, proprietaria di gran parte degli impianti.
greenpeace
Questo l’antefatto: a seguito di una istanza pubblica di accesso agli atti, lo scorso settembre Greenpeace aveva ottenuto dal Ministero dell’Ambiente i piani di monitoraggio di 34 piattaforme di proprietà ENI. L’associazione ambientalista aveva però chiesto al Ministero di poter accedere ai dati di tutte le piattaforme operanti nei mari italiani, che secondo il Ministero dello Sviluppo Economico sono 135. Dal momento della diffusione di quei dati, Greenpeace ha ripetutamente chiesto – e con essa lo hanno fatto anche le Regioni promotrici del referendum sulle trivelle – cosa ne fosse delle oltre 100 piattaforme e strutture assimilabili di cui non aveva ricevuto alcun dato: il Ministero aveva deciso deliberatamente di limitare l’accesso agli atti, o il problema era l’assenza di monitoraggi?

A queste domande ha risposto ieri sera ENI, con una nota alle agenzie di stampa: “Relativamente alle ‘100 piattaforme mancanti’, per le quali secondo Greenpeace non sarebbero stati forniti i piani di monitoraggio, ENI spiega che quelle di propria pertinenza, non emettono scarichi a mare, né effettuano re-iniezione di acque di produzione in giacimento, pertanto non ci sono piani di monitoraggio prescritti e nessun dato da fornire”.

«Ecco svelato il mistero, finalmente: i petrolieri estraggono fonti inquinanti nei nostri mari e nessuno controlla. Alla faccia della “normativa severissima” che secondo il governo regolerebbe il settore, le attività di estrazione di gas e petrolio offshore assomigliano a un far west», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. «Siamo un Paese in cui vengono (giustamente) controllati gli scarichi dei motorini, ma non si controllano le piattaforme in mare. È vergognoso e preoccupante».

Secondo Greenpeace è inoltre incredibile che ad aver chiarito questo aspetto non sia stato il Ministero per l’Ambiente, pure interrogato per settimane, ma ENI: viene da chiedersi quali siano le istituzioni del Paese, quelle del governo o quelle delle multinazionali fossili?

Greenpeace ritiene l’assenza di controlli su questi impianti un fatto gravissimo, che conferma la necessità di una vittoria del Sì al referendum del prossimo 17 aprile. Chiede che il Governo risponda pubblicamente di questa situazione, chiarendo all’opinione pubblica quali misure intende adottare per avviare quanto prima una seria attività di controllo. L’associazione ricorda anche come attualmente le piattaforme offshore siano state escluse – in virtù di un recepimento aberrante della direttiva 2012/18/UE (DL 26 giugno 2015, n. 105) – dalla categoria di “impianti a rischio di incidente rilevante”. In pratica il legislatore esclude a priori che queste strutture possano rompersi, incendiarsi, avere delle perdite rilevanti, collassare, affondare.

Riguardo alla mancata necessità di controllare le piattaforme che non re-iniettano le acque di produzione, Greenpeace segnala il caso (portato alla luce nelle scorse ore da “S”, il mensile di Live Sicilia) di 500 mila metri cubi di acque di strato, di lavaggio e di sentina che sarebbero state iniettate illegalmente nel pozzo Vega 6, del campo oli Vega della Edison, al largo delle coste di Pozzallo. I dati relativi a questo disastro ambientale verrebbero da un dossier di ISPRA, al centro di un procedimento penale della Procura di Ragusa. Gli inquirenti ipotizzano “gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando, per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi“. Secondo ISPRA la miscela smaltita illegalmente in mare contiene “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE” e ha causato danni ambientali e inquinamento chimico. “La natura particolare delle matrici ambientali danneggiate”, secondo ISPRA, non potrà essere riportata “alle condizioni originali”.

Leggi il rapporto di Greenpeace “Trivelle fuorilegge”

trivelle
ROMA, 01.04.16 – Il 73 per cento delle piattaforme situate entro le 12 miglia marine dalle coste italiane sono non operative, non eroganti o erogano così poco da non versare neppure un centesimo di royalties alle casse pubbliche. Analizzando i dati presenti sul sito del Ministero per lo Sviluppo Economico relativi alla produzione delle piattaforme oggetto del referendum del prossimo 17 aprile, Greenpeace ha scoperto che in tre casi su quattro si tratta di impianti il cui ciclo industriale è chiaramente esaurito perché non producono o lo fanno in quantità insignificanti.

Come si può leggere nel documento “Vecchie spilorce” di Greenpeace, delle 88 piattaforme operanti entro le 12 miglia, ben 35 non sono di fatto in funzione: 6 risultano “non operative”, 28 sono classificate come “non eroganti”, mentre un’altra risulta essere di supporto a piattaforme “non eroganti”. Dunque, il 40 per cento di queste piattaforme resta in mezzo al mare solo per fare ruggine.

Ci sono poi altre 29 piattaforme che sono considerate “eroganti” ma che in realtà da anni producono così poco da rimanere costantemente sotto la franchigia, cioè sotto la soglia di produzione (pari a 50 mila tonnellate per il petrolio, 80 milioni di metri cubi standard per il gas) che esenta i petrolieri dal pagamento delle royalties. In altre parole, quasi un terzo delle piattaforme entro le 12 miglia continua a essere definito “erogante”, sebbene produca al di sotto dei limiti della franchigia (in alcuni casi da oltre 10 anni) e quindi non renda un centesimo di royalties alle casse pubbliche. È solo una finzione che permette ai petrolieri di evitare i costi di dismissione degli impianti.

In definitiva, solo 24 piattaforme (di cui una di supporto) operano abitualmente estraendo idrocarburi al di sopra della franchigia: rappresentano appena il 27 per cento delle piattaforme entro le 12 miglia. Greenpeace ne deduce che è urgente smantellare le altre 64 strutture – alcune vecchie più di 40 anni – che hanno palesemente esaurito il loro ciclo di produzione e che devono essere rimosse prima che il mare e la ruggine provochino cedimenti nella struttura, con il rischio di causare disastri ambientali.

«Abbiamo deciso di fare chiarezza: le piattaforme interessate dal referendum del 17 aprile sono ferrovecchi che nella maggioranza dei casi estraggono nulla o poco più e che non versano neppure un centesimo nelle casse pubbliche. È questo il comparto strategico che Renzi e il fronte astensionista difendono? Il 17 aprile votando Sì possiamo dare un termine certo alla presenza di questi inutili dinosauri nei nostri mari», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.

Leggi il documento “Vecchie spilorce”

CINQUE ANNI DOPO FUKUSHIMA…

GREENPEACE: CINQUE ANNI DOPO FUKUSHIMA CIRCA CENTOMILA PERSONE NON SONO ANCORA TORNATE A CASA

MOSCA, 9.03.16 – Cinque anni dopo il disastro di Fukushima, avvenuto l’11 marzo 2011, circa centomila persone non sono ancora tornate a casa. I sopravvissuti di Cernobyl continuano a mangiare cibo con livelli di radioattività oltre i limiti, a trent’anni dalla catastrofe che ha privato centinaia di migliaia di persone della loro casa.

Entrambi i disastri continuano ad avere un impatto sulla vita quotidiana di milioni di persone, come emerge da “L’eredità nucleare di Fukushima e Cernobyl”, una ricerca di Greenpeace condotta in Giappone, Ucraina e Russia.
Nuclear Protest Projection.
“Per chi vive a Fukushima non si intravede la fine di questo incubo” afferma Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Giappone. “L’industria nucleare e i governi di tutto il mondo hanno perpetuato il mito che si può tornare alla normalità dopo un incidente nucleare, ma l’evidenza mostra che questa è solo retorica”.

Dal rapporto di Greenpeace emerge che i governi stanno riducendo le misure di protezione dalla radioattività sia in Giappone che nei Paesi contaminati dal disastro di Cernobyl. Il monitoraggio ambientale e alimentare è stato tagliato nel secondo caso, mentre a Fukushima il governo vuole che la maggioranza della popolazione evacuata faccia rientro a casa nel 2017 anche se le aree sono ancora contaminate. Greenpeace chiede ai governi di continuare a fornire il dovuto sostegno economico ai sopravvissuti di Cernobyl e Fukushima.

Molti effetti negativi sulla salute sono stati osservati nelle comunità colpite da Cernobyl e da Fukushima e il monitoraggio della nei boschi ha mostrato un rischio elevato per la popolazione.

Trent’anni dopo Cernobyl circa cinque milioni di persone vivono in aree contaminate, nelle quali il tasso di mortalità è molto più alto della norma, il tasso di natalità è notevolmente più basso, l’incidenza di tumori è aumentata e il manifestarsi di malattie mentali è molto diffuso. A Fukushima, è stata registrata una crescita nell’incidenza di tumori alla tiroide tra i bambini, che non può essere pienamente giustificata dall’aumento dei controlli, e quasi un terzo delle madri che vivevano vicino ai reattori danneggiati ha mostrato sintomi di depressione.

Per la prima volta nella storia del Giappone proprio oggi un tribunale locale ha ordinato lo stop di due reattori nucleari per ragioni di sicurezza. I reattori 3 e 4 di Takahama erano stati riaccesi a fine gennaio, ma il reattore 4 era già stato bloccato dopo tre giorni per un problema tecnico. In Giappone rimangono così al momento solamente due reattori in funzione.

Leggi la sintesi (in italiano) de “L’eredità nucleare di Fukushima e Cernobyl”: http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Leredita-nucleare-di-Fukushima-e-Cernobyl/

Leggi il rapporto integrale (in inglese): http://www.greenpeace.org/international/en/publications/Campaign-reports/Nuclear-reports/Nuclear-Scars/

ALCUNE REGOLE PER UN BIMBO IPERATTIVO

“GIU’ LE MANI DAI BAMBINI” SUGGERISCE… (ALCUNE REGOLE PER UN BIMBO IPERATTIVO)

[tratto da www.giulemanidaibambini.org che spiega che “La lista che segue è frutto dell’armonizzazione a cura del nostro staff di due noti riferimenti per specialisti, “La sindrome di Pierino: il controllo dell’iperattività”, del dott. Daniele Fedeli, docente di Psicopatologia Clinica dell’Università di Udine, “How to operate an ADHD clinic or subspecialty practice”, di M. Gordon – GSI Publications e “Che cosa ti avevo detto?”, di D. Donovan e D. McIntyre. Si tratta di alcune facili regole pratiche per la gestione in classe ed a casa di bimbi irrequieti e disattenti …”]

 

1) AIUTAMI A FOCALIZZARE L’ATTENZIONE SU DI TE
Considera il mio “modo” di entrare in contatto con l’ambiente: ho bisogno di movimento, gesti e mani alzate!

2) …E ASSICURATI CHE TI STIA ASCOLTANDO
Quando svolgo un attività che mi richiede molta concentrazione,come giocare con i videogiochi, mi capita di rispondere in modo automatico e impulsivo. Quanti disguidi nascono! Basta un piccolo gesto per richiamare la mia attenzione!

3) ATTENZIONE AI SIGNIFICATI CONVENZIONALI
Io recepisco quello che dici alle lettera e in modo logico. Espressioni come: “Non ti sai comportare come si deve?”, “Le vuoi prendere?”, “Che cosa ti ho appena detto?”,“La smetti?” Non ottengono il risultato da te sperato perché io le interpreto con un’altra modalità. Molti di questi sono ordini di fare esattamente il contrario di ciò che tu avevi in mente, come: “Dillo solo un’altra volta!” “Avanti. Tocca quel giocattolo e vedi che ti succede!”

4) SEI TROPPO COMPLICATO…
I messaggi vanno formulati in maniera molto diretta, senza “giri di parole”… sennò mi confondo!

5) DAMMI PRIMA QUELLO DI CUI HO BISOGNO
Può capitare che non mi stiate dando il necessario. Non darmi quello di cui TU hai bisogno ma vieni incontro ai MIEI bisogni fisici ed emotivi. Ho bisogno di appoggio, regole e limiti fin dalla prima età, e con continuità nel tempo.

6) PERCHE TUTTE QUESTE REGOLE?
Le regole vanno commisurate alle mie possibilità: poche regole e molto chiare. Mi devi descrivere – di volta in volta e con molta linearità – il comportamento o il risultato che ti aspetti da me.

7) PERCHE’ QUANDO MI PARLI NON TI FAI SENTIRE?
Devi mostrarmi come un compito va eseguito, dandomi delle istruzioni con voce chiara. Per me è utile ripetere le Tue istruzioni, esprimendole ad alta voce, finché non avrò interiorizzato la sequenza.

8 ) MI DICI TROPPE COSE TUTTE ASSIEME
I messaggi vanno trasmessi uno per volta, altrimenti io li “cumulo” e poi me li dimentico! Se tu “segmenti” i comportamenti in una sequenza operativa (”…ora prendo il libro, cerco la pagina, la leggo tutta senza interruzioni…”), per me è tutto più facile. Se poi i compiti sono troppo lunghi o complessi… spezzettali in parti più piccole! Così mantengo la capacità d’attenzione ed il controllo sull’obiettivo da raggiungere.

9) NON L’HO DIMENTICATO… È SOLO CHE NON L’HO SENTITO LA PRIMA VOLTA!
Dammi le indicazioni un passo alla volta e chiedimi che cosa penso che tu abbia detto, e se non capisco subito… ripetimelo usando parole diverse!

10) SONO NEI GUAI, NON RIESCO A FARLO
Offrimi delle alternative alla soluzione dei problemi: aiutami ad usare una strada secondaria se la principale è bloccata.

11) …E FAMMI RITORNARE SULLE COSE CHE ABBANDONO SUBITO
A volte abbandono giochi o attività dopo pochi minuti, forse per paura di non riuscire a superare piccole difficoltà. Affrontiamo insieme quello che io abbandono facilmente.

12) HO QUASI FINITO ADESSO?
Dammi dei periodi di lavoro brevi, con obiettivi a breve termine

13) HO BISOGNO DI SAPERE COSA VIENE DOPO
Dammi un ambiente in cui ci sia una routine costante, ed avvertimi se ci saranno dei cambiamenti. Ricordati che i cambiamenti avvengono nel quotidiano, all’interno di esperienze significative e strutturate. Non servono “rivoluzioni”: è proprio dentro la routine che puoi incidere per farmi modificare il mio comportamento.

14) SE NON TI DO RETTA…E’ PERCHE’ MI ANNOIO!
Io mi stanco facilmente, mi annoio, e peggioro nettamente in situazioni poco motivanti. Stabilire una “routine”, gestendo senza sorprese le varie fasi della giornata non significa “appiattire i contenuti” della giornata stessa!

15) MI REGALI UN PAUSA?
In effetti, nessuno meglio di me sa come mi sento io. Quindi, se in extremis ti chiedo un momento di pausa per guardarmi attorno e mettermi in comunicazione con l’ambiente che mi circonda, stabiliamolo assieme, ma non me lo negare…

16) SE HO FATTO BENE DIMMELO SUBITO
Dammi un feedback “nutriente” ed immediato su quello che sto facendo e ricordami (e ricordati!) delle mie qualità, specialmente nelle giornate negative.

17) SE FACCIO BENE DAMMI UN PREMIO!
Se mi gratifichi o mi fai pagare un simbolico “prezzo” per i miei comportamenti, mi incentivi ad autocorreggermi! (gli adulti lo chiamano “autocontrollo cognitivo”)

18) È SEMPRE TUTTO SBAGLIATO?
Premiami anche solo per un successo parziale, non solo per la perfezione.

19) FAMMI CAPIRE CHI HA SBAGLIATO
Molto spesso usi espressioni impersonali che non mi permettono di capire che ho sbagliato, come ad esempio: “E’ stata una settimana orrenda!” “E’ stata una festa di compleanno da scordare!” Indicami dove ho sbagliato, e chi ha sbagliato! Generalizzando i fatti, innesti un meccanismo di de-responsabilizzazione che non mi porta alcun frutto. Ho bisogno di indicazioni precise!

20) NON MI PUNIRE DURAMENTE SE FACCIO QUALCOSA CHE NON VA BENE PER TE…
Riconsidera il Tuo modo di punirmi. Non mi devi ferire ma riportarmi al comportamento corretto il più rapidamente possibile. Quando disturbo o mi oppongo, le punizioni dure servono a poco: così avviamo un’escalation senza fine!

21) …E SE SEI TROPPO ARRABBIATO, NON MI SGRIDARE!
La rabbia non mi rende più obbediente! Quando sei molto arrabbiato io concentro la mia attenzione sui Tuoi sentimenti negativi e vivo un ulteriore esperienza negativa. Difficilmente mi servirà a qualcosa quella sgridata.

22) DISORDINE CHIAMA DISORDINE
Certo che se l’ambiente nel quale mi fai lavorare mi distrae di per se… possiamo eliminare tutte queste distrazioni? Per esempio, quando si fanno i compiti, fammi tenere sul tavolo solo ciò che è realmente indispensabile…

23) CONDIVIDI CON ME
Stiamo insieme a parlare, ad ascoltarmi, a giocare e a disegnare è fondamentale per poter sviluppare la mia attenzione vigile insieme a tanti benefici per la mia crescita.

24) NON SAPEVO CHE NON ERO AL MIO POSTO
Ricordami di “ascoltarmi”, di ascoltare le mie emozioni, e ricordami di pensare prima di agire. Se imparo a “mettere del tempo” tra il pensiero e l’azione, farò meno disastri!

25) PREVENIRE E MEGLIO CHE REPRIMERE
Prima di portarmi in ambienti in cui posso scatenarmi con comportamenti troppo agitati (come le feste di compleanno!), ricordami come mi dovrò comportare… ed intervieni subito quando capisci che sto per perdere il controllo di me!

26) MI INSEGNI A FARMI VOLER BENE?
Dimmi cosa è adeguato per Voi adulti, come posso chiedere qualche cosa senza essere aggressivo, come posso risolvere un conflitto, come posso conversare senza interrompere sempre l’interlocutore. Se facciamo delle simulazioni io e Te, per me sarà tutto più facile quando mi capiterà veramente!

27) SE ASCOLTO VERRO’ ASCOLTATO
M’insegni anche a coltivare la capacità di ascoltare gli altri? Aiutami a capire che se non ascolto difficilmente verrò ascoltato quando ne avrò bisogno. Così imparerò a comprendere i sentimenti altrui, e quindi di riflesso – i miei.

28) OGNI AZIONE HA UNA REAZIONE
Se mi fai comprendere bene che ogni mia azione avrà poi una reazione, da parte dell’ambiente e delle persone, mi aiuterai molto. Fammi esempi a me vicini e facilmente comprensibili, anche mediante il gioco degli opposti (“se maltratto il gatto, il gatto mi graffia”, “se aiuto il cane il cane mi vorrà bene” etc.)

29) MA IO NON VALGO NULLA?
Spesso ho un basso senso di autostima e mi sento “un fallimento”: mi puoi valorizzare nei miei aspetti positivi, sostenendomi ed incoraggiandomi? Fammi percepire la Tua fiducia in me, per favore…

30) IO “SONO COME MI COMPORTO”?
Il non sono “sbagliato”. E’ pericoloso e dannoso confondermi con i miei comportamenti, perché così divento “effetto totale” di essi e non posso più intervenire per modificarli/risolverli. Ciò che c’è di “sbagliato” non sono io, ma il modo in cui mi comporto: fammi comprendere che io posso sempre decidere di far qualcosa di concreto per impegnarmi a migliorare

31) NON ARRENDERTI!
Se fin dalle prime volte non ottieni i risultati sperati non arrenderti. Si tratta di approcci semplici ma che non per questo non richiedono sforzo e tempi non brevi. Ogni mio comportamento può essere “trasformato” ma è necessaria perseveranza, pazienza, coerenza e continuità nel tempo.

Il Museo che Ama i Bambini. A cura di Leontina Sorrentino

 

Tutti i musei sono adatti ai bambini e alle bambine? Occorre preparare i bambini prima di una visita?

Sono sempre di più i musei che si interrogano sulla possibilità di essere Kids Friendly, ovvero luoghi pensati per la fruizione e con proposte adatte anche ai più piccoli. Si moltiplicano attività e iniziative, si comincia a fare rete e a ottimizzare la comunicazione. Alcuni Musei hanno esperienza più che decennale, con attività che si ripresentano, radicati nel territorio e con grande successo di pubblico, a cadenza annuale. Altri, senza tradizione didattica, si
affacciano in maniera magari impacciata, tipica della ricerca fatta seguendo le tendenze generali, ma non ancora collaudata, procedendo per tentativi e adeguando il proprio personale ai vari eventi e alla risposta che ricevono dai
visitatori. Aprirsi ad un target specifico per trasmettere conoscenza e cultura, abituare alla frequentazione ed evolvere insieme nel sistema comunicativo deve essere un obiettivo comune. Dobbiamo pretendere il diritto all’arte e alla
cultura anche per i nostri figli, in primo luogo da Musei, istituti culturali, siti, associazioni. Ma anche noi, singoli cittadini, dobbiamo fare la nostra parte. In che modo?

Il ruolo di ciascuno di noi
Partecipando a quanto viene organizzato, in maniera costante, entusiasta. Consapevoli che tutto è perfettibile, ma anche che è nostra responsabilità far capire che trasmettere arte ai bambini è un’esigenza sentita. Con carenza di pubblico e di interesse collettivo anche gli operatori, i direttori e chi si occupa dei servizi di didattica, faranno fatica a far passare l’idea che è un bisogno inatteso che va colmato. E sempre meno fondi verranno stabiliti per il settore della Didattica! Poi sarà vero che non rimarremo sempre soddisfatti del singolo laboratorio, o della visita o dell’organizzazione trovata. Tuttavia il crescente sforzo da parte dei Musei, la preoccupazione di assicurare offerte per bambini e famiglie è il segno di un cambiamento.
Questo cambiamento va visto e supportato attraverso la partecipazione. Portare i nostri bambini e le nostre bambine al museo in occasioni dedicate a loro o a tutta la famiglia serve a:

1- Dare un segnale forte e far emergere un’esigenza educativo-morale necessaria ad una sana crescita.
2- Creare un legame con il proprio territorio, per scoprirlo ed imparare a prendersene cura.
3- Allargare le proprie conoscenze e socializzare in contesti diversi dai soliti.
4- Dare indicazioni per migliorare proposte ed offerte in un dialogo continuo.
5- Incrementare il senso di appartenenza, riscoprire culture e radici.

Come preparare le/i bambine/i ad una visita al museo
Continuo a leggere tantissimi suggerimenti a riguardo e sono tutti (o quasi) approcci condivisibili. In effetti esistono infiniti modi di preparare una visita (per vedere collezioni o siti, fare laboratori,seguire incontri, ecc..). Quello che
suggerisco sempre io è di personalizzare il più possibile le ‘ricette’ che ci vengono date. Dico sempre che ogni metodo è valido…come il suo contrario.
Ciascuno approccio deve essere adeguato all’età e alle caratteristiche personali del bambino, alla modalità comunicativa familiare, al periodo scelto, al contesto in cui ci rechiamo e via andare. Il più piccolo dettaglio influenza l’impatto
generale. Quello che non può mancare è:

1- Dose di reale curiosità: se io genitore fingo entusiasmo i bimbi se ne accorgono. Dunque se voglio coinvolgere devo essere coinvolto a mia volta.
2- Correttezza di fondo: non rispondere a domande di cui non conosciamo la risposta! Fare un percorso di scoperta insieme è preferibile piuttosto che essere approssimativi per non sembrare impreparati.
3- Parlare dell’esperienza: io non faccio differenza, ne parlo sia prima che dopo. Caricarli positivamente all’incontro (con qualche curiosità buttata qui e là e qualche interrogativo cui poi dare risposta), ma raccontarci anche le sensazioni vissute dopo la visita, rifare il percorso per consolidare informazioni.

Ciascuna famiglia dovrebbe sperimentare un proprio processo, tenendo presente che anche questo è un modo di relazionare, crescere e stare insieme.
Vi segnalo:
Ogni lunedì dalla 10 alle 20 i musei, partecipanti all’iniziativa, si danno appuntamento sul web per condividere le loro proposte didattiche, scambiarsi esperienze e rispondere a domande. Se avete anche voi un account Twitter seguendo l’hashtag #MuseumSchool potete leggere gli scambi e intervenire quando volete.

Leontina Sorrentino
www.didatticaartebambini.it – leontina@didatticaartebambini.it

Cefalea nei bambini: prima causa di assenza a scuola.

“Ha un profondo impatto sui risultati scolastici, secondo alcune ricerche è la prima causa di assenza da scuola, con circa 7-8 giorni persi all’anno e interferisce anche con le attività quotidiane, eppure la cefalea nei bambini è poco considerata, anche dai genitori: il 36% di essi infatti non sa che il figlio ne soffre”, afferma Pasquale Parisi, Responsabile del Centro Cefalee Pediatriche della Cattedra di Pediatria di “Sapienza” – Università di Roma, presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

La cefalea è un disturbo comune in età pediatrica ed è causa anche di frequenti accessi al Pronto Soccorso. Circa il 49% della popolazione pediatrica manifesta almeno un episodio di cefalea, il 4,2% ne soffre per più di 10 giorni al mese. La fascia più colpita è quella dai 12 anni in su. “Il disturbo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 30 anni anche a causa del netto cambiamento nello stile di vita dei nostri ragazzi”, aggiunge il professor Parisi. “Oltre alla predisposizione genetica disturbi del sonno, scarsità di ore destinate al riposo, ma anche l’uso eccessivo di videogiochi, tv, tablet e smartphone possono essere in parte responsabili dell’aumento dei casi. A questi si aggiungono fattori emotivi, ansia e stress. L’emicrania vede una netta prevalenza genetica, mentre nella cefalea ‘tensiva’ l’aspetto psico-emotivo è dominante”.

“Tutto ciò rende urgente implementare la ricerca di settore e di conseguenza rivedere le Linee guida per la diagnosi e la terapia della cefalea in età pediatrica, secondo criteri di Evidence Based Medicine”, prosegue ancora Parisi. A confermare questa necessità è uno studio di prossima pubblicazione presentato per la prima volta al Congresso Italiano di Pediatria che ha coinvolto 11 centri italiani afferenti alla Società Italiana di Neurologia Pediatrica. Nello studio è stato utilizzato AGREE II, uno strumento epidemiologico standardizzato che valuta l’adeguatezza delle Linee guida, pertanto “per la prima volta possiamo sostenere su base scientifica la necessità di questa revisione. Occorre inoltre rafforzare la ricerca pubblica e indipendente pervalutare l’efficacia dei farmaci nella popolazione pediatrica, ancora poco studiata”.

“Prima di fare una diagnosi chiediamo al bambino o ai genitori di compilare un ‘diario del mal di testa’ per circa 3 mesi. Spesso infatti la cefalea si manifesta in maniera occasionale, in corrispondenza di una infezione delle vie aeree superiori o di un episodio banale febbrile. Se si tratta di eventi episodici utilizziamo una terapia di ‘attacco’, ma se la cefalea si presenta per almeno 4-5 giorni al mese con compromissione della vita quotidiana usiamo un approccio preventivo, una profilassi, per evitare che il disturbo “cronicizzi” prosegue Parisi. È opportuno rivolgersi a un centro specialistico quando c’è familiarità, specialmente di forme aggressive e cronicizzate nei genitori, quando il disturbo è frequente ed impatta negativamente sugli aspetti scolastici e “ludici” del bambino-adolescente”.

La cefalea può essere ‘primaria’ se dalle indagini strumentali ad hoc non si sia individuata una causa organica del dolore, o secondaria se conseguente a cause come malattie, infezioni, traumi. Queste ultime ammontano a circa il 40-50% dei casi, ma quelle veramente pericolose sono intorno all’1-3% e vanno sottoposte al vaglio del centri specialistici. Esiste infine, anche se molto rara, la cefalea “insidiosa”, apparentemente benigna ma che nasconde patologie che possono minacciare la vita del piccolo paziente. “È molto difficile riconoscerla”, spiega Raffaele Falsaperla, Direttore UOC di Pediatria e PS Pediatrico Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Vittorio Emanuele Catania, “perché è apparentemente innocua, in quanto si manifesta in bambini affetti da cefalea cronica che non presentano segni neurologici tali da destare allarme e che normalmente vengono classificati in Pronto Soccorso come codici bianchi o verdi. L’esame del fondo oculare può essere uno strumento utile per scovarla”.

Cefalea: i consigli della SIP per genitori e adolescenti

Evitare quanto più possibile i fattori scatenanti la cefalea, quali dormire poco, avere stili di vita scorretti (fumo, alcol), essere eccessivamente esposti agli stimoli visivi (computer, smartphone ecc.).
Prestare attenzione ai segnali di esordio precoce atipico, come torcicollo, dolori addominali. Se intercettati precocemente si può fare la diagnosi di cefalea e quindi migliorare la qualità della vita del bambino.
In caso di attacco acuto somministrare tempestivamente la terapia prescritta dal pediatra perché se si aspetta troppo il farmaco rischia di essere inefficace.
Quando ci sono segnali come cambio di umore o se il bambino cammina male, vede male e parla male rivolgersi a un centro specialistico.
Pensare a una profilassi quando gli episodi sono numerosi e inficiano qualità vita del paziente e della famiglia.

Dal sito: www.sip.it (dottor Raffaele Falsaperla, Direttore del Pronto Soccorso Pediatrico e della Unità di Pediatria del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania

SOS bambini: il 6 Aprile 2014 corriamo la SuisseGas Milano Marathon.

Uniti nella corsa e nella solidarietà per finanziare il summer camp estivo.
Corro perché molto prima che le mie orme svaniscano, forse avrò ispirato qualcuno a rifiutare la strada facile, a scendere in pista, a mettere un piede davanti all’altro e ad arrivare alla mia stessa conclusione: corro perché questo mi porta sempre dove voglio andare (Dean Karnazes)

La primavera è alle porte e con il suo arrivo ritorna l’evento sportivo dedicato ai runner più importante d’Italia: la SuisseGas Milano Marathon che, il 6 aprile 2014, vedrà tutta la città (ri)popolarsi di maratoneti e staffettisti, brio e solidarietà. L’anno scorso hanno partecipato 13mila runner tra maratona e staffetta mentre 142 organizzazioni no-profit hanno raccolto 600mila euro. Il percorso da Rho Fiera a Piazza Castello rimane invariato: scorrevole, privo di asperità e con un’altimetria praticamente nulla. La corsa è di km 42,195 mentre le iscrizioni si chiuderanno il 23 marzo 2014. Ma la notizia è… che il Charity Program ci vede partecipanti per il secondo anno.

Sos Bambini correrà per donare un progetto agli amici rumeni che vivono negli istituti di accoglienza per l’infanzia. Iscrivendosi alla gara per noi, ci aiuterai a regalare loro un periodo di svago e serenità, finanziando il “Tabara 2014”, un campo estivo dove potranno seguire attività di sport e intrattenimento.

Offrirci il tuo supporto è molto semplice e puoi scegliere la formula più adatta a te:

1. Puoi partecipare singolarmente alla maratona (42,195km) o iscriverti formando una staffetta (4 runner) così da dividere la fatica con gli amici;
2. Proporre ai tuoi amici di sostenere la tua partecipazione con una raccolta fondi a sostegno del progetto “Sos Bambini Tabara – Summer Camp”, trasformando la tua sfida sportiva in una sfida di solidarietà;
3. Infine, puoi diffondere la nostra locandina nell’azienda dove lavori, nel tuo circolo sportivo, nella scuola dei tuoi figli, così da aiutarci a trovare altri runner

Dal 2004 la mission di SOS Bambini Onlus è di migliorare le condizioni di vita dei bambini, dalla nascita all’adolescenza, concentrando l’attenzione sui Paesi con situazioni di infanzia particolarmente disagiata (Romania e Guatemala attualmente). L’associazione è impegnata anche nel sostegno/adozione a distanza di bambini, ragazze madri e case famiglia; collabora con alcune strutture di Milano dove i volontari più attivi offrono il loro tempo libero durante la settimana o nei weekend.

L’associazione si avvale di soli volontari e non ha costi di struttura, questo per garantire che i fondi raccolti in beni e in denaro siano utilizzati esclusivamente per i progetti di sostegno.
Due volte all’anno, Sos Bambini invia in modo diretto e sicuro medicinali, indumenti, materiali per la scuola e giocattoli, prodotti per l’infanzia e cibo. In estate la Onlus accoglie le candidature di animatori, terapisti, psicomotricisti, sarte, idraulici, muratori e professionisti che vogliano mettere a disposizione il loro tempo per andare negli orfanotrofi di Sighet (Romania) a giocare, aiutare, portare gioia e competenze agli educatori e ai bambini. La struttura pronta ad accoglierli è funzionale, sicura, pulita.

Per maggiori informazioni:
Silvia Scialpi, Presidente di Sos Bambini 3337562231 Skype: maria.silvia.scialpi
Paola Baldacci, volontaria e ufficio stampa 3358310050 Skype: paola.baldacci
www.sosbambini.org
infotiscali@sosbambini.org
http://milanomarathon.it

I ministri dell’UE prendono impegni seri in tema di energia.

BRUXELLES, 04.03.2014 – I Ministri con competenze in tema di Energia sono riuniti oggi a Bruxelles per discutere il pacchetto di politiche della Commissione Europea per il 2030 in tema di energia e clima. La Commissione ha proposto un taglio del 40 per cento delle emissioni nazionali di CO2 e l’obiettivo, vincolante solo a livello europeo, di aumentare ad almeno il 27 per cento la quota di energia da fonti rinnovabili.
Greenpeace ha criticato il pacchetto della Commissione già in gennaio, descrivendolo come una “svendita”. Commentando la riunione di oggi, Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, ha detto: “Un target per la riduzione delle emissioni di CO2 senza obiettivi di sviluppo per rinnovabili ed efficienza energetica è come una bicicletta senza pedali: si muoverà ma non porterà molto lontano. Dopo la sottoscrizione del protocollo di Kyoto, metà della riduzione di gas serra fin qui ottenuta è stata possibile grazie al contributo delle energie rinnovabili. Non è certo questo il momento in cui possiamo limitare il nostro impegno. I capi di governo dell’UE devono prendere impegni seri per la protezione del clima e la modernizzazione del sistema energetico”.

Alcune nazioni hanno giustamente messo in discussione l’astrattezza e la genericità dei meccanismi con cui si dovrebbe tradurre a livello nazionale un obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili che, secondo la proposta della Commissione, resta vincolante solo a livello dell’Unione. I ministri discuteranno anche gli effetti del pacchetto della Commissione sui costi e i prezzi dell’energia, e sulla competitività dell’industria europea.

Un nuovo rapporto di Greenpeace dal titolo “Imprigionati nel passato” (“Locked in the past” in inglese) mostra come le più grandi aziende energetiche europee siano in difficoltà a causa della loro riluttanza a mettere in discussione modelli di business vecchi, a fronte di profonde modifiche strutturali del mercato europeo. “I giganti dell’energia hanno prestato un’attenzione superficiale al cambiamento climatico, continuando ad investire nelle fonti fossili, e hanno trascurato le opportunità di guadagno nel settore in espansione delle energie rinnovabili. Ora queste aziende sono in difficoltà e i governi dovrebbero aiutarle ad indirizzarsi verso un percorso sostenibile da un punto di vista ambientale ed economico”, ha aggiunto Iacoboni.

I leader europei discuteranno, al prossimo vertice del 20 e 21 Marzo, il pacchetto di politiche climatiche ed energetiche proposto dalla Commissione Europea. Greenpeace chiede ai governi dell’UE di approvare tre obiettivi vincolanti in tema di energia e clima, prima del vertice sul clima organizzato, per settembre 2014, dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon. I tre obiettivi, da raggiungere entro il 2030, sono: ridurre le emissioni nazionali di CO2 di almeno il 55 per cento, aumentare al 45 per cento la quota di energia da fonti rinnovabili e migliorare del 40 per cento l’efficienza energetica.

Leggi il briefing (in inglese): http://www.greenpeace.org/eu-unit/en/Publications/2014/Briefing-Locked-in-the-past/

Primo Levi – LA TREGUA – "Il disgelo"

“Nei primi giorni del gennaio 1945, sotto la spinta dell’Armata Rossa ormai vicina, i tedeschi avevano evacuato in tutta fretta il bacino minerario slesiano. Mentre altrove, in analoghe condizioni, non avevano esitato a distruggere col fuoco o con le armi i Lager insieme con i loro occupanti, nel distretto di Auschwitz agirono diversamente: ordini superiori (a quanto pare dettati personalmente da Hitler) imponevano di «recuperare», a qualunque costo, ogni uomo abile al lavoro. Perciò tutti i prigionieri sani furono evacuati, in condizioni spaventose, su Buchenwald e su Mauthausen, mentre i malati furono abbandonati a loro stessi. Da vari indizi è lecito dedurre la originaria intenzione tedesca di non lasciare nei campi di concentramento nessun uomo vivo; ma un violento attacco aereo notturno, e la rapidità dell’avanzata russa, indussero i tedeschi a mutare pensiero, e a prendere la fuga lasciando incompiuto il loro dovere e la loro opera.

Nell’infermeria del Lager di Buna-Monowitz eravamo rimasti in ottocento. Di questi, circa cinquecento morirono delle loro malattie, di freddo e di fame prima che arrivassero i russi, ed altri duecento, malgrado i soccorsi, nei giorni immediatamente successivi.

La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sòmogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti.

Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi.

A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi (la strada era più alta del campo) sui loro enormi cavalli, fra il grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le folate di vento umido minaccioso di disgelo.

Ci pareva, e così era, che il nulla pieno di morte in cui da dieci giorni ci aggiravamo come astri spenti avesse trovato un suo centro solido, un nucleo di condensazione: quattro uomini armati, ma non armati contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo.

Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.

Così per noi anche l’ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti. Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell’offesa, che dilaga come un contagio. È stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l’anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia.

Queste cose, allora mal distinte, e avvertite dai più solo come una improvvisa ondata di fatica mortale, accompagnarono per noi la gioia della liberazione. Perciò pochi fra noi corsero incontro ai salvatori, pochi caddero in preghiera. Charles ed io sostammo in piedi presso la buca ricolma di membra livide, mentre altri abbattevano il reticolato; poi rientrammo con la barella vuota, a portare la notizia ai compagni.

Per tutto il resto della giornata non avvenne nulla, cosa che non ci sorprese, ed a cui eravamo da molto tempo avvezzi. Nella nostra camera la cuccetta del morto Sòmogyi fu subito occupata dal vecchio Thylle, con visibile ribrezzo dei miei due compagni francesi.

Thylle, per quanto io ne sapevo allora, era un «triangolo rosso», un prigioniero politico tedesco, ed era uno degli anziani del Lager; come tale, aveva appartenuto di diritto alla aristocrazia del campo, non aveva lavorato manualmente (almeno negli ultimi anni), ed aveva ricevuto alimenti e vestiti da casa. Per queste stesse ragioni i «politici» tedeschi erano assai raramente ospiti dell’infermeria, in cui d’altronde godevano di vari privilegi: primo fra tutti, quello di sfuggire alle selezioni. Poiché, al momento della liberazione, era lui l’unico, dalle SS in fuga era stato investito della carica di capobaracca del Block 20, di cui facevano parte, oltre alla nostra camerata di malati altamente infettivi, anche la sezione TBC e la sezione dissenteria.

Essendo tedesco, aveva preso molto sul serio questa precaria nomina. Durante i dieci giorni che separarono la partenza delle SS dall’arrivo dei russi, mentre ognuno combatteva la sua ultima battaglia contro la fame, il gelo e la malattia. Thylle aveva fatto diligenti ispezioni del suo nuovissimo feudo, controllando lo stato dei pavimenti e delle gemelle e il numero delle coperte (una per ogni ospite, vivo o morto che fosse). In una delle sue visite alla nostra camera aveva perfino encomiato. Arthur per l’ordine e la pulizia che aveva saputo mantenere; Arthur, che non capiva il tedesco, e tanto meno il dialetto sassone di Thylle, gli aveva risposto «vieux dégoûtant» e «putain de boche»; ciononostante Thylle, da quel giorno in poi, con evidente abuso di autorità, aveva preso l’abitudine di venire ogni sera nella nostra camera per servirsi del confortevole bugliolo che vi era installato: in tutto il campo, l’unico alla cui manutenzione si provvedesse regolarmente, e l’unico situato nelle vicinanze di una stufa.

Fino a quel giorno, il vecchio Thylle era dunque stato per me un estraneo, e perciò un nemico; inoltre un potente, e perciò un nemico pericoloso. Per la gente come me, vale a dire per la generalità del Lager, altre sfumature non c’erano: durante tutto il lunghissimo anno trascorso in Lager, io non avevo avuto mai né la curiosità né l’occasione di indagare le complesse strutture della gerarchia del campo. Il tenebroso edificio di potenze malvage giaceva tutto al di sopra di noi, e il nostro sguardo era rivolto al suolo. Eppure fu questo Thylle, vecchio militante indurito da cento lotte per il suo partito ed entro il suo partito, e pietrificato da dieci anni di vita feroce ed ambigua in Lager, il compagno e il confidente della mia prima notte di libertà.Per tutto il giorno, avevamo avuto troppo da fare per aver tempo di commentare l’avvenimento, che pure sentivamo segnare il punto cruciale della nostra intera esistenza; e forse, inconsciamente, l’avevamo cercato, il da fare, proprio allo scopo di non aver tempo, perché di fronte alla libertà ci sentivamo smarriti, svuotati, atrofizzati, disadatti alla nostra parte.

Ma venne la notte, i compagni ammalati si addormentarono, si addormentarono anche Charles e Arthur del sonno dell’innocenza, poiché erano in Lager da un solo mese, e ancora non ne avevano assorbito il veleno: io solo, benché esausto, non trovavo sonno, a causa della fatica stessa e della malattia. Avevo tutte le membra indolenzite, il sangue mi pulsava convulsamente nel cranio, e mi sentivo invadere dalla febbre. Ma non era solo questo: come se un argine fosse franato, proprio in quell’ora in cui ogni minaccia sembrava venire meno, in cui la speranza di un ritorno alla vita cessava di essere pazzesca, ero sopraffatto da un dolore nuovo e più vasto, prima sepolto e relegato ai margini della coscienza da altri più urgenti dolori: il dolore dell’esilio, della casa lontana, della solitudine, degli amici perduti, della giovinezza perduta, e dello stuolo di cadaveri intorno.

Il mattino ci portò i primi segni di libertà. Giunsero (evidentemente precettati dai russi) una ventina di civili polacchi, uomini e donne, che non pochissimo entusiasmo si diedero ad armeggiare per mettere ordine e pulizia fra le baracche e sgomberare i cadaveri. Verso mezzogiorno arrivò un bambino spaurito, che trascinava una mucca per la cavezza; ci fece capire che era per noi, e che la mandavano i russi, indi abbandonò la bestia e fuggì come un baleno. Non saprei dire come, il povero animale venne macellato in pochi minuti, sventrato, squartato, e le sue spoglie si dispersero per tutti i recessi del campo dove si annidavano i superstiti.

A partire dal giorno successivo, vedemmo aggirarsi per il campo altre ragazze polacche, pallide di pietà e di ribrezzo: ripulivano i malati e ne curavano alla meglio le piaghe. Accesero anche in mezzo al campo un enorme fuoco, che alimentavano con i rottami delle baracche sfondate, e sul quale cucinavano la zuppa in recipienti di fortuna. Finalmente, al terzo giorno, si vide entrare in campo un carretto a quattro ruote, guidato festosamente da Yankel, uno Häftling: era un giovane ebreo russo, forse l’unico russo fra i superstiti, ed in quanto tale si era trovato naturalmente a rivestire la funzione di interprete e di ufficiale di collegamento coi comandi sovietici. Tra sonori schiocchi di frusta, annunziò che aveva incarico di portare al Lager centrale di Auschwitz, ormai trasformato in un gigantesco lazzaretto, tutti i vivi fra noi, a piccoli gruppi di trenta o quaranta al giorno, e a cominciare dai malati più gravi.

Era intanto sopravvenuto il disgelo, che da tanti giorni temevamo, ed a misura che la neve andava scomparendo, il campo si mutava in uno squallido acquitrino. I cadaveri e le immondizie rendevano irrespirabile l’aria nebbiosa e molle. Né la morte aveva cessato di mietere: morivano a decine i malati nelle loro cuccette fredde, e morivano qua e là per le strade fangose, come fulminati, i superstiti più ingordi, i quali, seguendo ciecamente il comando imperioso della nostra antica fame, si erano rimpinzati delle razioni di carne che i russi, tuttora impegnati in combattimenti sul fronte non lontano, facevano irregolarmente pervenire al campo: talora poco, talora nulla, talora in folle abbondanza.

Ma di tutto quanto avveniva intorno a me io non mi rendevo conto che in modo saltuario e indistinto. Pareva che la stanchezza e la malattia, come bestie feroci e vili, avessero atteso in agguato il momento in cui mi spogliavo di ogni difesa per assaltarmi alle spalle. Giacevo in un torpore febbrile, cosciente solo a mezzo, assistito fraternamente da Charles, e tormentato dalla sete e da acuti dolori alle articolazioni. Non c’erano medici né medicine. Avevo anche male alla gola, e metà della faccia mi era gonfiata: la pelle si era fatta rossa e ruvida, e mi bruciava come per una ustione; forse soffrivo di più malattie ad un tempo. Quando venne il mio turno di salire sul carretto di Yankel, non ero più in grado di reggermi in piedi.

Fui issato sul carro da Charles e da Arthur, insieme con un carico di moribondi da cui non mi sentivo molto dissimile. Piovigginava, e il cielo era basso e fosco. Mentre il lento passo dei cavalli di Yankel mi trascinava verso la lontanissima libertà, sfilarono per l’ultima volta sotto i miei occhi le baracche dove avevo sofferto e mi ero maturato, la piazza dell’appello su cui ancora si ergevano, fianco a fianco, la forca e un gigantesco albero di Natale, e la porta della schiavitù, su cui, vane ormai, ancora si leggevano le tre parole della derisione: «Arbeit Macht Frei», «Il lavoro rende liberi».”

Arte e Bambini: storia di un’ amicizia possibile. A cura di Leontina Sorrentino.

Che cosa è la didattica dell’arte per bambini? Perché dovremmo occuparcene? quali vantaggi reali potrebbe portare ai nostri figli?

La didattica dell’arte ( http://www.livinglikeamom.com/larte-e-i-bambini-consigli-pratici-e-didattica/ ) è una strategia che mettere in campo accorgimenti, sistemi, modalità per facilitare l’apprendimento dell’arte. Una procedura che organizza azioni, mirate e consequenziali, finalizzate ad un certo tipo di conoscenza. Se facciamo didattica dobbiamo tenere conto, per esempio, del contesto in cui si apprende, della relazione docente-discente, del ruolo attivo del bambino nella sua stessa educazione , della metodologia ludica (termine un po’ abusato) e narrativa.

L’operatore didattico non sviluppa solo un laboratorio (o visita interattiva o altro tipo di percorso), ma struttura fortemente la parte iniziale (identificazione di obiettivi) e finale (verifica raggiungimento obiettivi) della sua proposta, documenta e rielabora il proprio lavoro per ottimizzarlo. Il capostipite di tutto quello che vedete rapidamente evolversi intorno a noi, rispetto alla didattica museale, è Bruno Munari ( http://www.brunomunari.it/index2.htm ), che negli anni ’70, dello scorso secolo, sperimentava il primo laboratorio museale per bambini a Brera.

Perché educare i bambini all’arte ? Perché è importante (http://www.tafterjournal.it/2013/02/04/arte-e-infanzia-limportanza-dellarte-nello-sviluppo-del-bambino/)! Per l’aspetto cognitivo ed emotivo, per la socializzazione, per sviluppare l’autonomia, per attivare connessioni tra le cose e nel tempo, perché l’arte fa parte delle nostre radici e tradizioni, per coltivare interessi, per scoprire se stessi, per capire altri punti di vista, perché la conoscenza di aneddoti e tecniche stimola la creatività, perché è divertente, perché forma un cittadino consapevole, perché ci aiuta a sviluppare senso critico ed estetico. E se tutto questo non bastasse, perché può essere un significativo momento di condivisione familiare. Visitare un museo o partecipare ad un laboratorio didattico, utilizzare alcune tecniche pittoriche o sfogliare il catalogo di una mostra, sono tutte attività che arricchiscono non solo i bambini e non solo nel campo artistico. Arte -Bambini è un binomio fantastico (per dirla alla Rodari). Allora perché parlare di arte per bambini agli adulti? Perché, anche senza volerlo, noi abbiamo il potere di inibire talune esuberanze che manifestano i bambini. L’arte è uno di quegli argomenti che, frequentemente, spaventa e intimidisce. Ho sentito tante persone raccontare il senso di disagio e di inadeguatezza su questi temi. Chiunque interagisca con i bambini ( ma questo è valido anche nelle comunicazione (http://www.comunicascuola.it/ainfo_articolo3.html ) tra adulti) trasmette più rapidamente e più efficacemente le cose che gli piacciono. E’ più facile tramandare una passione che un’avversione. E’ più facile lavorare con ciò che ci fa stare bene, che con quello che ci annoia. Inoltre, sempre prima, chiediamo ai bambini di abbandonare la fase esplorativa e sensoriale per quella cognitiva. Sempre meno spazio viene riservato al momento della conoscenza di sé anche attraverso l’uso di tecniche e attività manuali e manipolative, perché sporcano o creano confusione. Un nostro compito potrebbe essere quello di favorire il contatto con l’arte semplicemente come ponte verso un mondo nuovo, che neanche noi conosciamo tanto bene, accompagnando lo sviluppo ( http://www.iss.it/auti/?lang=1&id=400&tipo=32 istituto Superiore di Sanità) di piccole menti anche con la coscienza estetico-creativa. Si possono immaginare tanti tipi di attività legate all’arte e non occorre essere degli esperti per affrontare questa avventura, ma solo dei buoni compagni di viaggio! Nel bagaglio inserire sole 2 cose: il riconoscimento del valore educativo dell’arte e la voglia di giocare ! (http://www.slideshare.net/imartini/limportanza-del-gioco-nello-sviluppo-del-bambino )
Se sentite di poter fare vostre queste motivazioni siete gli adulti giusti per condividere un cammino che vi avvicini, insieme ai vostri bambini, allo sconosciuto pianeta degli artisti di tutti i tempi.

Che cosa faccio io? Progetto, conduco e sperimento laboratori sull’arte con bambini, a partire dai 3 anni. Nei miei lavori cerco di trattare con l’universo arte a 360 gradi! Mi piace considerare le opere d’arte come un ipertesto: una sorta di pagina internet dove a seconda di dove posizioni il cursore si attivano link differenti. Un dipinto, per esempio, è l’immagine che vediamo, il materiale di cui è composto, l’autore che lo ha eseguito, una storia commerciale, una superficie che si deteriora, un significato nascosto…Un dipinto si può raccontare come fosse una favola. Una statua può emozionare come fosse un film. Un’istallazione può sorprendere come fosse una magia. Un video artistico può divertire come fosse una barzelletta. Una fotografia può incuriosire come fosse un enigma! Insomma è tempo di ribaltare la concezione polverosa che abbiamo dell’arte e riscoprirne la bellezza, l’attualità e l’importanza.
Per avere un’esperienza appagante con attività laboratoriali, fuori o dentro i musei, conta: 1- la qualità del servizio che ci viene offerto, 2- la nostra predisposizione alla scoperta. Sul primo punto non possiamo incidere direttamente, ma sul secondo si. Basta porsi in ascolto.
Ringrazio ‘Il portale dei bambini’ per avermi dato spazio. In questa rubrica condividerò le mie esperienze, pratiche e collaudate, nel campo del binomio fantastico. L’amicizia tra arte e bambini non solo è innata, ma è possibile coltivarla per scoprire inaspettate evoluzioni!

Leontina Sorrentino – www.didatticaartebambini.it

I bambini in Italia: non solo numeri

Si conferma il trend negativo delle nascite in Italia anche per il 2013: è una delle notizie diffuse dai media in chiusura di anno su dati ISTAT preliminari. I nati in Italia nel 2013 sono oltre 22.000 in meno del 2012, il 4% circa, e quasi 60.000 in meno rispetto al 2009. Sebbene i dati siano ricavati dalla proiezione del 60% circa dei nati dell’anno, il fenomeno merita maggiore attenzione sia da parte della comunità scientifica e sia della istituzioni. È infatti un segnale ulteriore del progressivo invecchiamento della popolazione residente nel nostro Paese, già oggi intorno a numeri allarmanti: per ogni 100 soggetti sotto i 14 anni sono oggi 150 gli over 65 anni, a fronte dei 112 degli anni ’90.

Diversi fattori stanno alla base del fenomeno, ormai noto da molti anni, che colpisce in modo generalizzato tutte le regioni del nostro Paese, dal nord al sud, sia pure con alcune differenze geografiche. I capoluoghi e le città metropolitane sono meno interessate della provincia e solo a Roma e Milano si sono registrati nel 2013 dati in controtendenza, per una ripresa del fenomeno migratorio interno dal sud al nord, dalla provincia alle città metropolitane.

La crisi economica, la difficoltà di portare avanti una gravidanza e far crescere bene i figli in situazioni di incertezza e di instabilità, i trend in aumento di disoccupazione e di povertà sono fenomeni che preoccupano sempre di più e che incidono nel calo progressivo della natalità. Anche l’aumento del numero di bambini al di fuori del matrimonio, stimato nell’ordine del 25-30% del totale, il triplo rispetto al dato del 2000, è il frutto dello stesso sfavorevole contesto sociale e d economico che penalizza la famiglia e la natalità.

Il numero elevato di nati da genitori stranieri, che ormai si colloca intorno al 20%, non riesce più a compensare il tasso di denatalità della nostra popolazione, anche per la tendenza delle donne migranti a ridurre il numero di figli (da 2,4 figli per donna straniera nel 2005 al 2,0 stimato del 2013). Una delle risposte a queste tendenze sociodemografiche può venire dalla maggiore integrazione della popolazione straniera nella società italiana. Indipendentemente dalle convinzioni politiche o ideologiche di ciascuno, è difficile nella realtà globalizzata di oggi negare a chi nasce o cresce in Italia il diritto di sentirsi e di dichiararsi italiano. Il problema semmai è un altro: essere sicuri che l’integrazione sia effettiva e non una dichiarazione finalizzata in modo esclusivo a garantire i benefici giuridici e amministrativi. In questa nostra epoca la società multiculturale e multietnica deve diventare un valore positivo, deve essere occasione di crescita e di sviluppo. Ai bambini e ai ragazzi con genitori stranieri bisogna garantire diritti elementari e prospettive di vita e di salute pari a quelle dei bambini e dei ragazzi italiani. In questo anno che comincia la Società Italiana di Pediatria vuole impegnarsi su questo fronte coinvolgendo tutte le realtà scientifiche e associative che ruotano intorno al bambino e alla Pediatria italiana.

Giovanni Corsello
Presidente SIP (dal sito www.sip.it)

Tre meravigliosi giorni al G COME GIOCARE!

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Il portale dei bambini e …Calimero!

I tre giorni del G come Giocare 2013 sono stati molto intensi, la nostra redazione ha giocato con tanti, ma proprio tanti piccoli amici!

Venerdì 22 novembre è iniziata l’avventura, appena arrivati abbiamo subito aperto “il grande libro dei giochi” e l’avventura è iniziata.
Il libro è una vera e inesauribile fonte di gioco… si aprono porticine e finestre e… si libera la fantasia!

Hanno partecipato anche i bimbi più piccoli perchè il librone è resistente e”ci lascia fare”! Tutti dentro alla magia, tutti insieme!

Con grande sorpresa, i nostri dolcissimi utenti hanno trovato una vera cameretta allestita con tanto di comode potroncine, un divano e… tante tesserine INCASTRO con cui si sono cimentati in ponti, astronavi, case, animali di altri mondi…Colore e allegria si sono incastrate con la loro fantasia!

La grande sorpresa di sabato è stato il grande Calimero: tutti hanno voluto farsi fotografare, abbiamo scattato centinaia di foto… questa volta non si sono divertiti solo i bambini: mamme, papà e nonni hanno messo mano ai ricordi!

Domenica 24 Novembre, è stata la giornata delle famiglie… Abbiamo allestito il laboratorio di disegno per bambini dai 4 ai 10 anni. Il nostro bravissimo illustratore, il magico Pier ha giocato con: “Calimero e i suoi nuovi Amici! Laboratorio di pittura”

Calimero è’ tornato, si aggira per il mondo.
Corre per le strade e tutti lo salutano.
Calimero è in cerca di nuovi amici!

Un laboratorio di pittura dove tutti i partecipanti hanno disegnato e colorato, con pennarelli e matite, simpatici ed elettrizzanti personaggi.
Nel frattempo, un bosco ha preso forma e Calimero è comparso in un disegno assieme ad altri inaspettati personaggi immaginati e disegnati dal vivo dall’Illustratore Pierluigi Pintori (conoscilo meglio nella pagina dedicata alla Redazione).

Clicca qui per vedere alcune opere dei nostri amici!

 

 

 

La SIP (Società Italiana di Pediatria)presenta la piramide dell’attività motoria.

I costi sociali della sedentarietà sono alti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che 1,9 milioni di morti nel mondo sono attribuibili all’inattività fisica e circa 2,6 milioni a sovrappeso e obesità.

La sedentarietà è inoltre responsabile, in una percentuale che va dal 10% al 16%, di alcuni tumori (seno e colon) e del diabete di tipo 2, e del 22% delle malattie cardiovascolari, oltre che di altre patologie croniche in rapido incremento negli ultimi decenni.
Cambiare stili di vita sin dalle prime età della vita è necessario, ma questo non significa necessariamente aumentare le ore dedicate alla pratica sportiva”, spiega il Presidente della SIP Giovanni Corsello, “il movimento non è solo sport, è gioco, attività all’aria aperta, passeggiata: tutte attività che devono far parte delle abitudini quotidiane di bambini e adolescenti di tutte le età”.

Agli Stati Generali della Pediatria la SIP presenta la piramide dell’attività fisica e motoria, che illustra le regole da seguire per uno stile di vita salutare.

Alla base della piramide sono indicate le attività da svolgere quotidianamente, man mano che si sale verso i gradini più alti della piramide si incontrano le attività da svolgere con minore frequenza. “I bambini devono andare a scuola a piedi tutti i giorni, fare attività fisica all’aria aperta almeno 4-5 giorni alla settimana, di cui 3 o 4 volte in maniera organizzata, possibilmente con gioco di squadra” spiega Corsello. “Occasionali, ma importanti le attività all’esterno, organizzate in forma di gita. Occorre invece ridurre a non più di un’ora al giorno il tempo dedicato a tv e videogiochi”. Mettere in pratica queste regole richiede un’organizzazione della vita coerente con questi obiettivi, città più a misura di bambino, con spazi organizzati, più verde pubblico fruibile e iniziative dei Comuni per fare in modo che i bambini possano andare a scuola a piedi in sicurezza.

(dal sito: www.sip.it)

Tante coccole Antigelo

Il freddo incalza, ”coprite” i bambini di attenzioni che li riparino: cibi sani e rimedi semplici costituiscono il segreto per rinforzare l’organismo dei nostri piccoli.

L’inverno sta arrivando, le giornate sono sempre più grigie e… gli starnuti sono in agguato. Eppure, non sempre i sintomi di un raffreddamento da parte del piccolo di casa devono essere motivo di allarme per suoi genitori. Spesso basta poco per aiutare bambini a riprendersi; i fastidi di ”stagione”, infatti, si possono curare con il buon senso e qualche rimedio naturale ”fai da te”.

Respirazione fluida

Se, per esempio, vi accorgete che il vostro bimbo ha il raffreddore e non riesce a respirare bene, aiutatelo con un rimedio ”della nonna”, come quello di preparare un buon brodo con pollo, verdure e aromi. Prima di farglielo sorseggiare lentamente, però, abbiate l’accortezza di fare in modo che il bimbo ne inali i vapori (un po’ come quando si fanno i suffumigi) con l’aiuto di una capace zuppiera: in questo modo le mucose nasali vengono decongestionate e la respirazione diviene più fluida.

Per combattere raffreddamenti vari è altrettanto consigliabile fare dei pediluvi e insegnare ai bambini a immergere i piedini, per almeno dieci minuti, in una bacinella di acqua calda (senza esagerare con la temperatura!). Passando all’alimentazio-ne, pompelmi, arance, kiwi, uova, carne rossa e bianca, succhi di frutta, cereali e tè deteinato sono veri alleati per combattere l’arrivo del freddo e far funzionare al meglio l’organismo e il sistema immunitario.

Tosse e mal di gola

E ancora, se il problema è una brutta tosse, una cura semplicissima e gustosa è quella di preparare dei fantastici biscottini all’anice (che è un ottimo espettorante). La ricetta è facilissima: basta aggiungere circa tre cucchiaini di semi di anice a un composto formato da 4 uova, lavorate con 125 g di zucchero, 125 di miele e con 300 g di farina, e versare il tutto in una teglia, quindi infornare per 30-40 minuti, far raffreddare tagliare a rettangoli.

IN CASO DI FEBBRE

Nel caso in cui il bambino avesse un pochino di febbre, è consigliabile non forzarlo a mangiare ma farlo bere molto spesso, soprattutto bibite zuccherate (non gassate) e dargli del miele al posto del solito zucchero raffinato, che potrebbe ostacolare l’assorbimento della vitamina B.

 

In questo periodo non si sottovalutino i cibi ”anti-freddo”

Per il mal di gola la propoli è un rimedio naturale dalle note doti antinfiammatorie e disinfettanti; in erboristeria e in farmacia si trovano pastiglie, tinture e spray pronti all’uso di grandissima efficacia; oppure si possono far bollire 15 g di cannella in un litro d’acqua far bere al piccolo il composto, dopo averlo filtrato, due o tre volte al giorno.

I bambini e il sole – piccolo manuale d’uso

L’estate e il periodo delle vacanze sono per i bambini un momento di gioia indescrivibile. Sguazzare, fare castelli di sabbia, giocare sul bagnasciuga o fare lunghe camminate in montagna sono solo alcune delle attività da svolgere al sole che, essendo importantissimo per la sintesi della vitamina D e quindi per combattere il rachitismo, è amico dei bambini.
Per far godere ai più piccoli solo i benefici di questo naturale e piacevole alleato della salute, però, è bene che la loro pelle delicata, morbida, molto sensibile e più soggetta alle scottature ed eritemi, sia assolutamente protetta e tutelata. La pelle giovane, infatti, capace di guarire più velocemente di quella più matura dalle irritazioni, allo stesso tempo le sviluppa molto più velocemente. I danni che una scorretta esposizione solare può causare in un bambino, quindi, si manifestano molto rapidamente: per questo mamma e papà devono stare all’erta da subito! Per di più una scottatura, oltre che a dolore e fastidio, può provocare disidratazione, febbre e svenimenti e rendere poco piacevoli giorni che dovrebbero essere spensierati e allegri. Perché allora rovinarli, quando basta un po’ di attenzione?

Il filtro solare: “amico per la pelle” del vostro bimbo.
Ormai in tantissimi negozi, supermercati e simili è facile trovare un’ampia scelta di creme solari con vari fattori di protezione, un motivo in più per dare subito ai piccoli l’appropriato scudo dai raggi del sole. Ecco qualche consiglio per scegliere quella più adatta ai bambini e qualche regola di comportamento da adottare al sole.

  1. Su ogni flacone di protettivi solari è riportato il fattore di protezione,ovvero la capacità protettiva del prodotto. Per i bambini è bene scegliere un fattore protettivo molto alto o a una schermatura totale.
  2. Non dimenticare di proteggere le orecchie, il naso e le labbra dei bambini: per queste zone è buona abitudine utilizzare i filtri in stick o in burro, con alto fattore di protezione, che hanno buona resistenza e sono di facile applicazione.
  3. Preferire un prodotto in crema o in gel e con composto non alcolico.
  4. Riapplicare il prodotto ogni due ore: il bimbo giocando o sudando perde parte della protezione.
  5. Non usare olii per bambini prima dell’esposizioni, perché il riflesso che provocano attira i raggi solari e facilita le scottature e attenzione anche alle superfici riflettenti (acqua, neve ecc).
  6. I bambini dovrebbero evitare l’esposizione al sole negli orari in cui i raggi solari sono più intensi,
    ovvero tra le 11 della mattina e le 14/16 del pomeriggio.
  7. Fare bere spesso i bambini per compensare la traspirazione.
  8. Tenere esaminata la pelle dei piccoli: controllare eventuali macchie, escrescenze,eruzioni cutanee
    e parlarne quindi con un dottore o un dermatologo.
  9. Essere i primi a dare il buon esempio: amare il sole ma non abusarne e usare le creme è il modo migliore per goderselo.
  10. Durante il primo anno di vita è bene tenere i piccoli il più possibile al riparo dal sole: in questo periodo una scottatura può diventare un problema piuttosto serio. È quindi molto corretto coprire il bambino (soprattutto se con carnagione molto chiara,capelli chiari o rossi e occhi chiari) con cappellini, magliette e pantaloncini ed usare la carrozzina con tettoia per i neonati o un passeggino con tettoia o ombrellino per i più grandicelli.

Tosse? Curala con la dolcezza

E’ un fenomeno tutt’altro che raro. Ma non sempre è sintomo di un malanno vero e proprio e può durare solo qualche giorno

È una reazione naturale, un meccanismo che si innesca a causa di un aumento della pressione dell’aria nelle vie aeree, il tentativo di espellere aria in eccesso, o altro corpo estraneo che ostruisce la normale respirazione. Improvvise sudate, sbalzi di temperatura o infreddature possono provocare tosse anche insistente. Il contatto con altri bambini a scuola, poi, favorisce lo scambio di germi con conseguenti infiammazioni delle vie respiratorie che aumentano le secrezioni di muco e catarro scatenando la tosse. Ma non e’ il caso di preoccuparsi troppo di un fenomeno che puo’ risolversi con piccole attenzioni.E che, generalmente, scompare in breve tempo.

Consultare il pediatra è sempre consigliabile

Come riconoscerla La tosse e’ secca quando interessa laringe, trachea e faringe e si manifesta senza catarro. E’, invece, grassa quella tipica delle basse vie respiratorie che interessa bronchi e polmoni. La prima e’ stizzosa e fastidiosa e puo’ portare il bimbo a vomitare, impedendo il sonno. In questi casi, si consiglia l’uso di un aerosol con prodotti specifici da farsi consigliare dal pediatra. Inoltre, meglio farlo dormire semiseduto (in questo modo le secrezioni non si fermano in gola) e dargli una tazza di latte caldo (mai bollente) con abbondante miele: calma la tosse ed allevia il bruciore alla gola. Anche per la tosse grassa, che non deve creare particolare agitazione (soprattutto se non c’e’ febbre o difficolta’ respiratoria) si ricorre all’aerosol con sostanze mucolitiche che sciolgono il catarro.

ATTENZIONE AGLI ANTIBIOTICI

Vietato somministrare antibiotici senza prima consultare il pediatra. La tosse, il più delle volte, è causata da virus sui quali questi farmaci non funzionano. Al contrario, possono solo provocare effetti indesiderati. Solo lo specialista potrà decidere la terapia più indicata o se è il caso di sottoporre il piccolo ad esami più approfonditi.

Idratazione E’ importante idratare bene il piccolo: fargli bere molta acqua o succhi di frutta rende il muco piu’ fluido e facilmente eliminabile. A questo scopo, un deumidificatore favorira’ la sua respirazione. Evitate le sostanze balsamiche che possono provocare bruciori. Se non ha febbre, e’ vivace e conserva l’appetito, anche con la tosse puo’ uscire e giocare. Fate solo attenzione alle correnti d’aria.

Progetto musicale nella scuola dell’infanzia

Sonia Vettorato, pianista di formazione classica ( diplomata in conservatorio) e docente di pianoforte ci parla dell’importanza della musica nel mondo dell’infanzia.
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Perché un progetto musicale nella scuola dell’infanzia?
Sin dalla nascita la realtà sonora e la musica diventano parte integrante della vita del bambino.
Ancor prima che si stabiliscano i primi contatti con l’ambiente attraverso la vista e il tatto, al bambino giungono i suoni e i rumori della vita quotidiana: la voce di mamma, i rumori di casa, la televisione ecc.
A questo sfondo sonoro si aggiungono le prime canzoni e melodie che il bambino ascolta e che costituiscono un punto di partenza per lo sviluppo della sua sensibilità, del suo orecchio e della sua musicalità. Il bambino comincia ad esplorare le potenzialità sonore del corpo e degli oggetti, individuare il rapporto causale fonte sonore-suono codificare e decodificare i suoni attraverso il linguaggio mimico-gestuale colorico-pittorico, grafico, verbale.
Il suono come la forma, il colore, il tatto, il sapore, l’odore è una delle fonti primarie del conoscere e ancor prima di essere considerata essenziale allo sviluppo cognitivo, la musica fa parte del vissuto emotivo del bimbo.
E’ chiaro quindi che una buona educazione musicale gli permetterà di esprimere liberamente la ricchezza multiforme del suo mondo interiore e dare un volto ed una consistenza all’insieme delle stimolazioni acustiche e musicali a cui viene sottoposto ogni giorno.
Alla luce di queste premesse e in relazione ai programmi delle scuole materne, tale progetto è l’inizio di un percorso (che dovrebbe continuare per tutta la vita) che non vuole solo avviare il bambino al grande universo musicale, bensì contribuire con efficacia alla sua formazione e alla sua crescita globale.

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Perché l’educazione musicale è un valido strumento di crescita?
E’ ormai assodato che la musica influisce positivamente sulla formazione del cervello, accresce l’intelligenza, la sensibilità e il senso estetico del bambino.
Fare musica favorisce il coordinamento motorio, l’attenzione, la concentrazione, il ragionamento logico, la memoria, l’espressione di sé, il pensiero creativo.
Inoltre è un ottimo strumento di socializzazione, esperienza corale in cui vivere e liberare le proprie emozioni, ascoltare il proprio corpo e ciò che lo circonda, mettendo in gioco la personale capacità di improvvisare e usare l’immaginazione.

Perché proprio alla scuola materna?
L’età prescolare è la migliore per l’apprendimento della musica; è stato provato che in questo particolare momento della vita le potenzialità uditive sono massime; ogni linguaggio quindi, compreso quello musicale, viene appreso con estrema facilità e naturalezza.

PRINCIPALI AREE DI LAVORO
Si mira a sviluppare principalmente:
Le fondamentali capacità musicali
– riconoscimento di suoni, senso della melodia, dell’armonia, del fraseggio, della qua-lità dei suoni;
– assimilazione degli elementi costitutivi della musica (ritmo,melodia, armonia, timbro, agogica, dinamica) attraverso l’uso della voce e degli strumenti ritmici.
Le basi dell’espressione musicale
– Pratica vocale, strumentale con strumenti a percussione, ritmica con il corpo ( danza, movimento sincronizzato, gesti-suono ) e con oggetti e strumenti musicali.
Il senso musicale
– Sperimentazione pratica della musica: permette al bambino di apprezzare e condidere questa gioia con il gruppo e aumenta la sua sensibilità nei confronti dell’espressione musicale ponendo le basi per ulteriori sviluppi come suonare uno strumento o creare musica.

Obbiettivo fondamentale
Sviluppare la sensibilità musicale del bambino, trasmettergli cioè le basi del linguaggio musicale attraverso una serie di attività allegre e stimolanti adatte alla sua età.

Obbiettivi specifici:
. sviluppo della sensibilità uditiva ( formazione dell’orecchio )
. sviluppo della voce ( canto e produzione di suoni e rumori )
. sviluppo del senso ritmico
. sviluppo delle capacità psicomotorie e di ordine mentale
. sviluppo della socialità e inserimento armonico nel gruppo
. assimilazione dei primi elementi di lettura ritmica e melodica
. sviluppo della capacità di espressione attraverso il linguaggio musicale
. sonorizzare racconti, esprimere con mimica e gesto motorio eventi musicali

Indicazioni didattiche e metodologiche.
Il programma di educazione musicale viene svolto nel corso dell’intero anno sco-lastico dall’esperto musicale coadiuvato dalle docenti delle cinque sezioni e dalla
responsabile del laboratorio. Tenuto conto del progetto educativo annuale dell’istituto e degli obbiettivi specifici, i docenti in team con l’operatore musicale decidono i contenuti del percorso, definendo argomenti, attività e materiali dello stesso. Il gioco costituisce la risorsa privilegiata di apprendimento: attraverso esso vengono proposte a rotazione attività di tipo pratico ed espressivo che hanno lo scopo di far sperimentare tutto ciò che alla musica è inerente: vocalità, movimento, gesto, scansione verbale, uso di strumenti, drammatizzazione, lettura e scrittura musicale
L’operatore musicale utilizza diverse metodologie in relazione alle attività e agli obbiettivi fissati; in particolare fa riferimento ai seguenti grandi didatti:
– Dalcroze per il movimento inteso come mezzo per vivere pienamente l’evento sonoro in tutte le sue qualità espressive;
– Orff per il far musica insieme e la produzione di eventi musicali con parola, musica, danza e l’uso di strumenti ritmici;
– Willems per l’educazione delle facoltà percettive;
– Kodali per la pratica del canto;
– Zucchini per l’espressione di sé e la socializzazione attraverso la musica;
– Rizzi e Pastormerlo per la lettura e la scrittura musicale.

Attività
Vengono scelte in modo da sviluppare un percorso didattico che inglobi il potenziale creativo e il bisogno di socializzazione dei bambini.
Si alternano velocemente ( circa cinque minuti ciascuna ) in ogni lezione e fanno sperimentare la musica in ogni suo aspetto.

Cantare
. canto di canzoni con testo verbale
. canto di canzoni con note musicali
. esercizi per lo sviluppo dell’orecchio
. sperimentazione di lettura cantata

Fare ritmo
. su canzoni
. su brani musicali ascoltati con impianto stereo
. su esercizi speciali ideati per quasta attività
. a imitazione con l’operatore
( si fa ritmo con il corpo, gesti-suono, strumentini

Danzare
. esecuzione di semplici coreografie su brani infantili
. gestualizzazione e mimo su canzoni e brani sinfonici ascoltati

Ascoltare
. eventi sonori naturali e artificiali
. esercizi-gioco che stimolano a riconoscere le caratteristiche del suono ( altezza, intensità, timbro, durata)
. esercizi-gioco che stimolano a riconoscere le caratteristiche dei brani ( tema,forma,strumenti, aspetto espressivo ecc.)
. ascolti guidata in forma di fiaba

Esprimere
. esprimere sé stessi e le proprie emozioni attraverso la musica
. sonorizzare racconti
. drammatizzare brani musicali
. interpretare con il corpo brani musicali
. esprimere le emozioni che l’ascolto di un brano suscita con vari linguaggi ( verbale, mimico, pittorico, gestuale )

Leggere e scrivere
. leggere le note e i ritmi contenuti nel testo di riferimento
. realizzare simpatiche attività scritte contenute nel testo relative in particolare alla scrittura dei simboli delle note sul pentagramma e a quelli di durata

Inventare
. dare spazio alla creatività dei bambini passando da attività guidate a semilibere: improvvisazioni melodiche, improvvisazioni ritmiche, attività motorie, attività mimiche.

Per saperne di più: http://www.ilgustodellamusica.it

Per i genitori: con le Regole ci vuole Saggezza e Perseveranza

Con i bambini ci vuole, oltre che tanta pazienza ed entusiasmo, perseveranza nel dire, ridire e ribadire le regole.
Perché? Perché i bambini e le bambine se le dimenticano troppo in fretta, le regole; e noi adulti, purtroppo, ci stanchiamo di ripeterle preferendo soprassedere.
Quante volte abbiamo detto a nostro figlio: «A tavola si sta seduti… Non si può volere ogni giorno un giocattolo nuovo… Non si getta la carta in terra…» e via discorrendo. Poi, però, quando nostro figlio si alza da tavola e noi, stanchi della giornata, facciamo finta di non vedere o quando fa i capricci davanti alla vetrina del giornalaio e non sappiamo più che pesci pigliare ci viene più facile accontentarlo. È vero, non è bello che nostro figlio pianga e si disperi davanti al giornalaio, tutta la gente poi si gira a guardare con quell’espressione interrogativa come se avessimo fatto chissà qual torto a quel ‘povero piccolo’ che proprio in quel momento si fa letteralmente trascinare via. Tuttavia, è qui che ci sbagliamo. Il bambino, anche se piccolo – soprattutto se piccolo -, capisce al volo quando un adulto è prossimo a cedere, ha un sento senso, e scatena tutte le sue armi più sofisticate per farvi impietosire; ne approfitta è ovvio, non facciamo così anche noi in certe circostanze? Davanti all’argomento REGOLE, alcuni potrebbero obiettare che inculchiamo ai nostri bambini troppe regole e che invece sarebbe meglio che i bambini crescessero liberi, senza alcuna regola. In un certo qual modo non hanno torto, costoro, uno psicologo diceva sempre a noi insegnanti che “il troppo e il niente danno lo stesso risultato”.
Ecco allora gli ingredienti necessari: saggezza nel discernere bene quali e quante regole dare al bambino e perseveranza nel mantenere fede a quelle regole, costi quel che costi.
Solo così faremo di quel bambino, bambina un adulto di spessore.
Sinforosa castoro

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IL SANGUE a cura di AVIS MONZA: i gruppi sanguigni

 

I gruppi sanguigni
Dal XVI secolo in poi vennero compiuti molti studi sul sangue, anche perché quando si iniettava il sangue di un individuo sano in un individuo malato, si avevano molto frequentemente conseguenze mortali per quest’ultimo.

I tentativi di trasfusione sanguigna continuavano perchè ancora non si sapeva che il sangue non è uguale per tutti gli uomini.

Nel 1901 il medico viennese Karl Landsteiner scoprì che sulla superficie dei globuli rossi umani sono presenti delle sostanze chiamate agglutinogeni e che nel plasma ci sono degli anticorpi chiamati agglutinine. Sulla base di queste scoperte il dottor Karl Landsteiner distinse nella specia umana tre gruppi sanguigni che vennero chiamati A, B, 0.
Nel 1902 i professori Von Decastello e Sturlo scoprirono il quarto gruppo, molto raro, che venne chiamato AB.

Solo allora si intuì la causa degli insuccessi del passato e solo da allora le trasfusioni sono diventate più sicure.

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La determinazione del gruppo sanguigno
Il gruppo A comprende tutti gli individui che possiedono l’agglutinogeno A, il gruppo B gli individui che possiedono l’agglutinogeno B, il gruppo AB gli individui che possiedono sia l’agglutinogeno A che quello B.
Infine, il gruppo 0 comprende tutti gli individui che mancano di queste sostanze antigene, sia del tipo A che del tipo B.

Gli individui del gruppo A possono ricevere il sangue soltanto dagli individui dello stesso gruppo o del gruppo 0, gli individui del gruppo B possono ricevere sangue soltanto da quelli del gruppo B o del gruppo 0, gli individui del gruppo AB possono ricevere sangue da tutti i gruppi (0, A, B, AB).

Gli individui del gruppo 0 possono ricevere il sangue esclusivamente da individui del proprio gruppo, mentre possono donarlo anche a tutti gli altri gruppi.

In Italia la media di distribuzione dei gruppi negli individui è la seguente:
0: 40%
A: 36%
B: 17%
AB: 7%
con alcune differenze tra Nord, Centro e Sud.
Al Sud, in particolare, sono molto più presenti i gruppo B e AB rispetto al resto del Paese.

Il fattore RH
Mentre infuriava la seconda guerra mondiale i ricercatori Wiener e Landsteiner scoprirono un nuovo fattore responsabile di incidenti trasfusionali che si producevano soprattutto in soggetti che avevano subito più trasfusioni.

Questo fattore fu chiamato fattore Rh perché riconosciuto simile ad un antigene scoperto in una scimmia: il Macacus Rhesus.
I soggetti che possiedono questo fattore sono chiamati Rh positivi (Rh+), gli altri Rh negativi (Rh-).

In tutti i gruppo sanguigni ci sono individui con Rh+ e Rh-, così suddivisi:
Gruppo 0: Rh+ 79% Rh- 21%
Gruppo A: Rh+ 76% Rh- 24%
Gruppo B: Rh+ 89% Rh- 11%
Gruppo AB: Rh+ 97% Rh- 3%

il caos al mattino…

Spesso i genitori hanno fretta…al mattino poi il caos regna in casa. Il piccolino che ha fame, la bimba più grande deve vestirsi per andare a scuola. Magari si urla “vestiti che è tardissimo”… e inizia la giornata col batticuore.
I bambini vanno motivati ma questo non basta, bisogna che siano in grado di fare ciò che gli viene chiesto.
Il fatto di urlare perchè si è in ritardo… per il bambino non ha significato (se è piccolo) perchè non ha la nozione del tempo. Poi, per lui è meglio continuare a giocare…
Per superare tutto questo e farlo durare nel tempo (educare e non sottomettere) bisogna chiedere collaborazione anche ai più piccoli. E’ estremamente importante dargli una buona ragione per fare ciò che chiediamo, una ragione vera e da lui assimilabile. Creare un clima di collaborazione e di intesa gli farà acquisire sicurezza, disponibilità e voglia di fare.
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Riassumendo:

  • vuoi che al mattino il tuo cucciolo si vesta in fretta (e sia felice di farlo)? Insegnagli a vestirsi e dagli una buona ragione per farlo.
  • Vuoi che il tuo bambino non abbia un atteggiamento di chiusura nei tuoi confronti? Dai attenzioni a tuo figlio quando collabora, cerca di capire perchè ti sta dicendo di no e metteti nei suoi panni…rimproveri, minace,scapaccioni… gli insegneranno solo come “mal comportarsi” per ottenere qualcosa.

Donatella

Quando i bambini dicono: No, non mi vesto!

Ma abbiamo mai pensato a cosa sudderebbe se ogni mattina qualcuno ci imponesse ciò che dobbiamo indossare…?
Spesso i bambini si rifiutano di vestirsi… sarà che gli stiamo imponendo ciò che piace a noi?

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Questione facilmente risolvibile, con un poco di pazienza!
Bisogna iniziare col far scegliere cosa vuole indossare (magari la sera prima… così al mattino fila tutto più liscio); farlo scegliere cercando di fargli capire cosa mettere se è un giorno freddo, se sarà una giornata in cui farà attività all’aperto… (così gli insegnamo che anche le condizioni atmosferiche vanno tenute in considerazione)
Il bambino non fa sempre i capricci, ha delle opinioni!
Dategli dei limiti di tempo per decidere, fategli capire la situazione ma… rispettare i suoi momenti di decisione. La cosa che non va mai fatta è CRITICARE. Dirgli “se esci così sembri…” non produrrà nulla. Entro limiti precisi e stabiliti insieme, il bambino già a tre anni imparerà il giusto comportamento.
Comunque è importante che ci sia sempre un dialogo così come sono importanti le regole, la comprensione e la capacità di farcapire al bambino cosa è giusto. Ciò lo renderà forte e sicuro.

Donatella.

Luca Lo Presti: lettere di viaggio – 31.12.2012

Prima di farvi i miei più sinceri auguri per il nuovo anno vorrei riportarvi un breve commento relativo ai recenti fatti accaduti in India perché credo sia fondamentale avere una corretta interpretazione delle cronache troppo spesso solo urlate.
Avrete certamente sentito che in questi giorni in India una giovane donna e’ stata stuprata e uccisa e a seguire altri fatti simili ma la notizia vera non e’ questa, in India ogni giorno una donna subisce la stessa sorte e il 63% dei bambini subisce abusi, la vera notizia, il fatto che deve indurci ad una riflessione, e’ che la società civile indiana e’ scesa per le strade a protestare e questo non era mai accaduto prima. La grande protesta e’ indicatore del fatto che i movimenti per i diritti umani stanno lavorando bene, molto meglio che in Italia dove l’attenzione su questi temi e’ ancora bassissima e i dati della violenza contro le donne e i bambini sono più inquietanti di quelli indiani.

Frequento l’India da circa 30 anni e con Pangea ci lavoro da 9 e queste cose le conosco bene. Lavoriamo tra la gente, per le donne ultime tra le ultime, disabili di Calcutta che erano usate come oggetti anche per il piacere sessuale e oggi sono imprenditrici che vivono in dignità e pace. Siamo con le devadasi del sud, ex prostitute bambine che oggi hanno aperto 3 banche rurali e la cosa che vi posso garantire e’ che non sara’ la pena di morte che oggi rischiano quegli stupratori a fermare le violenze ma l’incessante opera di sensibilizzazione ed educazione al rispetto che anche Pangea, tra gli altri, sta facendo nel paese che nasce nel nome della Madre e in ogni dove vi sia bisogno questo si faccia. Politiche che nascono dall’ascolto e dalla comprensione che parte dalla condivisione, regole fondamentali che anche chi governa dovrebbe tener presenti e che oggi sono felice di condividere con tutti voi.

Per il nuovo anno non vi farò gli auguri chiedendovi di rivolgere un pensiero alle persone più sfortunate, a chi vive in povertà o in guerra. Questa volta chiedo qualcosa per ciascuno di voi, e per me stesso: vi auguro di avere la voglia e il coraggio di vivere un 2013 fatto anche di gioia, fiducia e pace. Di riuscire a vedere la bellezza, anche quando tutto sembra apparire brutto. Di non sentirvi soli, perché veramente soli non lo siamo mai. Di trovare in ognuno dei prossimi 365 giorni almeno un’occasione per sorridere di cuore. Di ricordarvi di essere felici per le persone che siete e non per le cose che possedete. Il resto, almeno per come la vedo io, è decisamente secondario.

Un abbraccio.

Luca

P.s. Sotto se vorrete leggerla una lettera che racconta l’India dove Pangea lavora.

Esiste un luogo dove il mondo si incontra, dove le madri nascono e dove i colori e i sapori si mescolano consentendo alla mente di perdersi. È un luogo dove le notti sono avvolgenti e le luci tenui accompagnate da suoni di mantra sussurrati cullano l’anima. In questo luogo tutto è dedicato alla madre: il nome del fiume più sacro che porta la vita; il nome dei templi e il nome delle divinità. Questa nell’immaginario comune l’India paese dove Fondazione Pangea lavora da anni e denuncia una realtà completamente differente dallo stereotipo che la definisce la terra della pace e dell’amore. In India l’uomo è riuscito attraverso lo sviluppo supremo dei propri egoismi a creare le condizioni perché tutto divenga il contrario di tutto. I colori accesi delle donne si spengono perché le madri muoiono di parto e le mogli muoiono false suicide per interessi legati alla dote. I profumi più intensi dei fiori più belli si tramutano nell’odore più acre nel paese dove oltre 600.000 bambine non nate piangono silenti perché non desiderate. Muoiono uccise dalle ecografie che medici corrotti contrariamente a quanto prevede la legge fanno per procurare aborti selettivi. Medici che nelle cliniche private assistono gratuitamente partorienti per poi, a loro insaputa, sterlizzarle per incassare soldi dallo stato che incentiva questa politica. Anche i suoni dei mantra divengono urla di rabbia e sgomento innanzi alla consapevolezza che il 63% dei bambini subisce violenza, stuprati da sadu che non rappresentano il sacro ma approfittano dell’ignoranza e della superstizione oppure, da turisti senza scrupoli che lungo le rive di quel fiume santo dove e’ blasfemo bere una birra li addescano in cambio di poche monete. E’ l’India il luogo dove gli interessi di pochi predominano sui tanti, il 70% della popolazione sopravvive con meno di un dollaro al giorno vivendo in slam talmente grandi che non e’ possibile misurarne con lo sguardo i confini. Un paese dove i latifondisti pretendono oggi la ius primae noctis scegliendo nei villaggi le ragazze più belle o dove bambine sono costrette per riuscire a sfamare la loro famiglia a divenire devadasi, giovanissime prostitute dedicate ad una dea sfregiata dall’uomo. l’India null’altro e’ se non la metafora del mondo, Un mondo fatto di egoismi che spegne il sogno della vita e persegue la via della guerra, oltre 22 conflitti inter etnici o inter religiosi affliggono questa terra. Pangea lavora qui, nell’india vera, in quella dove la gente suda e fatica spingendo rischiò e raccogliendo immondizia per sfamarsi, non in quella raccontata nei libri delle favole ed è importante esserci non per dare elemosina ma per lottare con la gente perché tutto ciò possa cambiare. Per far questo viviamo con le donne degli slam di Calcutta dove la vita sembra impossibile possa ripartire ma, grazie al nostro progetto, molte donne disabili prima trattate come oggetti da gettare oggi hanno dignità, diritti e economia. Oppure nei territori desertici del Karnataka dove ancora oggi si diviene devadasi e si subiscono le angherie dei latifondisti. Qui, nel nulla, oltre 10.000 donne hanno raggiunto l’indipendenza economica, non muoiono per problematiche legate al parto, hanno imparato a leggere e scrivere e mandano a scuola i loro figli che, tra maschi e femmine sono oltre 50.000! Tra non molto, se riusciremo a trovare i soldi, Pangea sarà anche a Varanasi, la città più santa, per smascherare e portare in tribunale gli stupratori di donne e bambini. Un mondo che uccide le madri è un mondo che non sogna e la mancanza di sogni uccide la vita.
Pangea ha il compito e il dovere di riuscire a ritrovare il sogno e realizzarlo, avendo la forza di saper affrontare il tempo più lungo, quello dell’attesa legata alla maturazione dei semi che il frutto dello sviluppo dovrà portare. Forse non stiamo cambiando il mondo ma certo stiamo cambiando la vita di tante persone e, per far questo non c’è prezzo, costo da ritenersi eccessivo o fatica. Salvare una vita è ciò che ognuno di noi ha il dovere di fare. Non ci sono eroismi o straordinarietà, tutto è parte di un ordinarietà legata alle logiche più semplici, quelle dell’Amore. Con questo negli occhi e nel cuore devo confessarvi che durante questo ultimo viaggio la mia mente e il mio spirito si sono rasserenati non grazie ai mantra o per il lento andare di una barca sul Gange ma perché ho visto ciò che stiamo realizzando grazie allo sforzo di tutte le persone che credono nel nostro lavoro e ci donano con fatica e con desiderio di Fare anche solo un euro. Porto dunque a tutti voi la serenità che trovo negli sguardi delle Donne che incontro, il sorriso dei Bambini che mi corrono incontro e la stretta di mano di Uomini che hanno la possibilità di immaginare un futuro migliore. Un futuro dove globalità fa rima con dignità e non con sfruttamento. Un futuro dove, tutti insieme, troveremo quel sogno e lo tramuteremo in segno.
Luca Lo Presti

Diritto al nome e al cognome del neonato [Avv. Simona Vidè]

Sono molto lieta di iniziare questa nuova collaborazione all’interno di questo bellissimo portale dedicato ai bambini e spero di poter offrire a tutti voi naviganti-utenti un contributo utile.

Innanzitutto mi presento: mi chiamo Simona Vidè, sono un avvocato iscritto all’albo di Monza ed esercito dal 2001 questa bellissima professione. Sono anche mamma di due bimbi in età scolare e quindi, posso dire di avere una modesta “esperienza sul campo”!

Nel mio ruolo professionale mi occupo spesso di problematiche attinenti all’ambito familiare. Il diritto di famiglia è da sempre una delle mie più grandi passioni.
Lo scopo di questa mia presenza sul Portale dei Bambini è di natura informativa, ovviamente in ambito legale.
Mi sono chiesta quale poteva essere il primo argomento e la questione del diritto al nome ed al cognome del neonato mi è parsa un buon inizio.
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A primo avviso la risposta sembra scontata: il nome verrà deciso dai genitori, il cognome sarà del papà. Ma la legge cosa prevede? Le norme sono uguali anche se i genitori sono solo conviventi? Può la mamma trasmettere il proprio cognome al figlio in aggiunta o in sostituzione di quello del padre?
Procediamo con ordine ed iniziamo dal nome.
La legge recentemente modificata prevede che “Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere costituito da un solo nome o da più nomi, anche separati, non superiori a tre. Nel caso siano imposti due o più nomi separati da virgola, negli estratti e nei certificati rilasciati dall’ufficiale dello stato civile e dall’ufficiale di anagrafe deve essere riportato solo il primo dei nomi”.
E’ vietato attribuire il medesimo nome del padre vivente o di fratello o sorelle, ma soprattutto è vietato attribuire un nome ridicoli o svilenti che possano comunque pregiudicare l’identità personale dell’individuo. Segnalo però una recentissima sentenza della Cassazione, riportata anche dalla stampa, con cui è stato autorizzato l’utilizzo del nome Andrea scelto dai genitori per la loro figlia femmina. Sia il Tribunale, sia la Corte d’appello di Firenze si erano espressi in senso contrario.
Un po’ più complessi sono i riferimenti normativi per l’attribuzione del cognome.
La recentissima legge n. 219 del dicembre 2012 equipara finalmente in tutto e per tutto i figli naturali ai figli legittimi ed ha inciso anche su queste problematiche. L’art. 262 del codice civile era infatti riservato ai soli figli naturali. Con le modifiche apportate dalla nuova legge è ora applicabile ai figli, tutti. Questa norma prevede tre ipotesi di riconoscimento:
1) quella ad opera del genitore che per primo ha proceduto al riconoscimento: in questo caso il figlio assume il cognome del genitore predetto.
2) quella di riconoscimento contemporaneo di entrambi i genitori: in questo caso il figlio assumerà il cognome paterno;
3) quella del riconoscimento fatto o accertato dopo l’anteriore riconoscimento da parte della madre: in questo caso il figlio maggiorenne può assumere il cognome del padre, aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre; per il figlio minore di età dovrà decide il giudice.
Concludo segnalando che il diritto al nome, quale diritto della personalità garantito anche dalla Costituzione può anche essere oggetto di tutela. L’art. 7 del codice civile prevede che “La persona, alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni. L’autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali.”
In breve, significa che si può agire in giudizio per chiedere la cessazione dell’uso del nostro nome ad opera di terzi quando ciò ci arrechi un danno e si potrà anche richiedere un risarcimento.
Spero che questi brevi accenni risultino utili: la scelta del nome è infatti la prima grande responsabilità che si assumono i futuri genitori .
Molti altri aspetti si potrebbero approfondire sull’argomento ma, non voglio dilungarmi troppo.
Non mi resta che salutarvi tutti e rimandarvi ai prossimi post.
Simona Vidè

ALTRO BAMBINO MUORE SOFFOCATO DA CIBO: FERMIAMO QUESTA STRAGE

Il Pediatra Alberto Ferrando lancia un grido d’allarme…
ALTRO BAMBINO MUORE SOFFOCATO DA CIBO: FERMIAMO QUESTA STRAGE : NOTIZIA QUI: http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/articoli/1113140/pavia-bimbo-di-2-anni-muore-soffocato-dal-cibo.shtml
Diffondete la manovra antisoffocamento (manovra di Heimlich nell’adulto e nel bambino grande). Dal 1995 come pediatri ne parliamo e cerchiamo di diffonderla cozzando contro un muro di ignavia e indifferenza.Anche da parte di genitori. La manovra purtroppo non interessa chi ha velleità commerciali. Non c’è un farmaco, un probiotico, un integratore, una medicina naturale o altro (omeopatia, fitoterapia, antroposofia, fiori di bach…..) da vendere che possa sponsorizzare e così non si pubblicizza, non si diffonde e un bambino alla settimana, in Italia, muore soffocato (prevalentemeNte da cibo come questo ultimo bambino di 2 anni). AIUTATEMI E AIUTATECI A DIFFONDERE LA MANOVRA. Abbiamo fatto tanti interventi pubblici e altri ne faremo ma sento dire…ho da fare…ho altri impegni…. Ecc.Il 2 ottobre, come UNICEF ne parlerò pubblicamente ma Vi informerò.
Intanto potete vedere e segnalare di vedere le manovre su internet e precisamente su:
www.apel-pediatri.org
www.manovredisostruzionepediatrica.com
www.ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=manovra

Benvenuto nel sito dei pediatri della Liguria

www.apel-pediatri.org

Pediatri, medicina, salute

Come si sviluppa l’abilità di lettura

[Tratto dal libro : “Diagnosi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico” di Vio, Tressoldi e Lo Presti, Erickson”]

1. Stadio Pittografico.
2. Stadio logografico (5-6 anni)
Anche se non si conoscono i singoli suoni, si riconosce che una determinata parola si riferisce a una determinata cosa. Ad esempio, si riconosce, la parola «casa» che si riferisce al disegno della casa, ma non si conoscono né le lettere,
né il loro singolo suono («c-a-s-a»).
All’interno dello stadio logografico si manifesta lo sviluppo delle seguenti due abilità:
a) Consapevolezza fonologica: concerne la capacità di saper riconoscere le varie parti fonemiche della parola.
b) Abilità visive: premesso che il bambino dovrebbe possedere normale acuità visiva o vista corretta, per abilità visive s’intende il saper riconoscere le varie parti della parola (ad es., grafema, sillaba, morfemi, ecc.).
3. Stadio alfabetico (6-7 anni)
c) Lettura fonologica: è l’acquisizione della capacità di conversione del grafema nel fonema corrispondente.
Nel modello a due vie questa viene anche definita come «via fonologica» o «sub-lessicale».
4. Stadio ortografico (8 anni in su)
d) Lettura lessicale: Con questa modalità di lettura il bambino amplierebbe sempre di più il suo magazzino
di parole (si tratta appunto di un lessico nel quale sarebbe conservato il significato di quella parola e la sua pronuncia).

Non usate la codeina per i bambini!

BASTA CODEINA SOTTO AI 12 ANNI

[tratto da: www.ferrandoalberto.blogspot.it]

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AlFA) ha disposto, con decorrenza immediata, il ritiro delle seguenti confezioni di medicinali antidolorifici contenenti codeina ad esclusivo uso nei bambini al di sotto dei 12 anni:

  1. 1) TACHIDOL “Bambini 125 mg/5 mi+7,5 mg l 5 ml5ciroppo”- flacone da 120 mi
  2. 2) TACHIDOL “Bambini 125 mg/7,5 mg Granulato effervescente”- 10 bustine
  3. 3) LONARID “Bambini 200 mg+5 mg Supposte” 6 supposte
    4) PARACETAMOLO + CODEINA ANGENERICO “125 mg + 7,5 mg Granulatoeffervescente” 10 bustine

PARACETAMOLO+CODEINA ANGENERICO ” 2,5 g+0,150 g Sciroppo” flacone da 120 mi
Nelle more della presentazione, da parte dei titolari AIC, della richiesta di modifica dei fogli illustrativi necessaria per inserire la controindicazione nei bambini al di sotto dei 12 anni, l’AlFA ha, altresì, disposto il divieto di utilizzo nei bambini di tale categoria di età di tutti i medicinali antidolorifici contenenti codeina da sola o in associazione (elenco allegato),
Tali provvedimenti sono stati emanati a seguito del ricevimento della posizione finale del Gruppo di Coordinamento per il mutuo riconoscimento e le procedure decentrate (CMDh), che ha approvato all’unanimità la raccomandazione del Comitato per la Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) sui medicinali antidolorifici contenenti codeina.
Le conclusioni della rivalutazione del rapporto beneficio-rischio di tali medicinali da parte del PRAC e del CMDh portano a considerare ancora favorevole il profilo beneficio-rischio nei bambini solo di età superiore ai 12 anni, mentre al di sotto di tale età la codeina non deve essere utilizzata come antidolorifico a causa del rischio di tossicità da oppioidi. Tale rischio è aumentato nei bambini metabolizzatori ultra-rapidi della codeina e in pazienti pediatrici sottoposti ad rimozione chirurgica di tonsille e/o adenoidi.

5) Al riguardo l’AlFA ha pubblicato in data 1o luglio il comunicato contenente i dettagli relativi alla raccomandazione sui medicinali contenenti codeina:

1) non devono essere usati in bambini al di sotto dei 12 anni di età;
2) non devono essere usati in tutti i pazienti pediatrici (0-18 anni di età) che si sottopongono a interventi di tonsillectomia e/o adenoidectomia per la sindrome da

apnea ostruttiva del sonno;
3) non devono essere usati in pazienti, bambini e adulti, noti per essere metabolizzatori

CYP2D6 ultra-rapidi;
4) non devono essere usati in donne che allattano (perché la codeina può passare alneonato attraverso il latte materno);
5) non sono raccomandati in bambini, di età tra i 12 e i 18 anni, con compromissione della funzionalità respiratoria;
6) devono essere usati alla dose minima efficace per il più breve periodo di tempo.

Eventuali chiarimenti possono essere richiesti al servizio Farmaci-line dell’AlFA all’indirizzo e­ mail farmaciline@aifa.gov.it.