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A ciascuno il suo. A cura di Leontina Sorrentino.

Quanto è importante il sistema di comunicazione che utilizziamo con i bambini? A chi attribuire la responsabilità per un lavoro poco appagante? Possiamo pensare di cambiare un trend culturale che non ci appartiene?

arte bambiniPortando i miei bambini in giro per laboratori ed assistendo ad molte attività, per passione e per mestiere, mi sono trovata di fronte molte tipologie di eventi. Facendo uno sforzo di sintesi e collegando esperienze personali – lontane nello spazio e nel tempo- metto insieme le cose che non mi hanno convinto: parlare senza che l’altro sia connesso, comunicare con linguaggi retrò, mettersi poco in discussione, pensare che il momento per crescere (o imparare) sia sempre il prossimo, credere di fare il proprio dovere anche senza badare ai risultati.
Mi sono chiesta tante volte perché continuiamo a perpetrare abitudini e rafforzare prassi anche se queste, evidentemente non soddisfano, non accattivano e non funzionano. Probabilmente non è solo una problema di “condizioni esterne”, credo che sia questione di atteggiamento sociale, e in quanto tale, personale. Analizzando Nei vari gruppi in cui ho lavoro ho notato che investivamo una grande quantità di tempo a focalizzare risorse ed energie su meccanismi che andrebbero cambiati, sottraendone all’effettivo tentativo di cambiarli. È forse sbagliato evidenziare errori o denunciare disfunzioni strutturali? Certo che no. Accanto a questa dovremmo forse attivare una strategia parallela.
Gli anelli della catena
DSC_0684ella fantastica storia di Peter Pan l’intuizione più grande è stata quella di associare il volo ad un pensiero felice. Se nutro un atteggiamento negativo sarò meno disposta a pormi in ascolto e a attuare micro cambiamenti perché reputati INUTILI, quasi a giustificare la stasi culturale. Ma se ci concentriamo su piccole azioni pratiche e quotidiane ossigeniamo un tessuto sistemico che, insieme a persone inarrivabili e meccanismi inaccessibili, è composto anche da ciascuno di noi.
Quante volte mi sono trovata a fare laboratori o a proporre progetti che poi ho dovuto “ridimensionare” per mancanza di fondi. La sfida è sempre stata quella di lasciare inalterato un ottimo lavoro facendo fronte alle inevitabili contingenze. Che novità, qualcuno penserà. È quello che fanno gli operatori Innanzitutto pensare che tutto l’inconciliabile, l’inattaccabile, l’invulnerabile…un po’ dipende anche da noi! Da come ci comportiamo, da quello che facciamo a quello che evitiamo di fare, da quello che diciamo a quello che omettiamo, da quello in cui crediamo a quello che avversiamo.
Imparare dai più piccoli
I bambini ci insegnano a ragionare sul momento che si vive. Non esiste il prima e il dopo, non mentre si agisce, solo il qui e ora. Ma, ovvio, ci si comporta portandosi dietro il proprio vissuto e sedimentando quel momento esclusivo da spendere nel futuro.
DSC_0743Non ci sono polverine o formule magiche, ma è un lento camminare e un calmo costruire. Condividere un obiettivo, lavorare per gradi, adeguare le risorse, ottimizzare i tempi. I percorsi alternativi, meno battuti, sono sempre più ardui al principio. Eppure svelano scorci inaspettati e panoramiche inconsuete. Non per cavalcare teorie o politiche del possibilismo, ma per fermarsi a riflettere sul reale apporto e sul peso specifico che ogni singola azione ha sul totale. Di noi come tasselli vivi. Si originano combinazioni infinite in continua evoluzione se si muta posizione, direzione, dimensione, colore ad un piccolo modulo! Metafora del contributo individuale scomodando l’illustre Escher.

L’improvvisazione competente.

Quanta importanza hanno la scelta dei titoli dei laboratori?
C’è differenza tra attività che hanno un approccio interdisciplinare e quelle che non ce l’hanno?

Badiamo ad ogni aspetto: non fa bene accettare caramelle (= Laboratori) dagli sconosciuti (= incompetenti)!

La forma è sostanza
IMG_2438Generalmente non si dà molta importanza al nomi o ai titoli delle attività. Quello che conta sono i contenuti, ci ripetiamo. Personalmente attribuisco sempre tantissima importanza ai nomi: ai nomi dei bambini, ai nomi dei progetti, ai nomi dei laboratori. Sono identificativi. Sono parte integrante del lavoro, non una cosa secondaria su cui possiamo sorvolare.
I titoli sono simbolici, evocativi, funzionali. Lasciano intravedere il percorso fatto, il proprio punto di vista e il fine cui si tende. Il nome, come il titolo di un libro, rappresenta il un elemento in base al quale decidere di scegliere o meno di partecipare ad un incontro.
SAMSUNGL’arte ai bambini si passa meglio se siamo un gruppo di persone che lavorano per un unico obiettivo rimanendo però fedeli alle proprie caratteristiche professionali. Non uniformare i saperi, ma differenziare gli orientamenti per mostrare i punti di vista da cui è possibile osservare un’opera d’arte, conoscere un artista, analizzare un movimento, scoprire una tecnica!
Sono convinta che il buon giorno si veda dal mattino. Sono convinta è possibile avere il sentore di quello che possiamo o non possiamo aspettarci da un laboratorio. Dipende da tante cose, prima durante e dopo lo svolgimento!
Al di là dello slogan pubblicitario, al di là del luogo in cui viene fatto, esistono piccoli
indicatori per una sommaria valutazione dell’attività proposta. Per esempio da come viene:
1- Descritta
2- Pubblicizzata
3- Organizzata
4- Vissuta
5- Percepita
6- Ricordata

Fondamentale è l’apporto dell’operatore che veicola il messaggio. Un laboratorio può prendere anche una strada diversa da quella progettata e rimanere, qualitativamente, di alto livello. Mentre può svolgersi per filo e per segno rispetto a come lo si era immaginato e rimanere di basso profilo.

Improvvisare con sapienza
IMG_2627L’improvvisazione che raccoglie uno stimolo spontaneo, emerso durante un incontro con i bambini, è l’improvvisazione figlia della competenza. Quella che ti fa eseguire rapidi ragionamenti, che ti fa cogliere al balzo una frase, una parola e un commento che si trasforma in nuovo collegamento ad altre logiche!
Che si traduce in una nuova informazione lanciata nel contesto che attiva
nuove interconnessioni. Un sasso lanciato nello stagno, come diceva Rodari.

L’improvvisazione dovuta al disagio di non riuscire a gestire una domanda, un imprevisto o un inconveniente dà la misura dell’intera attività. Non perché non si possano commettere sbagli : attenzione! Ma perché anche l’errore svela e racconta quello che non si vede del metodo di lavoro, dell’approccio adottato, della preparazione posseduta.
SAMSUNGL’attenzione al dettaglio, poi, è l’ago della bilancia. Verso i partecipanti, ma anche verso chi li accompagna. Verso il tema scelto per il laboratorio, ma anche gli argomenti correlati. Verso l’attività manuale, ma anche i supporti informatici o video. L’esperienza indoor o outdoor. Non deve essere selezionato tutto insieme, ma va opportunamente, progettato il nostro intervento partendo dagli obiettivi generali e dal target di riferimento. Molti credono che si possa improvvisare con i bambini. Ed è vero! Solo se si è competenti però. Altrimenti si rischia grosso, in termini di immagine, di educazione o di gradimento. Come in tutti gli altri campi.
Leontina Sorrentino

Scoprire l’arte in #contestINSOLITI.

Quale esperienza può essere utile per aprrezzare l’Arte? Esiste un luogo migliore di un altro per incontrare storie, autori, opere?

Esistono condizioni ottimali o meglio affidarsi al caso?

libreria1nForse né l’una né l’altra cosa. O meglio: probabilmente entrambe le strada andrebbero perseguite. Senza dubbio esistono dei luoghi più suggestivi di altre per avvicinare i bambin/e ragazzi/e ad un mondo insolito e poliedrico come quello degli artisti. É vero anche che ogni occasione è buona per rimandare all’Arte che accompagna l’umanità dai suoi albori e di cui non ha mai potuto farne a meno!
Partendo da questo presupposto ha molto senso mostrare o far riferimento ad un opera fuori da musei e lontana dai riflettori: Parliamo di arte in contesti inusuali. Invitiamo i bambini a leggere la storia, la scienza, la società, la geografia, l’ecologia, la letteratura, la moda…attraverso l’osservazione dei dipinti di tutti i tempi. Perché, da sempre, rappresentano lo specchio della società in cui sono stati creati! L’opera d’arte come ipertesto per indagare passato e presente! La libreria come un luogo dove incontrarsi, vivere un’esperienza interdisciplinare, creare significati e ravvivare dinamiche culturali in continuo movimento. Ecco perché il mio progetto L’arte a Portata di Libro funziona e piace a grandi e piccoli.

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Due ambiti a contatto
Nell’era del digitale siamo sottoposti ad una quantità di immagini e di informazioni notevole. Spesso subiamo la rapidità dei consumi di messaggi e prodotti, senza essere in grado di operare verso di essi una reale selezione consapevole. Al contempo l’arte e il museo (concetti spesso sovrapposti nell’immaginario collettivo) sono avvertiti ancora come qualcosa di noioso, vecchio e statico o tutt’al più elitario. Così l’enorme patrimonio culturale italiano rappresenta una risorsa inespressa e sconosciuta ai propri cittadini, anche adulti.
Il tentativo è quello di avvicinare i due ambiti proponendo riflessioni che utilizzino strumenti, contenuti e linguaggi che appartengano a mondi così distanti. Le opere d’arte vengono esaminate quasi esclusivamente dal punto di vista formale e artistico. Tuttavia oltre alla vicenda biografiche dell’artista (e del suo prodotto) esistono una quantità di informazioni contenute nei quadri che non vengono considerate o che sono sottovalutate.

Cosa rappresenta un’opera d’arte
libreria4nUn’opera d’arte è il frutto di talento e teorie estetiche, ma anche di scoperte tecnologiche, storie personali, contesti sociali, contaminazioni, scambi, convenzioni, rapporti politici internazionali, giochi di potere o teorie filosofiche.
L’opera diventerà un ipertesto: dall’immagine rappresentata, dall’inquadratura, dai materiali utilizzati attiveremo dei link che spaziano in campi che artistici non sono, toccando argomenti che vanno al di là dello sguardo puramente iconografico.
La libreria in questa ottica rappresenta il luogo ideale entro cui attivare contaminazioni di genere. Perché la sensibilizzazione alla memoria collettiva, al fascino dei libri e alla sperimentazione personale può essere, a buon grado, annoverata tra attività educative significative.
Osservare le opere d’arte, offrire un’analisi formale, invitare alla lettura di testi e di immagini, stimolare la connessioni e collegamenti interdisciplinari, suscitare un dibattito su tradizione e innovazione, sviluppare una visione critica.
Perché le architetture cambiano forme? Perché nasce la pittura all’aria aperta? Perché nelle sculture vengono usate pietre differenti? Partendo da quesiti generici, passando attraverso l’esperienza di ciascuno dei partecipanti, in un percorso fatto di immagini che rimandano ad altre immagini, notizie che rimandano ad altre notizie, si approderà ad una visione amplificata delle opere d’arte proposte.

Cosa raccontare a bambini e bambine
L’obiettivo è quello di considerare i prodotti (artistici, tecnologici, letterari, musicali…) di una società come facce diverse di un unico procedere socio-evolutivo. Studiare settori della cultura, ognuno con peculiari regole e finalità, non come compartimenti stagni, ma come saperi che si incontrano, si conoscono, si influenzano vicendevolmente. Occorre senza dubbio programmare l’incontro con grande attenzione e adeguare lo spazio a disposizione al numero di bambini massimi che si possono accogliere, perché l’apprendimento ottimale passa anche dall’ambiente e dallo spazio che riserviamo ai bambini.

Leontina Sorrentino – www.didatticaartebambini.

Programmiamo un anno di creatività!

arte e musicaSiete usciti dal turbine dei regali di Natale? Ricominciata la scuola e ripreso il lavoro? perché non pensare a programmare esperienze sull’arte?
Con l’inizio dei un nuovo anno tante sono le attività che mettiamo in programma. Tanti i propositi, le speranze i ‘voglio fare’. Allora perché non approfittare di questi momenti per pensare anche ai nostri bambini e mettere
in pratica un po’ di ‘buone intenzioni’? Negli articoli precedenti abbiamo parlato della difficoltà che potremmo incontrare nel consentire ai nostri bambini di utilizzare spazi casalinghi per fare esperimenti creativo- manuali!
Abbiamo anche dato qualche suggerimento su come arginare i danni. Abbiamo anche sottolineato l’importanza di queste attività.
Bene alle soglie del periodo dell’anno che maggiormente è carico di attese e di desideri, perché non sorprendiamo tutti (magari noi compresi) e facciamo un regalo a tutta la famiglia?
Immaginiamo dei momenti da vivere in famiglia dedicati all’arte. Sempre in maniera divertente e fruttuosa. Ecco un elenco di attività che creano atmosfera e possono- anzi devono- essere usati per creare un clima complice e
collaborativo in grado di fare da collante per tutta la famiglia!
arte e musica 2Oltre a condividere con i loro giocattoli o andare al cinema , potreste pensare a:

– Visitare un museo o ad una mostra adatta a bambini
– Scoprire una piazza in una città nuova
– Fare una passeggiata in un bosco, raccolta di materiale naturale e rielaborazione
– Recuperare una memoria familiare: tirare fuori vecchie foto e raccontate episodi di quando eravate piccoli
– Regalare scatole di colori, che siano essi pastelli o tempere o gessetti
– Raccontare storie inventate!
Durante queste vacanze, davanti al caminetto della mia mamma, ho iniziato a raccontare loro di quando mi sedevo, insieme ai miei fratelli e ai cuginetti, con i miei nonni davanti al camino e ascoltavo storie della loro infanzia. Raccontato di giochi della tradizione povera che non esistono più. Ho fatto vedere foto in bianco e nero. Poi ho organizzato un tavolino con carta bianca e nera, carboncino e matite colorate. Senza che chiedessi nulla si sono messi a disegnare. Ma non mi hanno fatto vedere l’opera. Mi hanno detto: “mamma viene da lontano la vedrai solo a fine anno”. Ce la faranno a resistere alla tentazione di mostrare il disegno? Loro si. I dubbi sono sulla curiosità della mamma! Condivisione, intimità, gioco e arte viaggiano spesso insieme.

Ambiente e creatività.

Per stimolare la creatività un posto vale l’altro? Quanto impatta sui bambini lo spazio che in cui li invitiamo a muoversi?

Il tempo e lo spazio che ci concediamo per fare dei lavori creativi sono di importanza fondamentale. Troppo spesso chiediamo ai bambini e alla bambine delle performance o degli sforzi senza badare all’ambiente e alle condizioni che prepariamo loro. Un ‘posto vale l’altro’ ‘Basta che i bambini siano sereni’ è quello che più spesso mi sento dire, ed è vero…fino ad un certo punto! Il dinamismo spaziale (come riesco a muovermi in un ambiente) del bambino determina la sua esperienza: c’ è una stretta correlazione tra contesto e gesto creativo.
Sempre prima invitiamo i bambini a lasciare le attività manuali per quelle cerebrali. Sempre prima proponiamo un modo di lavorare statico e controllato.
E questo avviene sia in ambienti convenzionali (come la scuola) che non convenzionali (come i laboratori creativi).
Trovo che tante esperienze non siano allineate, né per contenuti, né per elaborazione, all’idea di sviluppo equilibrato della creatività. Dove per creatività non intendo la propensione a fare un disegno o di utilizzare delle tecniche. Non solo. Ma intendo la capacità di connettere informazioni e saperi per un uso espressivo del proprio sentire. Per tradurla in altri termini: sono convinta che un bambino esprima la sua creatività non solo manifestando il talento, per esempio in pittura, ma anche rispondendo nella maniera
personale ad uno stimolo esterno, per esempio superando la paura del buio ricorrendo ad un peluche. Tempo fa insieme ad una collega che si occupava di danza, ci siamo trovate a vivere una situazione felice di sperimentazione lavorando in un ambiente familiare a tanti bambini, ma vissuto in modo informale, in maniera continuativa e libera. Sono episodi rari e felici.

E’ facile realizzare un ambiente stimolante?
Detto questo ho la convinzione che non sia facile realizzare un ambiente fruttuoso e stimolante per tutti i bambini e ovunque si voglia. Esistono dei confini e delle regole precisi: alcuni possono essere superati solo con la buona volontà, per altri occorrono condizioni al contesto specifiche e spazi adatti. A 25 bambini non posso proporre una lezione dinamica se sono in un aula di 35mq. Inoltre credo che non tutti possano improvvisarsi esperti di un settore che non conoscono. Impossibile avere una scuola che possa provvedere all’educazione artistica, musicale, corporea come provvede all’educazione delle materie classiche. Concordo, è impossibile, anche se nella nuoa riforma mi è
sembrato di intravedere attenzione a questi argomenti. Perché bisognerebbe avere a disposizione il triplo del tempo, competenze diversificate e strumenti particolari. Il problema è che non ci sono spazi neanche fuori la scuola dove tutto questo possa avvenire, ma per altri motivi: il tempo, i costi, l’interesse.

Che fare allora?
Innanzitutto porsi la questione.
1- Essere consapevoli che i bambini esprimono molto meno del loro potenziale, perché non esistono contesti che li stimolino su più livelli contemporaneamente.
2- Programmare delle esperienze multiple ed interdisciplinari, contaminando settori come la danza, arti visive e musica.
3- Avviare un’inchiesta per capire le maggiori carenze in rapporto alle esigenze dei più piccoli e delineare un protocollo quantitativo e qualitativo di esperienze
creative diffuse.
Chi dovrebbe occuparsi di questo? Tutti coloro che lavorano o hanno a che fare con i bambini: insegnanti, educatori, animatori, operatori, dirigenti, genitori.
Tante attenzioni con i bambini non vengono attivate, perché non ci si immagina neanche che possa essere diverso da come si è sempre fatto. Per fortuna non è così!

Leontina Sorrentino
www.didatticaartebambini.it – leontina@didatticaartebambini.it

Non chiamiamoli Lavoretti, ma opere.

Quanto contano le parole quando relazioniamo con i bambini? Siamo sempre a nostro agio nel dare un giudizio alle opere creative dei nostri figli? Cosa fare di tutte i lavori che ci portano a casa?
Le parole hanno un loro peso specifico. Il tono con cui vengono dette, e le espressioni del viso che le accompagnano, anche. Una dei miei obiettivi personali e professionali è diffondere e affermare il diritto di ciascun bambino alla propria creatività, dunque alla propria individualità. Una delle mie più grandi preoccupazioni è fare attenzione a come si dicono le cose ai bambini.
Soprattutto in un ambiente in cui i piccoli sono chiamati a esprimersi creativamente-cosa che richiede le condizioni e il tempo ideali- magari in un ambiente nuovo e in poco tempo.
Ci deve essere coerenza tra atteggiamento-gesti-parole. Sia di chi invita (operatore) i bambini ad eseguire un’esperienza, sia di chi accoglie (genitore o adulto accompagnatore) l’esperienza fatta. Tante volte non importa neanche chiedere “che cosa è?” piuttosto domandare di ‘raccontare’ l’opera.

Il peso dei termini
Tutto quello che realizzano i bambini non chiamiamolo LAVORETTO. Più che un vezzeggiativo (piccolo lavoro) ha il sapore di uno svilire un’azione importante solo perché a farla è stata un bambino o una bambina! Perché non chiamarlo Opera, Lavoro o a seconda di quello che realizzano: disegno, scultura, dipinto…? Si usa lavoretto per indicare un lavoro eseguito da bambini, con i soliti materiali e con resa di poco conto. Vi ho fatto in una riga la summa della definizione che negli anni ho sentito dare al lavoro dei bambini. Sarei lieta di essere smentita.

Che quello che abbia realizzato il bambino/a sia più o meno comprensibile (in termini figurativi) non è una mia priorità. A seconda delle età esiste una competenza tecnica, una sfera di ricerca e un livello di espressività che non vanno (o non dovrebbero) essere messi in paragone con il mondo degli adulti. A loro non interessano le stesse cose che interessano noi! Non fanno (per fortuna aggiungerei) la stessa lettura che facciamo noi. Questo va compreso e accettato.

Ho sentito tanti adulti chiedere spiegazioni e poi commentare con sarcasmo bonario la risposta. Oppure si sostituiscono a loro nel disegno dopo una richiesta d’aiuto che suona così: “Papà io non lo so disegnare bene come te!- Mamma fallo tu che lo fai meglio!” E’ un atteggiamento inutile e deleterio. Che sia carta incollata o tratti fitti di matita, o una scultura di creta va incoraggiata l’azione creativa, non giudicata la realizzazione. Oltre il prodotto finale, è importante, anzi fondamentale, il percorso che ciascuno fa e il processo che lo
porta ad una certa esecuzione.
Se, dopo un laboratorio, mi figlio mi mostra il proprio disegno dicendo ‘l’ho fatto per te’, io lo elogio, lo ringrazio e poi lo dimentico sul tavolo del laboratorio è una contraddizione stridente. Gli do un valore a parole, che però viene smentito dal mio comportamento. E sono sicura che dal discorso emerga chiara che non parlo di una disattenzione(che può capitare a tutti!) ma di un atteggiamento continuativo.

Ma quanti disegni! Cosa ne faccio?
Sono una mamma anch’io e so le quantità di lavori che i bambini producono – soprattutto disegni, ma anche pasta di sale, raccolta elementi naturali…- a scuola, nei laboratori, dagli amici, da soli. Certo non si può conservare ogni cosa! Cosa fare allora con la quantità di ‘opere fanciulle’ che siamo chiamati a gestire? Io le tratto come delle collezioni d’arte. In scala casalinga ci troviamo davanti ad un piccolo museo. Guardiamo insieme a loro le cose realizzate.
Commentiamole, raccontiamole, tocchiamole. Poi selezioniamone alcune e facciamole diventare un quadro. E lo appendiamo in sale, in camera, lungo il corridoio. Riserviamo loro uno spazio espositivo accanto ai quadri degli adulti!
Il valore che può assumere un disegno isolato, incorniciato è sorprendente. Il senso estetico, la consapevolezza di un miglioramento grafico o tecnico i bambini lo percepiscono e lo coltivano. Sono perfettamente in grado di avere una propria idea di bellezza, proviamo a confrontarla con la nostra, rimarremo stupiti. Qualunque cosa si decida di farne condividiamola con i bambini.
Degli altri disegno possiamo realizzare degli album da sfogliare. Far ruotare le opere incorniciate, regalarle come biglietti di auguri, creare delle piccole buste porta oggetti, rivestire con i pezzetti scatole, decorare album di foto, farne carta da macerare per tentare la cartapesta. Le opere valorizzate anche attraverso il riciclo. Che vuol dire dare nuova vita ad una cosa che dovrebbe finire nella pattumiera. Un ciclo di vita che aiuta a evolversi.

DOMENICA 28 settembre e 5 ottobre – BIOCACCIA AL TESORO

DOMENICA 28 settembre e 5 ottobre – BIOCACCIA AL TESORO

Il Bioparco organizza una BIOcaccia al tesoro: un divertente gioco di squadra per grandi e piccini, per scoprire caratteristiche e curiosità degli animali del Bioparco.

I componenti delle squadre, in compagnia dei clown del Bioparco, si cimenteranno in quiz, indovinelli, prove di abilità per trovare indizi, raggiungere il traguardo e guadagnare il tesoro finale.

La BIOcaccia al tesoro è adatta dai 6 ai 99 anni, ma anche i più piccoli saranno benvenuti!

L’attività, compresa nel costo del biglietto, è su prenotazione, da effettuarsi il giorno stesso dell’iniziativa.

BIOPARCO DI ROMA

INFO: 06.3608211 e www.bioparco.it

ORARIO di domenica 28.09: 9.30 – 19.00 (ingresso consentito fino alle ore 18.00)

ORARIO di domenica 5.10: 9.30 – 18.00 (ingresso consentito fino alle ore 17.00)

Seguici su Facebook: www.facebook.com/amicidelBioparco

TARIFFE ingresso gratuito per bambini al di sotto di un metro

bambini di altezza superiore ad 1 metro e fino a 12 anni: € 12.00

biglietto adulti: € 15.00

EVITA LA CODA! I biglietti si possono acquistare anche on line su bioparco.it e nei Punti Lis (tabaccherie, ricevitorie autorizzate)

(Foto: Massimiliano Di Giovanni – Archivio Bioparco)

Permette una domanda? A cura di Leontina Sorrentino.

Vi propongo le domande e le affermazioni che, più frequentemente, mi vengono rivolte. Un modo per approfondire degli argomenti e sfatare qualche mito.

MA CHE LAVORO FAI?

Da quando mi sono inserita in questo settore ho sempre fatto fatica a spiegare il mio lavoro. Per due motivi, di stampo teorico e sociale, concatenati tra loro. Il primo è che non è ancora chiara la differenza tra didattica e altro (es: animazione, intrattenimento, laboratori).

‘Far divertire’ un bambino per la didattica è uno strumento, per altri tipi di proposte è una finalità. In didattica attraverso il gioco si veicolano informazioni che poi vanno, con altri strumenti, consolidate e sedimentate. Il secondo è che non viene data all’arte la giusta importanza nel campo educativo, che secondo, me merita. L’attenzione per le attività creative e manipolative diminuisce con l’aumentare dell’età. Mi piace definirmi un ‘divulgatrice’ dell’arte e lo faccio in vari modi: lavoro con bambini, ma anche con adulti, formo e mi formo continuamente, cerco collaborazioni e contaminazioni di genere, scelgo dei temi che approfondisco e ‘traduco’ per ogni fascia d’età.

Come?

Attraverso laboratori tematici, incontri formativi, progettazioni specifiche, sperimentazione e ricerca personali.

DAVVERO LO HANNO FATTO BAMBINI COSì PICCOLI?
Non smetterò mai di ripetere che un mio imperativo, teorico e morale, è quello di non mettere mai mano ai lavori dei bambini. Non sono mai intervenuta sistemando una linea, cambiando un colore o proponendo una disposizione diversa sulle opere eseguite! Quello che loro realizzano è frutto di un
immaginario personale che non mi è dato di conoscere o interpretare, né tanto meno rappresenta uno dei miei obiettivi. Quello che mi interessa è puntare lo sguardo su quanto di umano, quotidiano e sociale ci sia nell’Arte.

Negli ultimi 2 anni ho approfondito la tematica dell’arte presentata alle bambine e ai bambini in età prescolare. E’ un grande lavoro di “mediazione culturale”. Non tanto con i bambini, che accettano con grande slancio e curiosità le attività e i giochi proposti. Quanto verso quegli adulti che devono accogliere un certo tipo di approccio dandogli il giusto peso e proponendolo con continuità, integrandolo ad altri progetti. Si può coltivare una formazione estetico-educativo di grande rilievo cominciando dall’infanzia e lasciando libera l’espressione personale e l’elaborazione degli stimoli lanciati.

BELLO! MA COSTA TROPPO, NON CI SONO I FONDI.
Quante volte mi sono sentita dire questa frase! Difficoltà a pagare un certo tipo di lavoro e ad utilizzare un supporti che non siano carta e colori che non siano pennarelli. Sorvolo sulla questione tariffaria e sulla generalizzata svalutazione economica che si fa delle attività rivolte ai bambini. Per i materiali,
fondamentali nell’arte, molto spesso invece è più una questione di impostazione del lavoro: a parità di costi, si possano scegliere materiali diversi. Una stessa opera con due tipi di materiali ha resa formale e impatto emotivo sostanzialmente differenti! E’ importante far sperimentare materiali preziosi (es: foglia d’oro, rame, inchiostri…) o strumenti insoliti (es: spatole, punteruoli, ), tuttavia, è possibile attivare delle riflessioni formali e delle suggestioni artistiche anche utilizzando materiali economici e di uso comune (Es: giornali, cere, pennelli, plastiche…). E’ il quando guardare, il come manipolare, il dove
porre l’attenzione che trasforma un tempo trascorso con i bambini in un’esperienza sull’arte. La carenza di fondi (o presunta tale) non giustifica la bassa qualità dell’offerta didattica sull’arte per bambini.

PERO’! NON PENSAVO FOSSE COSì INTERESSANTE!
Già! Molte persone, anche in amministrazioni e istituzioni culturali, non avendo ben chiaro cosa si fa con la Didattica dell’Arte, quando si trova a contatto si meraviglia! Mi viene detto ogni volta che concludo un ciclo di incontri di Conversazioni sull’Arte. Oppure quando, in sintesi dopo un laboratorio, racconto ai genitori il presupposto e il percorso che ha portato al lavoro finale dei propri figli. Questa affermazione mi gratifica da un lato e mi rende perplessa dall’altro. Ancora non si percepisce la reale misura dell’importanza e del potenziale della didattica nel campo dell’arte.

Leontina Sorrentino

 

Opportunità non tutorial. A cura di Leontina Sorrentino.

I ‘lavoretti’ guidati quanto hanno a che fare con un la didattica dell’arte? Che ruolo ha l’operatore della didattica dell’arte? Quali sono le cose da non dire ai bambini quando esercitano la propria creatività?

La reale sperimentazione presuppone la flessibilità. E’ fornire strumenti, spazi e tempo per scoprire, provare, sbagliare, fare, disfare, rifare. L’attività di pasticciare’ come momento di crescita, mettere le mani (nella materia, nei colori, negli strumenti) e lasciarle vagare: non tanto alla ricerca del significato, ma alla scoperta di sensazioni. Tutto il nostro evolvere avviene in relazione allo spazio che ci accoglie e agli stimoli che ci arrivano. Se un bambino sperimenta mai dirgli di finire il lavoro (finire in base a cosa? All’idea di un valore per il prodotto e non per il percorso?). Dobbiamo portare massimo rispetto per l’opera realizzata, non ha senso modificarla- secondo criteri nostri- per renderla più leggibile-in relazione ad obiettivi nostri.

Cosa facciamo se il bambino ci propone cambiamenti? Li seguiamo.

Pur avendo un percorso fortemente strutturato e organizzato, occorre raccogliere le esortazioni scagliate dai bambini e virare le proprie attività, conformandole ai nuovi scenari stravolgere il programma. Anche se il risultato finale è altro rispetto all’idea iniziale.

Un esempio recente mi è capitato durante un laboratorio sul colore, in cui utilizzavo acqua e carta velina sovrapposta. Un bambino, molto piccolo ha mutato le mie indicazioni e ha cominciato ad immergere carta velina direttamente nelle ciotole d’acqua e a strizzarla sul tavolo ricoperto di tela di plastica con grinze. Il laboratorio si è trasformato in un esperimento di stampa: fogli passati sopra il colore sciolto per imprimere tinte e forme.
Al bambino interessa meno che all’adulto la dimensione finita, coerente e cristallizzata. Il bambino, come un vero artista, ricerca durante la creazione, prova cambia stravolge, talvolta distrugge. E’ interessante osservare la parabola
un bambino mentre vive un momento creativo. Nel mio percorso ho riscontrato questo percorso.

1-L’attenzione alla tecnica (o oggetto) che gli viene sottoposto;

2-l’ascolto delfunzionamento;

3-l’eventuale difficoltà o riluttanza a seguire i suggerimenti;

4-l’abbandonarsi alla curiosità;

5-la sicurezza;

6- l’allontanamento dal dettato iniziale;

7- l’esplorazione libera con il cambiamento di direzione;

8-la conclusione arbitraria, ovvero quando ha esaurito la propria curiosità.

Qual è il nostro compito allora?
Creare le condizioni perché questa ricerca possa esistere. Iniziare e continuare nel tempo. Concedere spazi al lavoro individuale intervenire solo per rispondere a domande, per supportare le difficoltà, per risolvere dubbi pratici. Mai
sostituirsi al tratto del bambino. La sperimentazione è figlia della curiosità. I tragitti dell’adulto arrivano a conclusioni diverse, spesso agli antipodi rispetto a quelle che vengono fatte durante l’infanzia o l’adolescenza. Se si lascia spazio per ovviamente. Ho imparato a diventare il più possibile supporto. A tenermi in ombra e osservare, perché i risultati sono di gran lunga più creativi, eterogenei e liberi da condizionamenti.Questo non vuol dire lasciarsi andare alla confusione. La complessità va gestita in coerenza con le finalità programmate. Non attraverso l’omologazione di metodi e contesti. È più facile realizzare un tutorial che essere in grado di sostanziare opportunità concrete e differenziare il nostro apporto a seconda delle richieste implicite dei piccoli utenti.
Non è mio interesse che si portino a casa prodotti incelofanati, senza sbavature, simili ad un esempio. Non faccio vedere mai il prototipo di un opera o la realizzazione di un ‘lavoretto’ (termine terribile per indicare i lavori dei bambini, generalizzato e sminuente). Il lavoro ‘seriale’ è importante perché sviluppa competenze, ma non sono quelle di cui mi preoccupo di far emergere durante i miei laboratori. Attività manuale non è necessariamente didattica dell’arte.
Occorre essere consapevoli che sono due cose differenti. Per me è fondamentale che emerga la personalità di ciascuno. Non metto mai mano al lavoro dei bambini, neanche per raddrizzare una linea. Perché non è la perfezione formale (per esempio assomigliare a disegni dei grandi) quanto un’espressione personale. Che non è mai uguale a se stessa. Può mutare nel tempo, con le condizioni e con i materiali, con l’umore, con il gruppo in cui si lavora.
Giocare con l’arte serve a farsi un’opinione. Anche da piccoli. Perché è un errore di valutazione credere che ci siano opinioni che vanno formate solo da una certa età in poi.

Leontina Sorrentino

Decaloghi della didattica #3 A cura di Leontina Sorrentino.

Quali vantaggi personali possono derivare dalla conoscenza dell’arte?
In cosa può giovarci raccontare storie di opere e di movimenti?

Ai nostri figli arrivano sensazioni che non abbiamo mai provato?

Durante le mie Conversazioni sull’arte, momenti in cui racconto agli adulti possibili strade per parlare di arte ai bambini, invito sempre a sperimentare in prima persona quello che andremo poi a proporre. Per tanti motivi, ma il principale è che esiste sempre un gap tra il pensiero e l’azione. E che per far scoprire attraverso l’“esperienza” occorre sporcarsi le mani. L’arte, in tutte le sue declinazioni e forme, contiene tutte le opportunità utili per la crescita culturale, personale e civile di ciascuno. Occorre affidarcisi e lasciarsi andare.
10 buoni motivi per imparare ad amare l’arte:
1- DIVERTIRSI AD IMMAGINARE
Non ci riflettiamo abbastanza, ma sempre meno ci concediamo del tempo da dedicare alla cura della nostra immaginazione. Quei voli della mente considerati sempre inutili o, peggio, deleteri. Proiettare se stessi in una dimensione altra, futuribile, emancipa dall’ancoraggio a terra considerato, erroneamente, meno problematico del volo.

2- SCOPRIRE POSSIBILI PROIEZIONI DELLA REALTA’.
Lo sguardo dell’artista non è altro che una possibile interpretazione de
lla realtà. I dati degli eventi sono filtrati dalla sensibilità soggettiva influenzata dal contingente che passa, inesorabilmente, attraverso un preciso momento storico. Osservare criticamente questo caleidoscopio di punti di vista serve a farsi un idea del totale.

3- NUTRIRE UN PENSIERO AUTONOMO.
Conoscere direttamente le cose aiuta a formarsi una propria opinione, anche guidate o vincolate da quelle altri. Mettendo in relazione causa ed effetti, eventi e reazioni, conoscenze e luoghi comuni. Credo più ad un testo, un manifesto, un pensiero dell’artista che non all’analisi di un critico. Meno ci arrivano filtrate le informazioni più possibilità abbiamo di non uniformarci a cose che, magari, neanche condividiamo.

4- ACCRESCERE L’AUTOSTIMA
Il confronto, diretto o indiretto, con le vicende che ci circoncidano, ci spinge a riconoscere la nostra posizione e a credere che le nostre idee abbiamo lo stesso valore di quelle degli altri. Portare avanti la ricerca ed esprimere la propria personalità aumenta l’autostima, in maniera proporzionale alla libertà che concediamo a noi stessi di sbagliare.

5- AMMIRARE LE DIVERSITA’
L’arte si esprime in forme infinite. Attraverso difficoltà, medium, volti, determinazioni sconosciute. E’ espressione di culture, tradizioni, sensibilità provenienti da ogni dove. Avere la possibilità di conoscere ciò che è differente da noi, ci aiuta a collocare e gestire timori, paure, ansie. Un po’ come dire che non si può apprezzare ciò che si ignora.

6- ARRICCHIRE IL PROPRIO BAGAGLIO CULTURALE
Accogliere l’altro fortifica la propria posizione anche socialmente. La propensione all’intercultura è figlia della tolleranza. La flessibilità deriva dalla interrelazione. La crescita si nutre di contaminazioni. La creatività è una voce della complessità. Quella che non spaventa, ma alimenta determinazione, competenze e felicità.

7- LEGGERE I CAMBIAMENTI
L’informazione acquisisce un ruolo considerevole se la si contestualizza. E’ il mettere in relazione le nostre conoscenze che le accresce, le chiarisce e le spinge a superare imiti per familiarizzare con probabili orizzonti. Arrivare al nocciolo dell’attualità (passata o presente) facendo comparazioni tra le opere: un po’ come confrontare diverse testate giornalistiche o andare dritti alla fonte.

8- CREDERE NELLE PROPRIE POTENZIALITA’
Talvolta scoprire storie lontane che ci sembrano romanzi e capire come, invece, abbiano dato inizio a vicende rivoluzionare, consente una nuda riflessione.
Svelare i miti in cui è avvolta l’Arte offre una visione ‘umana’ del talento, del successo e del destino. Insinuare il dubbio che investire sui propri talenti possa valerne la pena e dare frutti oltre lo sperato.

9- VIVERE COSCIENTEMENTE
Il fatto che un opera ci sconvolga, ci piaccia, ci indigni, ci rapisca, ci irriti, ci stimoli in qualche modo, è una buona anticamera per risvegliare sensi, rivedere pregiudizi, cambiare opinione. Guardare attentamente e reagire responsabilmente in merito agli input esterni e alle proprie ideologie.

10- SCOPRIRSI STUPITI
Oltre a tutti i messaggi che è in grado di veicolare l’Arte, ce n’è uno che cerco sempre di esaltare: è il senso della meraviglia. L’arte mi stupisce sempre! Che sia un reperto della preistoria o un’opera video può contenere in sé elementi sintetici, tecnici, sensoriali, ironici notevoli. Coglierli migliora la vita.


Anche questi 10 motivi, come quelli degli articoli precedenti, sono degli spuntidi riflessione. A leggerli in maniera trasversale sembra che una vada in coppia con gli altri. Li trovo indissolubilmente collegati, quasi fossero 10 spicchi di un’unica sfera. Possono incontrare il vostro favore o meno. Possono essere nell’ordine che gli assegnereste anche voi, o essere completamente ribaltati.
Come un artista propongo una mia lettura della realtà, che investe l’arte di un valore globale e fondamentale.
Per la vita di ciascuno!

 

Decaloghi della didattica #2 A cura di Leontina Sorrentino.

A cosa serve l’Arte nella vita? Perché dovremmo spendere energie per insegnare ad apprezzare l’universo Arte con ‘annessi e connessi’? Ecco 10 buoni motivi per insegnare ad amare l’arte!

A lungo mi sono interrogata sull’opportunità o meno di dedicarsi ad un’attività che ha come fulcro un’idea che sembra vana e pretestuosa. Insegnare l’arte a chi serve? Concentrarsi su periodi, metodi, regole, scoperte quanto serve? Conoscere le vicende degli artisti, le filosofie dei movimenti, le interazioni sociali a cosa serve? A più di quanto uno possa immaginare! A ben guardare, l’interazione dell’arte con la nostra esistenza, è molto più concreta di quello che possa apparire. Si prende consapevolezza del proprio potenziale gradatamente. Fa bene alla qualità della vita e alle relazioni interpersonali fino a poter diventare un lavoro! A volte credo che il nostro Patrimonio culturale ci spaventi a tal punto, da non sapere come gestire la nostra tradizione, la nostra identità, le nostre eredità. Se vi sembro troppo filosofica, provate a leggere i motivi concreti che stimo legati all’insegnamento dell’arte. Sono solo alcuni, ciascuno ne potrebbe trovare ancora, tanti…almeno altri 10!

1-RIFLETTERE SUL PASSATO COGLIERE MECCANISMI GLOBALI.
Le opere d’arte ci offrono un aspetto variegato o multiforme della storia. Ci introducono ad un’analisi precisa e profonda, a volte molto emotiva a volte molto cinica.

2-INVESTIRE SUI PROPRI TALENTI.
Conoscere linguaggi diversi da quelli convenzionali porta a realizzare associazioni inconsuete, a sperimentare e a investire tempo ed energie su se stessi. Riconoscersi il diritto e trovare il coraggio di dare la propria ‘narrazione degli eventi’.

3- CONOSCERE E APPREZZARE I PATRIMONI DI OGNI CULTURA .
Le meraviglie del mondo sono infinite e sorprendenti. Ammirare e prendere coscienza dei Patrimoni degli altri Stati, grandi o piccoli che siano, ci invita alla tolleranza, all’apertura, alla condivisione. Alla gestione del contrasto.

4- SCOPRIRE EVOLUZIONI TECNICHE E STORIE DI UOMINI.
Le evoluzioni artistiche sono indissolubilmente legate alle evoluzioni scientifiche della società di riferimento! Le opere sono frutto di uomini, dei loro sforzi professionali e delle proprie storie personali.

5- COLTIVARE IMMAGINAZIONE E PERSEVERANZA.
Entrare in contatto con i generi artistici, di tutti i tempi, aiuta a stimolare la propria creatività e insegna che per arrivare ai risultati eccellenti occorrono esercizi, tentativi e dedizione.

6- IMPARARE A FARSI DOMANDE.
La molteplicità dei modi di vedere la realtà ci porta, inesorabilmente, a confrontarci con le nostre idee. Interrogarsi sui motivi di una scelta, anche non nostra, avvia contaminazioni che portano a nuove evoluzioni.

7- RELATIVIZZARE I MONENTI STORICI.
Gli artisti, assecondando mode, teorie e tendenze politiche o sociali, oppure avversandole, partecipano agli avvenimenti culturali contribuendo a formare l’opinione pubblica. L’arte investe la storia di una luce altra, che contribuisce a dare una visione complessiva.

8- UN MODO PER RIFLETTERE SU SE STESSI.
Riflettere sulle versioni degli artisti ci insegna anche qualcosa sulle nostre sensazioni, più o meno evidenti. Anche interrogarsi su quello che ci piace e quello che ci infastidisce vedere, serve a tarare le opinioni personali e ad alimentare sani dubbi intellettuali.

9- ATTIVARE LINK SOCIALI E CULTURALI.
Condividere, ascoltare, guardare modi differenti di interpretazione e di azione consente un’apertura culturale in grado, poi, di ben disporre verso nuove comunità. Entrare in contatto con visioni culturali differenti si può tradurre in relazioni personali con altre collettività, il tutto per un maggiore progresso sociale.

10- GIRARE IL MONDO IN UN BATTER DI CIGLIA.
L’arte ha questa caratteristica inconfondibile: è globale e locale nel medesimo tempo! È quello che racconta un artista, ovvero il mondo atavico che si porta dentro, anche frutto di condizioni e tradizioni del pezzo di mondo da cui arriva e che vuole rappresentare.

Nel prossimo articolo vi racconto i miei 10 buoni motivi per imparare ad amare l’arte.

Decaloghi della didattica. A cura di Leontina Sorrentino.

Decaloghi della didattica #1
Un laboratorio d’arte per bambini è sempre una bella esperienza? Quali sono gli errori più comuni che si commettono? Come influiscono sui bambini?

Quando si svolgono attività con i bambini occorre avere ben chiari gli obiettivi: ci stiamo occupando di loro (proponendo progetti adeguati e stimolanti) o stiamo lavorando per noi (preoccupandoci di far vedere quanto siamo bravi)? La differenza è abissale: si vede, si sente, si tocca. Ecco, secondo me, l’elenco delle azioni meno lodevoli, eppure diffuse, che limitano la relazione educativa.

Decalogo della cattiva prassi:
1- MORTIFICARE LA CREATIVITA’ dei bambini e delle bambine. Ovvero imporre la nostra visione (adulta e parziale) perché crediamo che sia la più corretta. Esperienza non è espressione!
2- UNIFORMARE I METODI, ovvero utilizzare sempre lo stesso modo di mediazione; fossilizzarsi su alcune tecniche per comodità, potenziare solo alcune attività a discapito di altre. Omologazione non è pluralità.
3- IGNORARE LE SOLLECITAZIONI spontanee che i bambini regalano durante un laboratorio. Con la convinzione che sia più opportuno terminare un lavoro che non soddisfare improvvise curiosità. Eludere risposte non elimina domande.
4- RELEGARE LA MANUALITA’ a puro passatempo. Ovvero non riconoscere alle attività pratiche significati e valenze che vanno ben al di là del farli ‘pasticciare’. Le mani sono veicolo di conoscenza!
5- ALZARE LA VOCE PER FARSI ASCOLTARE. Ovvero incentrare il rapporto su una direttrice verticale up- down. Ascoltare perché devo e non perché voglio. La fiducia che creiamo con i bambini è frutto di conquista, non di diritto! L’attenzione non va imposta!
6- SOTTOSTIMARE L’INTELLIGENZA dei bambini. Ovvero dichiarare a parole grandi valori pedagogici, ma di fatto comportarsi senza preoccuparsi di farla emergere. L’autostima come cura di sé!
7- GIUDICARE GLI ERRORI. Ovvero emettere valutazioni negative qualunque sbaglio, senza soffermarsi sul processo che lo ha prodotto, rafforzando l’idea che ‘meno errori fai più sei bravo’! Sbagliando si impara!
8- ASSECONDARE LE PAURE. Ovvero sostituirsi al bambino in qualunque fase critica incontri (sia pratica che cognitiva) incidendo sull’insicurezza, che cresce, nel non saper fare qualcosa. Spronare all’autonomia!
9- METTERE FRETTA. Ovvero proporre un lavoro inadeguato al tempo stabilito e poi riversare sui bambini la responsabilità di non concludere. Anche l’incompiuto ha valore!
10- MOSTRARE SOLO UN LATO DELLE COSE. La parzialità è importante per soffermarsi sui dettagli, ma la visione d’insieme ci chiarisce percorso e idee. Le letture a più livelli stimolano il pensiero!
Tutte facce di uno stesso approccio
Se penso a questo decalogo penso a 10 cose concatenate tra loro. Come radici intrecciate di un albero. A ragionare a fondo vedremo che questi enunciati non viaggiano mai da soli.
Mortifica la creatività chi sottostima l’intelligenza uniformando i metodi…
Alza la voce chi mette fretta e giudica gli errori fomentando paure… Deride la manualità che ha una visione parziale e non raccoglie gli spunti che emergono dagli interventi dei bambini…così andando possono essere fatti infiniti diversi abbinamenti.
Sono tutti indizi di un dichiarato atteggiamento negativo, con orientamento limitante e spesso controproducente.
Mutare l’approccio, proporre uno stesso concetto sotto una luce positiva piuttosto che evidenziare solo gli aspetti normativi, porta a cambiamenti di resa notevoli. Come note di uno spartito, a secondo dell’ordine e degli accordi viene fuori una musica diversa.

La didattica di Peter Pan. A cura di Leontina Sorrentino.

Come si reagisce alla noia? Cosa accade se chiediamo agli adulti di fare le esperienze che proponiamo ai bambini? Quali risposte vengono emergono?

Simulazione: facciamo finta di aver portato i bambini al museo e di essere nel bel mezzo di una visita guidata ad ascoltare le solite spiegazioni riguardo un’opera. Riusciranno i bambini a tenere l’attenzione per più di 20 minuti? Si distrarranno pensando ad altre cose? Avranno una voglia matta di scappare? Si sentiranno a proprio agio in quell’ambiente? Alzi la mano chi non ha mai provato queste stesse sensazioni anche da adulto. L’unica differenza è che l’adulto maschera molto meglio, talvolta improvvisando addirittura domande che dimostrino interesse, mentre il bambino non riesce a nascondere nulla!
Ma chi ha ragione? E’ così sbagliato essere annoiato davanti a delle cose che ci sembrano noiose? La risposta è no, non è sbagliato: è naturale. Le opere d’arte conservate nei nostri musei, i siti archeologici, le raccolte, le case storiche, tutto quanto attiene al nostro Patrimonio presenta numerose caratteristiche, talvolta complesse da divulgare. Per veicolare informazioni di diversa natura occorrono dei sistemi comunicativi accattivanti e interattivi. Ne esistono adeguati per le varie età di riferimento, ma la cosiddetta modalità ludica è valida per tutti i target. Il gioco inteso non come intrattenimento, né come competizione. Ma come scoperta, come strumento per un percorso educativo.
E’ un sistema che funziona con i bambini, perché non si propone anche agli adulti? Per attirare l’attenzione dei bambini durante una visita al museo si propongono delle attività mirate e consecutive. Per esempio si invitano i bambini a cercare un particolare all’interno di una grande tela per stuzzicare la curiosità, si creano dei collegamenti con la vita reale per ben disporre all’ascolto, si propongono attività manipolative o operative per rafforzare l’apprendimento. Mi sono detta che sarebbe stato più divertente e più proficuo utilizzare la stessa modalità anche con gli adulti.
Quando incontro degli adulti io propongo le stesse cose che faccio fare ai bambini, nutro con maggiori parole la griglia di riferimento, nel senso che spiego le teorie e il percorso che sottendono il mio operato, ma: modifico lo spazio formale, accorcio le distanze, sovverto i punti di partenza e quelli di arrivo, do da fare gli stessi giochi che preparo per i bambini. E in effetti, negli anni, mi sono trovata davanti tante risposte differenti. C’è chi alla proposta di eseguire qualcosa di manuale si è schernito dietro un “Io non so disegnare”. C’è chi non ha voluto sedersi a terra per provare un punto di vista differente. C’è chi fatto fatica a toccare materiali naturali. C’è chi si è divertito e chi ha storto il naso.
Da piccoli facciamo fatica a capire il punto di vista dei grandi e da adulti perdiamo il punto di vista dei bambini. Mettere in comunicazione questi estremi potrebbe aiutarci a vivere appieno alcune esperienze che etichettiamo come infantili. I modi e le strade della didattica dell’arte percorribili sono molteplici e con infinite sfumature. Nella progettazione considero sempre il target per cui sto lavorando ma, nei dovuti modi e nelle opportune condizioni, mi piace mischiare un po’ le carte. Se queste aiutano a porsi in maniera rilassata e ricettiva verso i temi e generi dell’arte. Il come ciascuno di noi reagisce alle sollecitazioni, che normalmente riserviamo ai bambini, è tutto da scoprire.

Amare l’Arte? Come andare in Bicicletta. A cura di Leontina Sorrentino

Come possiamo sensibilizzare i nostri bambini all’arte? Come scegliere un’attività laboratoriale? Cosa dobbiamo valutare in un contesto educativo?

Tutto si può imparare. Ogni cosa si può conoscere, studiare, approfondire. I bambini crescendo acquisiscono abilità e competenze proporzionate all’età, alle opportunità, alle predisposizioni. Prima imparano a gattonare, poi a stare in piedi, a tenere l’equilibrio finché non iniziano a correre, saltare e fare mille acrobazie. Ciascuno scopre e coltiva interessi, passioni, talenti. Alcune di queste attività (come quelle fisiche) vengono coltivate e incrementate con la crescita. Mentre le attività didattiche e manipolative spesso si associano all’infanzia. L’idea di ritagliare, colorare, osservare, ‘stare’ non è utile solo quando si hanno meno di 6 anni. Né devono essere sostitutive dallo sport o dal cinema quando i bambini da infanti si fanno ragazzi. Posso coesistere come funzionali ad un completamento formativo utile e divertente anche da grandi. Ad ogni età è possibile avvicinarsi all’universo dell’arte e lasciarsi affascinare da sempre nuove e sorprendenti scoperte. Prima si comincia, meglio si lavora. Non per plasmare tanti potenziali artisti, quanto per sensibilizzare la persona alla storia, al gusto, ad una identità che da secoli ci appartiene. Ci si può avvicinare all’arte in tanti modi e a diversi livelli. Non per forza dobbiamo essere travolti dalla passione, quantomeno per familiarizzare con i codici, accettare la diversità di visioni e la pluralità di messaggi, per conoscere e per emozionarsi.
Imparare ad amare l’arte è come imparare ad andare in bicicletta!
Cosa occorre per imparare ad andare in bicicletta? Voglia di giocare, desiderio di conquista, esercizio per stare in equilibrio, perseveranza quando si cade. I genitori sono stati affianco ai propri figli sorreggendoli, incitandoli e consolando i fallimenti. Quanti adulti hanno insegnato ad un bambino ad andare in bicicletta pur non essendo campione di ciclismo!
Lo stesso principio vale per l’arte! Non occorre essere dei critici o degli storici dell’arte per insegnare ad amare l’arte. Occorre desiderio di conoscenza, esercizi di osservazione, perseveranza (se si rimane delusi da quello a cui partecipiamo) e la stessa voglia di giocare! La curiosità quando ci si approccia, continuità durante la crescita e esperienze multiple garantiscono la stimolazione di una sfera che collega continuamente l’individuo con il suo esterno, con un ritorno sotto forma di stimoli, associazioni, emozioni e conoscenza.

Uno degli esercizi che meglio giovano alla confidenza che possiamo creare con il mondo dell’arte è la FREQUENTAZIONE. A musei, siti, biblioteche, laboratori, eventi associazioni, escursioni, visite guidate…tutto quanto concerne il mondo culturale. Non solo laboratori tematici, ma anche passeggiate all’aria aperta (organizzate e non), piuttosto che la lettura di libri per bambini su artisti e storie di collezioni, o semplicemente andare alla ricerca su internet., insieme ai bambini, di informazioni su sculture, artisti e quant’altro Perché tutto ciò che non conosciamo non sia un limite che ci allontana da un settore, ma il pretesto per aprire nuove porte.

Un laboratorio è fatto bene se…
Sono convinta che il buon giorno si veda dal mattino. Sono convinta è possibile avere il sentore di quello che possiamo o non possiamo aspettarci da un laboratorio o da un attività per bambini relativa all’arte. Dipende da tante cose, prima durante e dopo lo svolgimento! Al di là dello slogan pubblicitario, al di là del luogo in cui viene fatto, esistono piccoli indicatori per una sommaria (prima) e precisa (dopo) valutazione dell’attività proposta. Per esempio da come viene:
– Descritta ( Quali parole sono messe in evidenza e se sono personalizzate o sembra di averla già letta e già sentita molte altre volte)
– Pubblicizzata (Quali canali vengono utilizzati e se funzione il passaparola ci garantiamo una testimonianza diretta)
– Organizzata (Qual è la struttura dell’intervento, i materiali, la gestione degli spazi, se e come favoriscono la partecipazione)
– Vissuta (Quale reazione del bambino ai diversi stimoli, dipende dal carattere, se si riesce ad attivare un livello di empatia rilassata e produttiva)
– Percepita (Quale clima si viene a creare, indice di attenzione a dettagli che sembrano invisibili, però si avvertono)
– Ricordata (Quale sensazione ed esperienza si porta dietro un bambino, o il suo accompagnatore, se lascia una scia e un desiderio di tornare).
Fondamentale è l’apporto dell’operatore che veicola il messaggio. Un laboratorio può prendere anche una strada diversa da quella progettata e rimanere, qualitativamente, di alto livello. Mentre può svolgersi per filo e per segno rispetto a come lo si era immaginato e rimanere di basso profilo.
Nel contesto educativo metto sempre al primo posto la relazione diretta che si costruisce con il bambino: se questo agisce, interagisce, e sorride, vorrà dire che la sua attenzione è catturata. Se, invece, si annoia i motivi possono essere diversi. Ma difficilmente è colpa dell’Arte!

L’arte da sfogliare. A cura di Leontina Sorrentino.

Quali sono i metodi per parlare di arte ai bambini? Che ruolo può avere l’adulto? Perché è importante personalizzare le esperienze?

Spesso mi viene fatta questa domanda: come si avvicinano i bambini all’arte? Si possono avvicinare in diversi modi, si può parlare di arte a differenti livelli, si possono scegliere argomenti e tagli infiniti. Per alcune cose è necessario l’aiuto di un esperto, ma per altre basta una buona dose di curiosità e la voglia di condividere un momento insieme ai nostri bambini. Occorre partire a piccoli passi, coinvolgere se stessi ed essere disposti a sperimentare. Dove per ‘sperimentazione’ non intendo solo utilizzare tecniche impegnandosi in qualcosa di manuale, attività che tanto piace ai bambini (vedi articolo precedente). Ma anche avere il coraggio di superare la convinzione che vede l’arte come un argomento che dà soggezione e da cui è meglio stare alla larga per non fare ‘brutta’ figura.

L’arte di attirare all’arte
Se voglio avvicinare qualcuno, per esempio ad una vetrina, occorre che io sia in una posizione favorevole e contigua rispetto alla vetrina. Per tendergli la mano e attiralo, per cominciare a illustrargli dettagli che non vede o sensazioni che non riesce a provare se ne rimane lontano. Se siamo distanti entrambi diventa difficile convincere che quello a cui ci avviciniamo è davvero così bello come affermo. La stessa cosa vale per l’arte. Per affacciarmi alla vetrina dell’arte, non devo essere per forza un esperto. Il punto di partenza non è la competenza ma la curiosità! Gli approfondimenti ‘tecnici’, arriveranno in un secondo momento! Esistono tanti modi per suscitare interesse: esistono i giochi, la drammatizzazione, l’enigmistica, la narrazione, la manualità e molto ancora. L’efficacia risiede nel connubio di questi elementi. Per essere incisivi bisogna contaminare generi e situazioni: l’immagine si può guardare, ma si può anche raccontare, si può reiventare, si può manipolare, la si può far parlare. Uno dei miei preferiti sistemi preferiti per avvicinare i bambini all’arte è sfogliare insieme a loro cataloghi di mostre.

Libri per una comunicazione emozionale
Il libro è un oggetto magico. È un oggetto magico per come è fatto, per le immagini o le parole che contiene, per il senso di intimità che riesce a creare quando ci si siede uno accanto all’altro, per l’atmosfera per produce una voce che narra a orecchie che ascoltano.
Se un bambino gioca con un libro che è particolarmente malridotto, con pagine strappate, con piccoli disegni sopra, con la copertina scucita…cosa vuol dire? Che ci è affezionato! Più amiamo un libro più lo consumiamo. Un libro di compagnia, di viaggio, di passione, di rifugio, di avventura. Meno amiamo un libro più ne stiamo alla larga, più rimane nuovo. Sfogliare libri d’arte (come cataloghi, manuali, monografie) dove ci sono tante immagini, rappresenta un primo contatto con un universo sconosciuto ai più piccoli. Può essere il pretesto per conoscere grandi opere, ma anche collezioni minori. Guardare un dipinto, una statua o una architettura ci consente di commentare innanzitutto quello che vediamo – che cosa è? Mi piace? Cosa ti ricorda? Cosa ci racconta?-. Conoscere le informazioni sulle opere e sugli artisti, o sul movimento di appartenenza non è una priorità. Non in questa fase. Esistono dei testi di arte a prezzo democratico, acquistiamoli e diamoli ai bambini. Facciamoglieli toccare, sfogliare, anche piegare le pagine. Sarà un modo per far entrare nel loro mondo pluralità soggetti e di rappresentazioni. Sarà l’occasione per discutere su come cambiano le forme di rappresentare nel tempo, o di quello che potremmo andare a vedere nel Museo vicino casa. Saremo impressionati dalle suggestioni che danno le opere e dei riferimenti anche a lungo temine che saranno in grado di attivare i bambini.
Poi esistono pubblicazioni molto interessanti sull’arte nell’editoria per l’infanzia, ma di questo argomento parlerò altro momento.

Lavorando coi bambini definiamo noi stessi
Grazie a questa semplice attività con i bambini avremo modo di esplorare anche noi argomenti, generi, autori (conosciuti o sconosciuti) per approfondire il nostro rapporto con l’arte. A seconda dell’età del bambino, con cui condividiamo l’esperienza, e della nostra sensibilità sceglieremo le opere da sottoporgli e da fargli tenere sotto occhio e sotto mano. Personalizzare un percorso da presentare ai nostri bambini è un altro piccolo passo verso quella passione e quella educazione all’arte: piacevole a breve termine, interessante per il medio termine e funzionale per il lungo termine.

Dalla teoria (dei Colori) alla pratica. A cura di Leontina Sorrentino.

Come si può parlare di arte con i bambini?

Solo facendogli vedere le opere o portandoli nei Musei? Farli “pasticciare” con i colori è la prima lezione sull’arte.
La teoria dei colori ci introduce al significato di colori primari, secondari, terziari, al concetto di sintesi additiva e sottrattiva e molto altro. Interessante fatta al momento giusto! Se vogliamo affascinare i bambini, anche molto piccoli, e regalargli un alone di magia, procuriamoci la goccia di uno di quei vecchi lampadari e, accostandolo alla finestra, facciamo osservare quello che compare. Come la scena di un datato film in cui la piccola Pollyanna, aprendo le tende di una finestra lega tutti i prismi di una lampada, creando un magnifico arcobaleno sulla parete della camera. Parlare di arte ai bambini non vuol dire fargli vedere dipinti, sculture, siti archeologici. Raccontargli la vita, le date, i movimenti. O meglio non vuol dire solo questo! Parlare di arte ai bambini vuol dire introdurli in un mondo fatto di persone, di immagini si, ma anche di materiali, di colori, di tecnica, di errori, di tentativi, di scoperte. E’ un pretesto per mettersi in contatto con se stessi e con gli altri. E’ un’occasione per esplorare, per provarsi e per riflettere! Facciamoli familiarizzare con le varie tecniche, non per farne degli artisti, ma per lasciarli esprimere graficamente e non solo verbalmente. Proponiamo loro frequentemente un certo tipo di attività, non solo due volte l’anno portandoli ad un laboratorio didattico.
Pennarelli, cere e pastelli, tempere, gessi, carboncini, acquerelli, inchiostri. Proviamo ad usarli a casa con i nostri bambini! Vi sembra un’impresa titanica? Ecco l’elenco degli inconvenienti più ricorrenti, delle tecniche più comuni, e come arginare i danni con pochi piccoli gesti preventivi.

Acquerelli
Rischi: rovesciare l’acqua sul tavolo e bucare il foglio.
Rimedi: Utilizzare i fogli spessi e ruvidi (specifici per l’acquerello), oppure i più comuni cartoncini lisci. Per evitare il problema dell’acqua utilizzare ciotoline o piatti di carta riempiti a metà. Se i bambini sono più di uno mettere più di un contenitore con l’acqua dove intingere il pennello, meno incroci si fanno con le braccia meno possibilità c’è di rovesciarli.

Tempere
Rischi: Alta probabilità di sporcare mani, vestiti e ambente circostante. Immergere il pennello da un colore all’altro uniforma le tinte rendendole grigie.
Rimedi: circoscrivere l’angolo di un tavolo rivestendolo con una tovaglia in plastica o con del giornale fermato con lo scotch. Infilare addosso al bambino/a un grembiule o una maglia vecchia per proteggere i vestiti e tirare indietro le maniche. Mettere piccole quantità di tempera in contenitori bassi e larghi. Poi per eliminare il problema di mischiare i colori, usare un pennello diverso per ciascun colore.

Cere/Pastelli ad olio
Rischi: sfregare produce piccoli “trucioli” che si attaccano e si impastano creando piccole macchie con spessore.
Rimedi: lavorare con attenzione e utilizzare i vari residui per il disegno, controllare di non avere “truciolini” attaccati ai vestiti per evitare di portarli in giro.

Inchiostri
Rischi: macchiano mani e i vestiti (in maniera indelebile) ed essendo liquidi c’è difficoltà a governarli. Si possono usare pennini, pennelli o aerografo.
Rimedi: Proteggersi con grembiuli plastificati e con tele cerate per il tavolo. Utilizzare poco inchiostro alla volta per evitare, in caso si rovesci, di perderlo tutto.

Gessi
Rischi: producono polvere e non sono stabili, la maggior parte delle volte il disegno col tempo si perde, la durata dipende anche dal supporto su cui lo eseguiamo.
Rimedi: Ci sono gessi prodotti a posta per bambini che producono poca polvere. Per l’altro rischio esistono dei fissativi da usare con delle mascherine protettive.

Carboncino
Rischi: si sporcano le mani di nero e si rischia di lasciare impronte ovunque. Se si usano sotto forma di gessi o bastoncini rischiano di spezzarsi.
Rimedi: Tenere delle salviette imbevute o un tovagliolo bagnato, appena finito si tamponano le mani per eliminare il grosso del nero. Poi si lavano le mani. Dare ai bambini la

Pennarelli
Il tipo di colore più familiare in assoluto per i bambini. Si usano a scuola, a casa, in viaggio. Perché non hanno controindicazioni particolari. Sono comodi da trasportare, rapidi da utilizzare e sporcano poco, se non le mani dei bambini che basta sfregare energicamente col sapone, o lavare due volte non consecutive.

Matite colorate
Le matite si spezzano spesso le punte visto che i bambini li spingono forte sul foglio, in questo caso temperare la matita senza fare la punta…che punge!

Ci sono tecniche che presentano meno rischi rispetto alle altre, ma per tutte esistono piccoli accorgimenti che, se adottati, possono rendere l’esperienza molto appagante. Per gli adulti perché sentono di avere sotto controllo la situazione e per i bambini che vivono un momento sereno e creativo. Questo non vuol dire che non ci saranno incidenti!!!! Ma che saremo pronti per affrontarli.
Il come utilizzare questi colori e le sperimentazioni che si possono fare sono un’altra storia!

Leontina Sorrentino

www.didatticaartebambini.it

I diritti dei bambini all’arte e alla cultura. A cura di Leontina Sorrentino.

Sapevate che esiste una Carta dei Diritti dei bambini all’arte e alla cultura?

Come nasce? Che cos’è? Ecco tutte le informazioni, gli articoli e il perché fa bene leggerla.

“Noi commettiamo molti sbagli e molti errori, ma il più grande delitto che possiamo commettere è quello di trascurare i bambini, la nostra fonte di vita. Molte cose di cui abbiamo bisogno possono aspettare. Il bambino non può aspettare. Ad ogni istante che passa le sue ossa si formano, si forma il suo sangue, si sviluppano i suoi sensi. A lui non possiamo rispondere ‘domani’. Il suo nome è ‘oggi’” G.Mistral

La Carta dei Diritti dei Bambini all’Arte e alla Cultura nasce nel 2009 da un’idea di Testoni Ragazzi-La Baracca ed è l’esempio riuscito di una politica bottom-up. Il progetto è durato due anni ed ha coinvolto educatori, genitori, dirigenti scolastici, insegnanti, ovvero persone che quotidianamente lavorano e si interfacciano con bambini e ragazzi si confrontano su temi e questioni fondamentali. E’ emerso un documento tanto valido da ottenere riconoscimenti formali dalle più alte cariche istituzionali sia italiane che europee. 18 sono gli articoli contenuti. 22 gli illustratori coinvolti. 30 gli anni da cui il gruppo promotore si occupa di teatro per l’infanzia e per la gioventù. E 27 sono le lingue in cui è stata tradotta. Ogni articolo enuncia un principio semplice ma non scontato, indica una via democratica, che rispetta le pluralità, che focalizza l’attenzione su temi vitali, che stigmatizza principi universali, che concerta posizioni differenti. Vale davvero la pena approfondire l’argomento, perché tanto ci si può ancora lavorare – come affermano nella prefazione gli stessi promotori – ma senza dubbio quanto dichiarato è insindacabile. Molti intellettuali, artisti, scrittori e personalità hanno aderito alla Carta dei Diritti dei Bambini all’Arte e alla Cultura. L’iniziativa continua ad essere in atto e, sul sito dedicato. Qualunque cittadino ha la possibilità di avallare il documento sottoscrivendolo. Io l’ho fatto. Perché ciascun bambino ha i suoi diritti, anche in tema di arte e di cultura.

 

 

OGNI BAMBINO HA DIRITTO:
1. Ad avvicinarsi all’arte, in tutte le sue forme: teatro, musica, danza, letteratura, poesia, cinema, arti visuali e multimediali.
2. A sperimentare i linguaggi artistici in quanto anch’essi “saperi fondamentali”
3. A essere parte di processi artistici che nutrano la loro intelligenza emotiva e li aiutino a sviluppare, in modo armonico, sensibilità e competenze.
4. A sviluppare, attraverso il rapporto con le arti, l’intelligenza corporea, semantica, iconica.
5. A godere di prodotti artistici di qualità, creati per loro appositamente da professionisti, nel rispetto delle diverse età.
6. Ad avere un rapporto con l’arte e la cultura senza essere trattati da “consumatori”, ma da “soggetti” competenti e sensibili.
7. A frequentare le istituzioni artistiche e culturali della città, sia con la famiglia che con la scuola, per scoprire e vivere ciò che il territorio offre.
8. A partecipare a eventi artistici e culturali con continuità, e non saltuariamente, durante la loro vita scolastica e prescolastica.
9. A condividere con la famiglia il piacere di un’esperienza artistica.
10. Ad avere un sistema integrato tra scuola e istituzioni artistiche e culturali, perché solo un’osmosi continua può offrire una cultura viva.
11. A frequentare musei, teatri, biblioteche, cinema, e altri luoghi di cultura e di spettacolo, insieme ai propri compagni di scuola.
12. A vivere esperienze artistiche e culturali accompagnati dai propri insegnanti, quali mediatori necessari per sostenere e valorizzare le loro percezioni.
13. A una cultura laica, nel rispetto di ogni identità e differenza.
14. All’integrazione, se migranti, attraverso la conoscenza e la condivisione del patrimonio artistico e culturale della comunità in cui vivono.
15. A progetti artistici e culturali pensati nella considerazione delle diverse età.
16. A luoghi ideati e strutturati per accoglierli nelle loro diverse età.
17. A frequentare una scuola che sia reale via d’accesso a una cultura diffusa e pubblica.
18. A poter partecipare alle proposte artistiche e culturali della città indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche di appartenenza, perché tutti i bambini hanno diritto all’arte e alla cultura.

Perché leggere la Carta dei Diritti dei Bambini all’Arte e alla Cultura:

– Riconosce ai bambini una dimensione privilegiata e fattiva ponendoli al centro della fruizione e dell’agire culturale.
– Ogni articolo enunciato fa riflettere sfociando su questioni etiche, di opportunità operative o culturali.
– Ha un formato quadrato, una grafica chiara e lineare con pagine sufficientemente grandi per godere delle splendide opere degli illustratori partecipanti
– E’ un esempio di progetto che parte e si afferma dal basso e poi viene riconosciuta dai vertici istituzionali.
– Impone dei sani interrogativi sul ruolo dell’adulto come educatore e sulle opportunità che possiamo creare per agevolare un certo tipo di esperienze.
– E’ bello da guardare anche insieme ai bambini per usarlo come pretesto per confrontarsi, scambiarsi opinioni e dialogare.
– Ispira immagini suggestive che si possono sottoporre all’attenzione dei bambini e provare a ricrearne di proprie.

Leontina Sorrentino

www.didatticaartebambini.it

 

 

Arte e Bambini: storia di un’ amicizia possibile. A cura di Leontina Sorrentino.

Che cosa è la didattica dell’arte per bambini? Perché dovremmo occuparcene? quali vantaggi reali potrebbe portare ai nostri figli?

La didattica dell’arte ( http://www.livinglikeamom.com/larte-e-i-bambini-consigli-pratici-e-didattica/ ) è una strategia che mettere in campo accorgimenti, sistemi, modalità per facilitare l’apprendimento dell’arte. Una procedura che organizza azioni, mirate e consequenziali, finalizzate ad un certo tipo di conoscenza. Se facciamo didattica dobbiamo tenere conto, per esempio, del contesto in cui si apprende, della relazione docente-discente, del ruolo attivo del bambino nella sua stessa educazione , della metodologia ludica (termine un po’ abusato) e narrativa.

L’operatore didattico non sviluppa solo un laboratorio (o visita interattiva o altro tipo di percorso), ma struttura fortemente la parte iniziale (identificazione di obiettivi) e finale (verifica raggiungimento obiettivi) della sua proposta, documenta e rielabora il proprio lavoro per ottimizzarlo. Il capostipite di tutto quello che vedete rapidamente evolversi intorno a noi, rispetto alla didattica museale, è Bruno Munari ( http://www.brunomunari.it/index2.htm ), che negli anni ’70, dello scorso secolo, sperimentava il primo laboratorio museale per bambini a Brera.

Perché educare i bambini all’arte ? Perché è importante (http://www.tafterjournal.it/2013/02/04/arte-e-infanzia-limportanza-dellarte-nello-sviluppo-del-bambino/)! Per l’aspetto cognitivo ed emotivo, per la socializzazione, per sviluppare l’autonomia, per attivare connessioni tra le cose e nel tempo, perché l’arte fa parte delle nostre radici e tradizioni, per coltivare interessi, per scoprire se stessi, per capire altri punti di vista, perché la conoscenza di aneddoti e tecniche stimola la creatività, perché è divertente, perché forma un cittadino consapevole, perché ci aiuta a sviluppare senso critico ed estetico. E se tutto questo non bastasse, perché può essere un significativo momento di condivisione familiare. Visitare un museo o partecipare ad un laboratorio didattico, utilizzare alcune tecniche pittoriche o sfogliare il catalogo di una mostra, sono tutte attività che arricchiscono non solo i bambini e non solo nel campo artistico. Arte -Bambini è un binomio fantastico (per dirla alla Rodari). Allora perché parlare di arte per bambini agli adulti? Perché, anche senza volerlo, noi abbiamo il potere di inibire talune esuberanze che manifestano i bambini. L’arte è uno di quegli argomenti che, frequentemente, spaventa e intimidisce. Ho sentito tante persone raccontare il senso di disagio e di inadeguatezza su questi temi. Chiunque interagisca con i bambini ( ma questo è valido anche nelle comunicazione (http://www.comunicascuola.it/ainfo_articolo3.html ) tra adulti) trasmette più rapidamente e più efficacemente le cose che gli piacciono. E’ più facile tramandare una passione che un’avversione. E’ più facile lavorare con ciò che ci fa stare bene, che con quello che ci annoia. Inoltre, sempre prima, chiediamo ai bambini di abbandonare la fase esplorativa e sensoriale per quella cognitiva. Sempre meno spazio viene riservato al momento della conoscenza di sé anche attraverso l’uso di tecniche e attività manuali e manipolative, perché sporcano o creano confusione. Un nostro compito potrebbe essere quello di favorire il contatto con l’arte semplicemente come ponte verso un mondo nuovo, che neanche noi conosciamo tanto bene, accompagnando lo sviluppo ( http://www.iss.it/auti/?lang=1&id=400&tipo=32 istituto Superiore di Sanità) di piccole menti anche con la coscienza estetico-creativa. Si possono immaginare tanti tipi di attività legate all’arte e non occorre essere degli esperti per affrontare questa avventura, ma solo dei buoni compagni di viaggio! Nel bagaglio inserire sole 2 cose: il riconoscimento del valore educativo dell’arte e la voglia di giocare ! (http://www.slideshare.net/imartini/limportanza-del-gioco-nello-sviluppo-del-bambino )
Se sentite di poter fare vostre queste motivazioni siete gli adulti giusti per condividere un cammino che vi avvicini, insieme ai vostri bambini, allo sconosciuto pianeta degli artisti di tutti i tempi.

Che cosa faccio io? Progetto, conduco e sperimento laboratori sull’arte con bambini, a partire dai 3 anni. Nei miei lavori cerco di trattare con l’universo arte a 360 gradi! Mi piace considerare le opere d’arte come un ipertesto: una sorta di pagina internet dove a seconda di dove posizioni il cursore si attivano link differenti. Un dipinto, per esempio, è l’immagine che vediamo, il materiale di cui è composto, l’autore che lo ha eseguito, una storia commerciale, una superficie che si deteriora, un significato nascosto…Un dipinto si può raccontare come fosse una favola. Una statua può emozionare come fosse un film. Un’istallazione può sorprendere come fosse una magia. Un video artistico può divertire come fosse una barzelletta. Una fotografia può incuriosire come fosse un enigma! Insomma è tempo di ribaltare la concezione polverosa che abbiamo dell’arte e riscoprirne la bellezza, l’attualità e l’importanza.
Per avere un’esperienza appagante con attività laboratoriali, fuori o dentro i musei, conta: 1- la qualità del servizio che ci viene offerto, 2- la nostra predisposizione alla scoperta. Sul primo punto non possiamo incidere direttamente, ma sul secondo si. Basta porsi in ascolto.
Ringrazio ‘Il portale dei bambini’ per avermi dato spazio. In questa rubrica condividerò le mie esperienze, pratiche e collaudate, nel campo del binomio fantastico. L’amicizia tra arte e bambini non solo è innata, ma è possibile coltivarla per scoprire inaspettate evoluzioni!

Leontina Sorrentino – www.didatticaartebambini.it