Sono simpatiche, longeve e nell’acqua si muovono come pesci. A terra vengono solo per deporre le uova e lo fanno di notte, sulla spiaggia, quando nessuno le disturba.

Le tartarughe marine, non sono solo tra i rettili più affascinanti che popolano la Terra, ma vengono davvero da lontano. L’ordine che raggruppa questi vertebrati non ha quasi subito modifiche dal lontano Triassico: 200 milioni di anni fa. E se le tartarughe sono sopravvissute tali e quali, vuol dire che la loro struttura anatomica la chiave del loro successo evolutivo.
Infatti, molti degli ordini di rettili e vertebrati scomparvero dalla scala evolutiva circa 65 milioni di anni fa, forse ad opera di uno stravolgimento geologico terribile, quando la Terra ha smesso di essere un unico continente e i mammiferi sono diventati i “signori” della terra, strappando lo scettro ai rettili.

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Cinque sono le specie di tartaruga marina che si ritrovano nel Mediterraneo: Dermochelys Coriacea , Eretmochelys Imbricata , Lepidochelys Kempii, Caretta Caretta, Chelonia Mydas.
Si assomigliano moltissimo d’aspetto, così primitive come dinosauri e incapaci di ritrarre la testa all’interno del carapace (quello che comunemente si chiama guscio). Differenti come abitudini e stili di vita, sono tutte delle abili nuotatrici. La forma del corpo altamente specializzata con evidenti doti di idrodinamicità e le zampe anteriori sono trasformate in efficienti “pinne” per muoversi più velocemente in acqua.
Solo qualche specie ha l’abitudine di vivere in mare aperto (ad esempio Dermochelys Coriacea), mentre le altre frequentano le fasce litorali spingendosi in mare aperto soltanto durante la stagione riproduttiva, in cui possono percorrere distanze notevoli. Non sono rari i casi in cui è stata rilevata la presenza di una tartaruga anche a 2000 o 2500 chilometri dalle zone di alimentazione. Una carateristica comune è che tutte le tartarughe tornano a deporre le uova in un unico posto, che solitamente è il luogo di nascita. Come facciano a ritrovarlo, anche a distanza di migliaia di chilometri e di anni, è ancora un mistero per gli scienziati. Le uova sono bianche e grandi come palline da ping pong. Ne vengono deposte tante, perchè la mortalità è molto alta. La dieta è molto differenziata nelle varie specie: alimentazione prevalentemente erbivora per Chelonia Mydas, onnivora per le altre specie, con prevalenza di piccoli pesci, molluschi e crostacei per Eretmochelys Imbricata, con prevalenza di spugne, tunicati, molluschi e crostacei per Caretta Caretta.

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Salviamo le tartarughe
Sia le minacce naturali che l’azione dell’uomo mettono a dura prova la sopravvivenza di questi animali, ma mentre le prime sono facilmente individuabili e controllabili, quello che l’uomo combina, soprattutto cementificando le coste ed eliminando le spiagge dove le tartarughe depongono le uova, è imprevedibile e inarrestabile.

Le tartarughe durante la loro lunga evoluzione sono riuscite a sopportare condizioni climatiche avverse, cataclismi, stravolgimenti del pianeta e del loro habitat naturale, ma hanno sempre avuto la meglio sulle minacce naturali alle quali sono state esposte. Basti pensare che per risollevare le sorti della tartaruga gigante di Aldabra, che alla fine del 1800 contava 30 esemplari al mondo, è bastato bloccare la cattura ed il commercio delle carni per vedere aumentare la popolazione fino a 130.000 esemplari in 50 anni. Il maggior pericolo naturale è rappresentato dalla predazione dei piccoli e delle uova. I predatori hanno ben imparato a riconoscere da piccoli indizi le zone di deposizione e la distribuzione dei nidi: sembra che solo l’uno o due per cento dei piccoli raggiunga la maturità sessuale. Gli adulti, pur essendo meno esposti dei piccoli alle predazioni, non hanno meno nemici. Uccelli, mammiferi e squali, spesso tentano in tutti i modi di “aprire la scatola”, e in qualche caso sono riusciti a sviluppare delle tecniche a dir poco ingegnose. E’ il caso di alcune specie di rapaci capaci di spingere le testuggini terrestri dall’alto di una zona rocciosa rompendo la corazza e mangiandone poi il contenuto. Se le tartarughe marine sono minacciate d’estinzione, alcune specie più di altre, lo si deve senz’altro all’inquinamento. Dalle sostanze chimiche gettate nei mari e nei fiumi, all’eutrofizzazione delle acque con proliferazione incontrollata delle alghe. Il petrolio, infine, scaricato dalle petroliere durante la pulizia delle stive o riversato in mare dopo incidenti di varia natura, è una minaccia per molte specie di organismi marini, tra cui le tartarughe.

Protette per Convenzione
Non mancano le leggi a carattere nazionale ed internazionale che proteggono le tartarughe. La Convenzione di Washington, firmata nel 1973 da 77 paesi (oggi quelli che vi aderiscono sono 107), tra cui l’Italia, si riferisce al commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, ed è conosciuta come CITES. Prevede severi controlli e per gli illeciti pesante multe. Le specie interessate dalla convenzione, che purtroppo non contempla tutte quelle a reale rischio di estinzione, sono raccolte all’interno di 3 Appendici. La prima comprende tutte quelle specie minacciate di estinzione oggetto di potenziale o effettivo commercio che è pertanto sottoposto ad una rigida regolamentazione e sottoposto al regime dell’autorizzazione ministeriale. In Appendice II, sono contemplate le specie non necessariamente minacciate di estinzione in tempi brevi, ma che potrebbero esserlo in futuro, se non protette da una regolamentazione in materia di commercio. In Appendice III, ogni Stato contraente ha la possibilitˆ di dichiarare delle specie considerate particolarmente a rischio e di richiedere la collaborazione degli altri Stati membri. Tutte e cinque le specie di tartarughe marine del Mediterraneo sono in Appendice I. La convenzione di Berna è un’altra legge internazionale a tutela delle tartarughe. Il 19 Settembre 1979 fu ratificata Chiamata così perchè firmata a Berna, ha lo scopo di tutelare la fauna e la flora Europea minacciata di estinzione. Vi hanno aderito quasi tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa e della CEE. Impegna gli Stati firmatari ad impedire commercio, detenzione e cattura di tutte le specie contemplate, tra le quali sono presenti tutte le tartarughe viventi nel territorio Europeo, terrestri e marine.

Chi le protegge
Ecco alcune associazioni e progetti scientifici per la protezione delle tartarughe marine. In Italia, il Wwf ed il Cts Ambiente propongono dei campi di ricerca estivi nei quali i volontari individuano e sorvegliano (anche la notte, quando avviene la deposizione delle uova) i nidi. – Centro Carapax Centro europeo per la salvaguardia delle tartarughe. E’ il maggiore centro italiano che si occupa della ricerca scientifica, il recupero, la tutela, la reintroduzione e riproduzione delle testuggini e tartarughe in Italia. Reintroduce, inoltre, in natura gli animali sottratti alla cattivitˆ ed al commercio illecito. Ogni iniziativa è rivolta allo scopo di assicurare la tutela di tutte le specie del bacino del mediterraneo. – Lara Project Cyprus Nasce nel 1976 a Cipro ad opera del locale Dipartimento della Pesca, il Ministero dell’Agricoltura e delle Risorse Naturali. Lo scopo ultimo riguarda la gestione della conservazione riguardante la Caretta Caretta e la Chelonia Mydas. Il progetto prevede la conservazione e protezione delle spiagge di nidificazione e lo spostamento, quando necessario, dei nidi. – Sea Turtle Protection Society of Greece L’Isola di Zacinto (ricordate la poesia di UgoFoscolo dedicata a quest’isola del Mediterraneo?) rappresenta oggi il maggiore sito di riproduzione delle Caretta Caretta nel Mediterraneo, con i suoi 2000 nidi a stagione. Allo scopo di proteggere questa enorme quantitˆ di nidi, nel 1983 è sorta la S.T.P.S. un’associazione di volontari che si occupano della sorveglianza e dell’organizzazione di campi di lavoro lungo tutte le spiagge.