Si racconta che un tempo, anzi agli inizi di tutti i tempi, gli uomini fossero fatti di luce. La loro forma, simile a quella di adesso, era delineata da una luce più intensa di quella esterna, quindi erano visibili.
All’inizio ce n’erano quattro copie in tutto il mondo: lo spa­zio non mancava. Non era però un problema percorrerlo, per­ché i nostri uomini si muovevano velocissimi, come la luce e, in un fiato, andavano da un continente all’ altro.
Era stato detto loro che potevano scegliere la terra dove vivere.
La prima coppia rimase affascinata da una grande distesa di erba ondeggiante al vento caldo e secco, ombreggiata qua e là da grandi alberi dalla forma curiosa, mai visti altrove. Nell’ erba e all’ ombra degli alberi pascolavano migliaia di animali di ogni forma e colore. Altri si beavano in una pozza d’acqua fangosa: vi si rotolavano, si sfregavano la schiena e parevano trarne un gran­de piacere.
– E’ qui che voglio vivere. – Disse lei.
– Sono d’accordo. – Rispose lui.
– Guarda quelle bestie come si rotolano nel fango. Chissà
perché? – Si chiese la donna.
– Ci provano gusto., Si capisce. –
– Non potremmo farlo anche noi. Sembra così divertente! –
Suggerì lei.
– Non ne abbiamo bisogno. A noi non prude la pelle e non abbiamo caldo. –
E’ vero, ma se non possiamo provare mai niente, che gusto c’è? –
La curiosità era grande anche in lui, così decisero di prova-
re. Si buttarono nel fango e vi si rotolarono con gusto.
Prima divennero opachi, poi marrone scuro, scuro.

 

 Il Portale dei bambini Le altre coppie di uomini incominciarono a ridere di loro, a dire che erano stati curiosi e imprudenti, quindi era giusto che fossero diventati opachi e pesanti per sempre.
Era vero, infatti la prima coppia rimase con la pelle scura e così tutti i loro figli.
Poco dopo altri due si fermarono in una terra dalle alte montagne e grandi fiumi ricchi d’acqua. Sui pendii delle monta­gne nascevano magnifici fiori bianchi con grossi pistilli gialli profumatissimi.
Lei sospirò e disse che lì si sentiva particolarmente bene e ci avrebbe vissuto volentieri. Anche lui era d’accordo. Si guar­darono intorno per conoscere meglio il posto prescelto.
Lei era fortemente attratta dai fiori e voleva annusarli, anche se sapeva già che avevano un buon profumo. Ci fu una breve discussione tra i due. Alla fine 1’ebbe vinta lei.
Adagio adagio si avvicinò al giglio e vi posò il naso sopra, il polline le fece il solletico e lei starnutì. Il polline si sparse abbon­dante nell’ aria e incipriò di giallo i due, che divennero prima opachi e poi pesanti.
Da allora la loro pelle e quella di tutta la loro discendenza rimase gialla.
Nello stesso tempo un’altra coppia ammirava verdi prate­rie, sullo sfondo, rosse montagne di roccia ai cui piedi scorreva un fiume rumoroso e spumeggiante.
– Che strano colore quelle montagne, – disse lui – non abbiamo ancora visto niente di simile. Mi piacerebbe vivere qui.-
– Anche a me. –
– Vorrei scalare quelle montagne. – Riprese lui.
– Cosa t’importa di scalarle se in un attimo puoi esserci
sopra. – Rispose lei.
– Non è la stessa cosa. Mi piacerebbe sentire la roccia sotto le mani e sotto ai piedi. lo ci provo. – Disse.
io ti guarderò. – Rispose lei.

-Lui iniziò ad arrampicarsi e, appena toccò la roccia le sue mani divennero rosse, così i piedi. Poi un masso si staccò dall’alto e rotolò sopra di lui, senza ferirlo, ma ricoprendolo di pol­vere rossa perfino negli occhi. Lei vide la scena e, in un lampo, gli fu vicina e l’abbracciò con forza. Così insieme divennero opachi e rossicci. Di quel colore rimasero per il resto della loro vita e di quel colore sono ancora, alcuni abitanti di quel territorio. La quarta coppia volteggiava in una terra densa di foreste, limpidi fiumi, alte montagne. Le cime dei monti erano ricoperte di un manto bianco e luminoso. – Uhm che voglia di tuffarmi in quella neve immacolata. Disse lei. . – Vivremo qui, – rispose lui – ma non t’azzardare a toccare o assaggiare qualcosa. Sappiamo già tutto. Non abbiamo niente da imparare. – – SÌ, ma abbiamo tutto da provare. – Rispose lei. – Può essere pericoloso. Hai visto quello che è successo ai nostri amici che si sono immersi nel fango. Ora si muovono len­tamente, sono pesanti, devono faticare. – Ribatté lui. – Vivere così senza fare niente, senza imparare niente, non è divertente. lo voglio toccare la neve. – – Fai attenzione. – Raccomandò lui, mentre lei già, con le sue mani di luce toccava la neve. – Oh, è bellissimo, vieni prova anche tu. Non succede nien­te. – Gridava lei ridendo. Non si era accorta che le dita si sbiancavano a poco a poco. Lui la raggiunse. Lei per scherzo lo attirò a sé e insieme cadde­ro nella neve diventando tutti bianchi. Quando incominciarono a sentire freddo si accorsero anche .di quello che era successo: tutt’e due opachi, bianchi, pesanti. Restarono così, un po’ freddini anche, per il resto dei loro giorni e i loro figli ereditarono le stesse caratteristiche. Con il passare del tempo tutti dimenticarono la comune origine e il motivo del diverso colore della pelle degli uomini. C’è un segreto per capire il principio e il fine di ogni crea­tura. Questo segreto è l’amore. Alcuni lo praticano senza rispar­miarsi. Sono sulla strada giusta.

Il racconto e’ tratto dalla raccolta di favole di Ada Bottini, Orcobaleno e compagnia bella.