l nostro alimento principale è il pane. Ma come si è pervenuti al grano dal pane? Mietitura e macinazione esigevano forme di cereali sempre più produttive e meglio utilizzabili. Così dal frumento selvatico, mediante incroci con altre erbe grammacee. anch’esse selvatiche, si arriva al grano da pane (“triticum aestivum”). Tale processo, iniziato nel X millennio a.C., si prolungò fino al V millennio a.C. I cereali, del resto, sono piante plasmate dall’ uomo verso i millenni. Dal Vicino Oriente si ebbe introduzione in Italia del grano-frumento in età neolitica.

 

 

 

LAVORI DEL MESE

In questo mese era necessario provvedere alla semina manuale del mais dopo aver arato il campo. Si immergeva la mano nella semente portata nel canestro tenuto a tracolla. Con un gesto tipico della mano si lasciavano cadere sapientemente le sementi nel solco che venivano successivamente ricoperte con la terra smossa mediante un grande rastrello trainato da una coppia di buoi. Detto rastrello era in realtà una griglia rettangolare di legno formata da quattro passoni (cioè piccole travi a sezione rettangolare) nei quali erano conficcati puntali di ferro.

 

LA STORIA

L’agricoltura ha origini antichissime. Essa apparve, quasi contemporaneamente, in tre regioni distanti tra loro: il Vicino Oriente, l’ Estremo Oriente e gli Altopiani nord – andini in America circa 10 mila anni fa. A noi interessa l’area del Vicino Oriente dove alcuni popoli cominciarono a dedicarsi alla raccolta dei cereali selvatici, che poi battevano e macinavano. Come si passo alla coltivazione intenzionale? Probabilmente popolazioni già pratiche della raccolta di cereali selvatici, si avvidero nel lungo periodo che gli avanzi della pulitura dei cereali ammucchiati a Iato degli insediamenti, contenenti qualche grano sfuggito alla cernita, sviluppavano dei primi “campiceIli” spontanei, con pianticelle di grano più lussureggianti perché cresciute in una specie di concimaia. Può anche darsi che lo spunto fosse derivato dalla crescita di cereali nel letto di corsi d’acqua dove le popolazioni si accampavano nel periodo di asciutta. Tutto questo avveniva tra l’età mesolitica e neolitica.

 

IL MAIS

Il mais era la pianta più importante coltivata dagli antichi Maya in Messico. Cristoforo Colombo la importò in Europa fin dal 1493. Si è rapidamente acclimatata e nel corso del ‘500 appare coltivata nella penisola iberica, nel sud della Francia, in Italia del nord e nelle aree balcaniche e danubiane. Agli inizi si configura quale coltura ortiva, utilizzata come mangime per gli animali da cortile e i suini. Sono le grandi carestie di fine ‘500 e primi decenni del ‘600 a favorirne una più ampia coltivazione. Il ‘700 poi segna la marcia trionfale del mais e si ha una cerealicoltura dualistica: il frumento per il mercato, il mais elemento cardine di una economia contadina di sussistenza e di povertà. Il piatto forte dei contadini settentrionali divenne la polenta di mais. Se è vero che il successo del granturco contribuì ad attenuare le conseguenze delle carestie, è pur vero che il mais come alimento prevalente fu causa della pellagra, malattia legata alla mancanza della vitamina PP, che causava dermatiti, lesioni gastro-intestinali e del sistema nervoso con gravi alterazioni psico-motorie: il fenomeno si attenuò a partire dagli inizi del ‘900 con le mutate condizioni socio-economiche e sanitarie.