Non chiamiamoli Lavoretti, ma opere.

Quanto contano le parole quando relazioniamo con i bambini? Siamo sempre a nostro agio nel dare un giudizio alle opere creative dei nostri figli? Cosa fare di tutte i lavori che ci portano a casa?
Le parole hanno un loro peso specifico. Il tono con cui vengono dette, e le espressioni del viso che le accompagnano, anche. Una dei miei obiettivi personali e professionali è diffondere e affermare il diritto di ciascun bambino alla propria creatività, dunque alla propria individualità. Una delle mie più grandi preoccupazioni è fare attenzione a come si dicono le cose ai bambini.
Soprattutto in un ambiente in cui i piccoli sono chiamati a esprimersi creativamente-cosa che richiede le condizioni e il tempo ideali- magari in un ambiente nuovo e in poco tempo.
Ci deve essere coerenza tra atteggiamento-gesti-parole. Sia di chi invita (operatore) i bambini ad eseguire un’esperienza, sia di chi accoglie (genitore o adulto accompagnatore) l’esperienza fatta. Tante volte non importa neanche chiedere “che cosa è?” piuttosto domandare di ‘raccontare’ l’opera.

Il peso dei termini
Tutto quello che realizzano i bambini non chiamiamolo LAVORETTO. Più che un vezzeggiativo (piccolo lavoro) ha il sapore di uno svilire un’azione importante solo perché a farla è stata un bambino o una bambina! Perché non chiamarlo Opera, Lavoro o a seconda di quello che realizzano: disegno, scultura, dipinto…? Si usa lavoretto per indicare un lavoro eseguito da bambini, con i soliti materiali e con resa di poco conto. Vi ho fatto in una riga la summa della definizione che negli anni ho sentito dare al lavoro dei bambini. Sarei lieta di essere smentita.

Che quello che abbia realizzato il bambino/a sia più o meno comprensibile (in termini figurativi) non è una mia priorità. A seconda delle età esiste una competenza tecnica, una sfera di ricerca e un livello di espressività che non vanno (o non dovrebbero) essere messi in paragone con il mondo degli adulti. A loro non interessano le stesse cose che interessano noi! Non fanno (per fortuna aggiungerei) la stessa lettura che facciamo noi. Questo va compreso e accettato.

Ho sentito tanti adulti chiedere spiegazioni e poi commentare con sarcasmo bonario la risposta. Oppure si sostituiscono a loro nel disegno dopo una richiesta d’aiuto che suona così: “Papà io non lo so disegnare bene come te!- Mamma fallo tu che lo fai meglio!” E’ un atteggiamento inutile e deleterio. Che sia carta incollata o tratti fitti di matita, o una scultura di creta va incoraggiata l’azione creativa, non giudicata la realizzazione. Oltre il prodotto finale, è importante, anzi fondamentale, il percorso che ciascuno fa e il processo che lo
porta ad una certa esecuzione.
Se, dopo un laboratorio, mi figlio mi mostra il proprio disegno dicendo ‘l’ho fatto per te’, io lo elogio, lo ringrazio e poi lo dimentico sul tavolo del laboratorio è una contraddizione stridente. Gli do un valore a parole, che però viene smentito dal mio comportamento. E sono sicura che dal discorso emerga chiara che non parlo di una disattenzione(che può capitare a tutti!) ma di un atteggiamento continuativo.

Ma quanti disegni! Cosa ne faccio?
Sono una mamma anch’io e so le quantità di lavori che i bambini producono – soprattutto disegni, ma anche pasta di sale, raccolta elementi naturali…- a scuola, nei laboratori, dagli amici, da soli. Certo non si può conservare ogni cosa! Cosa fare allora con la quantità di ‘opere fanciulle’ che siamo chiamati a gestire? Io le tratto come delle collezioni d’arte. In scala casalinga ci troviamo davanti ad un piccolo museo. Guardiamo insieme a loro le cose realizzate.
Commentiamole, raccontiamole, tocchiamole. Poi selezioniamone alcune e facciamole diventare un quadro. E lo appendiamo in sale, in camera, lungo il corridoio. Riserviamo loro uno spazio espositivo accanto ai quadri degli adulti!
Il valore che può assumere un disegno isolato, incorniciato è sorprendente. Il senso estetico, la consapevolezza di un miglioramento grafico o tecnico i bambini lo percepiscono e lo coltivano. Sono perfettamente in grado di avere una propria idea di bellezza, proviamo a confrontarla con la nostra, rimarremo stupiti. Qualunque cosa si decida di farne condividiamola con i bambini.
Degli altri disegno possiamo realizzare degli album da sfogliare. Far ruotare le opere incorniciate, regalarle come biglietti di auguri, creare delle piccole buste porta oggetti, rivestire con i pezzetti scatole, decorare album di foto, farne carta da macerare per tentare la cartapesta. Le opere valorizzate anche attraverso il riciclo. Che vuol dire dare nuova vita ad una cosa che dovrebbe finire nella pattumiera. Un ciclo di vita che aiuta a evolversi.