Il coronavirus agli occhi dei bambini

 

Questi giorni sono così strani: ciò che da mesi desideravo e ciò che temevo si stanno realizzando nello stesso tempo!

Torniamo indietro nel tempo a qualche settimana fa. A partire dal secondo quadrimestre non avevo più tanta voglia di andare a scuola, di salutare ogni volta i miei genitori e di non vederli per tante ore. Che sonno svegliarsi sempre così presto! E che agitazione dover fare tutto alla svelta, colazione alla svelta, vestirsi alla svelta, lavarsi i denti alla svelta!! Tornato da scuola mi piaceva giocare con la mamma, anche se c’erano sempre i compiti da finire! “Prima il dovere e poi il piacere!”: mi ripete sempre la mamma. Non facevo in tempo ad iniziare a preparare la pista con le macchinine che, in un attimo, arrivava sera, e con lei anche il papà, che tornava dal lavoro. Un bacio sulla guancia e, in un istante, era ora di cena. Mi sentivo proprio stanco di questa routine, avrei voluto che la scuola finisse e che potessi giocare un po’ di più con papà. Mi mancavano le nostre vacanze!

All’improvviso è arrivato questo coronavirus, che all’inizio non avevo ben capito che cosa fosse. Sembrava una semplice influenza, ma in realtà era un po’ più contagiosa. All’inizio non ero molto preoccupato e mi infastidiva il fatto che papà non mi lasciasse guardare i miei cartoni perché doveva vedere il tg. Che noia!

Nell’arco di pochi giorni tante cose sono cambiate. Come se in qualche modo il desiderio della mia classe, la 2^b, e di tanti altri bambini fosse stato ascoltato, le scuole sono state chiuse! Festa!!! Per una settimana niente scuola! Ora mi vergogno un po’ ad ammetterlo, ma in quel momento mi sentivo proprio soddisfatto! Qualcuno da lassù ci aveva ascoltato! Forse l’angelo dei bambini, forse Gesù…

Poi, però, è stata prolungata la chiusura delle scuole e lì ho capito che stava accadendo qualcosa di strano… affacciandomi dal terrazzo vedevo alcune persone passeggiare con le mascherine, ma non quelle del Carnevale appena passato. Sembravano quelle dei dentisti! Qualche pensiero curioso, seguito da un po’ di sospetto, ha cominciato a frullarmi per la testa! Ma..che stava accadendo?? Ho cominciato ad avere davvero paura! E perché non si tornava più a scuola?? Avevo capito che stava accadendo qualcosa di terribile e ho cominciato a temere che potesse capitare qualcosa di spiacevole anche ai miei genitori e ai miei amici. Che succede?!

Oggi. Sono passate due settimane da quando la scuola è chiusa e, sebbene ora abbia le idee più chiare rispetto a questa situazione, sono ancora piuttosto confuso e impaurito! Ho capito che dobbiamo stare in casa perché rischiamo di contagiarci tra noi e i più fragili in tutto questo sono gli anziani e quindi, anche i miei adorati nonni! Se dovessero ammalarsi sarei molto triste e mi sentirei davvero solo. Ci sarebbero comunque i miei genitori a tenermi compagnia. Però anche a loro non deve accadere nulla!!

Papà non va più al lavoro e gioca di più con me, ma a volte è distratto, sembra meno divertito rispetto a prima. Prima stavamo poco insieme, è vero, ma era più spiritoso e mi faceva ridere “a crepapelle”! Mamma è nervosa e si arrabbia sempre con me quando non ho voglia di fare i compiti. Che frustrazione! Non capisce che mi annoio tanto nel fare gli esercizi da solo, senza i miei compagni. E poi, quando i miei genitori chiudono la porta della cucina e li sento litigare a voce alta, mi tocca rileggere le consegne scritte sul libro altre tre volte… non capisco quello che leggo…

Quando è sera vado a letto agitato. La notte si anima di fantasmi e mostri inquietanti che mi seguono e non mi lasciano in pace. Poi, finalmente, se ne vanno e mi fanno rimanere solo, immerso nel buio, accompagnato da una costante sensazione di vulnerabilità e desolazione.

Ho cambiato idea! Mi mancano i miei amici, mi manca la scuola, spero che tutto torni come prima al più presto.”

 

 

Questo racconto di fantasia può essere una rappresentazione di come molti bambini stanno vivendo l’attuale situazione di emergenza sanitaria. Nel mio lavoro come psicologa dell’età evolutiva cerco sempre di calarmi nei panni dei bambini che incontro, di empatizzare con loro. L’esperienza clinica mi sta aiutando a ipotizzare e capire come si possano sentire in questi giorni anche i più piccoli, che hanno meno modo, rispetto agli adulti, di esprimersi a parole. I bambini possiedono un linguaggio emotivo particolare, comunicano molto del proprio mondo interiore attraverso il gioco, le storie che inventano e il disegno, strumenti fondamentali per il clinico per potersi sintonizzare con loro e addentrarsi nella loro esperienza affettiva. Spesso i bambini stupiscono per la loro capacità di intuire i significati delle situazioni e hanno l’abilità sorprendente di lanciare messaggi che arrivano dritti al cuore, come nessun altro potrebbe fare. Così anche il bambino di questa storia, pur non possedendo l’età e l’esperienza per capire la portata di questa circostanza, è riuscito a recepirne l’intensità emotiva.

Molte famiglie sia per il fenomeno del contagio sia per l’esperienza di isolamento e convivenza “forzata” stanno sperimentando vissuti di preoccupazione, percezione di vulnerabilità, angoscia, paura per il futuro, frustrazione e impotenza. Tutte forme di apprensione che, se prima di questo momento storico rimanevano latenti o compensate da alcuni fattori di protezione, con cui si riuscivano a gestire le fatiche quotidiane, ora stanno emergendo e si stanno amplificando. Ad esempio i genitori che prima potevano contare sull’appoggio della scuola, ora si stanno trovando a dover riorganizzare completamente le proprie giornate, rivolgendo più o meno consapevolmente la propria irritabilità nei confronti dei familiari, tra cui anche i figli. Questi ultimi, poi, si trovano a fronteggiare un più acceso nervosismo da parte delle figure significative, senza essere provvisti delle risorse, delle sicurezze e delle capacità di adattamento sufficienti per assegnargli un significato maturo e di comprensione. Ci si sente in colpa, ma in realtà non è colpa di nessuno.

Questo discorso riguarda, nello specifico, i bambini in età prescolare che possiedono un pensiero ancora molto “egocentrico” e che risultano poco in grado di mettersi nei panni dell’altro. In questa fase dello sviluppo, più di ogni altra, si ha bisogno di mantenere una routine e una costanza nelle attività, ci si percepisce e si è a tutti gli effetti più vulnerabili, si ha bisogno di maggiori limiti da parte degli adulti e a volte si fatica un po’ ad essere flessibili, a godere dell’occasionalità degli eventi. Di conseguenza la situazione attuale che sta mettendo in discussione le stabilità delle famiglie può essere vissuta con sofferenza da parte di parecchi bimbi.

In età scolare le abilità empatiche si sviluppano, il senso di responsabilità aumenta e attraverso il confronto con le altre figure significative si impara a stare in gruppo. L’esperienza consente di nutrire le proprie capacità di cooperazione e la sperimentazione della frustrazione ne allena sempre di più la tolleranza. In questa fase dello sviluppo il bambino migliora la propria flessibilità e può sentirsi maggiormente capace, ma, essendo ancora fortemente bisognoso del supporto degli adulti e trovandosi ancora al principio del proprio “cammino”, non possiede ancora degli strumenti evoluti, con cui affrontare le difficoltà della propria esistenza.

Rispetto agli adulti, per definizione maggiormente strutturati e provvisti di più robuste sicurezze interne, i bambini vivono in una dimensione di vulnerabilità psichica e fanno uso di difese meno evolute. Pertanto possono risultare più affaticati nel gestire emotivamente l’imprevedibilità di questa esperienza. Alcuni potrebbero sperimentare dei vissuti traumatici, sentirsi irritabili o, come il bambino del racconto, fare incubi e soffrire di disturbi del sonno, soprattutto se nella propria abitazione circolano tensioni tra i genitori. Altri, invece, potrebbero essere più in grado di accedere alle proprie potenzialità, come ad esempio la fantasia, l’immaginazione e il senso di speranza.

Questa situazione di quarantena, che non ha precedenti simili, risulterà essere una dura prova per molti, ma non dimentichiamoci che nei momenti di allarme, ognuno di noi, indistintamente, può tirar fuori dal proprio “cassetto” personale delle risorse con cui combattere i propri fantasmi interni.

[Dott.ssa Giulia Spina, psicologa dell’età evolutiva di Brescia]