Educare alla Pace in un mondo che parla di guerra
Come possiamo educare alla pace mentre intorno a noi si parla continuamente di conflitti, violenza e guerra? Forse iniziando da ciò che accade ogni giorno dentro le nostre case, nelle scuole, nei luoghi educativi e, soprattutto, nelle relazioni.

Un bambino accende la televisione e sente parlare di una guerra, vede immagini che spesso non può comprendere fino in fondo: persone che scappano, città distrutte, adulti spaventati, sente parole come attacco, vittime, bombe, nemico.
Poco dopo lo stesso bimbo spegne la televisione e torna a giocare, attenzione però, ciò che ha visto può rimanere dentro di lui, soprattutto se ripetuto in maniera ricorrente, i bambini vivono nel mondo che noi adulti costruiamo e raccontiamo loro.
E allora una domanda diventa inevitabile: come possiamo educare alla pace in un mondo che, ogni giorno, sembra raccontare così tanto la guerra?
Certo, non possiamo proteggere completamente i bambini da ciò che accade nel mondo costruendo realtà parallele mendaci, possiamo però offrire loro qualcosa di altrettanto importante: gli strumenti interiori per abitare questo senza perdere la fiducia nelle persone, nelle relazioni e nella possibilità di costruire qualcosa di diverso.
Educare alla pace, infatti, non significa soltanto parlare di pace, significa piuttosto imparare a praticarla e questo deve avvenire ogni singolo giorno.
La pace comincia molto prima dei grandi conflitti
Quando pensiamo alla pace immaginiamo spesso qualcosa di enorme: popoli che smettono di combattere, governi che trovano accordi, conflitti che terminano, certo, sono dimensioni e narrazioni fondamentali, ma essa si costruisce dapprima in un mondo molto più vicino.
Stiamo educando un bimbo alla pace quando sperimenta la possibilità di sentirsi accolto quando sbaglia, quando impara a dire “mi sono arrabbiato” senza vergognarsi della propria rabbia, quando scopre che perdere una gara non significa essere un perdente.
Stiamo costruendo un mondo di pace, partendo dai nostri bimbi quando il piccolo riesce a guardare un compagno diverso da sé senza sentirlo una minaccia, ma a vederlo come una ricchezza, quando sbaglia e impara a chiedere scusa, quando gli permettiamo di scoprire che non è necessario essere i migliori per avere valore.
Stiamo educando alla pace quando permettiamo ad un bimbo di fermarsi semplicemente, respirare e accorgersi di ciò che c’è.
La pace del mondo passa anche dalla pace che impariamo a costruire dentro di noi e nelle nostre relazioni.
Educare alla gratitudine: accorgersi di ciò che c’è
Viviamo in una cultura che spesso ci insegna a guardare ciò che manca, il bambino, già da piccolo, guarda il compagno e desidera ciò che lui possiede, può essere un gioco nuovo, un voto più alto, un corpo diverso o un talento, così come un adulto guarda ciò che potrebbe ancora migliorare e rischia, senza accorgersene, di trasmettere lo stesso sguardo al bambino.
Educare alla gratitudine significa invece allenare la capacità di accorgerci, che è diversa dall’idea che spesso trasmettiamo: “devi essere contento perché c’è chi sta peggio”
La gratitudine non dovrebbe mai diventare un modo per negare la sofferenza, è piuttosto un movimento che ci spinge ad imparare a riconoscere ciò che esiste anche quando qualcosa non va come vorremmo.
Oggi sono triste, e c’è qualcuno che mi vuole bene.
Ho sbagliato, e posso riprovare.
Non ho tutto quello che desidero, ma ci sono cose che posso apprezzare.
Sto parlando di un piccolo, a volte minuscolo, spostamento dello sguardo, dal “non è abbastanza” al “posso accorgermi di ciò che c’è” e questo è un immenso gesto di pace.
Non trasformiamo la vita in una gara
Uno dei primi luoghi in cui possiamo educare alla pace è il confronto.
Chi è più bravo?
Chi arriva primo?
Chi prende il voto più alto?
Chi è più bello?
Chi corre più veloce?
Chi ha più amici?
Il confronto, quando diventa il metro attraverso cui misuriamo continuamente il nostro valore, può trasformare le relazioni in una competizione permanente e un bambino può imparare molto presto che per sentirsi abbastanza deve essere migliore di qualcun altro.
La pace nasce dalla possibilità di stare accanto all’altro, non di essere sopra, al comando, per mostrarsi migliori. Possiamo insegnare ai bambini che qualcuno può essere più bravo di loro in qualcosa senza che questo tolga valore a ciò che sono, che la capacità dell’altro non è una minaccia, che in un mondo in cui sembra che solo chi vince va avanti, non dobbiamo realmente vincere sempre.
Educare alla pace, nel mondo del bimbo, significa comprendere che collaborare è più importante che primeggiare, che esistono talenti diversi, tempi diversi, modi diversi di imparare e di essere.
Non abbiamo bisogno di essere migliori degli altri per sentirci preziosi è la lezione più importante che possiamo trasmettere a un bambino.
Fare pace con l’imperfezione
C’è un’altra guerra, molto silenziosa, che può cominciare dentro di noi: è quella contro la nostra imperfezione.
Un bambino che cresce con l’idea di dover essere sempre bravo, sempre capace, sempre all’altezza può imparare lentamente a vivere ogni errore come una minaccia al proprio valore e allora sbagliare fa paura, chiedere aiuto diventa difficile, perdere diventa doloroso e in un mondo così contorto, anche mostrarsi vulnerabili sembra pericoloso.
Educare alla pace significa anche insegnare che possiamo essere in pace con il fatto di non essere perfetti:
Possiamo sbagliare.
Possiamo cambiare idea.
Possiamo non sapere.
Possiamo avere una giornata storta.
Possiamo essere arrabbiati.
Possiamo aver bisogno degli altri.
Non dobbiamo essere perfetti per essere amati.
Queste sono le fondamenta di pace che un adulto può regalare a un bambino: uno spazio nel quale non debba continuamente dimostrare di meritare il proprio posto nel mondo.
Le emozioni non sono nemiche
A volte pensiamo che educare alla pace significhi educare alla calma, allontanando rabbia, paura, tristezza, gelosia e frustrazione, non c’è nulla di più sbagliato. Ogni emozione fa parte della vita, il punto non è che provarle sia un problema, ma questo si manifesta quando non sappiamo riconoscerle, attraversarle e comunicarle.
Dire a un bambino “non arrabbiarti” difficilmente gli insegnerà a gestire la rabbia, possiamo invece aiutarlo a comprendere:
“Vedo che sei arrabbiato.”
“Quello che provi ha un significato.”
“Possiamo trovare insieme un modo per attraversarlo senza fare male a te stesso o agli altri.”
Questo significa educare alla responsabilità senza negare l’emozione.
Educare alla pace significa fornire ai bimbi competenze, capacità e consapevolezze che permettano loro di so-stare nel conflitto senza farlo sfociare in violenza.
Imparare a vedere l’altro
Non può esistere pace senza empatia, quel movimento verso l’altro che ci spinge a provare a chiederci, almeno per un momento:
Che cosa sta vivendo questa persona?
Che cosa potrebbe esserci dietro il suo comportamento?
Che cosa non sto vedendo?
Un bambino che impara a vedere l’altro come una persona e non come un’etichetta sta già facendo esperienza di pace perché è molto più difficile trasformare in nemico qualcuno che abbiamo imparato a riconoscere nella sua umanità.
Questo vale anche nelle piccole relazioni quotidiane: il compagno che ci ha escluso, la bambina che ci ha risposto male, l’amico che ci ha deluso, il fratello che ci ha fatto arrabbiare.
Non sempre capire l’altro cambierà ciò che è accaduto ma può certamente cambiare il modo in cui scegliamo di stare dentro ciò che è accaduto.
I bambini imparano soprattutto da ciò che vedono e vivono
Ecco qui la responsabilità più grande degli adulti, possiamo parlare per ore di rispetto e poi deridere qualcuno che la pensa diversamente, possiamo spiegare ai bambini quanto sia importante accettare gli errori e poi arrabbiarci moltissimo quando sbagliano, possiamo chiedere loro di non picchiare e poi usare parole aggressive quando siamo frustrati, possiamo anche insegnare l’ascolto e contemporaneamente interromperli continuamente.
L’educazione alla pace passa molto più attraverso ciò che facciamo che attraverso ciò che diciamo.
I bambini osservano, guardano come affrontiamo un conflitto, come parliamo delle persone diverse da noi, come reagiamo quando perdiamo, come trattiamo chi sbaglia, come parliamo del nostro corpo, come parliamo di noi stessi e anche come chiediamo scusa e ci prendiamo cura degli altri.
Attraverso questa osservazione di come ci relazioniamo con noi e con il mondo imparano realmente, non hanno bisogno di parole, hanno bisogno di esempi e vita.
Possiamo allora fare pace con l’idea che educare alla pace non significa essere adulti perfetti, significa piuttosto permettere ai bambini di vedere anche noi mentre impariamo.
Un adulto che sa dire “ho sbagliato” sta insegnando molto più di un adulto che pretende di non sbagliare mai.
Una piccola pratica quotidiana
Possiamo allora provare, ogni sera, a porre ai bambini tre semplici domande:
Che cosa è stato bello oggi?
Per allenare lo sguardo alla gratitudine.
C’è qualcosa che oggi è stato difficile?
Per dare uno spazio alle emozioni, senza giudicarle.
C’è qualcuno verso cui oggi hai fatto o ricevuto un gesto gentile?
Per riconoscere il valore della relazione.
Non è con le grandi lezioni filosofiche che costruiamo la pace nell’infanzia, bastano pochi minuti per creare piccoli spazi nei quali un bambino possa fermarsi, ascoltarsi e accorgersi dell’altro.
Forse la pace comincia proprio qui
Non possiamo decidere quali notizie arriveranno domani, non possiamo fermare da soli una guerra né possiamo eliminare tutte le ingiustizie dal mondo, possiamo tuttavia scegliere ciò che, ogni giorno, mettiamo nelle mani e nel cuore dei bambini.
Possiamo insegnare loro che la diversità non è una minaccia, che perdere non significa valere meno, che chiedere aiuto non è una debolezza, che sbagliare fa parte dell’imparare e spesso è la parte più preziosa, che la rabbia può essere ascoltata senza diventare violenza, che l’altro non è necessariamente un avversario, che non abbiamo bisogno di essere migliori di qualcuno per sentirci abbastanza e che possiamo essere grati senza negare ciò che ci fa soffrire…
…e soprattutto possiamo insegnare loro che la pace non è qualcosa che appartiene soltanto ai grandi eventi della storia.
La pace abita anche nelle parole che scegliamo, nel modo in cui ascoltiamo, nel modo in cui chiediamo scusa, nel modo in cui guardiamo chi è diverso da noi, nel modo in cui impariamo ad accettare noi stessi.
Non sappiamo quale mondo troveranno i bambini quando saranno adulti, ma possiamo (e dobbiamo!) provare a consegnare loro qualcosa di prezioso: la capacità di non aggiungere altra guerra al mondo che incontreranno.
Io credo che la pace cominci proprio così: da un bambino che impara a guardare sé stesso con gentilezza, che scopre che l’altro non è un nemico, che sa dire “ho sbagliato” e “grazie”.
E noi adulti abbiamo un compito immenso: ogni giorno, possiamo scegliere di mostrare ai nostri bimbi che un altro modo di stare al mondo è possibile.
MANIFESTO PER EDUCARE ALLA PACE
- Insegniamo a guardare ciò che c’è
Educhiamo alla gratitudine, non per negare ciò che manca o ciò che fa male, ma per imparare a riconoscere anche ciò che di bello, prezioso e buono è già presente nella nostra vita.
- Insegniamo che il valore non si misura con il confronto
Non siamo più importanti perché siamo più bravi di qualcun altro, ogni persona ha il proprio ritmo, le proprie capacità, la propria unicità.
Crescere non significa gareggiare con gli altri, né tantomeno primeggiare per emergere.
- Insegniamo a fare pace con l’imperfezione
Sbagliare non significa essere sbagliati, possiamo cadere, fallire, cambiare idea, chiedere aiuto e ricominciare.
Un bambino che non ha paura di sbagliare è un bambino che può imparare davvero.
- Insegniamo ad ascoltare le emozioni
La rabbia, la paura, la tristezza e la frustrazione non sono nemiche, sono messaggi che chiedono di essere ascoltati.
Non dobbiamo eliminare le emozioni: dobbiamo imparare ad attraversarle senza fare male a noi stessi e agli altri.
- Insegniamo a vedere l’altro
Dietro ogni comportamento c’è una persona, insegniamo a fermarsi prima di giudicare, a fare domande prima di dare risposte, a cercare ciò che non vediamo.
E’ più difficile trasformare in nemico qualcuno che abbiamo imparato a riconoscere nella sua umanità.
- Insegniamo la gentilezza attraverso ciò che facciamo
I bambini ascoltano le nostre parole, ma soprattutto osservano le nostre azioni. Se vogliamo insegnare il rispetto, ascoltiamo, se vogliamo insegnare il perdono, dobbiamo trovare il coraggio di chiedere scusa, se vogliamo insegnare la pace, proviamo a praticarla nelle nostre relazioni.
- Insegniamo che la pace comincia da noi
Non possiamo controllare tutto ciò che accade nel mondo, ma possiamo scegliere ciò che portiamo nelle relazioni che viviamo ogni giorno.
Ogni parola può costruire o ferire, ogni sguardo può accogliere o escludere, ogni gesto può aggiungere conflitto oppure generare cura.
La pace che desideriamo nel mondo può cominciare anche da un bambino che impara a stare in pace con sé stesso, con l’altro e con la propria imperfezione perché educare alla pace significa proprio lasciare andare l’idea di consegnare ai bambini un mondo perfetto, ma aiutarli a diventare persone capaci di renderlo un po’ più umano.
Dott. Simone Migliorati Pedagogista del Portale dei bambini
Dott. Simone Migliorati Pedagogista e Formatore Relazioni, Consapevolezza e Cura




