NUTRIRSI DI PAESAGGIO

Progetti di scoperta e studio del paesaggio rurale italiano.

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano presenta, con il sostegno di Ferrero, il progetto “Nutrirsi di paesaggio”, che intende offrire a docenti e studenti un percorso formativo per avvicinare e sensibilizzare gli studenti al tema della tutela del paesaggio quale “…territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.” (dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio).
Nel corso dell’anno scolastico 2014/2015, in linea con Expo Milano 2015, il FAI propone di approfondire il rapporto tra l’uomo e l’ambiente attraverso l’osservazione e lo studio del paesaggio rurale italiano, quale viva testimonianza di un processo che, sin dai tempi antichi, ha caratterizzato la trasformazione del nostro territorio per soddisfare una delle esigenze principali dell’uomo: il nutrimento.
La “geografia del cibo”, che assume per il nostro paese un’importante valenza identitaria, è al centro dell’indagine dei concorsi nazionali e degli incontri di formazione a partecipazione gratuita dedicati a insegnanti e studenti delle scuole di ogni ordine e grado.
Finalità del progetto è offrire un’occasione agli studenti di scoprire, conoscere e comunicare la morfologia del paesaggio rurale del proprio territorio, mettendone in luce l’aspetto, le caratteristiche, le tradizioni, i mestieri, le pratiche agricole, le architetture…
Il progetto diventa quindi l’occasione concreta per un’assunzione di responsabilità e permette così di perseguire l’obiettivo formativo dell’educazione a una cittadinanza attiva e consapevole, affinché gli alunni abbiano la possibilità di fare un’esperienza globale ed essere protagonisti del proprio percorso di crescita.
PROPOSTE LEGATE AL TEMA DELL’ANNO:
■ 1, 2, 3… terra! Concorso nazionale per la scuola dell’infanzia primaria e secondaria di I grado: un’indagine sulla morfologia del paesaggio rurale del proprio territorio.
■ Torneo del paesaggio Gara di cultura a squadre per la scuola secondaria di II grado in cui Social Network e strumenti tecnologici sono a servizio di un’indagine sul campo per raccontare il paesaggio rurale italiano attraverso immagini, testi e linguaggi multimediali.
I vincitori saranno invitati a una speciale cerimonia di premiazione nella cornice di EXPO Milano 2015.
■ Incontri di formazione Per dirigenti e docenti di ogni ordine e grado.

Per informazioni sulle modalità di partecipazione: www.faiscuola.it; scuola@fondoambiente.it ; N. verde: 800 501 303

Tetrapack

Il primo prodotto di Tetra Pak è stato un contenitore di cartoncino usato per conservare e trasportare il latte. Fu chiamato Tetra Classic. Ruben Rausing aveva lavorato sul progetto fin dal 1943 e nel 1950 aveva perfezionato la tecnica per rendere questo tipo di contenitore assolutamente impenetrabile all’aria, utilizzando un sistema di rivestimento plastico della carta. Questi primi contenitori avevano la forma di tetraedri (solidi a quattro facce) e da essi è nato il nome dell’azienda. Nel 1952 fu lanciato il primo contenitore Tetra Classic e, più tardi, nel 1963 l’azienda introdusse il Tetra Brik, un contenitore di forma rettangolare rivestito al suo interno con un materiale imprenetrabile dalle sostanze in forma liquida.

Dopo che l’azienda fu costituita, Tetra Pak cercò il modo di allargare il proprio mercato superando i limiti del prodotto latte fresco. Nella metà degli anni cinquanta, Tetra Pak iniziò attività congiunta di ricerca e sviluppo con Ursina, un’azienda svizzera che aveva sviluppato una nuova tecnica di sterilizzazione del latte: usando un’iniezione di vapore, Ursina era in grado di produrre latte sterilizzato che aveva effettivamente lo stesso sapore e valore nutrizionale del latte fresco. La difficoltà, per Ursina, era di trovare un sistema economico per confezionare il latte. Nel settembre del 1961, durante una conferenza stampa a Thun, in Svizzera, fu presentata la prima macchina per il confezionamento asettico di latte sterilizzato consentendo lo stoccaggio a temperatura ambiente, proteggendone le proprietà nutrizionali ed evitando l’uso di conservanti. Il trattamento asettico prevede il riscaldamento del prodotto alimentare ad elevata temperatura (135-150 °C nel caso del latte) in un comparto sigillato per pochi secondi, poi forzarne il raffreddamento a temperatura ambiente. Il processo di riscaldamento utilizzato viene chiamato “Sistema a temperatura ultra-elevata” (Ultra-High Temperature = UHT). Tale elevata temperatura uccide tutti i microorganismi; la sua breve durata provoca un danno minimo alle sostanze nutritive e al sapore rispetto ai tradizionali trattamenti di pastorizzazione e inscatolamento, che utilizzano temperature più basse, ma per un tempo significativamente più lungo. Il confezionamento asettico prevede il trasferimento del prodotto trattato UHT all’interno di un imballaggio precedentemente sterilizzato in ambiente sterile. Una delle principali differenze tra i prodotti trattati con pastorizzazione e quelli con UHT, è che questi ultimi possono essere conservati per mesi senza richiedere refrigerazione. Nel luglio del 2004 Tetra Pak ha lanciato Tetra Recart negli USA. Applicando la tecnologia “retorting”, ovvero la sterilizzazione interna al pacchetto, l’azienda è in grado di fornire un contenitore alternativo per una varietà di prodotti alimentari che tradizionalmente vengono confezionati in lattine o vasetti di vetro, come frutta, verdura, piatti pronti e cibo per animali. Oggi il prodotto tetra pak è un elemento comune nella vita di tutti i giorni, infatti fin da quando fu creato segnò una rivoluzione nella conservazione degli alimenti.

fonte: wiki

Ri-Produrre legno. Un risparmio di risorse ed energia

Remedia – I rifiuti elettronici

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I rifiuti elettronici
L’argomento della nostra piccola lezione sono i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e il loro corretto recupero e potenzialità, di utilizzo, ma prima di tutto chiariamo cosa sono le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) e quanto sono presenti nella nostra vita quotidiana. Le AEE sono tutti quei prodotti che, per il loro funzionamento, utilizzano corrente elettrica, come frigoriferi, scalda-acqua, piccoli e grandi elettrodomestici in generale.Ma anche televisori, personal computer, telefoni cellulari, prodotti di elettronica di consumo, giocattoli e lampadine al neon o a risparmio di energia e molto altro ancora. Questi apparecchi sono sempre più, presenti e utilizzati nelle nostre case, a scuola, negli uffici, ecc. perché facilitano la vita quotidiana, ma sono anche legati al divertimento e al tempo libero, come nel caso di giochi o strumenti musicali elettronici
Sapete che cos’è un rifiuto tecnologico?
Esempi alla mano ? Può sembrare banale ma solo se ci soffermiamo un attimo a pensare alle apparecchiature che utilizziamo abitualmente ci rendiamo conto di quanto effettivamente ne siamo circondati: TV, lettore DVD, videoregistratore, stereo, lavatrice, lavastoviglie, frigorifero, forno, cappa elettrica, condizionatore, scalda-acqua, frullatore, aspirapolvere, computer, stampante, iPod, cellulare, scanner, segreteria telefonica, spazzolino e rasoio elettrico, phon, giochi vari e strumenti musicali elettrici ed elettronici per non parlare delle lampadine che si trovano in quantità ovunque, sia in casa che all’aperto, ecc.Cosa fare dei rifiuti tecnologici?
Quando queste apparecchiature (le AEE) si rompono o vengono considerate obsolete, tecnologicamente superate e non si usano più, diventano rifiuti e quindi RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Il volume dei RAEE cresce nel mondo ad un tasso tre volte superiore a quello di qualunque altra tipologia di rifiuti (carta e giornali, bottiglie di plastica o vetro, ecc., insomma tutti quelli che siete abituati a differenziare da anni negli appositi cassonetti). In particolare in Italia ogni anno vengono prodotti circa 14 kg. di RAEE per abitante ma se ne raccolgono solo 2 kg per abitante!!
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Infatti in larga parte finisce ancora in discarica o ai lati delle strade, con gravi danni per l’ambiente. Oltre ai problemi legati agli spazi che andranno ad occupare, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche preoccupano principalmente per l’impatto ambientale causato delle sostanze inquinanti presenti al loro interno e non trattate correttamente. Ne sono un esempio i gas (lesivi dell’ambiente …CFC e HCFC) presenti nei frigoriferi di vecchia generazione, responsabili del buco nell’ozono, nei tubi catodici delle televisioni o dei monitor per computer ancora in commercio, che se dispersi nel terreno possono inquinare le falde acquifere sotterranee.Per porre un freno all’aumento di questi rifiuti e garantirne il corretto smaltimento e/o riciclo, l’Unione Europea e di conseguenza i Governi dei diversi Paesi aderenti, Italia compresa, hanno emanato delle leggi destinate a gestire correttamente i RAEE. La raccolta e recupero dei RAEE è stata avviata nel nostro paese il 1 gennaio 2008 ed è regolamentata dal Decreto Legislativo n. 151 del 2005. Questi rifiuti infatti non possono essere gettati nei normali cassonetti o smaltiti in discarica, ma necessitano di una raccolta separata al fine di recuperare i molti materiali riciclabili di cui sono composti (metalli, plastiche, vetro, ecc.) e di smaltire in modo sicuro le componenti inquinanti. La raccolta differenziata dei prodotti elettrici ed elettronici è, quindi, importante perché consente di smaltire in modo corretto le sostanze pericolose presenti al loro interno, evitando la dispersione nell’ambiente, e recuperare materiali preziosi. Remedia
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Cosa si può fare per salvare il pianeta?
Moltissimo!!! Se ci impegniamo a raccogliere in modo differenziato questi rifiuti, potremo essere certi che questi verranno inviati a centri di trattamento specializzati che, oltre al recupero di parti metalliche, plastiche e vetrose, rimuoveranno tutte le componenti e le sostanze nocive per l’ambiente o per la salute.Bastano piccoli gesti quotidiani:
1. Riconosci se sul prodotto è applicato il simbolo del bidoncino barrato che indica che deve essere raccolto in modo differenziato e portato all’isole ecologiche della tua città.
2. Non gettare quindi i tuoi Rifiuti Tecnologici nella spazzatura indistinta o in altri luoghi (magari dimenticati nei cassetti?). È bene sapere che in caso di smaltimento abusivo dei rifiuti ci sono sanzioni pesantissime, conviene quindi seguire le regole e comportarsi in modo responsabile.
3. Porta i tuoi rifiuti nella isola ecologica del tuo Comune e appositamente dotata di contenitori per la raccolta differenziata. Per sapere dove si trova, puoi consultare il sito del Centro Coordinamento RAEE www.cdcraee.it, nella sezione Comuni.Perché fare la raccolta differenziata? Una volta che i RAEE sono raccolti presso le isole ecologiche, vengono ritirati da Consorzi e trasportati in appositi impianti di trattamento che riciclano il materiale di cui sono composti i RAEE: estraggono quindi metalli, come il ferro, l’alluminio, il rame, ma anche la plastica ed il vetro. Questi materiali possono quindi essere riutilizzati per costruire altri prodotti elettronici senza utilizzare nuove risorse del pianeta!!

Corepla: Tutti diversi, tutti utili e tutti riciclabili

Coou – Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati

Il petrolio è fonte energetica ma anche materia prima per l’industria petrolchimica. Basti pensare alle fibre sintetiche e alla plastica. Una risorsa importante, dunque, da usare con intelligenza e nel rispetto dell’ambiente. E dalla raffinazione del petrolio derivano anche gli oli lubrificanti.

Cos’è l’olio lubrificante?
Il lubrificante serve a impedire che l’attrito surriscaldi, danneggiandole, le parti meccaniche in movimento. In un mondo tecnologicamente avanzato come il nostro, i lubrificanti trovano molteplici applicazioni (veicoli industriali e agricoli, mezzi navali, macchinari industriali, ecc.). Ogni anno, in Italia, vengono utilizzate oltre 500 mila tonnellate di oli lubrificanti. L’utilizzo che ci riguarda più da vicino è quello dei motori delle nostre automobili, delle nostre moto e delle nostre barche. Con l’uso i lubrificanti perdono le loro caratteristiche e debbono essere sostituiti, divenendo così oli usati.

L’olio lubrificante usato è un rifiuto altamente pericoloso. Versati in acqua, 4 kg di olio usato bastano a inquinare una superficie grande come sei piscine olimpiche: l’olio crea infatti una sottilissima pellicola che impedisce l’ossigenazione della flora e della fauna sottostanti fino a provocarne la morte. Chi getta l’olio usato nel suolo, nei tombini, in mare o nei corsi d’acqua oltre a incorrere nel rigore della legge compie un gesto irresponsabile nei confronti dell’ambiente in cui viviamo.

Coou In Italia la raccolta e il riutilizzo dei lubrificanti usati sono garantiti dal Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, istituito per legge e operativo dal 1984. In venticinque anni di attività il Consorzio ha raccolto oltre 4 milioni di tonnellate di olio usato, una quantità che se dispersa in acqua avrebbe inquinato una superficie pari una volta e mezzo il Mar Mediterraneo. Grazie agli importanti risultati ottenuti, l’Italia si colloca ai vertici in Europa per percentuali di lubrificante usato raccolto.
Coou Il Consorzio si avvale di una rete di raccolta costituita da 72 aziende, dislocate in tutte le regioni d’Italia, che con i loro automezzi raccolgono gli oli usati e li stoccano nei depositi, e di 6 impianti di rigenerazione.Tutto l’olio raccolto viene analizzato e avviato alla:
rigenerazione che permette all’olio di essere pienamente recuperato: da ogni 1,5 kg di olio usato si genera infatti 1 kg di olio base che presenta le stesse caratteristiche di quello proveniente dalla raffinazione del petrolio e 0,5 kg di altri prodotti (gasolio e bitume). Così, oltre a salvaguardare l’ambiente, il nostro Paese è in grado di contenere le importazioni di greggio e di conquistare, inoltre, il primato europeo per percentuale di olio rigenerato;- combustione quando gli oli usati sono ritenuti non idonei alla rigenerazione e vengono inviati a impianti autorizzati, principalmente cementifici, che li utilizzano come combustibile. Tali impianti raggiungono una altissima temperatura cheneutralizza la parte inquinante; i fumi generati passano attraverso speciali filtri in grado di garantire corrette emissioni in atmosfera;- termodistruzione quando l’olio usato è così inquinato da non poter essere avviato alla rigenerazione o alla combustione e viene eliminato attraverso impianti di termodistruzione. Questo processo elimina definitivamente l’olio usato e riduce l’effetto nocivo che altrimenti produrrebbe nell’ambiente.
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Cosa fare dell’olio lubrificante usato?
Il cambio dell’olio di un’auto è una faccenda seria, sia perchè il contatto tra l’epidermide e il lubrificante usato è pericoloso per la salute, sia perchè la dispersione di olio usato danneggia l’ambiente. Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati raccomanda di far svolgere il cambio dell’olio nelle autofficine o nelle stazioni di servizio in cui sono rispettate tutte le regole di sicurezza.Se, tuttavia, si vuol procedere da soli, si devono seguire poche e semplici regole: indossare guanti impermeabili conservare l’olio vecchio in un contenitore infrangibile e chiuso ermeticamente prestare attenzione affinché acqua e altre sostanze non si mescolino all’olio usato, rendendone impossibile il riutilizzo. Per disfarsene correttamente basta chiamare il numero verde del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati 800 863 048 e conoscere il punto di raccolta più vicino, dove si potrà consegnare gratuitamente l’olio usato, scongiurando ogni altro pericolo per l’ambiente.
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Metti in rete il tuo territorio con Scuola Web Ambiente

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Scuola Web Ambiente è un progetto di educazione ambientale, realizzato dal Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, rivolto agli studenti della scuola primaria e secondaria. Per incuriosirli e stimolare la loro creatività, l’iniziativa si basa interamente su internet.Le classi vengono dotate gratuitamente di un sito web, all’interno del quale approfondire – con l’aiuto degli insegnanti – diverse tematiche ambientali con interviste, inchieste e lavori di gruppo.Docenti e studenti hanno a disposizione degli spazi per dire la loro, inserire commenti, foto, news e possono dialogare mediante il forum. Prende forma una comunità virtuale in cui i ragazzi propongono azioni concrete in difesa dell’ambiente e realizzano una fotografia dinamica del proprio territorio, diventando così protagonisti di una nuova e consapevole cultura ambientale.

Per premiare la collaborazione delle classi il Consorzio indice periodicamente dei concorsi nazionali. I bandi vengono pubblicati sul sito www.scuolawebambiente.it

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