Anthony De Mello (Bombay, 4 settembre 1931 – New York, 2 giugno 1987). Gesuita e predicatore.

Fautore del pensiero positivo, dedicò tutta la sua vita ad aiutare gli uomini a ritrovare fiducia nel quotidiano e in sè stessi. Ottimismo per il futuro, coraggio e discernimento nelle difficoltà della vita troviamo nelle sue parole. I suoi libri sono stati tradotti e diffusi in tutto il mondo e sono bestseller internazionali.

IL SUO PENSIERO

Guardò in alto e vide la tigre che lo osservava: non c’era modo di risalire.
Guardò in basso e vide uno strapiombo di circa duecento metri
e al suo fianco un arbusto con delle bacche mature.
Ne prese una, se la portò alla bocca e ne gustò il sapore!

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L’apertura verso la verità, quali che siano le conseguenze, dovunque ci porti, senza sapere nemmeno dove ci porterà. Questa è la fede. Non una convinzione, ma la fede. Le convinzioni danno molta sicurezza, la fede è insicurezza. Non si sa dove si andrà a finire. Si è pronti a seguire e si è aperti, aperti a tutto! Si è pronti ad ascoltare.

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Il grande maestro di Zen Riokan viveva una vita semplicissima ai piedi di una montagna.
Un giorno che lui non era in casa un ladro penetrò nella sua capanna, ma non vi trovò nulla da rubare.
In quel momento, il maestro rientrò, trovò il ladro nella capanna e disse:
“Devi essere venuto da molto lontano per incontrarmi, non te ne puoi andar via a mani vuote”.
Così gli diede le sue coperte e i suoi vestiti. Il ladro, frastornato,
prese coperte e indumenti e se la svignò. Quando se ne fu andato,
il maestro sedette sulla soglia della capanna e guardò la splendida luna piena,
pensando: “Poveretto, avrei voluto potergli dare questa splendida luna!”.

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Qual è la cosa più importante in assoluto?
Si chiama autosservazione.
Non significa essere assorti nei propri problemi,
essere preoccupati di sé.
Non è di questo che sto parlando: parlo dell’autosservazione.
E cosa sarebbe? Significa osservare tutto ciò che è all’interno
di noi stessi e intorno a noi, fino al punto più estremo,
e osservarlo come se accadesse
a qualcun altro. Cosa significa quest’ultima frase?
Significa che non si personalizza quel che ci accade.
Significa guardare alle cose come se non si avesse alcun legame con esse.
Il motivo per cui soffrite a causa della vostra depressione e delle vostre ansie è
che vi identificate con esse. Dite: «Sono depresso».
Ma ciò è falso. Voi non siete depressi.
Se voleste essere precisi, potreste dire: «In questo momento
sto attraversando una fase di depressione». Non è invece corretto dire: «Sono depresso».
Voi non siete la vostra depressione. Non si tratta che di una sorta di inganno della mente,
uno strano tipo di illusione.
Siete stati indotti a pensare – pur non essendone consci –
che siete voi la vostra depressione, che siete voi le vostre ansie, che siete voi
la vostra gioia e le emozioni che provate. «Sono contento!»

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