L’importanza della figura paterna

La figura paterna e sviluppo del bambino

 

“Alcuni risvegli sono più turbolenti di altri. Mamma, tirami fuori da questa culla! Le lenzuola sono scomode e sanno di detersivo! Sono stanco di dormire e sono un po’ nervosetto! Mamma, ti prego, accoglimi tra le tue braccia, le più morbide che esistano, e fatti annusare e toccare dalle mie manine… Ora che sono appoggiato al tuo petto sento il tuo respiro, che calma il mio pianto, ma resta un’inconsolabile bisogno, a cui nemmeno io so dare una spiegazione.

Mamma, che disperazione! Nemmeno le tue carezze, i colpetti sulla schiena e le tue ninne bastano a tranquillizzarmi. Mamma, percepisco l’affetto e il calore che mi trasmetti, e anche le fatiche e gli sforzi che fai per calmarmi… Lo sento dal tuo cuore, che aumenta ogni minuto, di battito in battito… Ma tutto questo non è sufficiente per consolare il disagio che sto provando, che non è dato dal sonno né dalla fame né da un dolore fisico… ma dalla noia! Sento una voce familiare che dice:” Tesoro, sarai stanca, provo io a calmarlo!”.


All’improvviso mi sento catapultato in un vortice, per cui perdo il contatto della mamma, sono sospeso per aria e il fastidio aumenta! Mamma, dove sei finita?! In poco tempo, però, succede qualcosa che capovolge la situazione. Spunta all’improvviso una faccia barbuta e sorridente, che mi vien voglia di toccare, come quella della mamma. La sua voce è così calma, come il suo respiro e questo mi infonde tranquillità. I riccioli della sua barba sono così soffici da prendere tra le mie ditine, e il suo corpo è così caldo e spazioso, tanto da sentirmi avvolto e protetto da esso. La calma dopo la tempesta…

il gioco delle facce e dei versi! Lui mi sorride e spalanca la bocca e anche a me viene spontaneo imitarlo! Inizia uno scambio di espressioni buffe e di versetti. Io lo chiamo e lui mi risponde. E’ proprio divertente! Finalmente qualcosa, che mi allontana sempre di più da quel disagio, che pian piano si cancella dalla mia memoria… E, allora, cosa potremmo offrire in cambio a questo bel faccione, per ricordarlo, come colui che è arrivato, dove la mamma non è riuscita, che mi ha calmato attraverso il gioco e l’affetto? Diamogli un nome! Sarà, al pari della mamma, una figura, che spero che mi starà vicina per tutto il resto della mia vita. Eccolo! :”Pa..Papà!”.

Attraverso la storia di questo bambino, che dice per la prima volta la parola “papà” , vi ho raccontato come la figura paterna entra a far parte pian piano della vita dei piccoli, prima come figura di supporto a quella materna, attenuando le sue fatiche, ma che, poi, viene riconosciuta anche dal figlio, in quanto significativa e unica per la sua crescita. Se la psicologia in passato ha riconosciuto principalmente l’importanza della figura materna, negli ultimi decenni si sta riscoprendo anche il valore del padre, che con le sue funzioni normative, ma anche protettive, svolge un ruolo fondamentale per i figli. Infatti la presenza di un terzo, nella relazione duale, pone le basi per lo sviluppo delle relazioni sociali di quel bambino.

Come avrete potuto leggere nei miei articoli precedenti, nei primi mesi il bambino e la mamma sono uniti in un legame fusionale, in cui lo stato emotivo di ciascuno è interdipendente da quello dell’altro. Il corpo del neonato si adagia tra le curve della madre in modo armonico e da lei viene sostenuto e avvolto, come se fosse ancora dentro la pancia. Il pianto del bambino viene consolato di volta in volta tramite la sintonizzazione con la figura materna, la quale impara pian piano a interpretare i bisogni del figlio. Tuttavia, nonostante si sia strutturato un legame così speciale e profondo tra i due, ci sono dei momenti, in cui la frustrazione del bambino può non essere adeguatamente contenuta dalla sua mamma, che magari non riuscendo a consolarlo può provare dei sofferti sensi di colpa e non sentirsi una madre abbastanza brava a riconoscere i bisogni del figlio. In realtà sono queste le occasioni, in cui il bambino ha la possibilità di sperimentare e di trovare delle modalità per auto consolarsi e in cui può rinforzare il suo senso di sé, riconoscendosi pian piano come “soggetto distinto e agente”, desideroso di esplorare ciò, che sta intorno a sé, tra cui anche il padre. Quest’ultimo, se inizialmente non veniva quasi percepito dal bambino, troppo intento a instaurare un legame simbiotico con la sua mamma, fin da quando il piccolo è nella pancia, esercita delle funzioni specifiche di protezione e supporto.

Durante i primi mesi di vita, infatti, il papà ha il compito di proteggere la coppia mamma-bambino, inserendosi pian piano tra di loro e diventando una figura fondamentale per il piccolo. Nel corso della crescita, poi, favorendo un graduale distacco dalla figura materna, aiuterà il bambino a rivolgere la sua attenzione verso il mondo esterno e a sviluppare le principali competenze sociali. E’ quindi importante che fin dalla nascita il padre non si metta da parte, lasciandosi escludere, ma continui a essere presente a fianco della madre, sostenendola in questo passaggio dalla coppia al trio familiare.

Un articolo della dott.ssa Giulia Spina, psicologa dell’età evolutiva di Brescia.

Musica e colore

Spartiti colorati

Musica e colore.
Un tema che ha fascino e interesse da vendere. Se a questo aggiungiamo delle sperimentazioni realizzate con bambini e bambine viene fuori un quadro intrigante pieno di connessioni e spunti da sviluppare. Oggi vi racconto due esperienze replicabili rivolte a una platea di bambini e bambine dai 3 ai 6 anni, che presentano analogie metodologiche e di feedback, ma differenze di contesti, obiettivi e tempi. Non certo lavori conclusi, il tema meriterebbe ben altri spazi e approfondimenti, ma suggestioni musico-pittoriche, spunti per allegre contaminazioni.

Emozioni: pianoforte e voce.
Durante un Centro estivo a Radda in Chianti, incentrato sul tema delle emozioni, abbiamo proposto delle esperienze legate all’arte non solo visiva. In accordo con Corale di San Niccolò di Radda abbiamo organizzato due uscite per esplorare le emozione attraverso la musica. Il direttore della Corale ha progettato due incontri, mattutini, durante i quali ci ha accolto nelle sale della chiesa di Santa Maria in Prato proponendo una selezione di brani di musica classica. Durante il primo incontro abbiamo ascoltato brani brevi tratti dell’ Album per la Gioventù di R. Schumann, in cui fossero ben riconoscibili felicità e tristezza. È seguito un dibattito e confronto con i bambini e le bambine. Ancora un intervento dal vivo di una allieva della scuola Musicale che ha suonato a Sonatina in sol Magg. di Beethoven. Poi si è fatto un gioco di riconoscimento. Ancora spazio alle considerazioni dei bambini e poi è seguito il laboratorio sul colore. Con gessetti su fogli bianchi, ciascuno dei presenti ha selezionato un colore per ogni brano ascoltato. Mentre il pianoforte riproponeva i brani, con un lavoro individuale hanno colorato i fogli, selezionando un colore evocativo di quello che sentivano. Poi sono stati messi uno affianco all’altro come spartiti colorati di musica triste o allegra!
Al secondo incontro abbiamo alzato l’asticella dell’attenzione richiesta e della difficoltà proposta! Accompagnato dal pianoforte un baritono ha cantato delle 2 arie di facile riconoscimento emotivo, l’una l’opposto dell’altra. Dopo le consuete considerazioni, con l’aiuto del PC sono stati fatti ascoltare il suono di alcuni strumenti musicali (violino, flauto dolce, chitarra classica, arpa e clavicembalo) cercando di riconoscerli, ma ancora di più di associare ognuno di essi una differente emozione. L’attività laboratoriale è stata un’attività di gruppo che ha avuto come tema gli strumenti.

Racconti musicali.
Durante il progetto Libriamoci ho seguito Giuseppe Riccio, autore di storie musicate, in due incontri similari nelle scuole dell’infanzia a Poggibonsi, nella lettura di un suo libro per bambini che presenta il flauto con una breve storia, personalizzandolo e rendendo elemento narrativo con una frase musicale contenuta nel libro. Dopo che il flauto si è presentato facendosi annunciare dall’allegro ritornello musicale, abbiamo letto il libro. È seguito un momento di analisi dello strumento in cui Giuseppe ha mostrato che il flauto si può smontare in più parti. Sempre presentando il libro si è mostrato lo spartito dell’ultima pagina e insieme ai bambini abbiamo fatto alcune considerazioni su pentagramma (com’è fatto), note (cosa sono), musica (chi l’ascolta). Il mio intervento è cominciato con la domanda: ‘Si può suonare il colore?’ a cui è seguito un dibattito interessante su cui ciascuno ha presentato il proprio punto di vista o messo in campo le proprie conoscenze. Cambiando ambiente rispetto all’angolo raccolto per la lettura abbiamo lavorato su improvvisati pentagrammi ascoltando il flauto che ci faceva compagnia. Alla fine messi tutti in fila Giuseppe ha ‘interpretato’ gli spartititi colorati suonando colore dopo colore. I bambini e le bambine alla fine erano soddisfatti per aver ‘scritto musica’ semplicemente colorando fogli.

Analogie e differenze delle due esperienze.
Ho proposto il medesimo laboratorio con gessetti colorati alla fine di due esperienze musicali vissute insieme a bambini e bambine. A parità di strumenti i laboratori hanno avuto genesi e svolgimento differente, ma sviluppo analogo in alcuni frangenti.
Le finalità e gli obiettivi dei due progetti non sono le stesse: a scuola un progetto sulla lettura ha portato a lavorare su musica e colore, mentre a Radda in Chianti l’arte era uno dei cardini su cui è stato sviluppato il progetto sulle emozioni. I contesti erano differenti: la scuola e un centro estivo. Le dinamiche di fruizione anche : nel primo caso è la musica che entra in classe, nel secondo un gruppo di bambini e bambine che si reca in uno spazio dedicato alla musica. Infine nel caso di Poggibonsi, la parola si è subito posta come mediatore funzionale al lavoro di gruppo, a Radda l’interposizione verbale è stata la nota a margine di incontri pensati con approcci sensoriali.
Le analogie sono state: stesso target di riferimento, in entrambi i casi ci sono stati gruppi misti dai 3 ai 6 anni. Ascolto dal vivo di uno strumento musicale. Visione ed esplorazione multimodale dello strumento musicale. Tecnica gessetti colorati su fogli A4. Reazione generale è stato di massimo rapimento, assoluto silenzio durante l’ascolto, perplessità iniziale nel commentare, richiesta di sentire ancora la musica.
Sono stati dei momenti molto divertenti. E molto formativi anche per me. Vi metto come nota a margine il mio stupore davanti alla reazione di un bambino (il più grande del gruppo) che durante l’ascolto del canto lirico si teneva le mani sulle orecchi. Mi ha poi raccontato che stimava sgradevole il momento e trovava la voce del baritono fastidiosa perché troppo potente. E qui nascono nuove idee.

A cura di Leontina Sorrentino.

 

Lo sviluppo emotivo dalla gravidanza all’infanzia: scopriamolo attraverso gli occhi dei bambini.

“Vita intrauterina. Il marasma più completo. Tutto è fuso insieme e c’è la sensazione di essere piacevolmente immersi in una bolla piena di acqua calda. Tutto è tranquillo e ha lo stesso profumo… All’improvviso le acque si agitano, si sente anche da dentro questa irrequietezza, tutto si muove e si confonde. Dei rumori forti arrivano, da non si sa dove e alimentano questa sensazione di agitazione. Poi torna tutto tranquillo e piacevole… Che bello stare qui!


La nascita. Il Big Bang, una luce abbagliante mi colpisce. Tutto arriva diretto. Suoni, immagini, stimoli. Non ovattati, come prima. Dove sono capitata?! Dov’è finita quell’acqua termale, in cui dormivo pacificamente? Aiuto! Malessere… malessere finchè non sento di nuovo quella voce dolce e acuta… quel profumo, quella morbidezza e quel calore, che mi tranquillizzano e mi fanno ritrovare la pace di un tempo… lontano.


Passano i mesi. Ormai il suo viso è diventato familiare. Quando lo vedo provo piacere e il suo sguardo mi fa sorridere. E’ la mia mamma. Anche se siamo una cosa sola. Infatti quando è preoccupata per qualcosa, anche io mi sento agitata perché mi accorgo che non mi guarda più. Quando non è a suo agio, sento rumori troppo forti, confusione, voci che non mi piacciono. Mi sento sparire! Mamma, guardami! Finalmente il suo sorriso torna a rispecchiarsi nei miei occhi e la sua voce, calma e giocosa, mi fa sentire tranquilla.

Entrambe siamo quiete. All’improvviso compare qualcosa di morbido e colorato, che mi fa spostare l’attenzione da lei. Sembra interessante! Sono curiosa e, per confermare questa ipotesi, lo avvicino alla bocca con le manine. Lo assaggio. Buono! Cerco di addentarlo, ma mi sfugge dalla bocca. La saliva non aiuta! Lo assaggio ancora, ma non ha quel sapore dolce e caldo che pensavo… non sa di niente! Che fastidio! Basta, lo allontano, e cerco quello che, invece, mi piace tanto! Dov’è?? … Mamma, ho fame! Non vedi che mi dimeno e piango? Di nuovo a contatto con lei. Coccole… Mi sento cullare, mi arrivano carezze sulla schiena, il suono piacevole della sua voce arriva alle mie orecchie.. ma è quel suono ripetuto, un po’ noioso, che sento quando è ora di dormire! Ma, mamma, io non ho sonno! Ho fame! Non senti il mio lamento? Finalmente sono di nuovo a contatto con quella morbidezza, quel profumo di mamma… La mia bocca si avvicina a quella fonte di piacere. Traguardo, mamma! Ora siamo di nuovo un tutt’uno.

Un anno di vita. Mamma, in questi mesi ho imparato tante cose. Tu sei la mia preferita, ma ci sono altri volti che mi piacciono e mi fanno divertire. Alcuni, invece, non li conosco e mi fanno spaventare, ma poi so che, se piango forte, tu mi senti e mi proteggi. Anche io, adesso, riesco a muovermi di più e posso fare tantissima strada da sola. Raggiungo il mio tappetino morbido e i miei giochi, che mi piace tanto prendere in bocca perché mi ricordano il tuo sapore.

In particolare, c’è un orsetto che ha il tuo stesso profumo, è piacevole al tatto e mi tiene caldo, come te. Infatti nei momenti in cui sono triste o arrabbiata e tu non ci sei, stringo forte il mio orsetto, come quando tu abbracci me, e mi sento meglio. Se, invece, l’orsetto è lontano e non ho voglia di gattonare per andare a prendermelo, ho trovato un’altra soluzione, mamma. Il mio pollice! Non è proprio saporito, ma succhiarlo mi fa sentire meno sola.

Primi anni. Arrivano dei sentimenti nuovi, mai provati prima. Colpa. Mamma, mi spiace, ma io sono io, e non sono te, anche se mi piace tanto stare con te. Mamma, è colpa mia? Ho scoperto quanto è bello stare con il papà, giocare con lui e ridere insieme. Mi piace la sua voce e quando mi porta sulle spalle, vedo tutto dall’alto e mi sembra di volare. Che ridere! Mamma, non soffrire per questo ok? Rabbia. Da quando è nato il mio fratellino, non sento più tutte quelle attenzioni che mi venivano date prima. E poi, i miei giochi sono i miei! Non voglio che me li rubi! Invidia.

Da quando è nato il mio fratellino, papà mi ha fatto tanti regali. Mi ha portato due bambolotti con il biberon. Sono ancora piccoli, a loro piace solo il latte, ma non sanno quanto sono buone le pappe! Poi mi ha regalato il castello delle fate. Adoro le fate e anche io vorrei un mondo così! Però io ho solo questi giochi, mentre il mio fratellino ne ha molti di più! Non è giusto! Io, però, sono più grande di lui e so fare molte più cose!

Infanzia. Mamma e papà, sono passati un po’ di anni e ho imparato tantissime cose! Ora dico tante parole, so correre veloce, sono diventata bravissima a fare le ruote e ho tanti amici. Alcuni, a volte, a scuola piangono e, allora, li abbraccio e tutta la tristezza scompare! Le mie amiche preferite sono Maria, Roberta e Sara. Con loro gioco a fare le principesse, ballo e invento le canzoni! Mi piace immaginare le cose e giocare con la fantasia, pensare di volare e di finire in un mondo incantato! Da grande farò la ballerina!”

In queste righe ho voluto rappresentare la storia di una bambina dalla sua prospettiva e come la sua crescita abbia influito sullo sviluppo delle sue emozioni, con l’obiettivo di aiutare i genitori a immedesimarsi in questo profondo processo di acquisizione e vedere con gli occhi dei propri bimbi i progressi man mano raggiunti. Come si può intuire da questo racconto, i sentimenti sono già presenti nella vita intrauterina, a livello di sensazioni piacevoli o spiacevoli e percepiti attraverso una “proto-coscienza”. L’ambiente emotivo attraverso la placenta raggiunge il feto ed esercita un’influenza su di lui. A differenza di quanto si pensa, numerose ricerche hanno dimostrato che i neonati sono creature che non si limitano solo a mangiare e dormire, ma possiedono una sensibilità sofisticata. L’Infant Research e l’Infant Observation testimoniano che i neonati riconoscono l’odore e il viso della mamma e sanno fare distinzioni tra suoni e sapori diversi.

Inizialmente il legame che c’è tra il piccolo e la sua mamma è fusionale, per cui il neonato non si sente un essere distinto da lei, ma si percepisce come un’unità duale. Attraverso il rispecchiamento emotivo materno il bambino si sente amato e apprezzato. Poi, quando il piccolo raggiunge dei traguardi specifici, come camminare, fare la cacca nel vasino, parlare, scopre di avere un corpo e capisce di essere qualcosa di separato dalla sua mamma. Nasce, quindi in lui il desiderio di autoregolare la propria emotività e sentirsi autonomo nelle sue conquiste. Oltre alla mamma il bambino sperimenta anche l’amore del papà e da esso ne è attratto. Col tempo le emozioni si diversificano sempre di più, in relazione ai legami sociali che il bambino costruisce. Inizia a provare vergogna, senso di colpa, invidia e altri sentimenti sempre più complessi. L’ingresso a scuola, in particolare, dà il via a un generarsi di stati emotivi diversi e allo svilupparsi di una sensibilità sempre più affinata. I bambini, quindi, a questo punto, sono in grado di immedesimarsi e di provare empatia, che è alla base dei comportamenti pro-sociali futuri.

Un articolo della dott.ssa Giulia Spina, psicologa dell’età evolutiva.

GREENPEACE: la plastica monouso…

LA PLASTICA MONOUSO DI COCA COLA, PEPSI E NESTLÉ INQUINA IL PIANETA

ROMA, 09.10.18 – Appartengono a Coca-Cola, PepsiCo e Nestlé la maggior parte dei contenitori e imballaggi usa e getta identificati nel corso di 239 attività di pulizia e catalogazione dei rifiuti – brand audit – condotti in 42 Paesi e sei continenti da Break Free From Plastic, la coalizione internazionale di cui fanno parte più di mille organizzazioni, tra cui Greenpeace.

Dalla catalogazione di oltre 187 mila rifiuti in plastica, sono stati identificati migliaia di marchi i cui imballaggi sono principalmente monouso. In particolare, gli imballaggi in plastica usa e getta appartenenti a Coca-Cola sono risultati i più comuni su scala globale e sono stati identificati in 40 dei 42 Paesi in cui le attività di brand audit sono state svolte.

«I brand audit offrono una prova innegabile del massiccio contributo delle grandi multinazionali alla grave crisi globale dell’inquinamento da plastica», afferma Von Hernandez, coordinatore globale della coalizione Break Free From Plastic. «Continuando ad inondare il mercato con enormi quantità di imballaggi in plastica usa e getta, queste aziende sono responsabili dello stato di contaminazione del Pianeta. È il momento che le grandi multinazionali si assumano le proprie responsabilità e la smettano di colpevolizzare i cittadini per l’utilizzo dei loro prodotti inquinanti e, il più delle volte, inutili e superflui».

L’applicazione del protocollo del Brand Audit, oltre a prevedere la raccolta di tutti i rifiuti, permette la catalogazione dei rifiuti in plastica e la loro suddivisione per tipologia di plastica (polimero) e, laddove possibile, l’identificazione del marchio di appartenenza. Nel complesso, il polistirolo, che non è riciclabile nella maggior parte delle nazioni, è risultato il tipo più comune di plastica, seguito da vicino dal PET (Polietilene Tereftalato), una tipologia di plastica utilizzata su scala globale per produrre bottiglie, contenitori e altri imballaggi usa e getta.

Gli audit, condotti dalla coalizione Break Free From Plastic, hanno rilevato che Coca-Cola, PepsiCo, Nestlé, Danone, Mondelez International, Procter & Gamble, Unilever, Perfetti van Melle, Mars Incorporated e Colgate-Palmolive sono stati, nell’ordine, i marchi individuati con maggior frequenza. In Italia Greenpeace ha condotto 11 attività di pulizia e catalogazione dei rifiuti in plastica in undici spiagge, tra cui Bari, Napoli, Genova, Trieste, Palermo, Pisa e Chioggia. Di tutti i rifiuti in plastica di cui è stato possibile identificare i marchi di appartenenza, gli imballaggi e contenitori più comuni sono riconducibili a Coca Cola, San Benedetto, Ferrero e Nestlé.

«I nostri mari pagano il prezzo della dipendenza delle multinazionali del cibo e delle bevande dalla plastica usa e getta», dichiara Chiara Campione, responsabile della Corporate Unit di Greenpeace Italia. «Grazie ai risultati dei brand audit, possiamo finalmente indirizzare le responsabilità nella giusta direzione, e chiedere alle grandi aziende di non utilizzare la plastica monouso per confezionare i propri prodotti», conclude.

Nei mesi scorsi Greenpeace ha lanciato una petizione (no-plastica.greenpeace.it), sottoscritta da quasi due milioni di persone in tutto il mondo, con cui chiede ai grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Ferrero, Unilever, San Benedetto, Procter & Gamble e McDonald’s di assumersi le proprie responsabilità, partendo dalla riduzione di contenitori e imballaggi in plastica monouso immessi sul mercato.

Il santuario dei cetacei

REGOLE CERTE PER LA TUTELA DEL SANTUARIO DEI CETACEI

Roma, 08/10/2018 – «Le nostre preoccupazioni si sono avverate: un altro incidente incredibile tra imbarcazioni che dovrebbero esser dotate delle migliori tecnologie e in condizioni meteorologiche assolutamente ideali. In attesa dei risultati dell’indagine che deve accertare le responsabilità, ora possiamo solo sperare che le delicatissime procedure per disincastrare le due navi riescano ad evitare ulteriori dispersioni di combustibile in mare e, soprattutto, l’affondamento della portacontainer». Cosi Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, commenta la collisione avvenuta domenica tra la nave ro-ro tunisina Ulysse e la portacontainer cipriota CLS Virginia a circa 28 km a nord ovest di Capo Corso, in pieno Santuario internazionale dei Cetacei.

Greenpeace segue con preoccupazione l’evoluzione della situazione. Il momento più delicato sarà quando si dovranno separare le due navi: a quel punto si potrebbero verificare importanti sversamenti di idrocarburi che sarà necessario arginare. Si tratta del combustibile navale (in particolare della portacontainer cipriota) che usualmente contiene elevati quantitativi di sostanze tossiche e cancerogene (Idrocarburi Policiclici Aromatici e altro). L’area di Capo Corso è nota in particolare per la presenza di grandi cetacei. Qui sono stati osservati sia la balenottera comune che il capodoglio.

Questo incidente, purtroppo, conferma la vulnerabilità dell’aerea, soggetta a intenso traffico navale e funestata da ripetuti incidenti. Purtroppo, gli allarmi lanciati da Greenpeace e da molti altri sono rimasti inascoltati e ben pochi passi avanti si sono fatti per garantire la sicurezza dei trasporti nel Santuario.

«Un incidente di questo tipo era prevedibile – aggiunge Giannì – e Greenpeace non è stata certo l’unica a lanciare l’allarme sull’affollamento delle rotte marittime in un’area teoricamente protetta come quella del Santuario dei Cetacei: il triangolo di mare racchiuso tra Nord della Sardegna, Corsica, Toscana e Liguria, fin quasi a Tolone, in Francia».

Greenpeace si batte da anni affinché il Santuario dei Cetacei sia protetto sul serio e non solo sulla carta. C’è voluto l’incidente della Concordia per avere le prime norme sui trasporti marittimi nel Santuario. Ma il cosiddetto decreto “anti-inchini” non è sufficiente a prevenire collisioni nel Santuario come ha peraltro dimostrato il caso della Mersa2. Meno di cinque mesi dopo il naufragio della Costa Concordia un cargo turco, la Mersa2, si arenava sugli scogli di Capo S. Andrea all’Isola d’Elba. Anche in quel caso le condizioni meteo erano ottimali.

«Il Santuario doveva essere l’occasione, purtroppo mancata, per garantire regole e innovazione anche per i trasporti marittimi – conclude Giannì – ci auguriamo che questo ennesimo incidente non si riveli l’ennesimo disastro ambientale prevedibile. Introdurre norme precise sulla protezione e sulla tutela del Santuario dei Cetacei è una scelta non più rinviabile, il decreto anti-inchini non basta. Un’altra Concordia è sempre possibile».

Il segreto della felicità

Il segreto della felicità

Di Paulo Coelho
Tratto da: “L’Alchimista”

“… un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.

Invece di trovare un sant’uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un’attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c’era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.

Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.

Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d’olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio.

Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.

Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?’

Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio che il Saggio gli aveva affidato.

Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.

Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d’arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d’arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.

Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato? domandò il Saggio.

Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.

Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi.

Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino.”

2 Ottobre – Festa dei nonni

Scopriamo insieme alla dott.ssa Giulia Spina l’importanza di queste figure significative per i bambini.

Il 2 Ottobre è considerata la festa dei nonni perché nella stessa data la Chiesa festeggia gli Angeli. I nonni, quindi in occasione di questa festa, istituita nel 2005, sono stati paragonati a degli Angeli custodi per i loro nipotini.
In effetti è proprio così; molti nonni crescono i figli dei loro figli, si occupano di loro, ci giocano e rappresentano per loro delle figure educative e normative, quasi quanto i genitori. I nonni fanno di tutto perché i propri nipoti crescano felici e sani, addirittura a volte più di quanto abbiano fatto per i propri figli.

Forse la maggior distanza di età, ma anche l’esperienza di vita che sicuramente per un anziano conta molti anni di sacrifici, fatiche, conoscenze, affetti, rendono il rapporto con i propri nipoti qualcosa di unico e magico. La relazione che ognuno di noi ha instaurato con il proprio nonno sarà stata probabilmente qualcosa di prezioso che conserveremo gelosamente nei nostri ricordi per tutta la vita.

Quando nasce un nipotino i nonni si sentono genitori per la seconda volta e questo li fa sentire come “rinati” e dotati di nuovi legami importanti.
I nonni nelle generazioni precedenti ci hanno insegnato a giocare a carte, a ripetere a memoria le tabelline, a cantare le canzoni popolari, raccontandoci molto della propria infanzia e del proprio passato. Non mancavano mai esclamazioni del tipo “Eh, ai miei tempi le cose erano diverse! C’era molta più povertà”, piuttosto che “Un tempo a scuola non c’erano tutti questi libri!”.

Oggi i nonni sono rimasti delle risorse fondamentali nel processo di crescita di ogni bambino perché rappresentano un collegamento tra la tradizione e la realtà tecnologica moderna. Infatti navigando sul web capita a volte di vedere dei video, in cui i ragazzini hanno coinvolto anche il proprio nonno e/o la propria nonna. Ormai tutti i nonni sono dotati di un cellulare e qualcuno usa perfino Whatsapp! Sono nonni moderni che mantengono, comunque, ancora vivo nel tempo lo spirito delle tradizioni antiche.

Il progresso della medicina ha permesso a molti nonni anziani di mantenere uno stile di vita salutare, prevenendo l’insorgenza di malattie e intervenendo in caso di bisogno. Tuttavia i nonni rimangono delle figure molto fragili, possono sentirsi soli, ad esempio nel caso in cui rimangano vedovi e i figli si dimentichino di andarli a trovare, e richiedono moltissimo l’amore da parte dei propri nipotini.

Perciò il mio invito a tutti i bambini è quello, se possibile, di festeggiare con i propri nonni questa data, magari preparando per loro un piccolo dono o una letterina!

Alla mia nonna, Elide Cazzago, che ci guarda da lassù..
Dott.ssa Giulia Spina, psicologa dell’età evolutiva.