Si, abbiamo anche la giornata “dei mancini”: il 13 agosto.

 

Cosa sappiamo dei mancini? Proviamo insieme a capire qualcosa in più.

Fino a poche decine di anni fa chi aveva tendenze mancine veniva forzato a imparare a usare la mano destra.

I mancini sono veramente una minoranza (circa il 13% della popolazione) e quindi per ignoranza, mistero e una lettura troppo ristretta delle sacre scritture venivano considerati “diversi”. Nel Vecchio Testamento Isaia dice: “È la mia mano destra che ha fondato la terra, è la mia mano destra che ha misurato i cieli”; nel Nuovo Testamento si posiziona il buon ladrone alla destra di Gesù e il cattivo ladrone alla sua sinistra. Una volta asceso al Cielo, Gesù è seduto alla destra del Padre. Ma non è solo la religione cristiana a “preferire” il lato destro: nel Corano è scritto che Maometto, per fare le abluzioni, adoperava la mano destra ritenendo la sinistra impura.

I mancini vivono in un mondo di destrimani. Una ricerca della St. Lawrence University di New York afferma che tra tutte le persone con un quoziente intellettivo importante, cioè i super intelligenti, ci sarebbero più mancini e che l’intelligenza dei mancini è più fluida e che in questi individui vi è una maggior propensione a risolvere i problemi. Per avvalorare questa tesi basta pensare che il mancino Napoleone Bonaparte è considerato uno dei più grandi strateghi militari della storia.

Studi scientifici hanno attribuito il mancinismo all’emisfero destro del cervello. Nei mancini la parte dominante del cervello è la destra, specializzata nell’elaborazione visiva e nella percezione delle immagini, nella loro organizzazione spaziale e nell’interpretazione emotiva. Recentemente però un gruppo di studiosi dell’università della Ruhr, in Germania, hanno affermato che il bambino “sceglie” la sua mano dominante quando è ancora un feto (lo dimostrerebbero le ecografie delle mamme in attesa) e la scelta dipende dal midollo spinale, che in quella fase dello sviluppo non è ancora collegato alla corteccia cerebrale.

Anche se sono una minoranza, i mancini sono ben rappresentati nella storia: è mancino l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, era mancino Albert Einstein, ed era mancino anche Steve Jobs. E l’elenco è ancora lunghissimo: Bill Gates, Mark Zuckerberg, Alessandro Magno, Diego Armando Maradona, Giulio Cesare, Valentino Rossi, Gigi Riva, Johan Cruyff e John McEnroe, Ayrton Senna. E poi Bob Dylan, Paul McCartney, Paul Simon e Jimi Hendrix, ma anche Charlie Chaplin. E se erano mancini Leonardo da Vinci, Michelangelo, Picasso, Raffaello e Van Gogh, c’è da credere che sia esatta la teoria secondo cui avere più sviluppato l’emisfero destro del cervello (che controlla la mano sinistra) favorisca la percezione della tridimensionalità, la creatività, e dunque la vena artistica.

 

Sport di squadra e sport individuali: confronto, pregi e difetti

La scelta della tipologia di sport è fondamentale.

Il più delle volte il bambino, soprattutto quando ancora piccolo, tende a scegliere un’attività perché svolta anche dai suoi compagni di scuola e amici, più che per scelta proprio personale. Ciò non esclude ovviamente che un ragazzo invece scelga un determinato sport perché questo lo ha sempre affascinato. E che questo sport sia di squadra o individuale, deve avere un unico fine: il divertimento e il pieno coinvolgimento da parte del ragazzo che ne è protagonista. Oltre all’attività fisica, lo sport aiuta a crescere, soprattutto nel superamento dei problemi: la vita sportiva non è infatti sempre rose e fiori. I momenti di difficoltà aiutano il ragazzo cresce, si rafforza ed aumenta la propria esperienza. Di conseguenza, ogni tipologia di sport ha sì dei vantaggi, ma anche condizioni sfavorevoli. Compito del Gazzettino Sportivo sarà, in questo focus, analizzare sia i pro che i contro degli sport di squadra e degli sport individuali.

Sport di squadra

PRO

Il vantaggio più grande dello sport di squadra è sicuramente il consolidamento di un gruppo. Al momento della costruzione della squadra, questa non è che un semplice insieme di individui, conoscenti e non, che andranno a svolgere la stessa attività. Compito dell’allenatore, dell’educatore o dell’istruttore, e ovviamente degli stessi ragazzi, sarà amalgamare tutti in un’unica identità: la squadra. Ogni ragazzo ha ovviamente il proprio carattere, le proprie qualità, che andranno messe a servizio del gruppo. Il luogo principale in cui la squadra si consolida è lo spogliatoio, al quale verrà dedicato un focus a parte. Il bambino dunque impara a lavorare in gruppo, confrontarsi con altri e a fidarsi dei propri compagni. E chissà che poi il rapporto di gruppo non possa essere trasposto nella vita di tutti i giorni, non solo nel campo da gioco.

E’ qui che si collega il secondo pro dello sport di squadra: la cooperazione. Un gruppo e una squadra non sono niente senza il lavoro collettivo dei propri membri. Nel calcio, come nel basket o nell’hockey, un ragazzo non gioca per se stesso, ma sulla maglia porta un nome e uno stemma particolare. E il proprio talento dovrà essere utile alla squadra e ai compagni per raggiungere un determinato obiettivo. E vincere un campionato o un torneo è impossibile senza la cooperazione, così come un allenamento non potrà riuscire senza il supporto reciproco: dopo un passaggio sbagliato o un tiro libero fuori misura, è lì che viene fuori l’apporto dei compagni, che devono essere pronti ad aiutare chi ha commesso l’errore. Come far crescere la cooperazione: solitamente io, quando creo le coppie per gli esercizi, cerco di mettere insieme chi è più bravo con chi magari ha più difficoltà nello svolgimento dell’esercizio: quest’ultimo si sentirà più sicuro e potrà prendere d’esempio chi gli sta di fronte per migliorare.

CONTRO

In un gruppo, soprattutto numeroso, fuoriesce la personalità di alcuni bambini, mentre altri rischiano di essere emarginati, magari a causa della troppa timidezza o dell’insicurezza del ragazzo stesso. Per paura di esporsi, questo può fare fatica ad integrarsi, a farsi sentire, magari senza volerlo: e il carattere competitivo dei bambini non aiuta, considerando il fatto che solitamente tra i ragazzi, soprattutto tra gli 8 e i 12 anni, nasce una sorta di competizione tra di loro per eleggere quelli che sono i punti di riferimento della squadra. Chi più timido dunque rischia di non riuscire a venire fuori.

E, sulla scia del fattore personalità, nello sport di squadra possono nascere conflitti tra i membri del gruppo. La grossa competizione, il giocarsi il posto in squadra, o soltanto le semplici antipatie – naturali, soprattutto in tenera età – possono creare scontri tra i ragazzi. Compito dell’allenatore o dell’educatore sarà dunque quello di aiutare chi è più timido a combattere il proprio stato di timidezza e di placare gli conflitti, invitando alla collaborazione e alla comprensione reciproca.

Sport individuali

PRO

In opposizione al vantaggio della socializzazione nello sport di squadra, in quello individuale il maggiore vantaggio è sicuramente l’autoaffermazione, la crescita autonoma. Il bambino come individuo, nello sport singolo, è pienamente al centro dell’attività, così come sono le sue competenze: obiettivo suo e quello dell’allenatore sarà dunque lavorare sulle sua capacità e migliorarle. Il ragazzo, nel contempo, impara anche a cavarsela da solo: in un momento di difficoltà della partita, il bambino non ha compagni su cui appoggiarsi e dovrà fare affidamento sulla propria tempra e sulle proprie capacità. Questo è sicuramente un grande vantaggio di questa tipologia di sport.

Sulla scia dei conflitti nello sport di squadra, un altro pro dello sport individuale è la mancanza di competizione all’interno del gruppo: anche se l’attività viene praticata in piccoli gruppetti, ognuno gioca comunque per conto proprio e non ci sarà la presenza di leader tra i ragazzi che partecipano allo sport. Non c’è dunque gerarchia e tutto ciò, a livello caratteriale, non influisce sulla testa dei singoli bambini, con ognuno che prosegue sulla sua strada e compie il proprio percorso di crescita sportiva.

CONTRO

Il fatto che manchi gerarchia e competizione all’interno del gruppo può giocare anche un ruolo anche sfavorevole all’interno dell’attività sportiva. La competizione è infatti il pane quotidiano per i bambini, che, soprattutto nei primi anni, vogliono essere stimolati con giochi ed esercizi sotto forma di ‘gara’, con il fine della vittoria. La mancata competizione e l’individualità possono anche essere visti come una mancanza di stimoli per il ragazzo, che non si confronta con compagni e può anche non essere spronato a migliorarsi per conquistarsi un posto.

L’ultimo contro è sicuramente la mancata socializzazione: nello sport individuale, come già detto più volte, non esiste la coesione di gruppo tipica dello sport di squadra e questo può anche sfavorire la crescita del ragazzo e il suo essere empatico. Fuori dall’attività il bambino avrà sicuramente rapporti di amicizia, ma quelli presenti all’interno dello sport sono importanti: nello sport individuale questo pecca e può non far bene alla voglia di socializzare del ragazzo.

by Marco Astori

 

 

 

Il riccio africano (Atelerix albiventris)

Il riccio africano, come quello europeo che possiamo incontrare nei prati e boschi sub-urbani, è un simpatico accattivante curioso animaletto insettivoro.
I ricci sono prevalentemente notturni: dormono, in natura, quasi tutto il giorno, per divenire attivi all’imbrunire.
Il riccio africano, dagli aculei più chiari rispetto a quello comune, entra in uno stato di letargo sotto i 18°C; invece il riccio europeo delle nostre campagne, che non si può detenere in casa in quanto protetto come fauna autoctona, va in ibernazione sotto i 9-10°C.

In merito al letargo facciamo presente una curiosità, un espediente trovato da Madre Natura: quando, in ibernazione, la temperatura corporea del riccio scende sino a 6°C l’animale produce una forte quantità di eparina anticoagulante, per impedire la coagulazione ed i fenomeni trombocitari del sangue che scorre troppo lentamente e al freddo!

L’alimentazione
In natura i ricci si nutrono di insetti, vermi, piccoli vertebrati, lucertole, serpentelli, piccoli topolini e frutta.

Leggi e scarica la scheda sul Riccio Africano

 

Le schede ed il contenuto di questo articolo sono di:

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