H=HALIBUT

I=IPPOPOTAMO

J=JACANA

K=KOALA

L=LEONE

M=MARMOTTA

N=NARVALO

Impatto glicemico

La stragrande quantità di quello che mangiamo contiene una perentuale, più o meno abbondante, di zuccheri (carboidrati)

Gli zuccheri dovrebbero essere utilizzati come energia o trasformati in scorte per i momenti di necessità dalle cellule dell’intero organismo.

La glicemia è la quantità di zucchero nel sangue ed è mantenuta in una”quota”di normalità da due ormoni principali: l’insulina e il glucagone. Questi ormoni sono prodotti dal pancreas e devono mantenere lo zucchero nel sangue a un livello abbastanza alto perché sia disponibile per organi a cui serve e sufficientemente basso per non fare danni.

L’insulina viene messa in circolo quando gli zuccheri nel sangue sono troppi. Il glucagone, invece, entra in azione quando gli zuccheri nel sangue si abbassano.

Quando l’insulina non viene prodotta o non agisce (diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2 ) si incorre in una situazione di iperglicemia (lo zucchero non riesce ad essere utilizzato correttamente da tutte le cellule).

L’ipoglicemia si manifesta più spesso per un eccesso d’insulina, per massiva produzione da parte del pancreas o perché fornita in eccesso dall’esterno.

La velocità con cui uno zucchero puro passa nel sangue è definita dall’indice glicemico. Si tratta di un calcolo che confronta lo stesso quantitativo di zuccheri proveniente da alimenti diversi.

Diventa importante capire come ciò che mangiamo crea questo impatto glicemico, valore che sarà nettamente differente perché la velocità di passaggio degli zuccheri nel sangue è marcatamente influenzata, tra le altre cose, dal contenuto di fibra, grassi e proteine dell’alimento.

Il riso bianco, ad esempio, ha un’altissima percentuale di carboidrati e quindi avrà un impatto glicemico molto alto.

Il riso integrale avrà un valore un po’ più basso, grazie alla maggior presenza di fibra.

Il sedano rapa, che contiene moltissima fibra e acqua a ha una percentuale di zuccheri bassissima.

L’aumento troppo rapido degli zuccheri nel sangue stimola il corpo ad accumulare grasso. Se scegliamo alimenti e combinazioni nutrizionali a basso impatto glicemico aiutiamo il nostro mantenimento di una buona forma fisica.

 

Le citochine infiammatorie.

Nutrirsi bene restando in buona forma, aumentare il tono muscolare e gustando ugualmente una buona cucina è possibile.

Ogni giorno e in ogni casa è possibile scegliere il benessere rispettando il gusto di ciascuno.

La scienza ci insegna l’importanza di controllare con l’alimentazione le citochine infiammatorie* che agiscono sull’organismo come veri e propri messaggi e segnali, che determinano effetti sul metabolismo, sul sistema immunitario, sul sistema neuropsichico e su quello ormonale. Attraverso il cibo è possibile determinare cambiamenti in qualsiasi apparato o sistema dell’organismo.

Ogni volta che si inseriscono nella propria alimentazione alcuni cibi “sani” (come frutta e verdura, cereali integrali, pane integrale, pesce, latticini freschi, latti o bevande vegetali, semi oleosi non tostati) si ottiene un miglioramento dei rischi statistici di ammalarsi di malattie cardiovascolari, metaboliche e tumorali.

[tratto da: www.eurosalus.com]

*citochina Proteina prodotta da diversi tipi di cellule che svolgono un ruolo importante di controllo in diversi processi biologici, in particolare della risposta immunitaria, ma anche dei processi infiammatori, della crescita e del differenziamento cellulare. Le citochine svolgono una rilevante funzione anche in diverse condizioni patologiche.

Funzione biologica. Le citochine legano specifici recettori posti sulla superficie cellulare. L’interazione tra una c. e il suo recettore causa una serie di eventi all’interno della cellula che portano all’attivazione di vari geni, alcuni dei quali coinvolti nella regolazione dell’espressione di altre c. e dei propri recettori. L’effetto di una determinata c. dipende dalla sua abbondanza, dalla presenza dei recettori sulla superficie cellulare e dai segnali attivati in seguito al legame con il recettore. La stimolazione da parte di una c. oltre un certo livello può causare gravi danni alla cellula e all’organismo intero.

Modalità di azione. Le c. possono agire in tre modi diversi: autocrino, se la c. agisce sulla cellula da cui è stata prodotta; paracrino, se la c. agisce su una cellula che è nelle immediate vicinanze della cellula dalla quale è stata secreta; endocrino, se la c. agisce su cellule che sono in regioni distanti del corpo (dove è trasportata dal sangue o dal plasma).

Classificazione. Le c. sono state originariamente suddivise in tre categorie: chemochine, interleuchine e linfochine, sulla base delle cellule su cui agiscono e della loro funzione. Inizialmente le interleuchine furono usate per definire c. che hanno come cellula target i leucociti, ma il termine viene adesso usato per definire le nuove c. di cui non si conosce la funzione. Le chemochine sono c. che fungono da chemoattrattanti (molecole che regolano l’attrazione mediata chimicamente) tra le cellule.

O=ORSO

Cellule staminali del cordone ombelicale: quale uso terapeutico?

La conservazione del sangue del cordone ombelicale è un argomento di estrema attualità e di grande importanza dal punto di vista medico. Le potenzialità delle cellule staminali del cordone ombelicale sono state studiate da molti ricercatori e queste ricerche ogni giorno compiono passi avanti. Scopriamo quali sono alcuni dei più recenti progressi nel campo delle staminali cordonali.
Partiamo dai risultati ottenuti nel trattamento di malattie onco-ematologiche, come la leucemia linfoblastica acuta, o ematologiche, come l’anemia aplastica severa. In questo campo il trapianto autologo di cellule staminali ha dato risultati positivi, anche se lo standard terapeutico per questo tipo di patologie consiste nel trapianto allogenico. Il primo caso di trapianto autologo di staminali del cordone su una paziente affetta da leucemia linfoblastica acuta risale al 2007: Il trattamento, in una paziente di tre anni ha fatto sì che, a un anno dal trapianto, i valori ematici della bambina tornassero normali e che, a due anni dall’intervento, non sia stato riscontrato alcun segno di ricaduta1.
Nel 2011 sono stati diffusi i risultati di uno studio in cui tre pazienti affetti da anemia aplastica severa si sono sottoposti, dopo una terapia immunosoppressiva, a trapianto autologo di cellule staminali cordonali: i pazienti sono rimasti liberi dalla malattia rispettivamente per quasi cinque anni, oltre tre anni e, nel terzo caso, per 17 mesi. In quest’ultimo caso il paziente si è sottoposto ad un nuovo ciclo di terapia immunosoppressiva, grazie al quale ha ritrovato per oltre due anni la sua indipendenza nei confronti delle continue trasfusioni di sangue cui la malattia lo costringeva2.
Le cellule staminali del cordone ombelicale hanno attirato l’interesse dei ricercatori che studiano i disordini neurologici, come la paralisi cerebrale. Al momento è in corso uno studio clinico per valutare l’effetto terapeutico del trapianto autologo di cellule staminali in 184 bambini affetti da disordini neurologici, tra i quali la paralisi cerebrale. I risultati ottenuti fino a questo momento hanno dimostrato che nei pazienti non si è manifestata alcuna reazione avversa, sottolineando quindi la sicurezza del trapianto autologo di staminali cordonali3.
Uno studio, nell’ultimo anno, si è occupato di verificare l’efficacia del trapianto allogenico di cellule staminali cordonali nel trattamento della emorragia alveolare diffusa, una complicanza rara, e molto grave, del lupus sistemico eritematoso che ha un tasso di mortalità che supera il 50%. Quattro pazienti affetti da questa patologia si sono sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali cordonali. Il loro quadro clinico è migliorato, infatti ad un mese dall’intervento i livelli di ossigeno nel sangue si sono normalizzati e a sei mesi dall’intervento anche i livelli di emoglobina hanno raggiunto la normalità, qualificando il trapianto allogenico di cellule staminali cordonali come uno strumento terapeutico per i soggetti affetti da questa grave patologia4.
Questi sono soltanto alcuni degli studi clinici, portati a termine o ancora in corso, che indagano le potenzialità terapeutiche delle staminali cordonali. Queste cellule vengono considerate ogni giorno di più come un importante strumento terapeutico nelle mani della medicina. La scienza sta facendo grandi passi avanti che fanno sperare che presto il numero di patologie trattabili con le staminali crescerà, permettendo a sempre più pazienti un miglioramento delle loro condizioni di salute e di vita.
Per ulteriori informazioni: www.sorgente.com

Note:

1. Hayani A, Lampeter E, Viswanatha D, Morgan D, Salvi SN: First report of autologous cord blood transplantation in the treatment of a child with leukemia. Pediatrics 119:e296-300, 2007
2. Rosenthal J, Woolfrey AE, Pawlowska A, Thomas SH, Appelbaum F, Forman S: Hematopoietic cell transplantation with au-tologous cord blood in patients with severe aplastic anemia: An opportunity to revisit the controversy regarding cord blood banking for private use. Pediatr Blood Cancer
3. Sun J, Allison J, McLaughlin C, Sledge L, Waters-Pick B, Wease S, Kurtzberg J: Differences in quality between privately and publicly banked umbilical cord blood units: a pilot study of autologous cord blood infusion in children with acquired neuro-logic disorders. Transfusion 50:1980-1987
4. Clinical Rheumathology
5. Clicca qui per leggere l’elenco delle patologie

Cos’è la biopsia solida? E a cosa serve?

Alimentazione scorretta, eccesso di alcol e fumo, scarsa attività fisica: sono fattori di rischio responsabili dell’insorgenza di vari tumori. Sebbene ogni giorno in Italia circa 1000 persone si ammalino di tumore, a testimonianza dell’impatto di questa patologia di tipo oncologico1, il numero di decessi per cancro sta diminuendo. Questo traguardo si deve anche a una crescente attenzione verso la prevenzione e a un miglioramento dei trattamenti nel campo dell’oncologia1.

La medicina personalizzata si sta affermando in oncologia. Si tratta di una nuova metodologia che consente ai pazienti di combattere la malattia con trattamenti personalizzati, basati su analisi specifiche a livello molecolare. Si può ottenere un profilo molecolare, con una biopsia, che permette di stabilire la terapia personalizzata più adatta al paziente.

Le patologie oncologiche sono diverse e si sviluppano su tessuti e organi differenti. Nascono da alterazioni cellulari. Lo scopo delle cellule è provvedere allo sviluppo dell’organismo, ma se una cellula sana non svolge più le proprie funzioni, può subire alterazioni biologiche e, per esempio, iniziare a riprodursi in maniera incontrollata e immotivata. I tumori sono alla base di queste alterazioni cellulari2.

TAC e risonanze magnetiche sono gli esami diagnostici prescritti, di solito, in caso di sospetto di tumore. Per una diagnosi definitiva sul tipo di cellule da esaminare occorre fare una biopsia, solida o liquida, a seconda se si preleva del tessuto o del liquido (sangue o urina).

La biopsia solida è invasiva e dal suo esito lo specialista stabilisce la terapia più adatta.

Lo studio del genoma (informazioni genetiche del DNA) è essenziale in oncologia per trovare le alterazioni responsabili della natura cancerosa delle cellule. Il Precision OncoTest SB1 è un test genetico che analizza la sequenza del trascrittoma (RNA), del genoma (DNA) e l’analisi della quantità di proteine. Offre una panoramica molecolare e oncologica completa, sufficiente per sviluppare trattamenti personalizzati. Il test richiede un campione ematico e un campione di tessuto.

L’analisi quantitativa proteomica e le alterazioni geniche permettono di valutare trattamenti adatti.

La prevenzione dei tumori parte da uno stile di vita sano ed equilibrato e continua con controlli regolari e test di screening. Si consiglia anche di effettuare esami genetici per stabilire una terapia mirata.

Per maggiori informazioni: www.sorgenteoncologia.it

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

Fonti:

1. Registri-tumori.it I numeri del cancro 2016 – a cura de Il Pensiero Scientifico Editore
2. airc.it

5 miti da sfatare sui tumori

Circolano molte false credenze su come si originano i tumori, come il tumore al seno o al cervello. Quando si parla di cancro si dovrebbero possedere informazioni veritiere e corrette, per non indurre a comportamenti errati e creare ansie ingiustificate. Ecco 5 falsi miti da sfatare:

  • ritenere che il cancro sia contagioso. C’è un’eccezione connessa ai trapianti di organi, poiché ci sono stati casi in cui i pazienti a cui sono stati trapiantati organi di persone malate di tumore, hanno poi sviluppato una malattia oncologica1. In altri casi il tumore è provocato da virus (es. HPV), ma non è il tumore a essere contagioso, bensì il virus.
  • credere che ci sia una connessione fra l’utilizzo di deodoranti con azione anti-traspirante e l’insorgenza del cancro mammario. Molti studi sull’argomento hanno rivelato che non esiste alcuna relazione fra sviluppo tumore al seno e uso di questi cosmetici.
  • ritenere che avere consanguinei a cui è stato diagnosticato un tumore porti allo sviluppo della stessa malattia oncologica negli altri componenti familiari. Sebbene molti tipi di tumore siano connessi all’ereditarietà (il 5-10% delle forme tumorali mammarie sono legate alla predisposizione genetica e alle mutazioni dei geni ciò non implica per forza, lo sviluppo del tumore. Chi non è predisposto geneticamente, al contrario, non può esimersi dal fare prevenzione pensando di essere immune ai tumori.
  • ritenere che il tumore sia favorito da operazioni chirurgiche. Si tratta di una falsa credenza data da quei casi in cui il paziente, dopo l’operazione, aveva metastasi o altri tumori. L’eventualità è legata alla non completa rimozione delle cellule tumorali o alla scoperta, durante l’intervento, di una situazione peggiore di quanto preventivato con gli esami.
  • Credere che i cellulari siano responsabili di alcuni tipi di tumore. Molte ricerche hanno evidenziato come non sussistano relazioni fra onde elettromagnetiche emesse da cellulari, elettrodomestici, linee elettriche e sviluppo di tumori.

Qualunque dubbio legato ai tumori deve essere condiviso con il medico specialista, che potrà indirizzare il paziente verso percorsi di screening e prevenzione personalizzati.

Per maggiori informazioni: www.brcasorgente.it

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

1. Chapman JR, Webster AC, Wong G. Cancer in the transplant recipient. Cold Spring Harb Perspect Med. 2013 Jul 1;3(7)

2. Mirick DK, Davis S, Thomas DB. Antiperspirant use and the risk of breast cancer. Journal of the National Cancer Institute 2002; 94(20):1578–1580

3. Campeau PM, Foulkes WD, Tischkowitz MD. Hereditary breast cancer: New genetic developments, new therapeutic avenues. Human Genetics 2008; 124(1):31–42

4. Pal T, PermuthWey J, Betts JA, et al. BRCA1 and BRCA2 mutations account for a large proportion of ovarian carcinoma cases. Cancer 2005; 104(12):2807–16

5. SCENIHR. 2015. Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks: Potential health effects of exposure to electromagnetic fields (EMF)

P=PECORA

Q=QUAGLIA

R=RANA

S=STELLA MARINA

T=TARTARUGA

U=UPUPA

V=VESPA

W=WALLABI

X=XIFOFORO

Y=YAK

Z=ZANZARA

Mangiare sano d’estate: frutta rossa a volontà!

L’estate si riconosce oltre che per il bel tempo ed il caldo, per l’intensità dei colori.

Recenti studi condotti sui pigmenti che colorano la frutta e la verdura, evidenziano come questi colori non abbiano solo una funzione visiva, ma producano effetti benefici su tutto l’organismo. All’interno della categoria dei pigmenti – chiamati in modo generico fitonutrienti – rientrano molti composti appartenenti a varie categorie di sostanze chimiche, come flavonoidi, fenoli, terpeni, isotiocianati, indoli: ognuno di essi svolge funzioni specifiche ed importanti per la salute del corpo.

L’elemento forse più curioso è che le diverse proprietà delle sostanze studiate possono essere classificate sulla base del colore: possiamo quindi affermare che ad ogni colore naturale corrispondono specifiche azioni benefiche sul corpo umano.

ciliegie

In questo articolo in particolare ci concentreremo su un unico colore: il rosso. Le verdure e la frutta di questo colore svolgono azioni protettive nei confronti del cuore, rafforzano la memoria e proteggono le vie urinarie. Stiamo quindi parlando di pomodori, peperoni, ciliegie, fragole, angurie, ribes, lamponi… Ad esempio, proprio il pomodoro, quando ben maturo, contiene un fitonutriente, il licopene, che è un potente antiossidante in grado di mantenere sane le cellule, prevenire certe forme di tumore, ridurre le infiammazioni vascolari e proteggere il cuore.

La regina delle frutta rossa è la fragola: sebbene possa talvolta creare disturbi tipo orticaria e infiammazioni, la fragola, conosciuta fin dai tempi dei romani, è straordinaria come principi nutritivi e salutari. Ricca di vitamina C (cinque frutti di fragola possono sostituire una arancia durante l’estate), rafforza le difese naturali dell’organismo.
Contiene anche tracce di vitamine del gruppo B e buone quantità di Potassio, Calcio e Fosforo.

Studi recenti sulla natura molecolare dei composti antiossidanti delle fragole hanno consentito di scoprire che esse contengono, tra gli altri, polifenoli e flavonoidi come catechina, quercetina, campferolo e antocianine ed anche acido ellagico e resveratrolo. Le elevate quantità di tali antiossidanti fanno si che le fragole siano collocate al vertice della scala ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity), utilizzata per quantificare il contenuto in sostanze antiossidanti e, per tale ragione, sono state inserite tra i cibi che “mantengono giovani” nella speciale classifica stilata dall’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense).

Diversi antiossidanti estratti da questo frutto sono stati testati al fine di determinarne le caratteristiche anti-tumorali derivanti dalla capacità di proteggere il DNA dagli attacchi dei radicali liberi.
Ottimi risultati preliminari sono stati ottenuti, in particolare, nei confronti del cancro all’esofago, al colon, al polmone e alla prostata.

Ai polifenoli delle fragole, inoltre, sono stati attribuiti effetti antimicrobici con particolare riferimento ai patogeni intestinali. I loro antiossidanti, infine, sono in grado di abbassare il rischio di patologie cardiovascolari attraverso l’inibizione dell’ossidazione del colesterolo “cattivo” (LDL) e la diminuzione della tendenza ad eventi trombotici.

Estratti di fragole sono stati testati con successo per il loro potere anti-infiammatorio.

Alcuni studi preliminari hanno inoltre dimostrato che un ricco consumo di fragole può essere associato ad un beneficio per l’integrità delle funzioni cerebrali; i buoni effetti sulla memoria, in particolare, sembrano essere associati alla discreta presenza di acido folico.

Ultima buona notizia: tutta questa ricchezza in salute in sole 30 calorie per 100g. di frutto!

Cosa ci può quindi frenare dal consumarne in giusta quantità? Solo due avvertenze: la prima è che purtroppo la loro coltivazione richiede un uso intenso di concimi chimici (per rendere più grandi i frutti e più numerosi) e di pesticidi ed erbicidi, senza i quali sarebbe addirittura difficile ottenere il frutto. Per questa ragione, oggi le fragole sono piene di veleni chimici che spesso superano i valori limiti di legge, come dimostrano i numerosi controlli eseguiti dalle autorità sanitarie. Quindi consigliamo caldamente il consumo di fragole biologiche, senza dimenticare che questo frutto cresce bene anche in vaso, per cui è possibile coltivarlo in casa sul balcone.

La seconda avvertenza riguarda il consumare le fragole in stagione perché per ottenerle negli altri momenti dell’anno, come ad esempio a dicembre, vengono impiegati metodi tremendi dal punto di vista della salute e anche dell’impatto ambientale. Il periodo delle fragole è da inizio maggio a fine giugno, e per essere certi della loro genuinità consigliamo di verificarne la provenienza e di scegliere solo quelle nostrane.

Come infine consumarle? Fresche, appena raccolte, lavate con sola acqua, e condite al limite con un po’ di limone. Una colazione a base di fragole e yogurt, una merenda con macedonia di frutti rossi, una cena a base di fragole e gelato, uno spuntino di 4-5 frutti a metà mattina, ma mai a fine pasto perché rendono indigesto il tutto, creando fermentazione, irritazione della pelle, intolleranza, infiammazioni.

Altro grande frutto estivo è il pomodoro, dal nome latino Solanum lycopersicum proprio ad indicare una sostanza particolare, il licopene, che è un potente antiossidante in grado di mantenere sane le cellule, prevenire certe forme di tumore, ridurre le infiammazioni vascolari e proteggere il cuore. Le prime ricerche in questo senso sono state stimolate da studi epidemiologici che hanno evidenziato una relazione tra consumo di frutta e vegetali in generale e diminuzione del rischio di certi tipi di cancro. Diversi studi pubblicati attribuiscono al licopene la capacità di ridurre il rischio di cancro alla prostata nell’uomo, e studi sperimentali su topi suggeriscono che abbia la capacità di sopprimere la crescita di cellule tumorali mammarie. L’azione anticancro del licopene è stata investigata anche a livello gastroenterico, endometriale e cutaneo.

Il licopene si riscontra sopratutto nei pomodori maturi: più sono rossi più se ne trova. Per farvi un esempio in 100 gr di pomodoro fresco se ne trovano circa 3,1 mg, in 100 gr di succo 8,6 mg, in 100 gr di passata 6,5 mg, in 100 gr di salsa in bottiglia circa 6,3. Da notare che più si cuoce il pomodoro, più si concentra. Il licopene come antiossidante agisce anche contro l’ossidazione del Colesterolo LDL che è considerata una delle ragioni più importanti nella formazione della placca aterosclerotica responsabile dell’ostruzione delle coronarie, contro le arteriopatie e quindi a un eventuale inizio dell’aterosclerosi.

Il pomodoro non si limita soltanto ad essere ricco di licopene ma ha molte altre capacità salutistiche, come essere rinfrescante, diuretico, antinfettivo, favorire l’evacuazione delle feci.
Esso è un buon mineralizzante, contiene potassio, fosforo, calcio e magnesio, e contiene numerose vitamine, tipo vitamina C, vitamina K e carotene (provitamina A).

Di sicuro, mangiarne in questa stagione non può fare che bene.

Solo due avvertenze:
1. quando non maturo contiene solanina, una sostanza tossica per il nostro organismo;
2. essendo un frutto acido, mal si abbina con i carboidrati (pane, cereali, patate) mentre si sposa bene con i cibi proteici (carne, uova, pesce, formaggio, noci ecc.)

Nadia e Giacomo Bo

www.ricerchedivita.it