27 Gennaio: il giorno della memoria

Il materiale e la coerenza.

Cosa non deve mancare in un laboratorio per bambini e bambine sull’arte? Cosa dobbiamo considerare quando li invitiamo a lavorare con le mani? Come possiamo stimolare la loro creatività ?Conta più come impostiamo il lavoro oppure quali materiali mettiamo a loro disposizione?

DSC_1820Poco ma bene
Per preparare un’esperienza laboratoriale occorre avere ben chiari diversi elementi: dalle finalità all’organizzazione dello spazio, dal target ai materiali, dall’ambiente ospitante ai tempi. Eppure non sempre è sufficiente. Perché sia un momento appagante occorre che gli elementi siano in equilibrio armonico tra loro. Se è vero che i bambini ‘imparano’ da qualunque situazione è altrettanto vero che un lavoro di didattica presuppone scelte coerenti al messaggio che volgiamo dare e funzionali al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Le scelte sui singoli elementi determineranno l’andamento generale.
La scelta dei materiali è un nodo cruciale. Mi sono spesso trovata a gestire progetti con ambiziosi contenuti, ma con materiali inadeguati. Per esempio se decidiamo di trattare l’utilizzo della foglia d’oro nell’arte medievale non possiamo proporre nel workshop la carta alluminio al posto dell’oro. Se non abbiamo i fondi per acquistare la foglia d’oro occorre modificare anche l’assetto del laboratorio. Senza cambiare necessariamente i contenuti è possibile pensare ad un taglio più utile e funzionale. Ricordiamoci che la fase manipolativa va a sostanziare la teoria, se manca la coerenza formale viene meno anche il potere evocativo sostanziale.
Secondo la mia esperienza il supporto su cui lavorano maggiormente bambini e bambine è la carta. A scuola, nelle biblioteche, nelle ludoteche, nei musei, a casa. Le risme di carta bianca o colorata sono materiale comodo, economico, di facile reperibilità e versatile. I colori più utilizzati sono invece i pennarelli e le tempere. Molto spesso mi viene detto che è per questione di costi. Non credo questo sia né l’unico motivo, né quello principale.

Una sensazione per ogni materiale
I laboratori e le declinazioni che possiamo farne sono infiniti: a parità di obiettivi con materiali differenti andiamo a stimolare sensazioni cognitive, fisiche d emotive molto diverse. Possiamo avviare un dialogo, un confronto, uno scambio con sfumature specifiche. Possiamo immaginarlo e sperimentarlo. Vi racconto un normale laboratorio di pittura. Per il quale, seguendo le esigenze particolari del gruppo di ragazzi e ragazze con cui ho lavorato, ho attivato delle modifiche: al posto di pennelli c’erano spatole, al posto di tele c’era del compensato e al posto dei soli acrilici c’era gesso, che abbiamo colorato con gli acrilici. I partecipanti si sono approcciati con grande curiosità mista a un po’ di diffidenza. Poi una volta recepita la tecnica (preparare lo stucco, colorarlo, spalmarlo son la spatola) hanno lavorato a lungo con un coinvolgimento fisico notevole. Abbiamo anche commentatole differenza tra questa e altri tipi di esperienze pittoriche. È solo un esempio di come il materiale scelto per la parte manipolativa di un incontro, può aiutarci ad attivare delle riflessioni a tutto campo. Questo è solo uno dei possibili esempi che possono essere alla portata di tutti i contesti, tutte le tasche, tutti ambienti.
A seconda di quali obiettivi selezioniamo e di come li proponiamo durante i laboratori stimoleremo i piccoli partecipanti ad attivare canali personali e relazionali ulteriori. Attardiamoci a scegliere i materiali, riflettiamoci e proviamo nuove strade, azzardiamo nuove contaminazioni.

A cosa servono le cellule staminali

Le Cellule Staminali consentono di intervenire efficacemente nel trattamento di gravi malattie ematologiche, immunologiche, genetiche, metaboliche e oncologiche.

Sono oltre 80 le patologie per cui le staminali sono in uso corrente. Ecco l’estratto dal Decreto Ministeriale 18 Novembre 2009

Leucemie e linfomi:
Leucemia linfoblastica acuta,
Leucemia mieloide acuta,
Leucemia acuta bifenotipica,
Leucemia acuta indifferenziata,
Leucemia/linfoma a cellule T dell’adulto,
Linfoma di Hodgkin,
Linfomi non-Hodgkin,
Leucemia linfatica cronica,
Leucemia prolinfocitica
Disordini mielodisplastici/mieloproliferativi
Sindromi mielodisplastiche, includenti:
Anemia refrattaria (AR),
Anemia refrattaria con sideroblasti ad anello (ARSA),
Anemia refrattaria con eccesso di blasti (AREB),
Anemia refrattaria con eccesso di blasti in trasformazione (AREB-t),
Leucemia mielomonocitica cronica,
Leucemia mielomonocitica giovanile,
Citopenia refrattaria
Leucemia mieloide cronica Philadelphia positiva
Mielofibrosi idiopatica,
Policitemia vera,
Trombocitemia essenziale
Disordini della plasmacellula:
Mieloma multiplo,
Leucemia plasmacellulare,
Macroglobulinemia di Waldenstrom,
Amiloidosi
Insufficienze midollari mono/plurilineari
Anemia aplastica acquisita,
Anemia di Fanconi,
Discheratosi congenita,
Emoglobinuria parossistica notturna,
Anemia di Blackfan-Diamond,
Anemia diseritropoietica congenita,
Aplasia pura della serie eritroide acquisita,
Porpora amegacariocitica congenita (da mutazione del gene del recettore per la trombopoietina),
Disordini congeniti delle pistrine (malattia di Bernard-Soullier, tromboastenia di Glanzmann),
Agranulocitosi congenita (sindrome di Kostmann),
Sindrome di Shwachman-Diamond

Emoglobinopatie
Beta Thalassemia,
Anemia a cellule falciformi,
Selezionati casi di deficit di piruvato-kinasi con dipendenza trasfusionale
Istiocitosi
Linfoistiocitosi emofagocitica familiare,
Sindrome di Griscelli,
Sindrome di Chediak-Higashi,
Istiocitosi a cellule di Langerhans (Istiocitosi X)
Disordini congeniti del sistema immunitario
Malattia granulomatosa cronica,
Deficit delle proteine di adesione leucocitaria,
Immunodeficienze combinate gravi (SCID), includenti:
– Deficit di adenosin-deaminasi
– Difetto delle molecole HLA di classe I e II
– Difetto di Zap70
– Sindrome di Omenn
– Deficit di purin-nucleoside-fosforilasi
– Disgenesia reticolare
– Difetto della catena gamma comune a multiple citochine
– Difetto di JAK3
Sindrome da iper-IgM,
Sindrome di Wiskott-Aldrich,
Sindrome linfoproliferativa X-linked (Sindrome dei Duncan o Sindrome di Purtillo),
Ipoplasia cartilagine-capillizio,
Sindrome di DiGeorge,
Sindrome IPEX (immunodeficienza con poliendocrinopatia, enteropatia, X-linked)
Errori congeniti del metabolismo
Sindrome di Hurler (MPS-IH),
Sindrome di Scheie (MPS-IS),
Sindrome di Maroteaux-Lamy (MPS-VI),
Sindrome di Sly (MPS-VII),
Adrenoleucodistrofia,
Fucosidosi,
Malattia di Gaucher,
Malattia di Krabbe,
Mannosidos,
Leucodistrofia metacromatica,

Mucolipidosi II (I-cell disease),
Lipofuscinosi ceroido neuronale (malattia di Batten),
Malattia di Sandhoff,
Osteopetrosi
Osteogenesis imperfecta
Altri disordini ereditari
Porfiria eritropoietica congenita (malattia di Gunther)
Altre neoplasie
Sarcoma di Ewing
Neuroblastoma,
Carcinoma a cellule chiare del rene,
Rabdomiosarcoma,
Altre indicazioni
Sindrome di Evans,
Sindrome linfoproliferative autoimmune (da difetto di FAS, FAS-L, Caspasi),
Sclerosi sistemica progressiva,
Neoplasie in età pediatrica trattate con chemio/radioterapia (per aumentato rischio di sviluppo di s.,mielodisplastiche e leucemie acute secondarie).

I vaccini contro la meningite

Abbiamo già trattato l’argomento nella pagina “la meningite”, ma vogliamo continuare a parlarne…

Le meningiti sono malattie infettive acute, caratterizzate dall’infiammazione del rivestimento del cervello e del midollo spinale: le meningi. In Italia, negli ultimi anni, vengono segnalate circa 1.000 meningiti batteriche l’anno in tutta la popolazione. La fascia di età più colpita è quella pediatrica e in particolare i bambini sotto l’anno di età.
Le meningiti possono essere causate da batteri, virus, funghi e parassiti. Quelle più gravi e pericolose sono quelle batteriche, che possono determinare la morte del soggetto colpito o esiti gravemente invalidanti.
Tutti possono ammalarsi di meningite, ma i soggetti più colpiti sono i bambini, in particolare se molto piccoli; soggetti a rischio sono anche gli anziani, chi soffre di problemi immunitari e chi di altre patologie croniche.

Nei neonati (entro 28 giorni di età) i germi coinvolti sono:
* lo Streptococco di gruppo B;
* l’Escherichia Coli;
* la Listeria Monocytogenes.

In tutte le altre età 3 sono le famiglie di batteri responsabili della quasi totalità dei casi:
* lo Streptococco Pneumoniae (Pneumococco);
* la Neisseria Meningitidis (Meningococco);
* l’Haemophilus Influentiae di tipo B (Emofilo).
CONTAGIO E SINTOMI

Le meningiti sono malattie particolarmente contagiose. L’infezione può trasmettersi attraverso le goccioline di saliva -parlando, tossendo, starnutendo- se ci si trova a stretto contatto (entro 1 metro di distanza) con un soggetto malato.

I sintomi con cui può presentarsi la meningite sono numerosi e tra questi i più frequenti sono:
– febbre alta;
– dolore al collo o rigidità del collo;
– mal di testa;
– vomito;
– sonnolenza;
– convulsioni;
– fontanella anteriore rigonfia nei lattanti.

Nei lattanti e nei piccoli bambini, la meningite può manifestarsi, soprattutto nelle fasi iniziali, con sintomi più sfumati come inappetenza, irritabilità e febbricola.
Un bambino con sintomi sospetti di meningite deve essere visitato al più presto da un medico che, qualora confermi il sospetto, invierà il paziente al Pronto Soccorso pediatrico più vicino.
DIAGNOSI E CONSEGUENZE

La storia clinica del paziente e la visita indirizzano molto alla diagnosi, che deve essere confermata con esami del sangue, ma in particolare con l’esame del liquido cefalorachidiano che viene prelevato attraverso la puntura lombare (tramite un ago infilato nella parte bassa della schiena, attraverso la colonna vertebrale. Nonostante gli importanti progressi della medicina, delle terapie rianimatorie e di terapia intensiva, ancora oggi il 10-15% dei soggetti colpiti da meningite muore, il 20-30% ha conseguenze gravi e invalidanti (amputazioni, danni cerebrali, sordità, epilessia, paralisi, ritardo neuropsicomotorio.).
COSA FARE IN CASO DI CONTATTO

In caso di contatto stretto e prolungato con un soggetto affetto da meningite batterica, deve essere praticata una terapia antibiotica su prescrizione medica specifica per il tipo di germe responsabile. Purtroppo le meningiti sono malattie molto gravi e anche quando la diagnosi viene fatta tempestivamente, e la terapia antibiotica praticata subito e in maniera adeguata, la possibilità di guarire senza esiti è inferiore al 50% dei casi.

Tanto più precoce è il trattamento, tanto maggiori sono le probabilità che il trattamento abbia successo e che la malattia guarisca senza esiti.
L’IMPORTANZA DEL VACCINO

La vaccinazione rappresenta l’unico modo al momento disponibile per prevenire le meningiti batteriche. Esistono vaccini per ciascuna famiglia dei principali batteri responsabili.

* Contro l’Haemophilus Influentiae di tipo B il vaccino è incluso nel vaccino esavalente la cui prima dose viene somministrata già a partire dal 61° giorno di vita (terzo mese).

* Contro lo Pneumococco è disponibile un vaccino che protegge da 13 differenti ceppi di Pneumococco (anche questo praticabile dai primi mesi di vita).

* Conto il Meningococco esistono diversi vaccini. Un vaccino contro il Meningococco C, uno contro il Meningococco B e un vaccino in grado di proteggere da 4 diversi ceppi (A, C, Y, W 135).

Parlando con il proprio Pediatra e/o Medico di fiducia, è possibile stabilire la migliore modalità per proteggere il proprio figlio, in base all’età del bambino. Tutti i vaccini contro la meningite sono sicuri e sono stati praticati in numerosissime dosi -i più nuovi in molte migliaia, i più datati in milioni di dosi. I vaccini rappresentano al momento l’unica possibilità per prevenire queste gravissime malattie. Purtroppo, ancora oggi, l’80% delle meningiti è dovuta a germi per i quali sono disponibili vaccini; questo significa che 800 dei 1.000 casi di meningite presenti in Italia potrebbero essere evitati.

Tratto da www.ospedalebambinogesu.it/meningiti-b