Il Disturbo Borderline

Premettiamo che il nostro articolo è puramente informativo, per diagnosticare qualunque disturbo è necessario rivolgersi ad un medico specializzato. Vogliamo solo capirci meglio, insieme a voi…[tratto da www.psicoadvisor.com]

 

Parleremo di un disturbo che coinvolge variazioni dell’umore: il disturbo borderline che è classificato come disturbo strutturale di personalità.

Il disturbo borderline di personalità si manifesta in adolescenza, presenta modelli comportamentali coerenti nel tempo. Può essere descritto con quattro caratteristiche psicopatologiche:

  • disturbi affettivi (instabilità)
  • impulsività
  • problemi cognitivi
  • relazioni instabili

Le persone che soffrono di questo disturbo sono quindi facilmente irritabili, tristi, ansiosi e spesso si sentono “vuoti”. Anche l’impulsività è un sintomo cronico di questo disturbo ed è diffcilissimo mantenere il controllo dei comportamenti e delle reazioni. Possono esserci episodi di paranoia, allucinazioni uditive ed episodi di depersonalizzazione. I sintomi psicotici sono generalmente di breve durata e il soggetto è cosciente che “sta accadendo qualcosa di strano” senza sprofondare in pensieri deliranti. I soggetti con personalità borderline sono manipolativi e sanno essere incredibilmente convincenti.

Le persone con disturbo borderline sono vittime di paure e insicurezze in grado di innescare comportamenti distruttivi per il prossimo o auto-distruttivi, non sempre riescono a capire la natura del loro comportamento ne’ come questo influisce sulla loro vita.

Anche se le loro azioni possono sembrare terribili, sono le loro paure e l’incapacità di avere prospettive razionali a indurre comportamenti eccessivi, estremi, inappropriati e distruttivi. La loro paura spesso può trasformarsi in rabbia perché non hanno molti canali introspettivi e cadono in esplosioni emotive di vario genere; attuano un gran numero di comportamenti sabotanti che solo raramente sono consapevoli. Insomma, il borderline tende a distruggere se stesso e rendere difficile la vita alle persone care… ma lo fa in modo inconsapevole, perché non conosce e non vede altre vie.

La scarsa capacità introspettiva non gli consente di riconoscere le emozioni che provano ne’ tantomeno di esprimerle in modo coerente. Spesso descrivono un vuoto emotivo che tentano di colmare con gesti estremi di varia natura.

Sono instabili nella loro immagine di sé, nei loro stati d’animo, nel comportamento e nelle relazioni interpersonali.

Sono molto arrabbiati, molto impulsivi e molto confusi sulla loro identità. Si sentono vuoti e tendono a stringere rapporti interpersonali drammatici e intensi.

Quando una persona con disturbo borderline si sente abbandonata, può diventare disperatamente impulsiva; il vuoto interiore riferito può spingere in promiscuità spericolate, guida spericolata, abuso di sostanze o addirittura a gesti auto-lesivi.

Sono molto facili alla noia e questo aumenta il senso di frustrazione, il senso di vuoto e gli atteggiamenti estremi.

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Come si vive con un soggetto boderline…

Avere una relazione con una persona con personalità borderline vuol dire vivere una relazione d’amore-odio, ossessiva, complicata ed instabile da cui purtroppo diventa davvero difficile uscire. Breve o lunga che possa essere la durata, la relazione con un borderline comporta un impatto destabilizzante nella psiche di chi la vive e lascia delle ferite emotive molto difficili da rimarginare.

I border possiedono delle qualità che li rendono molto attrattivi: non di rado sono persone notevolmente brillanti ed intelligenti, sono vitali, energici, sensibilissimi e molto intuitivi.

L’infanzia delle persone che svilupperanno da adulti il disturbo border di personalità è stata un infanzia traumatica segnata da esperienze di grave trascuratezza, di maltrattamento psicologico e non di rado di maltrattamento fisico o abuso sessuale.

I vostri figli [K.Gibran]

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I vostri figli non sono figli vostri:
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi e tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee, perché essi hanno le loro idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro né può fermarsi a ieri.

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché Egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo
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Lavorare in arte con i bambini

Come organizzare una laboratorio di arte con bambini e bambine in età prescolare? Quali gli obiettivi da porsi? E in che modo organizzare spazi e tempi? Vi racconto un progetto d’arte realizzato in Toscana in una scuola d’Infanzia.

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Occasione di esserci
Esplorare ed esprimersi attraverso attività manipolative e processi sensoriali fa parte di una modalità comunicativa tipica dell’età prescolare. Documentare, leggere e rendere visibili i percorsi realizzati in classe è uno dei compiti degli adulti che lavorano con i più piccoli. Vi propongo quest’esperienza come occasione per una riflessione sul fare arte. Una proposta non per far diventare i bambini tutti degli artisti, ma per calarli in una dimensione creativa fatta di obiettivi da raggiungere, ricerca, scelte, esperimenti, attese, risultati. Il laboratorio si chiama Dis-fare ed è stato realizzato con finalità di creare un opera da esporre alla X Biennale d’Arte del Bambino di Treviso nel maggio 2016. Accettare di partecipare all’esposizione nazionale ha significato mettersi in gioco sotto molti punti di vista. La sfida è stata accettata dalle maestre, che
hanno guidato un gruppo di alunni, in età prescolare, su un tema specifico e tutt’altro che immediato. È stata vissuta da bambini e bambine con la curiosità e l’entusiasmo che li contraddistingue, nonostante sia stato richiesto loro anche impegno e concentrazione. Il lavoro è durato circa un mese con appuntamenti a cadenza settimanale. Sono state proposte tecniche nuove da sperimentare gradualmente. Non abbiamo indirizzato o forzato gli elaborati, ma concesso tempo per conoscere i meccanismi di creazione e appropriarsene. Quanto abbiamo lavorato sull’opera finale i bambini e le bambine avevano già familiarità con la tecnica utilizzata e si sono quasi autogestiti e concentrati sull’elemento formale scegliendo con più consapevolezza forme, posizioni, colori.
A piccoli passi
Il lavoro di approfondimento manipolativo- espressivo è stato proposto e condotto con l’intera classe mista, ovvero formata da bambini dai 3 ai 5 anni.
Prima dell’opera finale c’è stato un percorso di esplorazione della tecnica proposta (de-collage semplificato) presentando i singoli strumenti interessati.
A passi successivi abbiamo familiarizzato con il foglio, poi il nastro adesivo di carta viene scollato dopo essere stato completamente coperto dal colore. Il nastro adesivo è stato utilizzato come se fosse un lapis per realizzare forme e figure. Nei lavori individuali c’è chi ha realizzato con il nastro adesivo dei disegni figurativi, chi si è divertito semplicemente a sovrapporre in maniera apparentemente casuale linee rette.
Il mondo
Il tema della Biennale Dis-Fare lo abbiamo declinato sul concetto della sottrazione: eliminando una parte del materiale il lavoro non viene distrutto, ma muta il messaggio significante mantenendo integra la dignità materica. È nata ‘Il Mondo’ : dipinto tempera su 5 micro-tele assemblate.
L’opera finale è stata realizzata del gruppo dei 5 anni, comprendente 9 bambini. Insieme abbiamo scelto i supporti, la tecnica e la disposizione delle piccole tele, non utilizzate singolarmente, ma come un’unica superficie complessiva, organizzata in moduli con sequenza rigida. Una volta organizzato lo spazio d’azione i bambini hanno lavorato liberamente senza alcuna indicazione, se non un supporto metodologico. Hanno scelto da sé come incollare il nastro, stendere il colore, quali tinte usare, come interagire tra loro e anche quando fermarsi. Poi intorno all’opera finita abbiamo avuto modo di elaborare considerazioni, commenti ed è stato trovato il titolo.
Obiettivi e finalità
Associazione spaziale, Profondità grafica, procedimento per sottrazione, esplorazione cromatica con diverse tecniche , sperimentazione materica sono state le aree di interesse che abbiamo indagato. Un lavoro corposo, ma gradito.
Sul piano cognitivo attraverso utilizzo di diversi linguaggi, divisione di un processo in fasi. ricostruzioni di fasi per creare un lavoro complesso.
Sul piano creativo attraverso esplorazione dei materiali, gestualità personale ed espressione di sé, combinazioni di tecniche grafico-pittoriche.
Sul piano relazionale attraverso lavoro di gruppo: collaborazione e confronto, identificazione e consapevolezza dell’apporto personale, condivisione e presentazione del proprio lavoro agli altri.
Abbiamo approfondito diversi aspetti, la perspicacia di tutti i bambini hanno attivato un dibattito interessante, durante tutte le fasi. Alla domanda se tutti fossero soddisfatti dell’opera la risposta, dopo un po’ di meditativo silenzio, è stata : “Si. Bello!”. Con questo giudizio, era pronta per essere esposta!

Gravidanza e fattore RH negativo: quali sono i rischi?

Ogni donna in dolce attesa vuole prendersi cura della propria salute e di quella del bambino. I percorsi di screening prenatale, utili per rilevare eventuali anomalie cromosomiche in gravidanza, prevedono diversi esami che possono essere effettuati in varie epoche gestazionali per scoprire eventuali condizioni pericolose per il piccolo.

Una di queste è legata al fattore Rh negativo, data dall’incompatibilità Rh tra il sangue materno e quello del bambino.
Il fattore Rh si definisce positivo o negativo in base alla presenza o meno dell’antigene D che determina rischi per il bambino quando presenta Rh positivo e la madre Rh negativo.
Se il sangue materno entra in contatto con quello del feto il sistema immunitario della donna incinta riconosce la presenza dell’antigene D e inizia a produrre anticorpi contro i globuli rossi del bambino. La reazione può portare allo sviluppo di una malattia emolitico-fetale, che può causare la morte del feto o del neonato1,2.

La gravità di questa malattia dipende dalla risposta del sistema immunitario della donna.

I test di diagnosi prenatale invasivi, come l’amniocentesi o la villocentesi, un’emorragia, l’aborto, una gravidanza ectopica o dei traumi addominali possono essere i fattori che determinano il contatto tra il sangue della mamma e quello del figlio.
Con il passare degli anni è stato sviluppato un sistema di immunoprofilassi per ridurre i rischi causati dall’incompatibilità Rh tra il sangue della gestante e quello del feto. Si tratta del sistema immunoprofilassi anti-D, che consiste nella somministrazione tramite iniezione di immunoglobuline umane anti-D, che permettono di prevenire la formazione nella futura mamma di anticorpi che possono attaccare i globuli rossi del feto. La gestante con Rh negativo può essere sottoposta ad un trattamento sia prima che dopo il parto, a seconda dei casi.
Nel 10% delle gravidanza si presenta un’incompatibilità Rh tra mamma e feto3. Prima della gravidanza si possono effettuare dei controlli medici per valutare i gruppi sanguigni della coppia oppure esami di diagnosi prenatale durante la gravidanza per rilevare precocemente possibili incompatibilità e definire la necessità di intervenire con l’immunoprofilassi. Entro la 16a settimana, nei percorsi di screening prenatale, si può effettuare il test di Coombs indiretto, per scoprire se nel sangue materno sono presenti anticorpi che agiscono contro Rh positivo. Le donne con fattore Rh negativo e un partner con Rh positivo devono ripetere il test ogni mese durante la gravidanza. Gli specialisti potrebbero consigliare di eseguire l’immunoprofilassi anti-D alla 28a settimana di gravidanza e queste pazienti qualora vengano effettuati esami di diagnosi prenatale o se al momento del parto viene accertato che il bambino è Rh positivo.
Grazie ad un consulto con il proprio ginecologo si può pianificare un percorso di screening prenatale personalizzato con test specifici.

 

Per maggiori informazioni sui test prenatali non invasivi del Dna fetale: www.testprenataleaurora.it
Fonti:
1. Medicina dell’età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche – Di Antonio L. Borrelli,Domenico Arduini,Antonio Cardone,Valerio Ventrut
2. La compatibilità di gruppo materno-fetale – di L. Brondelli, G. Simonazzi, N. Rizzo
3. Gravidanza fisiologica, linea guida 20 – a cura del Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, CeVEAS

 

 

 

Quanti tipi di cellule staminali esistono?

 

Le cellule staminali, microscopici mattoncini di ricambio del nostro corpo, sono in grado di moltiplicarsi all’infinito generando cellule identiche a se stesse (autoriproduzione), oppure cellule specifiche di organi e tessuti (specializzazione) quali ad esempio, le cellule delle ossa, del cervello, del pancreas, del fegato.
Le principali categorie di cellule staminali sono: embrionali, cordonali e adulte (o somatiche).

 

  • Le cellule staminali embrionali sono ottenute dall’embrione e sono cellule totipotenti, cioè capaci di generare tutti i tipi di cellule. Il loro utilizzo tuttavia comporta complessi risvolti etici perché la loro estrazione può provocare danni all’embrione.
    a pochi giorni dal concepimento il bimbo è un piccolo insieme di potentissime staminali
    Staminali embrionalistaminali embrionali poi le Cellule Staminali iniziano a differenziarsi per dare origine al feto
    anche nel feto e nel liquido amniotico ci sono Cellule Staminali
  • Le cellule staminali del cordone ombelicale e quelle adulte, non comportano problemi etici, sono multipotenti, e presenti nell’organismo umano già formato. Hanno il compito di accrescere l’organismo e generare nuove cellule per il mantenimento e la riparazione dei suoi organi e tessuti grazie alla capacità di specializzarsi in alcuni tipi di cellule. Le procedure per prelevare le cellule staminali adulte da un individuo sono spesso invasive e traumatiche, inoltre tutte le fonti di staminali adulte ne consentono una raccolta esigua. Dal cordone ombelicale è invece possibile estrarre quantità abbondanti di staminali, di “qualità” superiore con un prelievo indolore, veloce e sicuro”. Anche il Ministero della Salute Italiano riconosce l’uitilità per trapianto delle cellule staminali del cordone ombelicale e fornisce un elenco di oltre 80 malattie trattabili con queste cellule.
    Staminali del cordone ombelicale
    staminali cordonali
    nel cordone ombelicale si raccolgono molte Cellule Staminali del tuo bambino
    Staminali adultestaminali adulte o somatiche le Cellule Staminali si trovano negli organi e nei tessuti di un organismo adulto

[tratto da www.sorgentegenetica.com]

Il legame tra alimentazione e staminali del cordone ombelicale

L’approccio al cibo resta un argomento difficile per tante persone nonostante si senta parlare sempre più di alimentazione corretta.

Una sana alimentazione è importante durante il periodo di gravidanza. È stato proprio uno studio¹ del gruppo di medicina rigenerativa dell’Ospedale San Matteo di Pavia a mostrare una connessione tra l’alimentazione dei genitori, prima e durante la gravidanza e le cellule staminali del cordone ombelicale.
È noto il legame esistente tra alimentazione e gravidanza o meglio tra il benessere della mamma e la salute del bebè. Il sito del Ministero della Salute² contiene un vademecum sul regime alimentare che è bene seguire. È consigliato fare 4-5 pasti al giorno, mangiare frutta e verdura di stagione accuratamente lavata, bere molto, consumare carni bianche e pesce come sogliole, merluzzo, nasello ben cotti. Da evitare invece sono i cibi grassi, carne e pesce crudo, insaccati e bevande alcoliche. È bene anche limitare il consumo di uova, zucchero e caffè.
Prendere troppo peso o troppo poco può influire negativamente sul benessere della mamma e del bambino, poiché potrebbero svilupparsi patologie potenzialmente pericolose come il diabete gestazionale.
Lo studio effettuato dal gruppo di medicina dell’Ospedale San Matteo di Pavia ha rivelato che l’alimentazione dei genitori ha un impatto determinante sulle cellule staminali del cordone ombelicale. Gli elementi di cui sono costituiti i cibi influenzano lo sviluppo di spermatozoi e ovociti, i quali influenzano a loro volta le staminali del cordone ombelicale. Da quanto emerso dallo studio, i bambini nati da donne ipernutrite o malnutrite avrebbero un numero minore di cellule staminali. Una condizione questa, per cui i soggetti esaminati sono risultati maggiormente esposti a malattie e con difese immunitarie più basse. In questo modo l’organismo ha più difficoltà a rimpiazzare le cellule perse e ha una maggiore predisposizione a problemi di salute. La perdita di cellule è legata sia alla malattia, ma è anche fisiologica e avviene ogni giorno, motivo per cui la presenza di un numero minore di staminali mina la salute dell’individuo.
Per questo motivo la conservazione delle cellule staminali si configura come un valido strumento terapeutico a disposizione e le cui potenzialità aumentano con il progredire della ricerca.

Ulteriori informazioni su www.sorgente.com
Fonti
1. Studio riportato da “La Provincia Pavese”, per approfondimenti clicca qui
2 . “Gravidanza, corretta alimentazione”, vademecum del Ministero della Salute