Vangelo da vivere… [Giovanni 4, 5-42]

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua.
Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.
Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui».
Gli risponde la donna: «Io non ho marito».
Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?».
Uscirono dalla città e andavano da lui.

Giovanni 4, 5-42

Vangelo da vivere…[ Marco 14,5]

Nel Rito Ambrosiano la celebrazione della S. Messa è sospesa nei venerdì di Quaresima. Propongo perciò in questi giorni la lettura della Passione di Gesù Cristo secondo Marco (capitoli 14-15) e il commento di una frase del testo.

Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo». Gesù si trovava a Betania nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!».
Ed erano infuriati contro di lei.

Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».

Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!».

Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti.
In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

(Marco 14,5)

Scoprire l’arte in #contestINSOLITI.

Quale esperienza può essere utile per aprrezzare l’Arte? Esiste un luogo migliore di un altro per incontrare storie, autori, opere?

Esistono condizioni ottimali o meglio affidarsi al caso?

libreria1nForse né l’una né l’altra cosa. O meglio: probabilmente entrambe le strada andrebbero perseguite. Senza dubbio esistono dei luoghi più suggestivi di altre per avvicinare i bambin/e ragazzi/e ad un mondo insolito e poliedrico come quello degli artisti. É vero anche che ogni occasione è buona per rimandare all’Arte che accompagna l’umanità dai suoi albori e di cui non ha mai potuto farne a meno!
Partendo da questo presupposto ha molto senso mostrare o far riferimento ad un opera fuori da musei e lontana dai riflettori: Parliamo di arte in contesti inusuali. Invitiamo i bambini a leggere la storia, la scienza, la società, la geografia, l’ecologia, la letteratura, la moda…attraverso l’osservazione dei dipinti di tutti i tempi. Perché, da sempre, rappresentano lo specchio della società in cui sono stati creati! L’opera d’arte come ipertesto per indagare passato e presente! La libreria come un luogo dove incontrarsi, vivere un’esperienza interdisciplinare, creare significati e ravvivare dinamiche culturali in continuo movimento. Ecco perché il mio progetto L’arte a Portata di Libro funziona e piace a grandi e piccoli.

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Due ambiti a contatto
Nell’era del digitale siamo sottoposti ad una quantità di immagini e di informazioni notevole. Spesso subiamo la rapidità dei consumi di messaggi e prodotti, senza essere in grado di operare verso di essi una reale selezione consapevole. Al contempo l’arte e il museo (concetti spesso sovrapposti nell’immaginario collettivo) sono avvertiti ancora come qualcosa di noioso, vecchio e statico o tutt’al più elitario. Così l’enorme patrimonio culturale italiano rappresenta una risorsa inespressa e sconosciuta ai propri cittadini, anche adulti.
Il tentativo è quello di avvicinare i due ambiti proponendo riflessioni che utilizzino strumenti, contenuti e linguaggi che appartengano a mondi così distanti. Le opere d’arte vengono esaminate quasi esclusivamente dal punto di vista formale e artistico. Tuttavia oltre alla vicenda biografiche dell’artista (e del suo prodotto) esistono una quantità di informazioni contenute nei quadri che non vengono considerate o che sono sottovalutate.

Cosa rappresenta un’opera d’arte
libreria4nUn’opera d’arte è il frutto di talento e teorie estetiche, ma anche di scoperte tecnologiche, storie personali, contesti sociali, contaminazioni, scambi, convenzioni, rapporti politici internazionali, giochi di potere o teorie filosofiche.
L’opera diventerà un ipertesto: dall’immagine rappresentata, dall’inquadratura, dai materiali utilizzati attiveremo dei link che spaziano in campi che artistici non sono, toccando argomenti che vanno al di là dello sguardo puramente iconografico.
La libreria in questa ottica rappresenta il luogo ideale entro cui attivare contaminazioni di genere. Perché la sensibilizzazione alla memoria collettiva, al fascino dei libri e alla sperimentazione personale può essere, a buon grado, annoverata tra attività educative significative.
Osservare le opere d’arte, offrire un’analisi formale, invitare alla lettura di testi e di immagini, stimolare la connessioni e collegamenti interdisciplinari, suscitare un dibattito su tradizione e innovazione, sviluppare una visione critica.
Perché le architetture cambiano forme? Perché nasce la pittura all’aria aperta? Perché nelle sculture vengono usate pietre differenti? Partendo da quesiti generici, passando attraverso l’esperienza di ciascuno dei partecipanti, in un percorso fatto di immagini che rimandano ad altre immagini, notizie che rimandano ad altre notizie, si approderà ad una visione amplificata delle opere d’arte proposte.

Cosa raccontare a bambini e bambine
L’obiettivo è quello di considerare i prodotti (artistici, tecnologici, letterari, musicali…) di una società come facce diverse di un unico procedere socio-evolutivo. Studiare settori della cultura, ognuno con peculiari regole e finalità, non come compartimenti stagni, ma come saperi che si incontrano, si conoscono, si influenzano vicendevolmente. Occorre senza dubbio programmare l’incontro con grande attenzione e adeguare lo spazio a disposizione al numero di bambini massimi che si possono accogliere, perché l’apprendimento ottimale passa anche dall’ambiente e dallo spazio che riserviamo ai bambini.

Leontina Sorrentino – www.didatticaartebambini.

VANGELO da vivere…[Matteo 5,7]

Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
“Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.”

(Matteo 5,7)

Vangelo da vivere [Matteo 4, 1-11]

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.
Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane».
Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».
Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Matteo 4, 1-11

Il diritto di visita dei nonni ai nipoti in separazione e divorzio.

I nonni hanno diritto a vedere i nipoti dopo la separazione o il divorzio dei genitori, ma non si può parlare di un vero diritto di visita dei nonni nei confronti dei nipoti.

Il diritto di visita dei nonni nei confronti dei nipoti dopo che i genitori hanno deciso per la separazione non è regolato come il diritto di visita della madre o del padre. I nonni hanno delle tutele che consentono ed incoraggiano a mantenere vivo il rapporto con i nipoti, sebbene non possano definirsi come diritto di visita

La legge 54 del 2006 con l’intento di preservare il diritto al rispetto e alla protezione delle relazioni familiari non si è limitata a garantire il rapporto dei figli con entrambe i genitori, ma è andata oltre tutelando le relazioni con i nonni, i fratelli e gli zii. Il nuovo articolo 155 del codice civile, infatti, stabilisce che “anche in caso di separazione personale dei genitori il minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi e di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi” aggiungendo nello stesso tempo il diritto di “conservare rapporti significativi” non solo con gli ascendenti (e cioè i nonni), ma anche con “i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

I nipoti, quindi, hanno tutto il diritto a frequentare i nonni, soprattutto quando hanno con loro delle relazioni significative. Il bagaglio di memoria e affetto di cui sono portatori va preservato, valorizzato e distinto da quello dei genitori anche in situazioni di particolare difficoltà. Una simile prospettiva aveva indotto numerosi giuristi a chiedersi se la riforma del 2006 avesse voluto introdurre un vero e proprio diritto dei nonni ad agire direttamente per vedere salvaguardati i loro rapporti con i nipoti, attraverso il loro diretto intervento nel giudizio di separazione giudiziale tra i genitori. Spesso infatti a seguito della rottura del rapporto matrimoniale, uno dei due coniugi ostacola il rapporto tra i figli minori e i nonni, arrivando, talvolta, al punto da impedirne del tutto la frequentazione.

Sul punto la Cassazione non ha ritenuto legittimo l’intervento dei nonni nel giudizio di separazione (o di divorzio) in quanto il nostro ordinamento in materia di affidamento dei figli, non garantisce direttamente il loro desiderio alla frequentazione dei nipoti. Ciò dipende dal fatto che se è pacifico che la norma riconosce un diritto dei minori ad un sano e continuativo rapporto con i nonni, al tempo stesso non attribuisce a questi ultimi uno specifico diritto ad agire in sede giudiziaria per far valere tale diritto.

Ma esistono quindi delle tutele per i nonni?

Pur non essendo titolari di un vero e proprio diritto di visita nei confronti dei minori, i nonni sono in ogni caso portatori di un interesse legittimo che può ottenere tutela anche in sede giudiziaria quando sussiste un corrispondente interesse dei nipoti ad avere una stabile e continua frequentazione con i nonni, ritenuta utile ed importante ai fini di una loro serena ed equilibrata crescita.

Ciò significa che qualora venga attuato un comportamento ostruzionistico a loro danno, i nonni possono chiedere al Tribunale per i Minorenni di verificare il corretto esercizio della potestà genitoriale per accertare se il comportamento di uno o di entrambi i genitori sia effettivamente in grado di realizzare correttamente l’interesse dei figli. Si parla, in questi termini, di una vera e propria legittimazione ai sensi dell’art. 336 del codice civile a sollecitare il controllo giudiziario sull’esercizio della potestà dei genitori che, senza un plausibile motivo, non possono vietare i rapporti dei figli con i parenti più stretti.

Quando spetta ai nonni mantenere i nipoti?

Ci sono occasioni in cui non potendo i genitori mantenere direttamente i figli, il Tribunale dispone che del mantenimento si occupino i parenti più prossimi: i nonni, esaminiamo in quali casi ciò avviene .

Non è raro, purtroppo, che, nonostante vi sia un provvedimento del Giudice che obblighi il genitore a contribuire al mantenimento della prole, quest’ultimo, di fatto, non lo rispetti, a volte anche incurante delle conseguenze di un simile comportamento. Quando ciò accade, è lecito domandarsi se e quali forme di tutela siano previste per garantire ai figli il necessario sostentamento, nel caso in cui anche l’altro genitore non sia in grado di provvedervi unicamente con le proprie capacità.

L’art. 148 del Codice Civile stabilisce che, in tali ipotesi, spetta agli altri ascendenti (parenti) legittimi o naturali, vale a dire ai nonni paterni e materni e, in ordine di parenti prossimi, ai bisnonni, il compito di fornire i mezzi sufficienti affinché i genitori possano adempiere ai propri doveri. Perché ciò si verifichi, è però richiesto che entrambi i genitori siano incapaci di mantenere il figlio, poiché, diversamente, qualora uno dei due riesca ad assolvere per intero al sostentamento della prole, dovrà provvedervi da sé, senza nulla pretendere da terzi; resta salva, ovviamente, la possibilità di agire giudizialmente contro l’altro per il recupero delle somme versate in sua sostituzione.

www.miseparo.pianetadonna.it

Il Tempo [Kahlil Gibran]

E un astronomo disse: Maestro Parlaci del Tempo.
E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo, l’incommensurabile e l’immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento
e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.

Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.
Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
E sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.

E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo
in cui le stelle furono disseminate nello spazio.

Chi di voi non sente che la sua forza d’amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato,
è racchiuso nel centro del proprio essere,
e non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore,
né da atto d’amore ad atto d’amore?

E non è forse il tempo, così come l’amore, indiviso e immoto?
Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni,
fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre
E che il presente abbracci il passato con il ricordo,
e il futuro con l’attesa.

Kahlil Gibran

Vangelo da vivere…[Luca 2,1]

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.
Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria.
Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide.
Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

(Luca 2,1)

Vangelo da vivere… [Matteo 25,4]

Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio;
le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi.
Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”.

Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
(Matteo 25,4)

Vangelo da vivere…[Luca 1,68]

Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

(Luca 1,68)

ALCUNE REGOLE PER UN BIMBO IPERATTIVO

“GIU’ LE MANI DAI BAMBINI” SUGGERISCE… (ALCUNE REGOLE PER UN BIMBO IPERATTIVO)

[tratto da www.giulemanidaibambini.org che spiega che “La lista che segue è frutto dell’armonizzazione a cura del nostro staff di due noti riferimenti per specialisti, “La sindrome di Pierino: il controllo dell’iperattività”, del dott. Daniele Fedeli, docente di Psicopatologia Clinica dell’Università di Udine, “How to operate an ADHD clinic or subspecialty practice”, di M. Gordon – GSI Publications e “Che cosa ti avevo detto?”, di D. Donovan e D. McIntyre. Si tratta di alcune facili regole pratiche per la gestione in classe ed a casa di bimbi irrequieti e disattenti …”]

 

1) AIUTAMI A FOCALIZZARE L’ATTENZIONE SU DI TE
Considera il mio “modo” di entrare in contatto con l’ambiente: ho bisogno di movimento, gesti e mani alzate!

2) …E ASSICURATI CHE TI STIA ASCOLTANDO
Quando svolgo un attività che mi richiede molta concentrazione,come giocare con i videogiochi, mi capita di rispondere in modo automatico e impulsivo. Quanti disguidi nascono! Basta un piccolo gesto per richiamare la mia attenzione!

3) ATTENZIONE AI SIGNIFICATI CONVENZIONALI
Io recepisco quello che dici alle lettera e in modo logico. Espressioni come: “Non ti sai comportare come si deve?”, “Le vuoi prendere?”, “Che cosa ti ho appena detto?”,“La smetti?” Non ottengono il risultato da te sperato perché io le interpreto con un’altra modalità. Molti di questi sono ordini di fare esattamente il contrario di ciò che tu avevi in mente, come: “Dillo solo un’altra volta!” “Avanti. Tocca quel giocattolo e vedi che ti succede!”

4) SEI TROPPO COMPLICATO…
I messaggi vanno formulati in maniera molto diretta, senza “giri di parole”… sennò mi confondo!

5) DAMMI PRIMA QUELLO DI CUI HO BISOGNO
Può capitare che non mi stiate dando il necessario. Non darmi quello di cui TU hai bisogno ma vieni incontro ai MIEI bisogni fisici ed emotivi. Ho bisogno di appoggio, regole e limiti fin dalla prima età, e con continuità nel tempo.

6) PERCHE TUTTE QUESTE REGOLE?
Le regole vanno commisurate alle mie possibilità: poche regole e molto chiare. Mi devi descrivere – di volta in volta e con molta linearità – il comportamento o il risultato che ti aspetti da me.

7) PERCHE’ QUANDO MI PARLI NON TI FAI SENTIRE?
Devi mostrarmi come un compito va eseguito, dandomi delle istruzioni con voce chiara. Per me è utile ripetere le Tue istruzioni, esprimendole ad alta voce, finché non avrò interiorizzato la sequenza.

8 ) MI DICI TROPPE COSE TUTTE ASSIEME
I messaggi vanno trasmessi uno per volta, altrimenti io li “cumulo” e poi me li dimentico! Se tu “segmenti” i comportamenti in una sequenza operativa (”…ora prendo il libro, cerco la pagina, la leggo tutta senza interruzioni…”), per me è tutto più facile. Se poi i compiti sono troppo lunghi o complessi… spezzettali in parti più piccole! Così mantengo la capacità d’attenzione ed il controllo sull’obiettivo da raggiungere.

9) NON L’HO DIMENTICATO… È SOLO CHE NON L’HO SENTITO LA PRIMA VOLTA!
Dammi le indicazioni un passo alla volta e chiedimi che cosa penso che tu abbia detto, e se non capisco subito… ripetimelo usando parole diverse!

10) SONO NEI GUAI, NON RIESCO A FARLO
Offrimi delle alternative alla soluzione dei problemi: aiutami ad usare una strada secondaria se la principale è bloccata.

11) …E FAMMI RITORNARE SULLE COSE CHE ABBANDONO SUBITO
A volte abbandono giochi o attività dopo pochi minuti, forse per paura di non riuscire a superare piccole difficoltà. Affrontiamo insieme quello che io abbandono facilmente.

12) HO QUASI FINITO ADESSO?
Dammi dei periodi di lavoro brevi, con obiettivi a breve termine

13) HO BISOGNO DI SAPERE COSA VIENE DOPO
Dammi un ambiente in cui ci sia una routine costante, ed avvertimi se ci saranno dei cambiamenti. Ricordati che i cambiamenti avvengono nel quotidiano, all’interno di esperienze significative e strutturate. Non servono “rivoluzioni”: è proprio dentro la routine che puoi incidere per farmi modificare il mio comportamento.

14) SE NON TI DO RETTA…E’ PERCHE’ MI ANNOIO!
Io mi stanco facilmente, mi annoio, e peggioro nettamente in situazioni poco motivanti. Stabilire una “routine”, gestendo senza sorprese le varie fasi della giornata non significa “appiattire i contenuti” della giornata stessa!

15) MI REGALI UN PAUSA?
In effetti, nessuno meglio di me sa come mi sento io. Quindi, se in extremis ti chiedo un momento di pausa per guardarmi attorno e mettermi in comunicazione con l’ambiente che mi circonda, stabiliamolo assieme, ma non me lo negare…

16) SE HO FATTO BENE DIMMELO SUBITO
Dammi un feedback “nutriente” ed immediato su quello che sto facendo e ricordami (e ricordati!) delle mie qualità, specialmente nelle giornate negative.

17) SE FACCIO BENE DAMMI UN PREMIO!
Se mi gratifichi o mi fai pagare un simbolico “prezzo” per i miei comportamenti, mi incentivi ad autocorreggermi! (gli adulti lo chiamano “autocontrollo cognitivo”)

18) È SEMPRE TUTTO SBAGLIATO?
Premiami anche solo per un successo parziale, non solo per la perfezione.

19) FAMMI CAPIRE CHI HA SBAGLIATO
Molto spesso usi espressioni impersonali che non mi permettono di capire che ho sbagliato, come ad esempio: “E’ stata una settimana orrenda!” “E’ stata una festa di compleanno da scordare!” Indicami dove ho sbagliato, e chi ha sbagliato! Generalizzando i fatti, innesti un meccanismo di de-responsabilizzazione che non mi porta alcun frutto. Ho bisogno di indicazioni precise!

20) NON MI PUNIRE DURAMENTE SE FACCIO QUALCOSA CHE NON VA BENE PER TE…
Riconsidera il Tuo modo di punirmi. Non mi devi ferire ma riportarmi al comportamento corretto il più rapidamente possibile. Quando disturbo o mi oppongo, le punizioni dure servono a poco: così avviamo un’escalation senza fine!

21) …E SE SEI TROPPO ARRABBIATO, NON MI SGRIDARE!
La rabbia non mi rende più obbediente! Quando sei molto arrabbiato io concentro la mia attenzione sui Tuoi sentimenti negativi e vivo un ulteriore esperienza negativa. Difficilmente mi servirà a qualcosa quella sgridata.

22) DISORDINE CHIAMA DISORDINE
Certo che se l’ambiente nel quale mi fai lavorare mi distrae di per se… possiamo eliminare tutte queste distrazioni? Per esempio, quando si fanno i compiti, fammi tenere sul tavolo solo ciò che è realmente indispensabile…

23) CONDIVIDI CON ME
Stiamo insieme a parlare, ad ascoltarmi, a giocare e a disegnare è fondamentale per poter sviluppare la mia attenzione vigile insieme a tanti benefici per la mia crescita.

24) NON SAPEVO CHE NON ERO AL MIO POSTO
Ricordami di “ascoltarmi”, di ascoltare le mie emozioni, e ricordami di pensare prima di agire. Se imparo a “mettere del tempo” tra il pensiero e l’azione, farò meno disastri!

25) PREVENIRE E MEGLIO CHE REPRIMERE
Prima di portarmi in ambienti in cui posso scatenarmi con comportamenti troppo agitati (come le feste di compleanno!), ricordami come mi dovrò comportare… ed intervieni subito quando capisci che sto per perdere il controllo di me!

26) MI INSEGNI A FARMI VOLER BENE?
Dimmi cosa è adeguato per Voi adulti, come posso chiedere qualche cosa senza essere aggressivo, come posso risolvere un conflitto, come posso conversare senza interrompere sempre l’interlocutore. Se facciamo delle simulazioni io e Te, per me sarà tutto più facile quando mi capiterà veramente!

27) SE ASCOLTO VERRO’ ASCOLTATO
M’insegni anche a coltivare la capacità di ascoltare gli altri? Aiutami a capire che se non ascolto difficilmente verrò ascoltato quando ne avrò bisogno. Così imparerò a comprendere i sentimenti altrui, e quindi di riflesso – i miei.

28) OGNI AZIONE HA UNA REAZIONE
Se mi fai comprendere bene che ogni mia azione avrà poi una reazione, da parte dell’ambiente e delle persone, mi aiuterai molto. Fammi esempi a me vicini e facilmente comprensibili, anche mediante il gioco degli opposti (“se maltratto il gatto, il gatto mi graffia”, “se aiuto il cane il cane mi vorrà bene” etc.)

29) MA IO NON VALGO NULLA?
Spesso ho un basso senso di autostima e mi sento “un fallimento”: mi puoi valorizzare nei miei aspetti positivi, sostenendomi ed incoraggiandomi? Fammi percepire la Tua fiducia in me, per favore…

30) IO “SONO COME MI COMPORTO”?
Il non sono “sbagliato”. E’ pericoloso e dannoso confondermi con i miei comportamenti, perché così divento “effetto totale” di essi e non posso più intervenire per modificarli/risolverli. Ciò che c’è di “sbagliato” non sono io, ma il modo in cui mi comporto: fammi comprendere che io posso sempre decidere di far qualcosa di concreto per impegnarmi a migliorare

31) NON ARRENDERTI!
Se fin dalle prime volte non ottieni i risultati sperati non arrenderti. Si tratta di approcci semplici ma che non per questo non richiedono sforzo e tempi non brevi. Ogni mio comportamento può essere “trasformato” ma è necessaria perseveranza, pazienza, coerenza e continuità nel tempo.

Vangelo da vivere…[Marco 12,38-39]

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che
amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.
Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Marco 12,38-39

ADHD, ATTENTI AGLI PSICOFARMACI

ADHD, ATTENTE AGLI PSICOFARMACI

[Di Giovanna Canzi – fonte: Letteradonna.it]

Il disturbo da deficit di attenzione è ancora un mistero. Per questo troppo spesso si abusa delle medicine.

In Italia oltre 57 mila bambini sono in cura con psicofarmaci. E ben presto una nuova molecola verrà immessa sul mercato per curare ragazzini “un po’ troppo vivaci”. Mentre, infatti, la sperimentazione della guanfacina è in fase conclusiva – entrerà in commercio fra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 – è già iniziato un battage mediatico per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’Adhd. Meglio nota come iperattività, è una patologia che provoca deficit di attenzione e problemi di autocontrollo. Ad affermarlo Luca Poma, portavoce del comitato indipendente di farmacovigilanza pediatrica Giù le mani dai bambini, che dal 2004 si preoccupa di tenere a bada l’eccessiva disinvoltura con cui vengono prescritti psicofarmaci a minori. Primo a intercettare la sperimentazione della guanfacina, iniziata in gran segreto alla Fondazione Stella Maris di Pisa, il comitato punta il dito sul conseguente bombardamento di articoli di giornale, servizi televisivi e siti web che stanno preparando il terreno per far sì che il nuovo farmaco venga accolto “con entusiasmo” da genitori, insegnanti e pediatri.
UNA MALATTIA ANCORA MISTERIOSA
La storia dell’Adhd, disturbo da deficit di attenzione/iperattività, comincia da lontano. Già nel 1845 in un trattato del medico Heinrich Hoffmann si trovano tracce di una malattia dell’infanzia caratterizzata da distrazione e vivacità eccessiva, anche se bisogna aspettare la fine degli Anni ’60 perché il disturbo prenda il suo attuale nome, Attention Deficit/Hyperactive Disorder, e venga considerato una pericolosa patologia in grado di rendere la vita difficile ai genitori di tanti piccoli Gianburrasca: «Il vero problema relativo a questa malattia», sottolinea Rita Dalla Rosa, autrice del recente volume La fabbrica delle malattie. Bambini e psicofarmaci: ecco come le multinazionali cerano di ammalare i nostri figli (Terre di Mezzo ed.), «è che non è ben chiaro come scoprirla, visto che non ci sono esami che la possono misurare. L’unica via da percorrere è andare per ipotesi e per accertarne la presenza si ricorre ai manuali di psicodiagnosi che riportano un elenco di sintomi che devono essere presenti per parlare di Adhd».
Non tutti i bambini vivaci soffrono di disturbo da deficit di iperattività.
Non tutti i bambini vivaci soffrono di disturbo da deficit di attenzione/iperattività.
L’ITALIA E LA VIA DELLA PRUDENZA
Se negli Stati Uniti l’Adhd si è trasformata in una sorta di epidemia da curare con farmaci ad hoc (qui i casi hanno registrato un’esplosione: erano 150 mila nel 1985, mentre oggi sono 11 milioni), in Italia per fortuna il panorama è più rassicurante. Il nostro Paese è, infatti, l’unico al mondo ad avere istituito un registro nazionale Adhd, che tiene nota del numero dei piccoli pazienti presi in cura e della durata del trattamento: «Un passo importante», sottolinea Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto Mario Negri e del registro lombardo, «che permette di avere il quadro della situazione e proporre delle linee guida, alle quali attenersi per affrontare una patologia che deve essere affrontata con molteplici approcci. In primo luogo con un percorso di tipo psicologico (dinamico, famigliare, comportamentale) e solo nei casi più gravi con il supporto farmacologico, sempre accompagnato da una terapia psicoterapica di sostegno».
NON SOLO ADHD
Ma l’Adhd non è l’unica malattia per la quale i piccoli vengono sottoposti a questo tipo di cure farmacologiche. In Italia oltre 57 mila bambini assumono psicofarmaci, in particolare 24.640 con antidepressivi e 7.100 con antipsicotici (dati del Rapporto Arno-bambini 2011, consorzio interuniversitario Cineca), mentre dai risultati di un’indagine condotta da Telefono Azzurro ed Eurispes emerge che tra gli studenti delle scuole superiori il 18,6% dichiara di assumere tranquillanti e il 14,7% di far uso regolare di antidepressivi. Numeri che preoccupano e che rivelano, come spiega il professor Bonati, «che ricorrere al farmaco è spesso la via più semplice e meno costosa da prendere, mentre l’idea di affrontare un percorso alternativo può spaventare perché lungo e faticoso. Ma sicuramente fondamentale nella prospettiva di una vera guarigione».
In Italia oltre 57 mila bambini sono in cura con psicofarmaci. E ben presto una nuova molecola verrà immessa sul mercato per curare ragazzini “un po’ troppo vivaci”. Mentre, infatti, la sperimentazione della guanfacina è in fase conclusiva – entrerà in commercio fra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 – è già iniziato un battage mediatico per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’Adhd. Meglio nota come iperattività, è una patologia che provoca deficit di attenzione e problemi di autocontrollo. Ad affermarlo Luca Poma, portavoce del comitato indipendente di farmacovigilanza pediatrica Giù le mani dai bambini, che dal 2004 si preoccupa di tenere a bada l’eccessiva disinvoltura con cui vengono prescritti psicofarmaci a minori. Primo a intercettare la sperimentazione della guanfacina, iniziata in gran segreto alla Fondazione Stella Maris di Pisa, il comitato punta il dito sul conseguente bombardamento di articoli di giornale, servizi televisivi e siti web che stanno preparando il terreno per far sì che il nuovo farmaco venga accolto “con entusiasmo” da genitori, insegnanti e pediatri.
UNA MALATTIA ANCORA MISTERIOSA
La storia dell’Adhd, disturbo da deficit di attenzione/iperattività, comincia da lontano. Già nel 1845 in un trattato del medico Heinrich Hoffmann si trovano tracce di una malattia dell’infanzia caratterizzata da distrazione e vivacità eccessiva, anche se bisogna aspettare la fine degli Anni ’60 perché il disturbo prenda il suo attuale nome, Attention Deficit/Hyperactive Disorder, e venga considerato una pericolosa patologia in grado di rendere la vita difficile ai genitori di tanti piccoli Gianburrasca: «Il vero problema relativo a questa malattia», sottolinea Rita Dalla Rosa, autrice del recente volume La fabbrica delle malattie. Bambini e psicofarmaci: ecco come le multinazionali cerano di ammalare i nostri figli (Terre di Mezzo ed.), «è che non è ben chiaro come scoprirla, visto che non ci sono esami che la possono misurare. L’unica via da percorrere è andare per ipotesi e per accertarne la presenza si ricorre ai manuali di psicodiagnosi che riportano un elenco di sintomi che devono essere presenti per parlare di Adhd».
L’ITALIA E LA VIA DELLA PRUDENZA
Se negli Stati Uniti l’Adhd si è trasformata in una sorta di epidemia da curare con farmaci ad hoc (qui i casi hanno registrato un’esplosione: erano 150 mila nel 1985, mentre oggi sono 11 milioni), in Italia per fortuna il panorama è più rassicurante. Il nostro Paese è, infatti, l’unico al mondo ad avere istituito un registro nazionale Adhd, che tiene nota del numero dei piccoli pazienti presi in cura e della durata del trattamento: «Un passo importante», sottolinea Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto Mario Negri e del registro lombardo, «che permette di avere il quadro della situazione e proporre delle linee guida, alle quali attenersi per affrontare una patologia che deve essere affrontata con molteplici approcci. In primo luogo con un percorso di tipo psicologico (dinamico, famigliare, comportamentale) e solo nei casi più gravi con il supporto farmacologico, sempre accompagnato da una terapia psicoterapica di sostegno».
NON SOLO ADHD
Ma l’Adhd non è l’unica malattia per la quale i piccoli vengono sottoposti a questo tipo di cure farmacologiche. In Italia oltre 57 mila bambini assumono psicofarmaci, in particolare 24.640 con antidepressivi e 7.100 con antipsicotici (dati del Rapporto Arno-bambini 2011, consorzio interuniversitario Cineca), mentre dai risultati di un’indagine condotta da Telefono Azzurro ed Eurispes emerge che tra gli studenti delle scuole superiori il 18,6% dichiara di assumere tranquillanti e il 14,7% di far uso regolare di antidepressivi. Numeri che preoccupano e che rivelano, come spiega il professor Bonati, «che ricorrere al farmaco è spesso la via più semplice e meno costosa da prendere, mentre l’idea di affrontare un percorso alternativo può spaventare perché lungo e faticoso. Ma sicuramente fondamentale nella prospettiva di una vera guarigione».

Di Giovanna Canzi – fonte: Letteradonna.it

Caratteristiche e vantaggi di un corso preparto in consultorio

corso preparto dottoressaPrepararsi fisicamente e psicologicamente a diventare mamma: un percorso che ogni donna deve affrontare durante la gravidanza. Ecco allora l’importanza dei corsi preparto, capaci di orientare la futura mamma in questa nuova avventura. Ma l’offerta di corsi preparto è talmente vasta che si può generare un po’ di confusione. Riflettiamo allora sulla possibilità di frequentare un corso preparto in consultorio, un’ottima soluzione per ottenere l’assistenza e l’aiuto indispensabili per arrivare preparate al parto e per entrare in questa nuova fase della propria vita.
Ma che cos’è un consultorio famigliare? Il consultorio famigliare è una struttura pubblica dedicata alla tutela sanitaria non solo delle donne, ma anche di giovani, coppie e dell’intera famiglia. Sono molti i servizi abitualmente proposti da un consultorio e tra questi troviamo proprio i corsi preparto, un momento per approfondire ogni aspetto della gravidanza, in un percorso di accompagnamento alla genitorialità. Diventare mamma e diventare papà, ma anche diventare nonni: sono numerose infatti le strutture che prevedono negli incontri la presenza anche dei nonni, per insegnare loro come gestire il nuovo ruolo e come approcciarsi con il nuovo arrivato, ma anche con i figli ormai diventati adulti e genitori.
Ogni membro della famiglia deve scoprire il suo ruolo per aiutare il bambino a sentirsi accolto al meglio, garantendogli una solida stabilità emotiva e la capacità di affrontare ogni difficoltà alle quali andrà incontro.
In un corso preparto in consultorio le gestanti vengono seguite da diverse figure professionali, sia prima che dopo il parto. Ci sono le ostetriche e i ginecologi che preparano la mamma al parto (naturale o cesareo) e gli psicologi che la aiuteranno ad affrontare con serenità i cambiamenti a cui il suo corpo è sottoposto durante la gravidanza e a capire il suo nuovo ruolo famigliare. Il principale vantaggio di un corso preparto in consultorio è proprio questo: la multidisciplinarità. La presenza di più voci professionali e umane spinge le gestanti a sentirsi sicure e preparate, potendo contare su diverse figure professionali prima e dopo la nascita del bambino. Dopo il parto infatti ci si potrà concentrare sui consigli sull’allattamento, sulle tecniche del messaggio neonatale, sul supporto psicologico e neonatologico: un punto di riferimento essenziale per le neo mamme.
Se cerchi un corso preparto nella tua città visita Ok Corso Preparto e troverai quello perfetto per te.

Vangelo da vivere…[Luca 1, 26-38a]

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe.

La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Luca 1, 26-38a

Massaggio neonatale: piccoli gesti di benessere per il bambino

Per il neonato il mondo esterno non è sempre ospitale e confortevole come il grembo che lo ha ospitato per nove mesi. Dopo il parto, il piccolo piano piano inizia a scoprire il mondo attraverso i suoi sensi e talvolta può innervosirsi quando entra in contatto con una quotidianità che ha ritmi e abitudini che deve ancora imparare a conoscere. Per questo, la frequenza di un corso post parto di massaggio neonatale può rappresentare un valido aiuto per i genitori che desiderano supportare il proprio piccolo durante i primi mesi dello sviluppo, cercando di lenire i fastidi tipici di questa fase della vita del bebè.

Il massaggio neonatale aiuta il neonato anche nel suo sviluppo affettivo, stringendo ulteriormente il legame con i genitori attraverso piccoli gesti accompagnati dal contatto visivo. Tendenzialmente questa pratica è consigliata sia alle mamme sia ai papà e comprende alcune tecniche differenti. Lo scopo del massaggio però resta sempre quello di agevolare il rilassamento del piccolo, che può così vivere momenti di serenità e benessere, e di ridurre gli effetti delle tensioni e dei piccoli dolori del bebè. Durante il massaggio, il bambino deve essere nudo e, preferibilmente, non deve avere neppure il pannolino. Proprio perché fondata sul contatto diretto tra genitori e figlio, tale esperienza rasserena il piccolo, coccolato da gesti dolci e delicati.

Le parti del corpo principalmente implicate nel massaggio sono solitamente gambe, piedini, pancia e viso, poiché su di questi si riscontrano i benefici maggiori. Il massaggio di gambe e piedi non ha solo un effetto rilassante: come dimostra la riflessologia plantare, la pressione delle mani su alcuni punti della pianta del piede reca benefici a tutto il corpo. Per lenire i fastidi legati alla comparsa di coliche, invece, occorre massaggiare il pancino del bebè: attraverso movimenti circolari si agevola più facilmente l’evacuazione dell’aria contenuta nell’intestino, che provoca spasmi e dolori acuti. Infine, il massaggio al viso richiede gesti particolarmente delicati e rappresenta forse il momento più emozionante per genitore e figlio, dal momento che il contatto visivo rende quest’esperienza ancora più coinvolgente.
Inoltre, la pratica del massaggio neonatale può aiutare a risvegliare e tenere vigili i sensi del neonato, regolarizzare il sonno e la veglia e l’attività neuro-ormonale e rendere costante il funzionamento del sistema circolatorio.

Nelle piccole coccole del massaggio ci si scambiano e si condividono emozioni. Il neonato riconosce sempre meglio i propri genitori e lo fa attraverso i sensi coinvolti in questa pratica: il contatto con gli occhi del genitore, i gesti delle mani, l’ascolto delle due voci, il profumo della loro pelle. Per eseguire un massaggio neonatale occorre prendere alcuni accorgimenti: il piccolo deve essere appoggiato su un piano soffice, all’interno di un ambiente confortevole e in cui non prenda freddo, e sulla sua pelle non devono essere spalmati oli profumati. Prima del massaggio, la mamma e il papà devono avere l’accortezza di lavarsi le mani (che devono essere calde), togliere eventuali anelli e bracciali e tenere le unghie corte. Si sconsiglia di massaggiare i bebè dopo i pasti.

È importante sottolineare come – per evitare di ottenere l’effetto opposto e innervosire il piccolo – le tecniche di manipolazione devono essere apprese dalle mamme e dai papà da operatori specializzati. I corsi post parto sono infatti tenuti da personale esperto, che insegna ai genitori a cogliere quali sono le necessità del neonato per contrastare i suoi fastidi. La guida di un operatore specializzato risulta dunque fondamentale per imparare le migliori tecniche di rilassamento.

A cura di: Ok Corso Preparto www.corso-preparto.it, il più importante motore di ricerca per corsi preparto e post parto.

Programmiamo un anno di creatività!

arte e musicaSiete usciti dal turbine dei regali di Natale? Ricominciata la scuola e ripreso il lavoro? perché non pensare a programmare esperienze sull’arte?
Con l’inizio dei un nuovo anno tante sono le attività che mettiamo in programma. Tanti i propositi, le speranze i ‘voglio fare’. Allora perché non approfittare di questi momenti per pensare anche ai nostri bambini e mettere
in pratica un po’ di ‘buone intenzioni’? Negli articoli precedenti abbiamo parlato della difficoltà che potremmo incontrare nel consentire ai nostri bambini di utilizzare spazi casalinghi per fare esperimenti creativo- manuali!
Abbiamo anche dato qualche suggerimento su come arginare i danni. Abbiamo anche sottolineato l’importanza di queste attività.
Bene alle soglie del periodo dell’anno che maggiormente è carico di attese e di desideri, perché non sorprendiamo tutti (magari noi compresi) e facciamo un regalo a tutta la famiglia?
Immaginiamo dei momenti da vivere in famiglia dedicati all’arte. Sempre in maniera divertente e fruttuosa. Ecco un elenco di attività che creano atmosfera e possono- anzi devono- essere usati per creare un clima complice e
collaborativo in grado di fare da collante per tutta la famiglia!
arte e musica 2Oltre a condividere con i loro giocattoli o andare al cinema , potreste pensare a:

– Visitare un museo o ad una mostra adatta a bambini
– Scoprire una piazza in una città nuova
– Fare una passeggiata in un bosco, raccolta di materiale naturale e rielaborazione
– Recuperare una memoria familiare: tirare fuori vecchie foto e raccontate episodi di quando eravate piccoli
– Regalare scatole di colori, che siano essi pastelli o tempere o gessetti
– Raccontare storie inventate!
Durante queste vacanze, davanti al caminetto della mia mamma, ho iniziato a raccontare loro di quando mi sedevo, insieme ai miei fratelli e ai cuginetti, con i miei nonni davanti al camino e ascoltavo storie della loro infanzia. Raccontato di giochi della tradizione povera che non esistono più. Ho fatto vedere foto in bianco e nero. Poi ho organizzato un tavolino con carta bianca e nera, carboncino e matite colorate. Senza che chiedessi nulla si sono messi a disegnare. Ma non mi hanno fatto vedere l’opera. Mi hanno detto: “mamma viene da lontano la vedrai solo a fine anno”. Ce la faranno a resistere alla tentazione di mostrare il disegno? Loro si. I dubbi sono sulla curiosità della mamma! Condivisione, intimità, gioco e arte viaggiano spesso insieme.

Agopuntura in gravidanza: ecco perchè è benefica. (Ok Corso Preparto)

L’Oriente è patria di numerosissime teorie e discipline che hanno come scopo il conseguimento del
benessere fisico e psicologico dell’individuo, in ogni momento della sua esistenza. Molte di queste materie sono parte integrante dei moduli di corsi preparto e di corsi postparto, appunto perché hanno come obiettivo il conseguimento di uno stato di benessere psicofisico. Tra le varie discipline trova posto l’agopuntura.

Scopriamo in cosa consiste e soprattutto in che modo l’agopuntura in gravidanza è utile alle future mamme.

Questa tecnica dalle origini antichissime è nata in Cina; la teoria sostiene che nel corpo umano vi siano dodici meridiani e ogni meridiano è associato a un determinato organo; di conseguenza il cuore, i polmoni, il fegato e altri organi hanno un proprio meridiano cui sono collegati.
L’agopuntura, quindi, sfruttando questi collegamenti, sostiene che stimolando con degli aghi lunghi e sottilissimi alcuni punti situati lungo i meridiani, possano ottenere dei benefici gli organi a essi associati. I meridiani sono dei canali lungo i quali scorre un flusso di energia vitale; si tratta di riequilibrare lo scorrimento di quest’energia, conosciuta con il nome di “qi”, e di far in modo che lo Yin e lo Yang raggiungano uno stato di parità.
Le stimolazioni di determinati punti dei meridiani, durante il periodo della gravidanza, possono portare grandi benefici e contribuire notevolmente a combattere e contrastare i maggiori disturbi tipici del periodo.

Quali sono i disturbi che l’agopuntura può alleviare?

Tra i disturbi più comuni abbiamo: le cefalee, la nausea, la circolazione sanguigna difficoltosa, il dolore provocato dalla lombosciatalgia (si consideri che il dolore causato da quest’ultima difficilmente può essere alleviato usando farmaci durante la gestazione).

L’agopuntura permette di intervenire anche in caso il bimbo si presenti in posizione podalica. Se si stimola con un ago un preciso punto del piede, ad esempio, si può contribuire a stimolare il bimbo a girarsi affinché assuma la corretta posizione per il parto. Anche durante il puerperio la pratica dell’agopuntura può rivelarsi efficace giacché può aiutare a risolvere la produzione carente di latte materno, che si può verificare sia dopo il parto sia dopo un normale momento di allattamento.
L’agopuntura in gravidanza va eseguita da esperti. La pratica, infatti, prevede l’impiego di aghi sterili che solo operatori specializzati può realizzare. Inoltre nel corso degli incontri, gli aghi devono essere non solo sistemati nei punti corretti, ma anche inseriti nella pelle per un tempo prestabilito, che cambia in base alla tipologia di disturbo da contrastare. L’operatore esperto deve anche controllare le pulsazioni di energia del corpo della gestante, dalle quali si riesce a percepire il momento in cui il “qi”, ossia l’energia vitale, lo stato di equilibrio necessario a ristabilire la condizione di benessere e di conseguenza ad attenuare il disturbo.
Per maggiori informazioni: www.corso-preparto.it

Le malattie esantematiche

Cosa sono?
Le malattie esantematiche sono malattie infettive. Si manifestano con la comparsa di un esantema, cioè un’eruzione cutanea che è variabile: puntiformi o papulose che si presentano prima in sedi specifiche e poi si diffondono su tutto il corpo. La malattia è infettiva e spesso smette di essrelo proprio con la comparda comparsa dell’eruzione cutanea.

Quali sono?

  • il morbillo

  • la parotite

  • la pertosse

  • la rosolia

  • la scarlattina

  • la quarta malattia (Scarlattina abortiva)

  • la quinta malattia (Megaloeritema)

  • la sesta malattia (Esantema critico

  • la Malattia mano-piede-bocca

  • la Mononucleosi infettiva