DOMENICA 28 settembre e 5 ottobre – BIOCACCIA AL TESORO

DOMENICA 28 settembre e 5 ottobre – BIOCACCIA AL TESORO

Il Bioparco organizza una BIOcaccia al tesoro: un divertente gioco di squadra per grandi e piccini, per scoprire caratteristiche e curiosità degli animali del Bioparco.

I componenti delle squadre, in compagnia dei clown del Bioparco, si cimenteranno in quiz, indovinelli, prove di abilità per trovare indizi, raggiungere il traguardo e guadagnare il tesoro finale.

La BIOcaccia al tesoro è adatta dai 6 ai 99 anni, ma anche i più piccoli saranno benvenuti!

L’attività, compresa nel costo del biglietto, è su prenotazione, da effettuarsi il giorno stesso dell’iniziativa.

BIOPARCO DI ROMA

INFO: 06.3608211 e www.bioparco.it

ORARIO di domenica 28.09: 9.30 – 19.00 (ingresso consentito fino alle ore 18.00)

ORARIO di domenica 5.10: 9.30 – 18.00 (ingresso consentito fino alle ore 17.00)

Seguici su Facebook: www.facebook.com/amicidelBioparco

TARIFFE ingresso gratuito per bambini al di sotto di un metro

bambini di altezza superiore ad 1 metro e fino a 12 anni: € 12.00

biglietto adulti: € 15.00

EVITA LA CODA! I biglietti si possono acquistare anche on line su bioparco.it e nei Punti Lis (tabaccherie, ricevitorie autorizzate)

(Foto: Massimiliano Di Giovanni – Archivio Bioparco)

NUTRIRSI DI PAESAGGIO

“VIVI IL DIETRO LE QUINTE” DI TEATRO+TEMPO FAMIGLIE NELLE BIBLIOTECHE DI MONZA

La seconda edizione della stagione per famiglie e iniziative per i più piccoli
grazie alla collaborazione con il Sistema Bibliotecario Urbano

Monza, 20 settembre 2014. La Danza Immobile presenta per il secondo anno la rassegna domenicale “Teatro+Tempo Famiglie”, un vero e proprio viaggio nel mondo dell’alimentazione, alla scoperta dei segreti del cibo tra risate, clownerie e bolle di sapone. Tra le novità un weekend in cui i più piccoli, guidati da istallazioni interattive, impareranno le regole dell’orto e un appuntamento per Natale, attraverso la magia del gioco e del teatro.
La stagione avrà inizio domenica 5 ottobre con lo spettacolo L’omino del pane e l’omino della mela, ad ingresso gratuito, inserito all’interno di MonzaEcoFest, per proseguire con uno spettacolo al mese, fino a febbraio 2015, sempre in programma la domenica alle ore 16.00. Grande novità è il laboratorio Sei ortaggi in cerca di un fattore (sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio), a cura dell’Associazione culturale Vango anch’io: attraverso la terra, i semi e le piantine, i bambini entreranno in contatto con il ciclo delle stagioni. Grazie a pennelli, colori e tecniche artistiche si avvicineranno al mondo dell’arte e impareranno a riciclare creativamente oggetti di uso quotidiano trasformando i rifiuti in risorse.

VIVI IL DIETRO LE QUINTE DI TEATRO+TEMPO FAMIGLIE
Grazie alla collaborazione tra La Danza Immobile e il Sistema Bibliotecario Urbano di Monza (SBU), prosegue l’iniziativa VIVI IL DIETRO LE QUINTE della stagione Teatro+Tempo Famiglie, cinque incontri nelle biblioteche di Monza per famiglie con bambini dai 3 agli 8 anni. Attraverso letture e giochi si spiega ai bambini lo stretto legame che esiste tra la storia narrata e lo spettacolo teatrale, ovvero come entrambi facciano parte dello stesso processo creativo. Al tempo stesso l’obiettivo è quello di sensibilizzare i bambini ad acquisire abitudini corrette, dall’avere un rapporto sano ed equilibrato con il cibo a rispettare l’ambiente che li circonda. L’idea prende le mosse dai già collaudati incontri “Vivi il dietro le quinte”, organizzati sempre dalla Danza Immobile con il SBU per far incontrare il pubblico delle biblioteche, gli attori e i registi degli spettacoli del cartellone di prosa “Teatro + Tempo Presente”.
L’ingresso agli incontri è libero su prenotazione. Telefonando alla biblioteca di riferimento si avranno tutte le informazioni sull’iniziativa.
Primo appuntamento sabato 27 settembre, alle ore 10.30 alla Biblioteca Cederna di via Zuccoli, 16 a Monza (tel. 039 2020237).

Vivi il Dietro le quinte! – Calendario
Sabato 27 settembre 2014, ore 10.30
Biblioteca Cederna, via Zuccoli 16, Monza – tel. 039.2020237

Sabato 22 novembre 2014, ore 10.30
Biblioteca S. Gerardo, via Lecco 12, Monza – tel. 039.326376

Sabato 13 dicembre 2014, ore 10.30
Biblioteca Ragazzi, piazza Trento e Trieste 6, Monza – tel. 039.324197

Sabato 24 gennaio 2014, ore 10.30
Biblioteca Triante, via Monte Amiata 60, Monza – tel. 039.731269

Sabato 14 febbraio 2014 ore 15.30
Biblioteca S. Rocco, via Zara 9, Monza – tel. 039.2007882

Incontri per famiglie con bambini dai 3 agli 8 anni.
Ingresso libero su prenotazione.

Iniziativa realizzata da La Danza Immobile in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Urbano di Monza.

Contatti
Ufficio scuole Teatro Binario 7
Giulia Brescia
tel. 039 9191178
ufficioscuole@ladanzaimmobile.it
www.teatrobinario7.it

Permette una domanda? A cura di Leontina Sorrentino.

Vi propongo le domande e le affermazioni che, più frequentemente, mi vengono rivolte. Un modo per approfondire degli argomenti e sfatare qualche mito.

MA CHE LAVORO FAI?

Da quando mi sono inserita in questo settore ho sempre fatto fatica a spiegare il mio lavoro. Per due motivi, di stampo teorico e sociale, concatenati tra loro. Il primo è che non è ancora chiara la differenza tra didattica e altro (es: animazione, intrattenimento, laboratori).

‘Far divertire’ un bambino per la didattica è uno strumento, per altri tipi di proposte è una finalità. In didattica attraverso il gioco si veicolano informazioni che poi vanno, con altri strumenti, consolidate e sedimentate. Il secondo è che non viene data all’arte la giusta importanza nel campo educativo, che secondo, me merita. L’attenzione per le attività creative e manipolative diminuisce con l’aumentare dell’età. Mi piace definirmi un ‘divulgatrice’ dell’arte e lo faccio in vari modi: lavoro con bambini, ma anche con adulti, formo e mi formo continuamente, cerco collaborazioni e contaminazioni di genere, scelgo dei temi che approfondisco e ‘traduco’ per ogni fascia d’età.

Come?

Attraverso laboratori tematici, incontri formativi, progettazioni specifiche, sperimentazione e ricerca personali.

DAVVERO LO HANNO FATTO BAMBINI COSì PICCOLI?
Non smetterò mai di ripetere che un mio imperativo, teorico e morale, è quello di non mettere mai mano ai lavori dei bambini. Non sono mai intervenuta sistemando una linea, cambiando un colore o proponendo una disposizione diversa sulle opere eseguite! Quello che loro realizzano è frutto di un
immaginario personale che non mi è dato di conoscere o interpretare, né tanto meno rappresenta uno dei miei obiettivi. Quello che mi interessa è puntare lo sguardo su quanto di umano, quotidiano e sociale ci sia nell’Arte.

Negli ultimi 2 anni ho approfondito la tematica dell’arte presentata alle bambine e ai bambini in età prescolare. E’ un grande lavoro di “mediazione culturale”. Non tanto con i bambini, che accettano con grande slancio e curiosità le attività e i giochi proposti. Quanto verso quegli adulti che devono accogliere un certo tipo di approccio dandogli il giusto peso e proponendolo con continuità, integrandolo ad altri progetti. Si può coltivare una formazione estetico-educativo di grande rilievo cominciando dall’infanzia e lasciando libera l’espressione personale e l’elaborazione degli stimoli lanciati.

BELLO! MA COSTA TROPPO, NON CI SONO I FONDI.
Quante volte mi sono sentita dire questa frase! Difficoltà a pagare un certo tipo di lavoro e ad utilizzare un supporti che non siano carta e colori che non siano pennarelli. Sorvolo sulla questione tariffaria e sulla generalizzata svalutazione economica che si fa delle attività rivolte ai bambini. Per i materiali,
fondamentali nell’arte, molto spesso invece è più una questione di impostazione del lavoro: a parità di costi, si possano scegliere materiali diversi. Una stessa opera con due tipi di materiali ha resa formale e impatto emotivo sostanzialmente differenti! E’ importante far sperimentare materiali preziosi (es: foglia d’oro, rame, inchiostri…) o strumenti insoliti (es: spatole, punteruoli, ), tuttavia, è possibile attivare delle riflessioni formali e delle suggestioni artistiche anche utilizzando materiali economici e di uso comune (Es: giornali, cere, pennelli, plastiche…). E’ il quando guardare, il come manipolare, il dove
porre l’attenzione che trasforma un tempo trascorso con i bambini in un’esperienza sull’arte. La carenza di fondi (o presunta tale) non giustifica la bassa qualità dell’offerta didattica sull’arte per bambini.

PERO’! NON PENSAVO FOSSE COSì INTERESSANTE!
Già! Molte persone, anche in amministrazioni e istituzioni culturali, non avendo ben chiaro cosa si fa con la Didattica dell’Arte, quando si trova a contatto si meraviglia! Mi viene detto ogni volta che concludo un ciclo di incontri di Conversazioni sull’Arte. Oppure quando, in sintesi dopo un laboratorio, racconto ai genitori il presupposto e il percorso che ha portato al lavoro finale dei propri figli. Questa affermazione mi gratifica da un lato e mi rende perplessa dall’altro. Ancora non si percepisce la reale misura dell’importanza e del potenziale della didattica nel campo dell’arte.

Leontina Sorrentino

 

La congiuntivite nei bambini.

L’ “occhio rosso”, spesso identificato con la congiuntivite, è un campanello d’allarme: un’infiammazione di origine infettiva o traumatica.

Come si manifesta?

Da considerare nella valutazione della congiuntivite una serie di fattori:
– la monolateralità (se è colpito un solo occhio) o la bilateralità (se sono colpiti entrambi);
– la presenza di lacrimazione;
– la presenza di fotofobia (fastidio alla luce);
– la presenza di secrezione;
– la presenza di dolore;
– la presenza di chemosi congiuntivale (gonfiore della congiuntiva, cioè della membrana che riveste l’occhio, dovuto alla raccolta di liquido infiammatorio).

A volte piccole lesioni o abrasioni della congiuntiva si manifestano con rossore. È molto indicativa la sua monolateralità; raramente è associata secrezione. Nella maggior parte dei casi è sempre presente fastidio alla luce (fotofobia), soprattutto se la lesione si estende alla cornea. Fondamentale è la consulenza oculistica che deve determinare la profondità della lesione stessa: lesioni superficiali spesso si rimarginano con la semplice chiusura della palpebra mentre quelle più profonde meritano una maggiore attenzione (vanno valutate da parte di un oculista e trattate con la terapia appropriata).

Le congiuntiviti purulente sono quasi sempre bilaterali:

– l’occhio è fortemente iperemico, con i vasi sanguigni della congiuntiva che sono più evidenti;

– la congiuntiva è gonfia;

– il bambino riferisce di vedere meno o si strofina l’occhio come se volesse pulirlo;

– il deficit visivo è legato alla secrezione densa;

– trattandosi di forme infettive, è prudente evitare il contatto con altri bambini;

– raramente si può associare febbre e raramente lasciano lesioni sull’occhio.

La terapia iniziale può essere prescritta dal Pediatra, anche se è sempre meglio consultare l’Oculista.

Le congiuntiviti virali rappresentano le forme più pericolose e contagiose e generalmente sono seguite da stati influenzali. Da una sintomatologia molto blanda costituita da un leggero fastidio, in breve tempo si passa ad una sintomatologia molto dolorosa:
– gonfiore delle palpebre e della congiuntiva;
– lacrimazione densa molto abbondante e forte fastidio alla luce;
– un gonfiore vicino all’orecchio (linfonodo satellite).

Successivamente, si associa alterazione della visione causata dalla infiltrazione del virus negli strati della cornea. Anche a distanza di anni l’oculista che visita un paziente colpito da congiuntivite virale può ritrovare gli esiti dell’infezione con la presenza di piccole opacità corneali: sono le forme più contagiose di congiuntiviti e generalmente il contagio avviene nel periodo di incubazione privo di una sintomatologia chiara. È bene ricorrere subito ad un oculista che potrà prescrivere la terapia più idonea ed è prudente isolare il paziente per evitare ulteriori contagi.

Le congiuntiviti allergiche o papillari rappresentano le forme più “tranquille” dal punto di vista medico ma sono sicuramente le più fastidiose per la sintomatologia e le più difficili da trattare. La reazione da contatto della congiuntiva, con l’agente che determina l’allergia, ne altera la struttura e l’aspetto della congiuntiva stessa. Si formano delle papille (microscopiche rilevatezze della congiuntiva) che irritano la congiuntiva e la cornea tramite liberazione di istamina. Il paziente ha una continua sensazione di corpo estraneo con necessità di strofinarsi per il prurito. Tale movimento causa fastidio alla luce (fotofobia) e spesso si possono sovrapporre congiuntiviti purulente. Nelle congiuntiviti allergiche la terapia deve essere protratta per lungo tempo ed è costituita da colliri antistaminici. L’uso di colliri cortisonici è da limitare nel tempo (5-6 giorni al massimo) e solo dopo consulto con l’Oculista. Il fatto di essere scatenate da intolleranze da contatto non significa che il paziente affetto debba essere un soggetto allergico, soprattutto se l’età del paziente è inferiore a 3 anni. Non lasciano lesioni sull’occhio e non sono contagiose.

A cosa fare attenzione?

L’occhio rosso può essere anche espressione di patologie più gravi. È sempre consigliato quindi, in presenza di questi sintomi, ricorrere al parere di un medico.

www.ospedalebambinogesu.it [Dott. Antonino Romanzo]

Cefalea nei bambini: prima causa di assenza a scuola.

“Ha un profondo impatto sui risultati scolastici, secondo alcune ricerche è la prima causa di assenza da scuola, con circa 7-8 giorni persi all’anno e interferisce anche con le attività quotidiane, eppure la cefalea nei bambini è poco considerata, anche dai genitori: il 36% di essi infatti non sa che il figlio ne soffre”, afferma Pasquale Parisi, Responsabile del Centro Cefalee Pediatriche della Cattedra di Pediatria di “Sapienza” – Università di Roma, presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

La cefalea è un disturbo comune in età pediatrica ed è causa anche di frequenti accessi al Pronto Soccorso. Circa il 49% della popolazione pediatrica manifesta almeno un episodio di cefalea, il 4,2% ne soffre per più di 10 giorni al mese. La fascia più colpita è quella dai 12 anni in su. “Il disturbo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 30 anni anche a causa del netto cambiamento nello stile di vita dei nostri ragazzi”, aggiunge il professor Parisi. “Oltre alla predisposizione genetica disturbi del sonno, scarsità di ore destinate al riposo, ma anche l’uso eccessivo di videogiochi, tv, tablet e smartphone possono essere in parte responsabili dell’aumento dei casi. A questi si aggiungono fattori emotivi, ansia e stress. L’emicrania vede una netta prevalenza genetica, mentre nella cefalea ‘tensiva’ l’aspetto psico-emotivo è dominante”.

“Tutto ciò rende urgente implementare la ricerca di settore e di conseguenza rivedere le Linee guida per la diagnosi e la terapia della cefalea in età pediatrica, secondo criteri di Evidence Based Medicine”, prosegue ancora Parisi. A confermare questa necessità è uno studio di prossima pubblicazione presentato per la prima volta al Congresso Italiano di Pediatria che ha coinvolto 11 centri italiani afferenti alla Società Italiana di Neurologia Pediatrica. Nello studio è stato utilizzato AGREE II, uno strumento epidemiologico standardizzato che valuta l’adeguatezza delle Linee guida, pertanto “per la prima volta possiamo sostenere su base scientifica la necessità di questa revisione. Occorre inoltre rafforzare la ricerca pubblica e indipendente pervalutare l’efficacia dei farmaci nella popolazione pediatrica, ancora poco studiata”.

“Prima di fare una diagnosi chiediamo al bambino o ai genitori di compilare un ‘diario del mal di testa’ per circa 3 mesi. Spesso infatti la cefalea si manifesta in maniera occasionale, in corrispondenza di una infezione delle vie aeree superiori o di un episodio banale febbrile. Se si tratta di eventi episodici utilizziamo una terapia di ‘attacco’, ma se la cefalea si presenta per almeno 4-5 giorni al mese con compromissione della vita quotidiana usiamo un approccio preventivo, una profilassi, per evitare che il disturbo “cronicizzi” prosegue Parisi. È opportuno rivolgersi a un centro specialistico quando c’è familiarità, specialmente di forme aggressive e cronicizzate nei genitori, quando il disturbo è frequente ed impatta negativamente sugli aspetti scolastici e “ludici” del bambino-adolescente”.

La cefalea può essere ‘primaria’ se dalle indagini strumentali ad hoc non si sia individuata una causa organica del dolore, o secondaria se conseguente a cause come malattie, infezioni, traumi. Queste ultime ammontano a circa il 40-50% dei casi, ma quelle veramente pericolose sono intorno all’1-3% e vanno sottoposte al vaglio del centri specialistici. Esiste infine, anche se molto rara, la cefalea “insidiosa”, apparentemente benigna ma che nasconde patologie che possono minacciare la vita del piccolo paziente. “È molto difficile riconoscerla”, spiega Raffaele Falsaperla, Direttore UOC di Pediatria e PS Pediatrico Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Vittorio Emanuele Catania, “perché è apparentemente innocua, in quanto si manifesta in bambini affetti da cefalea cronica che non presentano segni neurologici tali da destare allarme e che normalmente vengono classificati in Pronto Soccorso come codici bianchi o verdi. L’esame del fondo oculare può essere uno strumento utile per scovarla”.

Cefalea: i consigli della SIP per genitori e adolescenti

Evitare quanto più possibile i fattori scatenanti la cefalea, quali dormire poco, avere stili di vita scorretti (fumo, alcol), essere eccessivamente esposti agli stimoli visivi (computer, smartphone ecc.).
Prestare attenzione ai segnali di esordio precoce atipico, come torcicollo, dolori addominali. Se intercettati precocemente si può fare la diagnosi di cefalea e quindi migliorare la qualità della vita del bambino.
In caso di attacco acuto somministrare tempestivamente la terapia prescritta dal pediatra perché se si aspetta troppo il farmaco rischia di essere inefficace.
Quando ci sono segnali come cambio di umore o se il bambino cammina male, vede male e parla male rivolgersi a un centro specialistico.
Pensare a una profilassi quando gli episodi sono numerosi e inficiano qualità vita del paziente e della famiglia.

Dal sito: www.sip.it (dottor Raffaele Falsaperla, Direttore del Pronto Soccorso Pediatrico e della Unità di Pediatria del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania