Autismo, la Dott.ssa Anna Pazzaglia ci aiuta a capirlo.

Iniziamo la collaborazione con la Dott.ssa Anna Pazzaglia cercando di rispondere nel modo più semplice possibile alle domande che ci avete fatto.

Che cos’è l’autismo?

L’autismo è un disturbo della sfera della comunicazione verbale e non verbale (gestuale) che impedisce al bambino di decodificare la realtà che gli sta intorno e le relazioni con gli altri nella loro reciprocità.

Che cosa caratterizza il bambino autistico?

Il bambino autistico ha serie difficoltà a sviluppare il linguaggio verbale e non verbale che può mancare del tutto o può manifestarsi con frasi ripetute e senza significato (per il linguaggio verbale).
Non riesce a relazionarsi con gli altri e vive stati di tensione emotiva che si manifestano con le stereotipie (comportamenti ripetitivi e ossessivi).

Il bambino autistico ha risposte sensoriali incoerenti sembra sordo e sembra pure che nn avverta il dolore il caldo il freddo.

Può essere un idiot savant ovvero sviluppare grosse capacità in ambiti particolari come la pittura oppure semplicemente la ripetizione mnemonica di numeri complessi in sequenza pur presentando un ritardo mentale.

Da cosa deriva l’autismo?

Non è ancora chiara l’origine ma sembra che ci siano cause ereditarie fattori dovuti a infezioni del feto danni al cromosoma X oppure al dna. E’ quai sempre presente una lesione a livello cerebrale.

Il bambino autistico ha un’intelligenza normale?

Il bambino autistico presenta un ritardo mentale atipico che è dovuto alla mancanza di possibilità di mettersi in relazione con gli altri e col mondo.Usa gli oggetti in maniera impropria cominciando dai giochi.

I bambini autistici possono parlare?

Ci sono bambini che parlano ripetendo frasi in maniera ossessiva anche frasi che hanno sentito mesi prima e che si ricordano perfettamente. Si può con una logopedia adeguata ai bisogni del soggetto agire attraverso ad esempio l’autoconversazione modalità in cui il terapista parla da solo a voce alta producendo nel bambino uno specchio per relazionarsi.

Si può aiutare un bambino nelle sue difficoltà di coordinamento psicomotorio?

Si agisce con la psicomotricità che prenderà in considerazione una dimensione ludica per il suo intervento nella quale si forma una relazione fondata sul gioco che sarà matrice di dei primi apprendimenti e delle prime comunicazioni in maniera integrata.

Come può aiutarlo un genitore?

Un genitore non deve adattarsi alla sua mancanza di movimento ma può aiutarlo insieme allo psicomotricista attraverso giochi di movimento in maniera indiretta giochi che presuppongono una distanza per indurli al movimento.

Ci sono persone che possono aiutare mio figlio a svolgere le attività quotidiane?

Si gli educatori possono realizzare un progetto su misura osservando le abilità acquisite e sviluppando quelle mancanti.

Come lavora un educatore su mio figlio?

L’educatore darà degli aiuti relazionali ovvero guiderà vostro figlio con le sue mani facendogli fare il gesto ad esempio di lavarsi le mani, farà da specchio eseguendo l’azione e poi in un secondo momento chiederà aiuto nello svolgerlo, indicherà in maniera gestuale o attraverso cartelli dove sta l’oggetto che serve in quel momento userà un suggerimento verbale come allacciati le scarpe. Tutte queste azioni mirano ad un’indipendenza graduale raggiunta con l’educatore.

Mio figlio si fa i bisogni addosso come posso aiutarlo?

Sia gli educatori che i genitori possono aiutarlo. Innanzitutto osservando i momenti della giornata in cui si fa i bisogni addosso e poi per aiutarlo a raggiungere il controllo sfinterico bisognerà anticiparlo ed accompagnarlo in bagno nei momenti rilevati con l’osservazione facendoli eseguire la sequenza senza stress e premiandolo se questa verrà svolta in maniera corretta. Di notte bisognerà svegliarlo prima dell’orario del bisogno utilizzare un pannolino mutandine e usare una luce tenue per farlo andare in bagno non immettendo nella sequenza anche l’accensione della luce principale (creando così un ulteriore complicazione nella sequenza).

Anna Pazzaglia ha master in Pedagogia speciale: progettista specializzato in percorsi di inclusione/integrazione per il “superamento degli handicaps” di 1.500 ore attivato presso l’Università di Bologna. Vive a Bologna e potete contattarla tramite la sua E-mail: annapazzaglia@alice.it o presso la nostra redazione.

Tante coccole Antigelo

Il freddo incalza, ”coprite” i bambini di attenzioni che li riparino: cibi sani e rimedi semplici costituiscono il segreto per rinforzare l’organismo dei nostri piccoli.

L’inverno sta arrivando, le giornate sono sempre più grigie e… gli starnuti sono in agguato. Eppure, non sempre i sintomi di un raffreddamento da parte del piccolo di casa devono essere motivo di allarme per suoi genitori. Spesso basta poco per aiutare bambini a riprendersi; i fastidi di ”stagione”, infatti, si possono curare con il buon senso e qualche rimedio naturale ”fai da te”.

Respirazione fluida

Se, per esempio, vi accorgete che il vostro bimbo ha il raffreddore e non riesce a respirare bene, aiutatelo con un rimedio ”della nonna”, come quello di preparare un buon brodo con pollo, verdure e aromi. Prima di farglielo sorseggiare lentamente, però, abbiate l’accortezza di fare in modo che il bimbo ne inali i vapori (un po’ come quando si fanno i suffumigi) con l’aiuto di una capace zuppiera: in questo modo le mucose nasali vengono decongestionate e la respirazione diviene più fluida.

Per combattere raffreddamenti vari è altrettanto consigliabile fare dei pediluvi e insegnare ai bambini a immergere i piedini, per almeno dieci minuti, in una bacinella di acqua calda (senza esagerare con la temperatura!). Passando all’alimentazio-ne, pompelmi, arance, kiwi, uova, carne rossa e bianca, succhi di frutta, cereali e tè deteinato sono veri alleati per combattere l’arrivo del freddo e far funzionare al meglio l’organismo e il sistema immunitario.

Tosse e mal di gola

E ancora, se il problema è una brutta tosse, una cura semplicissima e gustosa è quella di preparare dei fantastici biscottini all’anice (che è un ottimo espettorante). La ricetta è facilissima: basta aggiungere circa tre cucchiaini di semi di anice a un composto formato da 4 uova, lavorate con 125 g di zucchero, 125 di miele e con 300 g di farina, e versare il tutto in una teglia, quindi infornare per 30-40 minuti, far raffreddare tagliare a rettangoli.

IN CASO DI FEBBRE

Nel caso in cui il bambino avesse un pochino di febbre, è consigliabile non forzarlo a mangiare ma farlo bere molto spesso, soprattutto bibite zuccherate (non gassate) e dargli del miele al posto del solito zucchero raffinato, che potrebbe ostacolare l’assorbimento della vitamina B.

 

In questo periodo non si sottovalutino i cibi ”anti-freddo”

Per il mal di gola la propoli è un rimedio naturale dalle note doti antinfiammatorie e disinfettanti; in erboristeria e in farmacia si trovano pastiglie, tinture e spray pronti all’uso di grandissima efficacia; oppure si possono far bollire 15 g di cannella in un litro d’acqua far bere al piccolo il composto, dopo averlo filtrato, due o tre volte al giorno.

Sport, alleato della salute

Una disciplinata attività fisica è indispensabile per aiutare il fisico a svilupparsi correttamente

Una crescita armoniosa, sana ed equilibrata garantisce ai bambini uno sviluppo fisico e mentale appropriato e ideale. Per questo, oltre a un’alimentazione varia e ricca, è necessario praticare uno sport fin da piccoli. Una corretta e disciplinata attività fisica è indispensabile per aiutare l’organismo a mantenersi in salute e il fisico a svilupparsi correttamente, soprattutto nella fascia di età che va dai 3 ai 12-13 anni.

Veloce crescita

Verso i 4 anni, infatti, il corpo comincia una veloce crescita, prevalentemente “ossea” ed è quindi proprio da questo momento in poi che lo sport diventa un fondamentale alleato della salute presente e futura del bambino. L’attività fisica stimola anche la produzione di endorfine, molecole importanti per rinforzare la stima in se stessi e mantenere costante l’equilibrio interno, donandogli un fondamentale benessere psicologico. I bambini che intraprendono un’attività sportiva hanno, inoltre, la possibilità di passare più tempo fuori casa e socializzare, allargando la loro cerchia affettiva o, comunque, scoprendo nuove realtà ed evitano di stare eccessivamente davanti alla televisione o al computer.

Allo stesso tempo, i piccoli imparano ad autodisciplinarsi scoprendo le regole o i principi dello sport prescelto e abituandosi a rispettarli e condividerli, abbracciando la sportività . Tra le pratiche sportive ce ne sono alcune più indicate per bambini, come le arti marziali, soprattutto il karatè, che permettono di sviluppare il fisico in maniera armoniosa, insegnando metodi di difesa senza un contatto violento e con grande rispetto degli avversari.

Non ci sono sport “migliori” di altri

Un altro sport completo e consigliabile per l’età della crescita è il triathlon, la disciplina che unisce tre sport in uno: il nuoto, la bicicletta e la corsa praticati in gara. E ora, qualche consiglio di comportamento per i genitori di un piccolo sportivo. È importante che il bambino possa praticare senza forzature lo sport che più gli è congeniale, che deve sempre essere vissuto, almeno fino ai 12-13 anni, come un momento di svago e di aggregazione e non come una pressione, una costrizione da parte di genitori o di tecnici.

BUONO A SAPERSI

In genere, qualsiasi disciplina sportiva si decida di intraprendere, si consigliano di solito 2-3 allenamenti alla settimana di circa 1-1,30 ore ognuno. Non bisogna, infatti, rischiare di affaticare l’organismo del bambino.

Spingere con allegria i figli a impegnarsi a calcio, pallacanestro o nuoto può essere un modo per incentivarli ma è importante non esagerare, non cercare a tutti i costi “il risultato” o non obbligarli a essere competitivi a tutti i costi. I piccoli non devono essere investiti dell’ansia di non aver giocato bene o di dover vincere perchè questo agonismo esasperato darà un peso enorme a un eventuale insuccesso, provocando loro inutili frustrazioni.

Mamma, mi fa male un dente!

La carie colpisce anche i denti da latte, ma si può prevenire. Basta un po’ di impegno e prendere qualche accortezza

I denti da latte sono molto spesso e con grande facilita’ preda della carie. Quali le cause di questo fastidioso fenomeno troppo spesso sottovalutato perche’ colpisce denti destinati naturalmente a cadere? Recenti studi hanno dimostrato che sono alcune abitudini non proprio corrette a favorire l’insorgenza di questa malattia, dovuta all’azione lenta e progressiva di alcuni batteri gia’ presenti nella placca batterica (la sottile pellicola che si deposita regolarmente sui denti).

Non un solo colpevole

Quando i batteri si moltiplicano, trovando nella cavit. orale le condizioni ideali al loro sviluppo, possono aggredire lo smalto del dente, deteriorandolo, oppure spingersi piu’ in profondita’, attaccare la dentina e provocare dolori acuti che, in qualche caso, portano inevitabilmente all’estrazione del dente malato. La carie non si forma, pero’, solo per un’eccessiva assunzione di bevande zuccherate (seguite magari da una frettolosa e poco coscienziosa igiene orale) ma e’ spesso dovuta anche a un prolungato allattamento, sia al seno che con il biberon, dopo che i dentini sono gia’. spuntati.

IL DENTISTA? UN AMICO!

Le visite periodiche dal dentista, che non va consultato solo quando il problema esiste già, devono diventare un&’abitudine. Se il bimbo impara a curare responsabilmente i propri dentini e a non farli ammalare, anche l’incontro con questo temutissimo personaggio sarà più sereno. Allora, se a vostro figlio sono appena spuntati i primi denti, cominciate da subito a prevenire la carie con semplici accorgimenti e un po’ di attenzione: lo aiuterete a crescere in salute e sorridente!

 

Limitare i dolci

In questi casi, infatti, soprattutto se il piccolo ha l’abitudine di poppare poco prima di addormentarsi, il liquido succhiato rimane in parte sul palato che viene invaso dai batteri cariogeni che cominciano il loro paziente e antipatico lavoro. I denti da latte, inoltre, non sono forti come quelli permanenti e divengono un facile bersaglio per la carie che agisce molto piu’ velocemente su queste strutture ”non ancora mature”. Con lo spuntare dei primi dentini, quindi, meglio evitare di fargli succhiare latte o altre bevande (tranne l’acqua naturalmente) prima di dormire e, ovviamente, limitare il consumo di dolci, caramelle e alimenti zuccherini in genere.

Allenamento

Inoltre, e’ da considerarsi una sana abitudine quella di incentivare i bambini a spazzolare bene i denti dopo ogni pasto e fargli assumere delle pastiglie di fluoro che stabilizza la struttura dei tessuti del dente rendendolo piu’ resistente. ”Allenare” i bimbi fin da piccoli a prendersi cura dei loro denti e a non sottovalutare il problema della carie, li aiuter. a mantenere anche da grandi un sorriso smagliante e sano. In commercio esistono spazzolini colorati e anatomici, dentifrici dai sapori golosi, che rendono il momento del lavarsi i denti davvero un gioco divertente.

I bambini e il sole – piccolo manuale d’uso

L’estate e il periodo delle vacanze sono per i bambini un momento di gioia indescrivibile. Sguazzare, fare castelli di sabbia, giocare sul bagnasciuga o fare lunghe camminate in montagna sono solo alcune delle attività da svolgere al sole che, essendo importantissimo per la sintesi della vitamina D e quindi per combattere il rachitismo, è amico dei bambini.
Per far godere ai più piccoli solo i benefici di questo naturale e piacevole alleato della salute, però, è bene che la loro pelle delicata, morbida, molto sensibile e più soggetta alle scottature ed eritemi, sia assolutamente protetta e tutelata. La pelle giovane, infatti, capace di guarire più velocemente di quella più matura dalle irritazioni, allo stesso tempo le sviluppa molto più velocemente. I danni che una scorretta esposizione solare può causare in un bambino, quindi, si manifestano molto rapidamente: per questo mamma e papà devono stare all’erta da subito! Per di più una scottatura, oltre che a dolore e fastidio, può provocare disidratazione, febbre e svenimenti e rendere poco piacevoli giorni che dovrebbero essere spensierati e allegri. Perché allora rovinarli, quando basta un po’ di attenzione?

Il filtro solare: “amico per la pelle” del vostro bimbo.
Ormai in tantissimi negozi, supermercati e simili è facile trovare un’ampia scelta di creme solari con vari fattori di protezione, un motivo in più per dare subito ai piccoli l’appropriato scudo dai raggi del sole. Ecco qualche consiglio per scegliere quella più adatta ai bambini e qualche regola di comportamento da adottare al sole.

  1. Su ogni flacone di protettivi solari è riportato il fattore di protezione,ovvero la capacità protettiva del prodotto. Per i bambini è bene scegliere un fattore protettivo molto alto o a una schermatura totale.
  2. Non dimenticare di proteggere le orecchie, il naso e le labbra dei bambini: per queste zone è buona abitudine utilizzare i filtri in stick o in burro, con alto fattore di protezione, che hanno buona resistenza e sono di facile applicazione.
  3. Preferire un prodotto in crema o in gel e con composto non alcolico.
  4. Riapplicare il prodotto ogni due ore: il bimbo giocando o sudando perde parte della protezione.
  5. Non usare olii per bambini prima dell’esposizioni, perché il riflesso che provocano attira i raggi solari e facilita le scottature e attenzione anche alle superfici riflettenti (acqua, neve ecc).
  6. I bambini dovrebbero evitare l’esposizione al sole negli orari in cui i raggi solari sono più intensi,
    ovvero tra le 11 della mattina e le 14/16 del pomeriggio.
  7. Fare bere spesso i bambini per compensare la traspirazione.
  8. Tenere esaminata la pelle dei piccoli: controllare eventuali macchie, escrescenze,eruzioni cutanee
    e parlarne quindi con un dottore o un dermatologo.
  9. Essere i primi a dare il buon esempio: amare il sole ma non abusarne e usare le creme è il modo migliore per goderselo.
  10. Durante il primo anno di vita è bene tenere i piccoli il più possibile al riparo dal sole: in questo periodo una scottatura può diventare un problema piuttosto serio. È quindi molto corretto coprire il bambino (soprattutto se con carnagione molto chiara,capelli chiari o rossi e occhi chiari) con cappellini, magliette e pantaloncini ed usare la carrozzina con tettoia per i neonati o un passeggino con tettoia o ombrellino per i più grandicelli.

Omeopatia

Lo scopritore di un metodo di cura detto OMEOPATIA fu Samuel Hahnemann (1755-1843).
Era un medico presso l’Università di Lipsia che abbandonò presto la professione perchè non era concorde con le metodiche terapeutiche allora in usate (ad esempio i salassi).
Da un primo esperimento con la chinina, fatto su se stesso, constatò la comparsa di sintomi tipo “febbre intermittente”, gli stessi che la sostanza era in grado di curare. Hahnemann capì di aver scoperto una nuova legge terapeutica: le sostanze assunte alle dosi abituali ponderali provocavano specifici disturbi nei soggetti sani mentre a basse dosi erano in grado di guarire.
Continuò gli esperimenti su se stesso, sui suoi familiari e sui suoi assistenti e per evitare gli effetti collaterali di sostanze dotate di poteri tossici, ridusse progressivamente dose sommministrata dei medicamenti fino ad arrivare a quantutà estremamente basse. A questo punto osservò che l’azione dei medicamenti aumentava progressivamente con il diminuire della dose se la sostanza, durante i passaggi della diluizione, veniva sottoposta contemporaneamente ad un processo che egli chiamò “Dinamizzazione”. Secondo questa tecnica ad ogni diluizione del medicamento la soluzione deve essere agitata manualmente per caricare “energeticamente” il rimedio, potenziando così la sua azione terapeutica.

Hahnemann pubblicò i risultati dei suoi studi nel 1796 e nel 1810. Così nacque l’omeopatia.

 

 

Approfondimento sull’omeopatia

L’omeopatia è sempre più ricercata e diffusa: un metodo terapeutico alternativo e complementare alle cure tradizionali, fondato sulla somministrazione di farmaci in grado di produrre i medesimi sintomi che si intendono curare.
Alla base della medicina omeopatica ci sono sostanze totalmente naturali.
L’origine può essere vegetale, minerale o animale: la sostanza va diluita e dinamizzata in acqua prima dell’applicazione terapeutica.
Grazie alla diluizione, i medicinali omeopatici prevedono l’assunzione del principio attivo in quantità estremamente inferiore rispetto ai dosaggi classici. Utilizzati spesso per le cure dei bambini, i medicinali omeopatici non prevedono effetti collaterali.

Medicinali omeopatici e cura dei più piccoli.
E’ bene ricordare che non ci si inventa medici o farmacisti: è per questo che indipendentemente dalla cura scelta, è importante sempre affidarsi ad uno specialista o al proprio medico di famiglia anche prima di una cura omeopatica. Le diverse condizioni costituzionali e sintomatologiche dei bambini possono ovviamente influire sulle modalità e tipologia di cura da affrontare.
La somministrazione dei farmaci omeopatici in granuli, diluiti in acqua, può avvenire in un normale bicchiere ma anche dal biberon per i più piccoli: è importante essere seguiti da uno specialista o un farmacista per una corretta assunzione e dosaggio quotidiano. In Italia non è possibile, secondo la normativa vigente, inserire un foglietto illustrativo.
Non sono previste differenze particolari rispetto agli adulti per l’assunzione: la posologia indicata è identica, 5 granuli o 1 dose per ogni somministrazione.

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Chi è Samuel Hahnemann?

Il buon Samuel Hahnemann, inventore dell’ omeopatia, in quei tempi oscuri, stufo di veder morire la gente curata dai colleghi a forza di clisteri, salassi, sanguisughe, purghe paurose e altri intrugli immondi, ebbe un’ idea che a lui sembrò buona.
Pensò che se avesse somministrato ai pazienti, una sostanza che se data in dosi tossiche desse al paziente gli stessi sintomi della malattia che si voleva curare, ma fosse somministrata in dosi molto diluite, le naturali difese dell’ organismo si sarebbero attivate per guarire quella malattia.

roma dentisti omeopatia
Hahnemann provò ed ebbe in qualche modo ragione… ma perché ?
La ebbe solo perché sottraendo i poveri pazienti dell’ epoca alle terapie assassine degli altri medici, fece in modo che i naturali meccanismi di auto guarigione che ognuno di noi ha, si potessero estrinsecare liberamente.
Quelle omeopatiche non si possono chiamare legalmente medicine, si debbono chiamare “rimedi” e il perché lo spiegheremo ora descrivendo come oggi si fabbrichino questi.

  1. Si cerca una sostanza che se data in dosi tossiche dia gli stessi esatti sintomi che da la malattia che si vorrebbe curare.

  2. Si diluisce questa sostanza con un rapporto di 99 a 1. e cioè: Su 99 litri di pura acqua ci deve essere un solo litro della sostanza indicata chiamata Tintura madre.

  3. Si agita, si dinamizza il tutto ( Il termine usato dagli omeopati è succussione )

  4. Si prende un solo litro della soluzione lo si mette in altri 99 litri di acqua e si ripete il ciclo dal punto 2 al punto 4 innumerevoli volte, anche fino a 50.

    In parole semplici e comprensibili anche ad uno studente di III media spieghiamo praticamente cosa siano le diluizione progressive con rapporto di 1 a 99 e cosa ci possa essere nella diluizione finale:
    1° diluizione = 0,01% della tintura madre originale.
    2° diluizione = 0,0001% della tintura madre originale.
    3° diluizione = 0,000001% della tintura madre originale.
    4° diluizione = 0,00000001% della tintura madre originale.
    6° diluizione = 0,0000000001% della tintura madre originale.
    7° diluizione = 0,000000000001% della tintura madre originale.
    8° diluizione = 0,00000000000001% della tintura madre originale.
    9° diluizione = 0,0000000000000001% della tintura madre originale.
    10° diluizione = 0,000000000000000001% della tintura madre originale.
    E via così, fino alla 30° diluizione, dove gli zeri sono un numero spaventoso e impossibile da leggere.

Alla fine dei cicli, non c’è nessuno al mondo, nemmeno se possiede le più sofisticate attrezzature scientifiche, che possa rilevare nell’ ultima “soluzione” anche una sola molecola della sostanza di origine ( Tintura madre) perché c’è solo acqua purissima.
Gli omeopati però affermano -senza darci alcuna prova scientifica– che l’ acqua conservi la memoria della tintura madre.

Ma poi, se anche alla fine delle diluizioni ci fosse anche una sola molecola, dove andrebbe a finire questa, se non in una sola pillolina o bottiglietta ?
Gli omeopati attribuiscono all’ acqua proprietà di memorizzazione e per questo motivo l’ acqua conserverebbe la memoria della tintura madre originale con i quale è stato preparato il rimedio omeopatico….. nulla di più falso ! L’acqua non ha memoria, nessuno lo ha mai potuto dimostrare scientificamente.

Dislessia, si può rimediare

Se il bambino fatica a concentrarsi, inverte numeri e lettere, non legge bene, lo si aiuta con terapie mirate e specialisti come psicologi e logopedisti.

Non tutti i bambini in eta’ scolare riescono a leggere un testo correttamente e agevolmente e spesso i loro compiti sono zeppi di errori d’ortografia, di parole scritte in maniera molto sgrammaticata e imprecisa. Questo non sempre significa che il piccolo non si impegna ed e’ svogliato, in qualche caso dietro queste situazioni si nasconde un vero problema: la dislessia (vedi box). Il fenomeno e’ abbastanza diffuso (in Italia si calcola che circa 1.500 persone ne siano affette e che si possa contare un bambino dislessico per classe) e, anche se da essa non si puo’. completamente guarire, si puo’. correggere.

La dislessia diventa un vero e proprio problema quando i bambini frequentano le elementari e sono tenuti a fare dettati, esercizi e a cimentarsi con racconti, favole o lezioni da imparare. I bambini dislessici, pur essendo in tutto e per tutto come i loro compagni, non riescono ad imparare con la stessa rapidit. degli altri e questa situazione pu., nel tempo, provocare loro dei problemi psicologici.

UN DISTURBO NEUROLOGICO

La dislessia non è una mancanza di intelligenza ma un disturbo di carattere neurologico con componente genetica che si manifesta nei piccoli già in età prescolare. È un fenomeno per cui il bambino fatica a concentrarsi, a leggere e scrivere oppure non riesce a imparare le tabelline.

 

Metodi riabilitativi

Accorgersi del problema non e’ arduo: se si nota che il piccolo fa fatica a concentrarsi, inverte numeri e lettere e non riesce a leggere fluentemente e’ bene interpellare uno specialista (neuropsichiatra) che lo sottoporra’ a un test apposito. E’ necessario farlo poi seguire da un logopedista che interverra’. con una terapia adeguata, aiutandolo a superare le sue difficolta’; in qualche caso sara’ anche necessario l’aiuto di uno psicologo per aiutare il bambino a riconquistare fiducia in se stesso.

L’uso della calcolatrice, del PC, la creazione di origami e filastrocche e lo svolgimento di specifici esercizi interattivi sono metodi che possono rivelarsi di grandissimo aiuto nella rieducazione del bambino, aiutandolo attraverso il gioco a rimpossessarsi delle sue abilia’.. Un interessantissimo progetto che sta prendendo piede in Emilia Romagna, e che verra’ presentato anche in Parlamento, si chiama T-Slessia, e’ a cura del Consorzio Interuniversitario Cineca, e propone la riabilitazione dei bambini affetti da problemi di dislessia attraverso la tv digitale terrestre interattiva che permetterebbe di superare alcuni dei limiti legati al trattamento tradizionale.

 

Tosse? Curala con la dolcezza

E’ un fenomeno tutt’altro che raro. Ma non sempre è sintomo di un malanno vero e proprio e può durare solo qualche giorno

È una reazione naturale, un meccanismo che si innesca a causa di un aumento della pressione dell’aria nelle vie aeree, il tentativo di espellere aria in eccesso, o altro corpo estraneo che ostruisce la normale respirazione. Improvvise sudate, sbalzi di temperatura o infreddature possono provocare tosse anche insistente. Il contatto con altri bambini a scuola, poi, favorisce lo scambio di germi con conseguenti infiammazioni delle vie respiratorie che aumentano le secrezioni di muco e catarro scatenando la tosse. Ma non e’ il caso di preoccuparsi troppo di un fenomeno che puo’ risolversi con piccole attenzioni.E che, generalmente, scompare in breve tempo.

Consultare il pediatra è sempre consigliabile

Come riconoscerla La tosse e’ secca quando interessa laringe, trachea e faringe e si manifesta senza catarro. E’, invece, grassa quella tipica delle basse vie respiratorie che interessa bronchi e polmoni. La prima e’ stizzosa e fastidiosa e puo’ portare il bimbo a vomitare, impedendo il sonno. In questi casi, si consiglia l’uso di un aerosol con prodotti specifici da farsi consigliare dal pediatra. Inoltre, meglio farlo dormire semiseduto (in questo modo le secrezioni non si fermano in gola) e dargli una tazza di latte caldo (mai bollente) con abbondante miele: calma la tosse ed allevia il bruciore alla gola. Anche per la tosse grassa, che non deve creare particolare agitazione (soprattutto se non c’e’ febbre o difficolta’ respiratoria) si ricorre all’aerosol con sostanze mucolitiche che sciolgono il catarro.

ATTENZIONE AGLI ANTIBIOTICI

Vietato somministrare antibiotici senza prima consultare il pediatra. La tosse, il più delle volte, è causata da virus sui quali questi farmaci non funzionano. Al contrario, possono solo provocare effetti indesiderati. Solo lo specialista potrà decidere la terapia più indicata o se è il caso di sottoporre il piccolo ad esami più approfonditi.

Idratazione E’ importante idratare bene il piccolo: fargli bere molta acqua o succhi di frutta rende il muco piu’ fluido e facilmente eliminabile. A questo scopo, un deumidificatore favorira’ la sua respirazione. Evitate le sostanze balsamiche che possono provocare bruciori. Se non ha febbre, e’ vivace e conserva l’appetito, anche con la tosse puo’ uscire e giocare. Fate solo attenzione alle correnti d’aria.

Sofrologia Caycediana: per combattere lo stress

Abbiamo scoperto un corso veramente interessante…

Un corso mirato per chi ha la necessità di fronteggiare in breve tempo lo stress accumulato nel quotidiano: sul lavoro, a casa, a causa di relazioni complicate e di situazioni stressanti che si trova a vivere.
Lo stress influisce sui nostri comportamenti rendendoli inadeguati, e quel che è peggio danneggia il nostro organismo: cominciamo a somatizzare le tensioni (mal di testa, mal di schiena, dolori di stomaco, insonnia etc.).
In 5 settimane con 5 incontri di circa un’ora impariamo una serie di tecniche sofrologiche, da ripetere a casa, che ci permettono di rilassarci e di percepire piano piano gli stimoli stressanti con meno intensità, di adeguare le nostre reazioni a quegli stimoli in modo per noi più funzionale. Diminuiscono così le reazioni organiche allo stress e cominciamo a vivere più tranquilli e con la mente più serena.

Per chi è consigliato?
Il corso è per tutti: per chi svolge professioni di responsabilità o lavori stressanti per intensità e durata, per le donne che lavorano sia in casa che fuori, per le mamme col carico della famiglia, per gli studenti stressati dagli esami, per chiunque voglia vivere più sereno e ottimista.

Quando?

Dal 26 ottobre, ogni sabato dalle 14,30 alle 15,30.

Il corso è diretto da EMI RAVAGNANI, Sofrologa.

Presso la palestra TOTAL TRAINING MILANO (Via Iglesias 37 Milano) tel. 02.36767698 – prenota,sono 5 incontri in 5 settimane.

Progetto musicale nella scuola dell’infanzia

Sonia Vettorato, pianista di formazione classica ( diplomata in conservatorio) e docente di pianoforte ci parla dell’importanza della musica nel mondo dell’infanzia.
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Perché un progetto musicale nella scuola dell’infanzia?
Sin dalla nascita la realtà sonora e la musica diventano parte integrante della vita del bambino.
Ancor prima che si stabiliscano i primi contatti con l’ambiente attraverso la vista e il tatto, al bambino giungono i suoni e i rumori della vita quotidiana: la voce di mamma, i rumori di casa, la televisione ecc.
A questo sfondo sonoro si aggiungono le prime canzoni e melodie che il bambino ascolta e che costituiscono un punto di partenza per lo sviluppo della sua sensibilità, del suo orecchio e della sua musicalità. Il bambino comincia ad esplorare le potenzialità sonore del corpo e degli oggetti, individuare il rapporto causale fonte sonore-suono codificare e decodificare i suoni attraverso il linguaggio mimico-gestuale colorico-pittorico, grafico, verbale.
Il suono come la forma, il colore, il tatto, il sapore, l’odore è una delle fonti primarie del conoscere e ancor prima di essere considerata essenziale allo sviluppo cognitivo, la musica fa parte del vissuto emotivo del bimbo.
E’ chiaro quindi che una buona educazione musicale gli permetterà di esprimere liberamente la ricchezza multiforme del suo mondo interiore e dare un volto ed una consistenza all’insieme delle stimolazioni acustiche e musicali a cui viene sottoposto ogni giorno.
Alla luce di queste premesse e in relazione ai programmi delle scuole materne, tale progetto è l’inizio di un percorso (che dovrebbe continuare per tutta la vita) che non vuole solo avviare il bambino al grande universo musicale, bensì contribuire con efficacia alla sua formazione e alla sua crescita globale.

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Perché l’educazione musicale è un valido strumento di crescita?
E’ ormai assodato che la musica influisce positivamente sulla formazione del cervello, accresce l’intelligenza, la sensibilità e il senso estetico del bambino.
Fare musica favorisce il coordinamento motorio, l’attenzione, la concentrazione, il ragionamento logico, la memoria, l’espressione di sé, il pensiero creativo.
Inoltre è un ottimo strumento di socializzazione, esperienza corale in cui vivere e liberare le proprie emozioni, ascoltare il proprio corpo e ciò che lo circonda, mettendo in gioco la personale capacità di improvvisare e usare l’immaginazione.

Perché proprio alla scuola materna?
L’età prescolare è la migliore per l’apprendimento della musica; è stato provato che in questo particolare momento della vita le potenzialità uditive sono massime; ogni linguaggio quindi, compreso quello musicale, viene appreso con estrema facilità e naturalezza.

PRINCIPALI AREE DI LAVORO
Si mira a sviluppare principalmente:
Le fondamentali capacità musicali
– riconoscimento di suoni, senso della melodia, dell’armonia, del fraseggio, della qua-lità dei suoni;
– assimilazione degli elementi costitutivi della musica (ritmo,melodia, armonia, timbro, agogica, dinamica) attraverso l’uso della voce e degli strumenti ritmici.
Le basi dell’espressione musicale
– Pratica vocale, strumentale con strumenti a percussione, ritmica con il corpo ( danza, movimento sincronizzato, gesti-suono ) e con oggetti e strumenti musicali.
Il senso musicale
– Sperimentazione pratica della musica: permette al bambino di apprezzare e condidere questa gioia con il gruppo e aumenta la sua sensibilità nei confronti dell’espressione musicale ponendo le basi per ulteriori sviluppi come suonare uno strumento o creare musica.

Obbiettivo fondamentale
Sviluppare la sensibilità musicale del bambino, trasmettergli cioè le basi del linguaggio musicale attraverso una serie di attività allegre e stimolanti adatte alla sua età.

Obbiettivi specifici:
. sviluppo della sensibilità uditiva ( formazione dell’orecchio )
. sviluppo della voce ( canto e produzione di suoni e rumori )
. sviluppo del senso ritmico
. sviluppo delle capacità psicomotorie e di ordine mentale
. sviluppo della socialità e inserimento armonico nel gruppo
. assimilazione dei primi elementi di lettura ritmica e melodica
. sviluppo della capacità di espressione attraverso il linguaggio musicale
. sonorizzare racconti, esprimere con mimica e gesto motorio eventi musicali

Indicazioni didattiche e metodologiche.
Il programma di educazione musicale viene svolto nel corso dell’intero anno sco-lastico dall’esperto musicale coadiuvato dalle docenti delle cinque sezioni e dalla
responsabile del laboratorio. Tenuto conto del progetto educativo annuale dell’istituto e degli obbiettivi specifici, i docenti in team con l’operatore musicale decidono i contenuti del percorso, definendo argomenti, attività e materiali dello stesso. Il gioco costituisce la risorsa privilegiata di apprendimento: attraverso esso vengono proposte a rotazione attività di tipo pratico ed espressivo che hanno lo scopo di far sperimentare tutto ciò che alla musica è inerente: vocalità, movimento, gesto, scansione verbale, uso di strumenti, drammatizzazione, lettura e scrittura musicale
L’operatore musicale utilizza diverse metodologie in relazione alle attività e agli obbiettivi fissati; in particolare fa riferimento ai seguenti grandi didatti:
– Dalcroze per il movimento inteso come mezzo per vivere pienamente l’evento sonoro in tutte le sue qualità espressive;
– Orff per il far musica insieme e la produzione di eventi musicali con parola, musica, danza e l’uso di strumenti ritmici;
– Willems per l’educazione delle facoltà percettive;
– Kodali per la pratica del canto;
– Zucchini per l’espressione di sé e la socializzazione attraverso la musica;
– Rizzi e Pastormerlo per la lettura e la scrittura musicale.

Attività
Vengono scelte in modo da sviluppare un percorso didattico che inglobi il potenziale creativo e il bisogno di socializzazione dei bambini.
Si alternano velocemente ( circa cinque minuti ciascuna ) in ogni lezione e fanno sperimentare la musica in ogni suo aspetto.

Cantare
. canto di canzoni con testo verbale
. canto di canzoni con note musicali
. esercizi per lo sviluppo dell’orecchio
. sperimentazione di lettura cantata

Fare ritmo
. su canzoni
. su brani musicali ascoltati con impianto stereo
. su esercizi speciali ideati per quasta attività
. a imitazione con l’operatore
( si fa ritmo con il corpo, gesti-suono, strumentini

Danzare
. esecuzione di semplici coreografie su brani infantili
. gestualizzazione e mimo su canzoni e brani sinfonici ascoltati

Ascoltare
. eventi sonori naturali e artificiali
. esercizi-gioco che stimolano a riconoscere le caratteristiche del suono ( altezza, intensità, timbro, durata)
. esercizi-gioco che stimolano a riconoscere le caratteristiche dei brani ( tema,forma,strumenti, aspetto espressivo ecc.)
. ascolti guidata in forma di fiaba

Esprimere
. esprimere sé stessi e le proprie emozioni attraverso la musica
. sonorizzare racconti
. drammatizzare brani musicali
. interpretare con il corpo brani musicali
. esprimere le emozioni che l’ascolto di un brano suscita con vari linguaggi ( verbale, mimico, pittorico, gestuale )

Leggere e scrivere
. leggere le note e i ritmi contenuti nel testo di riferimento
. realizzare simpatiche attività scritte contenute nel testo relative in particolare alla scrittura dei simboli delle note sul pentagramma e a quelli di durata

Inventare
. dare spazio alla creatività dei bambini passando da attività guidate a semilibere: improvvisazioni melodiche, improvvisazioni ritmiche, attività motorie, attività mimiche.

Per saperne di più: http://www.ilgustodellamusica.it

Per i genitori: con le Regole ci vuole Saggezza e Perseveranza

Con i bambini ci vuole, oltre che tanta pazienza ed entusiasmo, perseveranza nel dire, ridire e ribadire le regole.
Perché? Perché i bambini e le bambine se le dimenticano troppo in fretta, le regole; e noi adulti, purtroppo, ci stanchiamo di ripeterle preferendo soprassedere.
Quante volte abbiamo detto a nostro figlio: «A tavola si sta seduti… Non si può volere ogni giorno un giocattolo nuovo… Non si getta la carta in terra…» e via discorrendo. Poi, però, quando nostro figlio si alza da tavola e noi, stanchi della giornata, facciamo finta di non vedere o quando fa i capricci davanti alla vetrina del giornalaio e non sappiamo più che pesci pigliare ci viene più facile accontentarlo. È vero, non è bello che nostro figlio pianga e si disperi davanti al giornalaio, tutta la gente poi si gira a guardare con quell’espressione interrogativa come se avessimo fatto chissà qual torto a quel ‘povero piccolo’ che proprio in quel momento si fa letteralmente trascinare via. Tuttavia, è qui che ci sbagliamo. Il bambino, anche se piccolo – soprattutto se piccolo -, capisce al volo quando un adulto è prossimo a cedere, ha un sento senso, e scatena tutte le sue armi più sofisticate per farvi impietosire; ne approfitta è ovvio, non facciamo così anche noi in certe circostanze? Davanti all’argomento REGOLE, alcuni potrebbero obiettare che inculchiamo ai nostri bambini troppe regole e che invece sarebbe meglio che i bambini crescessero liberi, senza alcuna regola. In un certo qual modo non hanno torto, costoro, uno psicologo diceva sempre a noi insegnanti che “il troppo e il niente danno lo stesso risultato”.
Ecco allora gli ingredienti necessari: saggezza nel discernere bene quali e quante regole dare al bambino e perseveranza nel mantenere fede a quelle regole, costi quel che costi.
Solo così faremo di quel bambino, bambina un adulto di spessore.
Sinforosa castoro

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IL SANGUE a cura di AVIS MONZA: Informazioni generali

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Il sangue, tessuto essenziale per la vita dell’uomo
Il sangue è l’intermediario indispensabile tra le cellule del nostro corpo e l’ambiente che ci circonda (ambiente in cui si trova anche il nostro nutrimento). Esso infatti reca alle cellule le sostanze alimentari e l’ossigeno, ed inoltre elimina le sostenza di rifiuto prodottesi nell’organismo. Circola in un sistema di canali o vasi, distini in arterie, vene e capillari, sospinto dal cuore, che funzione come una pompa aspirante e premente.
La scoperta della circolazione del sangue va attribuita ad un Italiano, Andrea Cesalpino di Arezzo.
Nel 1593 egli diede una completa descrizione della circolazione del sangue nelle arterie e nelle vene, dimostrando il loro collegamento con i capillari.
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La composizione del sangue
Il sangue è un tessuto composto per il 55% da una sostanza liquida chiamata plasma, e per il restante 45% da 3 specie di elementi cellulari:

  • i globuli rossi;
  • i globuli bianchi;
  • le piastrine.

Il sangue si distingue in Arterioso e Venoso; quello arterioso è di colore rosso vivo, quello venoso è di colore rosso cupo e carico di anidride carbonica.

ll plasma è prevalentemente formato da acqua che mantiene in soluzione proteine, sostanze minerali (di cui la principale è il cloruro di sodio) e sostanze ottenute dalla digestione degli alimenti. Esso contiene varie sostanza proteiche, fra le quali i fattori della coagulazione del sangue, come il Fattore VIII, il Fattore IX e il Fibrinogeno. Il plasma, grazie ai substrati che veicola, svolge varie ed importanti funzioni: raccoglie le sostanze di rifiuto, mantiene costante il volume del sangue, cede le sostanze nutritive ai tessuti, annienta gli agenti infettivi, organizza la coagulazione del sangue.

I globuli rossi. Nell’uomo sono da 4.500.000 a 5.800.000 per mm3 e nella donna da 4.000.000 a 5.200.000 per mm3. Dall’aria inalata nei polmoni assorbono l’ossigeno che trasportano in tutto il corpo cedendolo alle cellule, anche le più lontane; viceversa trasportano ai polmoni l’anidride carbonica, prodotta dall’attività delle cellule del corpo. I globuli rossi sono prodotti dal midollo rosso delle ossa: circa un trilione al giorno! Essi vivono mediamente 120 giorni. Quando diventano “vecchi” vengono distrutti nella milza e nel fegato. Il calo del loro numero o il venir meno di alcune loro componenti, quali il ferro, causa l’anemia.

I globuli bianchi. Sono da 4.500 a 10.500 per mm3, e appaiono al microscopio incolori e trasparenti. Hanno la proprietà di spostarsi, deformarsi, di attraversare le pareti dei capillari e di penetrare negli interstizi dei tessuti. Hanno il compito di assimilare e di distruggere i batteri o altri corpuscoli estranei e dannosi all’organismo.
Un particolare tipo di globuli bianchi, i linfociti, programmano la produzione e fabbricano direttamente gli anticorpi contro le malattie. Rappresentano quindi il il più valido mezzo di difesa dell’organismo contro virus e batteri. Vengono fabbricati dalla milza, dalle ghiandole linfatiche e dal midollo osseo. I globuli bianchi possono essere definiti la “polizia sanitaria” del nostro corpo.

Le piastrine. Sono dei frammenti di cellule prodotte dal midollo rosso delle ossa ed in media sono da 150.000 a 400.000 per mm3. Le piastrine hanno parte attiva nell’importante fenomeno della coagulazione del sangue in caso di ferite. Vivono pochi giorni, in media 10.

IL SANGUE a cura di AVIS MONZA: i gruppi sanguigni

 

I gruppi sanguigni
Dal XVI secolo in poi vennero compiuti molti studi sul sangue, anche perché quando si iniettava il sangue di un individuo sano in un individuo malato, si avevano molto frequentemente conseguenze mortali per quest’ultimo.

I tentativi di trasfusione sanguigna continuavano perchè ancora non si sapeva che il sangue non è uguale per tutti gli uomini.

Nel 1901 il medico viennese Karl Landsteiner scoprì che sulla superficie dei globuli rossi umani sono presenti delle sostanze chiamate agglutinogeni e che nel plasma ci sono degli anticorpi chiamati agglutinine. Sulla base di queste scoperte il dottor Karl Landsteiner distinse nella specia umana tre gruppi sanguigni che vennero chiamati A, B, 0.
Nel 1902 i professori Von Decastello e Sturlo scoprirono il quarto gruppo, molto raro, che venne chiamato AB.

Solo allora si intuì la causa degli insuccessi del passato e solo da allora le trasfusioni sono diventate più sicure.

 

La determinazione del gruppo sanguigno
Il gruppo A comprende tutti gli individui che possiedono l’agglutinogeno A, il gruppo B gli individui che possiedono l’agglutinogeno B, il gruppo AB gli individui che possiedono sia l’agglutinogeno A che quello B.
Infine, il gruppo 0 comprende tutti gli individui che mancano di queste sostanze antigene, sia del tipo A che del tipo B.

Gli individui del gruppo A possono ricevere il sangue soltanto dagli individui dello stesso gruppo o del gruppo 0, gli individui del gruppo B possono ricevere sangue soltanto da quelli del gruppo B o del gruppo 0, gli individui del gruppo AB possono ricevere sangue da tutti i gruppi (0, A, B, AB).

 

Gli individui del gruppo 0 possono ricevere il sangue esclusivamente da individui del proprio gruppo, mentre possono donarlo anche a tutti gli altri gruppi.

In Italia la media di distribuzione dei gruppi negli individui è la seguente:
0: 40%
A: 36%
B: 17%
AB: 7%
con alcune differenze tra Nord, Centro e Sud.
Al Sud, in particolare, sono molto più presenti i gruppo B e AB rispetto al resto del Paese.

Il fattore RH
Mentre infuriava la seconda guerra mondiale i ricercatori Wiener e Landsteiner scoprirono un nuovo fattore responsabile di incidenti trasfusionali che si producevano soprattutto in soggetti che avevano subito più trasfusioni.

Questo fattore fu chiamato fattore Rh perché riconosciuto simile ad un antigene scoperto in una scimmia: il Macacus Rhesus.
I soggetti che possiedono questo fattore sono chiamati Rh positivi (Rh+), gli altri Rh negativi (Rh-).

In tutti i gruppo sanguigni ci sono individui con Rh+ e Rh-, così suddivisi:
Gruppo 0: Rh+ 79% Rh- 21%
Gruppo A: Rh+ 76% Rh- 24%
Gruppo B: Rh+ 89% Rh- 11%
Gruppo AB: Rh+ 97% Rh- 3%

IL SANGUE a cura di AVIS MONZA: la donazione di sangue

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I progressi della medicina e il miglioramento delle condizioni assistenziali fanno sì che in Italia e nel mondo ci sia sempre bisogno di molto sangue.
Nonostante numerosi tentativi, ad oggi non è possibile riprodurre in laboratorio del sangue “di sintesi”, per cui l’unica possibile fonte di approvvigionamento di sangue rimane l’essere umano. In Italia attualmente non siamo ancora all’autosufficienza per quanto riguarda la disponibilità di sangue e dei suoi derivati, dovendo quindi dipendere dalle importazioni dall’estero. Oltre al problema economico, non in tutti i paesi da cui importiamo sangue le regole ed i controlli sono così rigorosi e sicuri come quelli a cui si sottopongono tutti i donatori e tutte le unità di sangue raccolte in Italia.

Donare significa perciò contribuire al raggiungimento dell’autosufficienza, diminuire la dipendenza dall’estero, alzare il livello di sicurezza e di garanzia nei confronti di chi ha la necessità di ricevere il sangue e quindi, in definitiva, donare può senz’altro tradursi in un concreto contributo al salvataggio di una vita in pericolo.

CHI PUO’ DONARE IL SANGUE?
Possono donare il sangue tutte le persone sane di età compresa tra i 18 e i 65 anni e con un peso corporeo non inferiore a 50 kg.

Impedimento permanente alla donazione è causato da:
– malattie neoplastiche (tumori) maligni, tranne cancro “in situ” con guarigione completa;
– malattie autoimmuni;
– mallattie organiche del Sistema Nervoso Centrale;
– diabete;
– gravi malattie cardiovascolari: coronaropatie, angina pectoris, aritmie severe, accidenti cerebrovascolari, trombosi ricorrenti, sindrome di Wolfe-Parkinson-White;
– crisi di svenimenti e e/o convulsioni;
– coagulopatie accertate e tendenza anomala all’emorragia;
– affezioni gastrointestinali;
– affezioni gastrointestinali;
– affezioni epatiche;
– affezioni urogenitali;
– affezioni ematologiche;
– affezioni immunologiche;
– affezioni renali;
– affezioni metaboliche;
– affezioni respiratorie;
– storie di gravi e ripetute reazioni ai salassi;
– accessi venosi insufficienti;
– condizioni psichiche alterate;
– epatite B;
– epatite C;
– coinvolgimento per sospetta epatite post-trasfusionale;
– HIV 1-2;
– HTLV I/II;
– babesiosi;
– Kala Azar (Leishmaniosi viscerale);
– sifilide, granuloma inguinale, linfogranuloma venereo (fase acuta o pregresse);
– malattia di Chagas (Tripanosoma Cruzi);
– lebbra;
– encefalopatia spongiforme (BSE), ad es. malattia di Creutzfeldt-Jacob o nuova variante Creutzfeldt-Jacob;
– riceventi xenotrapiantati;
– soggiorno nel Regno Unito dal 1980 al 1996 per più di 6 mesi cumulativi, anche non consecutivi;
– stato di abbrezza alcolica, condizioni psichiche alterate;
– soggetto alcolista cronico (> 1 lt di vino o 200 ml di superalcolici al dì);
– uso abituale di sostanze farmacologiche o estratti ipofisari per via intramuscolare, endovena o tramite altri strumenti in grado di trasmettere gravi malattie infettive (sostanze stupefacenti, steroidio o ormoni a scopo di culturismo fisico);
– rapporti sessuali continuativi nel tempo (protetti o meno da profilattico) che espongano il donatore a contrarre malattie infettive trasmissibili con il sangue: con persone infette da HBV (se il donatore non è vaccinato), con persone HCV+ o HIV+, abitudine a rapporti occasionali con persone sconosciute, abitudine a rapporti con persone in cambio di denaro.

Ancora più numerosi sono i casi di sospensione temporanea.
Ricordiamo, tra gli altri:

– i viaggi in zone tropicali;
– l’assunzione di antinfiammatori non steiroidei (aspirina), antimicotici, antibiotici e antipetensivi;
– varie vaccinazioni (epatite, tetano, colera, influenza, rabbia, ecc.);
– cure odontostomatologiche;
– interventi di chirurgia;
– tatuaggi o body-piercing (compresa foratura orecchie);
– rapporti sessuali occasionali (protetti o meno con profilattico) con persone sconosciute;
– gravidanza.

Visita di idoneità Per conoscere tutta la casistica relativa alle sopensioni (compresi i periodi), qualsiasi ulteriori dettaglio e/o chiarimento (ad esempio le casistiche per le donazioni mirate e le aferesi) e sciogliere tutti i dubbi, si consiglia vivamente di rivolgersi presso la segreteria dell’AVIS Comunale di Monza.

IL SANGUE a cura di AVIS MONZA: il donatore

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L’aspirante donatore viene sottoposto ad una accurata visita medica e ad esami di laboratorio per accertarne l’idoneità o meno alla donazione di sangue.

Viene informato in modo approfondito sulle procedure di donazione ed una volta ottenuto il suo consenso può iniziare a donare.
E’ estremamente importante che il donatore sia in buona salute e non corra rischi di contrarre infezioni per sé e per gli ammalati che riceveranno il sangue donato.

Prima di ogni singola donazione il donatore dialoga con il medico circa il proprio stato di salute, esegue una visita di idoneità (proprio così: una visita per ogni donazione!), nel corso della quale vengono controllate, oltre all’emoglobina, anche la pressione arteriosa del sangue: la massima deve essere compresa tra 110 mmHg e 180 mmHg, la minima non deve essere superiore a 100 mmHg.

La rilevazione della pressione arteriosa Al donatore vengono prelevati di norma circa 450 gr. di sangue intero e tra una donazione e l’altra devono trascorrere almeno 3 mesi per gli uomini, sei mesi per le donne in età fertile.

Con la plasmaferesi possono essere donate quantità superiori di plasma (650 ml), poiché viene prelevata soltanto la parte liquidoproteica e vengono reinfuse le cellule.

Ad ogni donazione, sul sangue del donatore sono controllati vari parametri, tra cui:
– HIV (AIDS);
– HbsAg (epatite “B”);
– HCV (epatite “C”);
– Ricerca malattie veneree;
– GOT e GPT (eventuale sofferenza del fegato).

Periodicamente il donatore esegue esami completi del sangue tesi a verificare il permanere del suo buono stato di salute.

IL SANGUE a cura di AVIS MONZA:La trasfusione

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La trasfusione del sangue
Per trasfusione si intende l’immissione, a scopo terapeutico, di un certo quantitativo di sangue intero, di solo plasma o di altri emocomponenti nel sistema circolatorio di un malato.
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Con la scoperta dei gruppi sanguigni e del fattore Rh, sono stati praticamente eliminati i rischi dovuti all’incompatibilità tra il sangue del donatore e quello del ricevente.
Per questo la pratica trasfusionale è divenuta di abituale ricorso per trattare gravi anemie provocate da gravi fattori.

Negli ultimi 20 anni, con l’utilizzo di apposite sacche in plastica, la trasfusione di sangue ha fatto passi da gigante: con il prelievo di sangue in sacca, e mediante la sua centrifugazione, è possibile separare le varie componenti del sangue.
Questa separazione consente di trasfondere al malato la sola componente di cui ha bisogno.

E’ possibile anche separare, durante la donazione, componenti del sangue grazie a macchine dette separatori cellulari o da aferesi.

Estraendo con queste macchine, ad esempio, solo plasma, si ottiene una procedura di plasmaferesi, per le plasmaferesi, ecc.

IL SANGUE a cura di AVIS MONZA: La donazione multicomponente

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La donazione multicomponente

Il fabbisogno di sangue continua a salire e varia continuamente.
I pazienti che ricevono le trasfusioni devono ricevere componenti ematici (piastrine, plasma e globuli rossi) compatibili con i loro gruppi sanguigni.
La donazione “multicomponente” è un processo sicuro che offre la possibilità di personalizzare le donazioni di sangue in funzione di tali bisogni.
Per capire meglio l’importanza di tale tipo di donazione basti pensare che con una donazione di sangue intero, occorrono gli sforzi congiunti di 6 donatori per produrre una sola dose di piastrine trasfondibile.
Viceversa, con una donazione “multicomponente”, un donatore singolo, in occasione di una singola donazione, può donare fino a 2 componenti.
Pertanto, essendo la donazione “multicomponente” più specifica ed efficiente, può migliorare e salvare più vite rispetto ad una singola donazione di sangue intero.
Inoltre, si può donare più frequentemente rispetto ad una donazione di sangue intero.

Ecco alcuni casi in cui una donazione di sangue “multicomponente” è di grande aiuto:

  • una vittima di un incidente automobilistico necessita fino a 50 unità di globuli rossi per trattamento;
  • un trapianto d’organo necessita fino a 40 unità di globuli rossi, 30 unità di piastrine e 25 unità di plasma;
  • un trapianto di midollo necessita fino a 20 unità di globuli rossi, 120 unità di piastrine;
  • un paziente oncologico necessita fino a 8 unità di piastrine a settimana;
  • un paziente cardiochirurgico necessita fino a 6 unità di globuli rossi e 6 unità di piastrine;
  • un paziente affetto da anemia falciforme necessita fino a 4 unità di globuli rossi per trattamento.

Per essere idoneo alla donazione “multicomponente” il donatore deve avere i seguenti requisiti:
– peso superiore ai 60 Kg.;
– numero di piastrine superiore a 200.000/ul; – valore di emoglobina superiore a 12.5 gr/dl (o Ematocrito > 37%)
– buon accesso venoso;
– non assunzione di aspirina o di anti-infiammatori nell’ultima settimana.

La donazione si effettua al Centro Trasfusionale (previo appuntamento presso la sede AVIS di Monza) dal lunedì al sabato alle ore 8.00 ed alle ore 9.00.

Alla tua prossima donazione chiedi ai medici del Centro Trasfusionale se hai i requisiti per questo tipo di donazione.

il caos al mattino…

Spesso i genitori hanno fretta…al mattino poi il caos regna in casa. Il piccolino che ha fame, la bimba più grande deve vestirsi per andare a scuola. Magari si urla “vestiti che è tardissimo”… e inizia la giornata col batticuore.
I bambini vanno motivati ma questo non basta, bisogna che siano in grado di fare ciò che gli viene chiesto.
Il fatto di urlare perchè si è in ritardo… per il bambino non ha significato (se è piccolo) perchè non ha la nozione del tempo. Poi, per lui è meglio continuare a giocare…
Per superare tutto questo e farlo durare nel tempo (educare e non sottomettere) bisogna chiedere collaborazione anche ai più piccoli. E’ estremamente importante dargli una buona ragione per fare ciò che chiediamo, una ragione vera e da lui assimilabile. Creare un clima di collaborazione e di intesa gli farà acquisire sicurezza, disponibilità e voglia di fare.
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Riassumendo:

  • vuoi che al mattino il tuo cucciolo si vesta in fretta (e sia felice di farlo)? Insegnagli a vestirsi e dagli una buona ragione per farlo.
  • Vuoi che il tuo bambino non abbia un atteggiamento di chiusura nei tuoi confronti? Dai attenzioni a tuo figlio quando collabora, cerca di capire perchè ti sta dicendo di no e metteti nei suoi panni…rimproveri, minace,scapaccioni… gli insegneranno solo come “mal comportarsi” per ottenere qualcosa.

Donatella

Mia mamma diceva…

“Quando hai finito di riordinare la tua camera puoi uscire con le tue amiche”


ecco cosa mi faceva correre a riordinare… e pian piano è diventata una sana abitudine. Prima di uscire, ogni mattina, mi guardo intorno… come se mia mamma mi ripetesse le stesse cose.
Una richiesta simile da parte dei genitori aiuta il bambino a sviluppare il senso del dovere in modo naturale, lo aiuta a capire che non vive “da solo” e che fa parte di un gruppo (la famiglia) dove ognuno ha un compito e uno spazio proprio.

L’importante è dare la possibilità di scegliere. Invece di imporre è più costruttivo far fare una scelta (anche non gradita) al bambino. La minaccia della punizione non gli da scelta e quindi nasce in lui il senso di impotenza, di rabbia, di imposizione. Del resto se il bambino si rifiuta di obbedire… non sempre i genitori sono capaci di mettere in atto la punizione paventata… e perdono di credibilità, dando atto al bambino che il suo comportamento non porterà all’attuazione della minaccia e quindi potrà essere ripetuto.

Donatella

Quando i bambini dicono: No, non mi vesto!

Ma abbiamo mai pensato a cosa sudderebbe se ogni mattina qualcuno ci imponesse ciò che dobbiamo indossare…?
Spesso i bambini si rifiutano di vestirsi… sarà che gli stiamo imponendo ciò che piace a noi?

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Questione facilmente risolvibile, con un poco di pazienza!
Bisogna iniziare col far scegliere cosa vuole indossare (magari la sera prima… così al mattino fila tutto più liscio); farlo scegliere cercando di fargli capire cosa mettere se è un giorno freddo, se sarà una giornata in cui farà attività all’aperto… (così gli insegnamo che anche le condizioni atmosferiche vanno tenute in considerazione)
Il bambino non fa sempre i capricci, ha delle opinioni!
Dategli dei limiti di tempo per decidere, fategli capire la situazione ma… rispettare i suoi momenti di decisione. La cosa che non va mai fatta è CRITICARE. Dirgli “se esci così sembri…” non produrrà nulla. Entro limiti precisi e stabiliti insieme, il bambino già a tre anni imparerà il giusto comportamento.
Comunque è importante che ci sia sempre un dialogo così come sono importanti le regole, la comprensione e la capacità di farcapire al bambino cosa è giusto. Ciò lo renderà forte e sicuro.

Donatella.

Odontoiatria e autismo

A 4 anni i bambini autistici hanno il doppio degli elementi cariati rispetto ai coetanei non affetti dalla patologia

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha, ormai da tempo, sottolineato la grande importanza della salute orale ponendola tra gli Health Topics che ogni Paese Membro dovrebbe perseguire. E’ ormai chiaro come lo stato di salute orale della popolazione italiana stia migliorando; tuttavia esistono ancora dei gruppi di popolazione ad alto rischio per questo tipo di problematiche.
È infatti estremamente importante mantenere uno stato di salute orale elevato, così da poter contribuire al miglioramento delle condizioni di vita generali dell’individuo. E’ il caso dei soggetti affetti da autismo sui quali è fondamentale attuare dei programmi di prevenzione delle patologie orali e ottenerne la collaborazione, qualora vi fosse la necessità di specifici trattamenti alla poltrona.
L’attenzione dell’odontoiatria pediatrica nei confronti di questa tipologia di pazienti con necessità specifiche, è attualmente insufficiente, come scarsa è anche la letteratura internazionale a riguardo. E’ pertanto necessario cercare di colmare questo deficit attraverso la realizzazione di progetti che mirino all’ottenimento della collaborazione del bambino autistico durante la visita odontoiatrica e all’eventuale trattamento.
È alla luce di queste considerazioni che nel Marzo 2006 è nato un progetto di collaborazione tra il Dipartimento Assistenziale di Odontoiatria diretto dalla prof.ssa Laura Strohmenger e il Reparto di Neuropsichiatria Infantile diretto dal prof. Carlo Lenti, con gli obiettivi di valutare lo stato di salute orale dei bambini da loro seguiti, educare alla prevenzione i bambini e le famiglie e, soprattutto, sviluppare tecniche comportamentali e metodiche di approccio tali da ridurre l’ansia e lo stress del giovane paziente.
Il Centro per la Cura e lo Studio dell’Autismo e i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo di Milano ha concordato con la Clinica Odontoiatrica dell’Azienda Ospedaliera San Paolo di inviare per una visita odontoiatrica tutti pazienti ad esso afferenti, provenienti principalmente dalla regione Lombardia, preparandoli adeguatamente alla visita attraverso l’utilizzo di specifici supporti visivi alla comunicazione; grazie a questo materiale le educatrici del Centro e gli insegnati di supporto che seguono i ragazzi presso il Centro e a scuola, hanno potuto preparare i bambini attraverso l’utilizzo di schede con foto, disegni e spiegazioni delle fasi della visita, in modo che essi sapessero fase per fase cosa li aspettava e potessero quindi affrontarla più serenamente.
Al momento della visita e degli eventuali trattamenti la collaborazione dei bambini da parte degli odontoiatri è stata ottenuta applicando le comuni tecniche di approccio dell’odontoiatria pediatrica (tell, show and do) ed alcuni semplici programmi di facilitazione mirati. Gli incontri si sono svolti sempre nella stessa postazione odontoiatrica in quanto l’abitudine ad un luogo conosciuto, per i bambini autistici, è fondamentale per ridurre lo stress, come anche la presenza nella sala clinica dei medesimi professionisti.
Il riunito odontoiatrico è, inoltre, stato fornito di uno schermo per la proiezione di cartoni animati che potessero catturare l’attenzione e distrarre il bambino dalle procedure mediche. Con questo tipo di approccio si è riusciti ad effettuare terapie che richiedevano un buon grado di collaborazione e soprattutto sono stati ridotti gli interventi in narcosi di circa il 60%. La metà dei pazienti visitati fino ad oggi, circa 50, era, infatti, stata in precedenza sottoposta ad interventi in narcosi presso strutture pubbliche. Questo dato dimostra che più della metà dei pazienti avrebbe potuto fare a meno di un intervento di questo tipo se opportunamente preparato.
Il range di età dei soggetti visitati varia dai 3 ai 16 anni ed è quindi stato possibile valutare lo stato di salute orale della dentatura decidua e di quella permanente e confrontarlo con i dati raccolti in un’indagine svolta in Lombardia nel 2005 su bambini non affetti dalla patologia. E’ stato quindi possibile trarre le seguenti conclusioni:
• la patologia cariosa colpisce indiscriminatamente soggetti autistici e non affetti dalla patologia, in tutte le fasce di età
• a 4 anni i bambini autistici hanno il doppio degli elementi cariati rispetto ai coetanei non affetti dalla patologia
• benché anche nei soggetti non affetti da autismo la media degli elementi curati sia inferiore a quella degli elementi malati, questa differenza risulta ancora più rilevante nel gruppo di bambini autistici
• lo stato di salute parodontale è chiaramente inferiore nei soggetti autistici, in qualsiasi classe di età.
Considerando i dati raccolti in questi due anni di attività, risulta che il 40% dei bambini inviati dal Centro per la Cura e lo Studio dell’Autismo e i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo non erano stati sottoposti in precedenza a visita odontoiatrica, fatto che rappresenta una causa di tardiva diagnosi delle problematiche odontoiatriche che, a maggior ragione in pazienti che richiedono particolari attenzioni come i soggetti autistici, non dovrebbe verificarsi. In questo senso gli specialisti della prima infanzia, soprattutto pediatri e neuropsichiatri infantili, dovrebbero sensibilizzare i genitori a non trascurare l’aspetto odontoiatrico della salute dei propri figli, perché, come in tutti i campi della medicina, la prevenzione primaria rappresenta l’unica arma per abbattere i costi biologici e sociali delle patologie.
I vantaggi di un cavo orale sano si riflettono, inoltre, sul benessere dei genitori di questi piccoli pazienti, sollevandoli da problematiche aggiuntive e spesso anche dall’ansia di far affrontare al figlio un intervento in anestesia generale per mancanza di un sufficiente grado di collaborazione alla poltrona odontoiatrica. Il peggiore stato di salute riscontrato nei bambini affetti da autismo rispetto al resto della popolazione infantile, dipende principalmente dalla maggiore difficoltà che i primi trovano nel praticare correttamente e con costanza corrette metodiche di igiene orale.
E’ inoltre stato riscontrato come i bambini autistici fossero spesso usi ad un’alimentazione scorretta, a causa anche dell’abitudine ai rinforzi alimentari praticata dai genitori e dai tutori, mirata a stimolare e premiare i bambini a dei comportamenti corretti fornendo premi alimentari, spesso ricchi di zuccheri. Da quanto esposto appare evidente come sia necessario porre maggiore attenzione verso questo tipo di problematiche del paziente autistico, sicuramente di minor rilevanza rispetto alla patologia principale, ma che sono fondamentali per migliorare il benessere dell’individuo e della famiglia.
Risultano, quindi, notevoli i vantaggi di un simile progetto anche per l’Azienda Ospedaliera, che ottiene da un lato un alleggerimento delle liste di attesa per le sale operatorie, dall’altro un notevole risparmio economico, oltre ad offrire un servizio altamente specialistico alla famiglie, rispondendo ad una richiesta di terapia ancora ampiamente insufficiente sul territorio nazionale.

dr.a Angela Malerba – Responsabile Odontoiatria Pediatrica – dr.a Maria Grazia Cagetti – dr. Stefano Mastroberardino – Centro Collaborazione OMS per l’Epidemiologia e l’Odontoiatria di Comunità

Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

Luca Lo Presti: lettere di viaggio – 31.12.2012

Prima di farvi i miei più sinceri auguri per il nuovo anno vorrei riportarvi un breve commento relativo ai recenti fatti accaduti in India perché credo sia fondamentale avere una corretta interpretazione delle cronache troppo spesso solo urlate.
Avrete certamente sentito che in questi giorni in India una giovane donna e’ stata stuprata e uccisa e a seguire altri fatti simili ma la notizia vera non e’ questa, in India ogni giorno una donna subisce la stessa sorte e il 63% dei bambini subisce abusi, la vera notizia, il fatto che deve indurci ad una riflessione, e’ che la società civile indiana e’ scesa per le strade a protestare e questo non era mai accaduto prima. La grande protesta e’ indicatore del fatto che i movimenti per i diritti umani stanno lavorando bene, molto meglio che in Italia dove l’attenzione su questi temi e’ ancora bassissima e i dati della violenza contro le donne e i bambini sono più inquietanti di quelli indiani.

Frequento l’India da circa 30 anni e con Pangea ci lavoro da 9 e queste cose le conosco bene. Lavoriamo tra la gente, per le donne ultime tra le ultime, disabili di Calcutta che erano usate come oggetti anche per il piacere sessuale e oggi sono imprenditrici che vivono in dignità e pace. Siamo con le devadasi del sud, ex prostitute bambine che oggi hanno aperto 3 banche rurali e la cosa che vi posso garantire e’ che non sara’ la pena di morte che oggi rischiano quegli stupratori a fermare le violenze ma l’incessante opera di sensibilizzazione ed educazione al rispetto che anche Pangea, tra gli altri, sta facendo nel paese che nasce nel nome della Madre e in ogni dove vi sia bisogno questo si faccia. Politiche che nascono dall’ascolto e dalla comprensione che parte dalla condivisione, regole fondamentali che anche chi governa dovrebbe tener presenti e che oggi sono felice di condividere con tutti voi.

Per il nuovo anno non vi farò gli auguri chiedendovi di rivolgere un pensiero alle persone più sfortunate, a chi vive in povertà o in guerra. Questa volta chiedo qualcosa per ciascuno di voi, e per me stesso: vi auguro di avere la voglia e il coraggio di vivere un 2013 fatto anche di gioia, fiducia e pace. Di riuscire a vedere la bellezza, anche quando tutto sembra apparire brutto. Di non sentirvi soli, perché veramente soli non lo siamo mai. Di trovare in ognuno dei prossimi 365 giorni almeno un’occasione per sorridere di cuore. Di ricordarvi di essere felici per le persone che siete e non per le cose che possedete. Il resto, almeno per come la vedo io, è decisamente secondario.

Un abbraccio.

Luca

P.s. Sotto se vorrete leggerla una lettera che racconta l’India dove Pangea lavora.

Esiste un luogo dove il mondo si incontra, dove le madri nascono e dove i colori e i sapori si mescolano consentendo alla mente di perdersi. È un luogo dove le notti sono avvolgenti e le luci tenui accompagnate da suoni di mantra sussurrati cullano l’anima. In questo luogo tutto è dedicato alla madre: il nome del fiume più sacro che porta la vita; il nome dei templi e il nome delle divinità. Questa nell’immaginario comune l’India paese dove Fondazione Pangea lavora da anni e denuncia una realtà completamente differente dallo stereotipo che la definisce la terra della pace e dell’amore. In India l’uomo è riuscito attraverso lo sviluppo supremo dei propri egoismi a creare le condizioni perché tutto divenga il contrario di tutto. I colori accesi delle donne si spengono perché le madri muoiono di parto e le mogli muoiono false suicide per interessi legati alla dote. I profumi più intensi dei fiori più belli si tramutano nell’odore più acre nel paese dove oltre 600.000 bambine non nate piangono silenti perché non desiderate. Muoiono uccise dalle ecografie che medici corrotti contrariamente a quanto prevede la legge fanno per procurare aborti selettivi. Medici che nelle cliniche private assistono gratuitamente partorienti per poi, a loro insaputa, sterlizzarle per incassare soldi dallo stato che incentiva questa politica. Anche i suoni dei mantra divengono urla di rabbia e sgomento innanzi alla consapevolezza che il 63% dei bambini subisce violenza, stuprati da sadu che non rappresentano il sacro ma approfittano dell’ignoranza e della superstizione oppure, da turisti senza scrupoli che lungo le rive di quel fiume santo dove e’ blasfemo bere una birra li addescano in cambio di poche monete. E’ l’India il luogo dove gli interessi di pochi predominano sui tanti, il 70% della popolazione sopravvive con meno di un dollaro al giorno vivendo in slam talmente grandi che non e’ possibile misurarne con lo sguardo i confini. Un paese dove i latifondisti pretendono oggi la ius primae noctis scegliendo nei villaggi le ragazze più belle o dove bambine sono costrette per riuscire a sfamare la loro famiglia a divenire devadasi, giovanissime prostitute dedicate ad una dea sfregiata dall’uomo. l’India null’altro e’ se non la metafora del mondo, Un mondo fatto di egoismi che spegne il sogno della vita e persegue la via della guerra, oltre 22 conflitti inter etnici o inter religiosi affliggono questa terra. Pangea lavora qui, nell’india vera, in quella dove la gente suda e fatica spingendo rischiò e raccogliendo immondizia per sfamarsi, non in quella raccontata nei libri delle favole ed è importante esserci non per dare elemosina ma per lottare con la gente perché tutto ciò possa cambiare. Per far questo viviamo con le donne degli slam di Calcutta dove la vita sembra impossibile possa ripartire ma, grazie al nostro progetto, molte donne disabili prima trattate come oggetti da gettare oggi hanno dignità, diritti e economia. Oppure nei territori desertici del Karnataka dove ancora oggi si diviene devadasi e si subiscono le angherie dei latifondisti. Qui, nel nulla, oltre 10.000 donne hanno raggiunto l’indipendenza economica, non muoiono per problematiche legate al parto, hanno imparato a leggere e scrivere e mandano a scuola i loro figli che, tra maschi e femmine sono oltre 50.000! Tra non molto, se riusciremo a trovare i soldi, Pangea sarà anche a Varanasi, la città più santa, per smascherare e portare in tribunale gli stupratori di donne e bambini. Un mondo che uccide le madri è un mondo che non sogna e la mancanza di sogni uccide la vita.
Pangea ha il compito e il dovere di riuscire a ritrovare il sogno e realizzarlo, avendo la forza di saper affrontare il tempo più lungo, quello dell’attesa legata alla maturazione dei semi che il frutto dello sviluppo dovrà portare. Forse non stiamo cambiando il mondo ma certo stiamo cambiando la vita di tante persone e, per far questo non c’è prezzo, costo da ritenersi eccessivo o fatica. Salvare una vita è ciò che ognuno di noi ha il dovere di fare. Non ci sono eroismi o straordinarietà, tutto è parte di un ordinarietà legata alle logiche più semplici, quelle dell’Amore. Con questo negli occhi e nel cuore devo confessarvi che durante questo ultimo viaggio la mia mente e il mio spirito si sono rasserenati non grazie ai mantra o per il lento andare di una barca sul Gange ma perché ho visto ciò che stiamo realizzando grazie allo sforzo di tutte le persone che credono nel nostro lavoro e ci donano con fatica e con desiderio di Fare anche solo un euro. Porto dunque a tutti voi la serenità che trovo negli sguardi delle Donne che incontro, il sorriso dei Bambini che mi corrono incontro e la stretta di mano di Uomini che hanno la possibilità di immaginare un futuro migliore. Un futuro dove globalità fa rima con dignità e non con sfruttamento. Un futuro dove, tutti insieme, troveremo quel sogno e lo tramuteremo in segno.
Luca Lo Presti

Luca Lo Presti: Lettere di viaggio – 22.01.2013

Dopo quasi 30 anni di India solo oggi ho capito che qui devi arrivarci in silenzio, in punta di piedi. Non devi cercare di riconoscerla la troverai senza sforzo.
La città dove sono diretto mi aspetta, mi accoglie con le sue braccia ampie e rumorose. I colori leggeri impattano su grigi densi. Milioni di occhi si uniscono in un solo sguardo che ha il volto di un posto che voglio vivere perché sento che qui il mio amore e’ ben riposto e corrisposto. Calcutta e’ qui, mi aspetta e io mi arrendo a lei, sento il suo abbraccio arrivarmi dentro e non ho parole da dire.
Guerra di gente che vive nel movimento tormentato di un traffico disordinatamente ordinato.
I rumori assordanti non coprono il mio silenzio e lo sguardo rivolto in un sol punto raccoglie tutto e tutti.
Siamo stanchi io Ugo Simona e Monica ma non possiamo fare a meno di andare in ufficio a salutare le ragazze. L’ufficio di Pangea ha muri giallo zafferano e ci accoglie come fosse sole!
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Ci sediamo per terra e con le mani giunte in un saluto sacro, beviamo un te’ caldo che profuma di zenzero; il mio preferito. Sul pavimento di cemento liscio accogliamo le donne che poco a poco, una ad una, lente e silenziose ci vengono a salutare.
Tra loro mi colpisce una bambina con gli occhi dolci che e’ priva dell’uso delle gambe. Silenziosa abbracciata a sua mamma siede accanto a me. Ha un leggero vestitino blu e mi guarda timida. Profuma di rosa. Appoggia la sua piccola guancia al volto della mamma e, come accade quando si condividono i gesti, percepisco la morbidezza e il profumo della pelle del figlio che, teneramente, si addormenta abbracciando chi ama.
Ora, in questo istante, tutto mi e’ chiaro, il dubbio riguardo alla mia presenza qui si dissolve: stavo perdendo l’abbraccio che mi unisce a tutti gli uomini, stavo perdendo la visione dell’aiuto che si deve portare ovunque e a chiunque ne abbia bisogno semplicemente perché e’ giusto che questo accada.
La tenerezza di questa bambina e’ stata la chiave che ha riaperto il mio cuore e ora il mio viaggio può iniziare davvero.

A presto Luca

Luca Lo Presti: Lettere di viaggio – 23.01.2013

“Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.”
Questo un giorno mi ha detto mio fratello ed ha perfettamente ragione. Senza un motivo nessuna fatica, nessuno sforzo, nessuna battaglia avrebbe senso. Senza un vero motivo ci lasceremmo morire perché se niente animasse il nostro cuore tutto diverrebbe arido. La domanda che mi pongo pero’ e’: cos’e’ che davvero ci da questa forza? Cammino lento sul binario di quella parte di Calcutta che viene chiamata città della gioia e mi chiedo se queste persone lo hanno un vero motivo per vivere. Intorno a me solo baracche fatte di stracci costruite a meno di un metro dai binari del treno. Bambini nudi giocano, ridendo rincorrono cani magri. Capre mangiano il poco cartone che trovano e sui fuochi sono poggiate su alari di scarto pentole che contengono acqua di fiume. Ma, ad un tratto, mentre cammino sento come un dolore, qualche cosa mi colpisce e penetra nei pori della mia pelle. Punge come barbaglio di luce accuminato che non posso scansare. Scariche di elettricità viva mi bloccano prima che possa fare un altro passo ed e’ allora che mi fermo; mi zittisco e faccio il vuoto intorno al chiasso dei bambini e allo stridio delle ruote ferrate dei treni. Mi fermo e ascolto quello che credevo essere senza suono:
lo sguardo delle madri.
Quella voce muta mi stordisce; barcollo. Lo sguardo di una donna giovane che ha in grembo una bimba di pochi mesi con un cappuccio di ciniglia rosa urla e mi chiama. Le gambe non reggono e mi seggo al suo fianco.
Mi domando chi sia, chi lei pensi io sia ma mi zittisco di nuovo per capire senza domandare ed e’ allora che Vedo e Sento, trovo la risposta alla mia domanda in una sola parola: Amore.

Il mio sguardo come chiuso in un obiettivo monoculare allarga la prospettiva e mi accorgo come fosse la prima volta che mi reco in questo luogo che ovunque e’ amore, null’altro che amore.
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Una mamma abbraccia la sua bambina con la tutina rosa di ciniglia e non vede che la sua capanna e’ di stracci, non vede che il cibo e’ poco, non sente il vento, la pioggia o il freddo che le segnano il volto di donna giovane perché ha tra le braccia l’amore che si incarna in un cucciolo d’uomo col cappuccio rosa di ciniglia.

Tanti anni fa trovai anche io il mio motivo di vita ed oggi qui, in questo posto surreale dove con Pangea lavoro rinnovo la mia promessa d’amore.

“Come mi piacerebbe sentirmi utile allo stesso modo…” Così oggi un’amica commentava la foto che ho scattato su questi binari, in mezzo ai più poveri tra i poveri, aggiungendo che lavorare in India mi regala vita.

A lei, ai tanti amici che mi seguono, che mi leggono, che mi scrivono voglio ricordare che io sono un tramite, un ponte che collega la vostra generosità e il vostro sostegno alle donne e i bambini di cui Pangea si occupa in India, in Afghanistan e in Italia.

Senza di voi non sarei nulla, Pangea non sarebbe nulla. Siete tutti sempre utili quando condividete i nostri appelli, quando ci date una mano, quando azzerate le distanze che separano “noi” da “loro” e vi sentite vicini col cuore a qualcuno che probabilmente non incontrerete mai di persona, ma non per questo vi è indifferente.
Spesso, quando si parla di cooperazione, si sente dire che “con poco si può fare molto” così spesso che questa frase ormai scivola via, sembra uno slogan a cui non si fa più troppo caso. Ma è la verità: 15 euro sono sufficienti a pagare i costi di un corso di sartoria o una visita medica alla bambina col cappuccio rosa in un Paese dove i più disperati vivono con meno di un euro al giorno. E il valore di quei 15 euro è immenso: non si tratta solo di insegnare a una donna un mestiere che le permetta di guadagnare qualcosa. Si tratta di ridarle fiducia in se stessa, farla sentire accettata, farle vivere dei momenti di autentica felicità e soddisfazione. Farle sapere che non è sola e che qualcuno, inspiegabilmente, ha voluto prendersi cura di lei.
Quel qualcuno non sono io, non merito le vostre parole d’ammirazione, quel qualcuno siete tutti voi e domani porterò’ a quella madre e a quel piccolo fiore il vostro abbraccio.

A presto Luca

Luca Lo Presti: Lettere di viaggio – 24.01.2013

Le periferie del mondo mi sono famigliari, sono casa per nascita e mi accolgono senza chiedere. Mi riesce facile camminare per le strade senza apparentemente far nulla e riempire il mio animo di sguardi e sorrisi. Faccio il pieno di vita affinché mi porti la gioia dell’incontro e la forza per l’aiuto. Per le strade di Calcutta nulla mi disturba, percepisco profumi di gelsomino senza vederne presenza, incrocio uomini sereni anche se maceri di fatica e osservo donne magnifiche anche se violate.
Lo sguardo di Simona e’ sempre sereno e rassicura cosi il mio. Sta lavorando tanto con Kuhu la responsabile per Pangea a Calcutta e vederle ridere insieme e’ bello.
Incontrano donne, si scambiano opinioni. Si abbracciano e piangono insieme come le donne sanno fare perché conoscono il dolore e ne condividono la rabbia. Resto spettatore d’attimi e, egoista del mio tempo, continuo il mio cammino per le strade polverose.
E’ un piccolo cagnolino a fermarmi, talmente piccolo che stento a credere esista. Scodinzola con cosi tanta energia nel vedermi che mi preoccupo possa essere troppa. Al suo fianco una bambina con in grembo la sorellina che a sua volta abbraccia un orsachiotto con un baffo rosso.
Squarci di anima nei loro occhi, vitalità inesauribile in ogni corpo inconsapevolezza della fatica del vivere che li attende oppure no, in fondo questa periferia come lo e’ stata la mia li ha partoriti e, oggi, sono vivi.
Ugo scatta una foto, Monica ferma il video e nel caos solo e’ solo silenzio.
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Da Milano arriva una mail da una amica che mi dice di aver versato 40 euro a Pangea perché sa che li userò bene. Non per la polvere mi scende una lacrima. Il cuore duole quando si sente amore.
Spero di non deluderti mai amica mia e lo spero davvero. Spero di non deludere mai voi tutti amici miei perché se lo facessi avrei tradito quella bambina e me stesso.

Buona serata, vi abbraccio Luca

Luca Lo Presti: Lettere di viaggio – 25.01.2013

Il mio viaggio in India sta per finire, spero di essere riuscito a trasmettervi almeno una parte delle sensazioni che ho vissuto. Rimarranno indelebili il ricordo della bambina col cappuccio rosa e la bambina con l’orsachiotto stretto al cuore e, con loro, mille altri sguardi impossibili da cancellare che resteranno sempre in quella parte di memoria che ha uno spazio privilegiato nell’animo di ognuno di noi. Sono certo anche voi non li dimenticherete facilmente e questo mi riempie di gioia.
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Tanta felicita’ e tante emozioni ma una tra tutte questa sera le sovrasta tutte e non posso fare a meno di condividerla con voi prima di ripartire per l’Italia: la preoccupazione.
Sono preoccupato perché il lavoro da fare è tanto e le risorse sono poche. Sono preoccupato, addolorato, all’idea che ci saranno donne e bambini che abbiamo incontrato a cui dovremo dire “no” perché non ci sono fondi a sufficienza per tutti. Vorrei fare delle promesse, ma mi trattengo perché, a meno di una grande adesione a questo progetto da parte vostra , non so se potrò mantenerle. Mi auguro che per qualcuno di voi sia possibile tradurre l’apprezzamento per il lavoro di Pangea in “vil denaro”. Lo so, questa sera sono stato poco poetico ma dovevo trovare la forza di dirvelo perché è proprio di questo che abbiamo davvero bisogno.

Un abbraccio forte a tutti voi
Luca

Potete sostenere Pangea in India con una donazione online:
http://www.pangeaonlus.org

Luca Lo Presti: Lettere di viaggio – 26.01.2013

Quando incontri un raggio di luce rimani immobile per non coprirlo con la tua ombra.
Quando ti stringe un dito con la forza del suo amore ricordi il primo vagito e senti la vita.
Quando senti che quella luce pulsa, ha sangue e cuore allora rivedi te stesso, nudo, e preghi che Dio esista perché possa perdonarti giacche’ ti credi luce ma non sei nulla.

Oggi ho incontrato quella luce ed ho pianto.
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Grazie a tutti per essere con me ogni giorno e sopportare i miei messaggi. Chiedo scusa se ho offeso qualcuno domandando soldi ma e’ la necessita di fare che mi spinge a chiedere.

Un abbraccio a tutti Luca

Luca Lo Presti: Lettere di viaggio – 29.01.2013

Dopo quasi 50 anni di vita mi accorgo che, come l’India anch’essa va affrontata in silenzio, giorno dopo giorno, passo dopo passo senza che nessun rumore molesto possa sviarmi.

Il rumore del possesso e della bramosia verso cose o persone.
Il rumore di boria e apparenza. Il rumore di una risata vuota, di vita sfuggita tra le dita come acqua che bagna ma non lava il volto.

Il silenzio per riuscire a dare senza chiedere.
Il silenzio per amare senza possedere, il silenzio per viaggiare nella vita senza mai restare.

Ho trovato questo silenzio tra le madri violate negli slam di Calcutta e ho letto nei loro occhi l’amore per la vita. Ho trovato le lacrime di una amica a Milano perché emozionata nel ritrovarmi. Ho trovato chi mi ama ad accogliermi col cuore pieno di emozione ora devo trovare me stesso per potermi dedicare in ogni luogo nel giusto modo.

Troppe volte in molti mi hanno detto: ” partirei subito con te per aiutare quelle persone ma, sai…”
Mentre sto aspettando l’alba ho voluto condividere questa mia breve riflessione con tutti voi perché e’ importante comprendere che non e’ il luogo ma l’uomo che fa la differenza.

L’ho compreso tornando da Calcutta e ho sentito pace perché intravedo una luce che mi indicherà la via per portare aiuto anche qui nel giusto modo e con la giusta comprensione.

Il mio viaggio in Italia comincia qui, comincia oggi e saranno mamme a bambini violati con volti conosciuti a tendere la mano e, se avrete la voglia di accompagnarmi vi racconterò’ anche di questo.
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A presto Luca

Luca Lo Presti: lettere di viaggio 22.02.2013

Non voglio apparire nostalgico o raccontarmi come io sia un anziano signore anche se i capelli bianchi oramai superano per numero quelli neri ma ricordo viaggi dove lo spazio tra Milano e Roma richiedeva una prenotazione in cuccetta e la notte profumava di caciotta e salame accompagnati da un fiasco di rosso.

Sono in treno, partito alle 17.00 da Milano cenero’ a Roma in orario perfetto per un settentrionale alle 20.00. Il profumo di formaggio e’ sostituito da qualche salatino e il fiasco da una mezza naturale temperatura ambiente. Uomini e donne hanno il volto illuminato non dalla compagnia ma dalle loro tavolette elettroniche e le conversazioni divengono tutte virtuali. Per rasserenarmi osservo lo sbattere di ciglia e questo mi conferma che sono vivi! E’ la fotografia di un Italia che cambia e l’evolvere di italiani che si adattano ai tempi senza accorgersi che viviamo nei racconti degli Urania che leggevamo non molti anni fa. Da allora abbiamo vissuto l’epoca dei capelli lunghi dei sognatori, l’austerity delle domeniche a piedi, lo yuppismo e i paninari. Dopo di loro e’ arrivata tangentopoli e la seconda repubblica ma il vero cambiamento lo ha segnato l’11 settembre con la caduta delle torri gemelle. Credevamo di aver visto tutto ma la guerra economica che stiamo vivendo ci fa più paura dei talebani. In questo scenario tra tecnologia ed economia ci approcciamo al voto senza sapere esattamente chi siamo e cosa vogliamo. Vestiamo abiti da yuppi ma abbiamo il conto in rosso. Leggiamo giornali di finanza ma li approcciamo come fossero l’oroscopo di Branco e ci apprestiamo a votare uomini che ci hanno raccontato di aver partecipato allo zecchino d’oro o di aver passato del tempo piacevole con la nipote di un capo di stato. Uomini che non hanno carisma oppure ne hanno troppo e riescono a riempire le piazze parlando del nulla. Ma chi siamo noi che viaggiamo in questo treno gli uni vicini agli altri senza guardarci in faccia. Cosa vogliamo noi che viviamo della luce riflessa dai tablet ma neanche troppo in fondo all’animo amiamo il profumo del minestrone?

Questi i pensieri che mi passano nella mente mentre viaggio da Milano verso Roma. Pensieri forse animati dal fatto che, guardando fuori dal finestrino, vedo campi imbiancati dalla neve attraversati da strade dove le luci gialle delle auto mi ricordano il Natale e scorgo un Italia che ha tutte le caratteristiche per essere autentica. Tento di fotografare questo paesaggio ma l’immagine che risulta più evidente e’ la mia riflessa dal finestrino. Vedo il volto di un cinquantenne con i capelli brizzolati ma lunghi segno che quel sogno non si e’ spento. Il volto di un uomo che crede che un giorno potremo svegliarci al mattino senza che si sappia di guerre o si ascolti di spred. Un mondo dove la prima notizia annunciata dai giornali radio la mattina dica di persone che costruiscono vita onesta per il presente guardando al futuro.
Non voglio sembrare un romantico o ancor peggio un nostalgico, non lo sono. Mi piace viaggiare su treni veloci e impiegare poco tempo per attraversare l’Italia ma mi auguro davvero di cuore che, domenica, andando a votare, lasciamo a casa le tavolette luminose, prendiamo per mano i nostri figli e, per loro, recuperiamo quegli aspetti umanistici da tanti bistrattati perché considerati inutili ma che trovo indispensabili perché l’uomo ritorni al centro della vita e non sia più ai margini dell’economia. Solo con questo pensiero riusciremo ad individuare quella che potrebbe essere la strada giusta per ricominciare a costruire un mondo senza paura di guardare al futuro, un mondo che non dovrà’ essere guidato dall’uomo che verrà eletto e dalla squadra che lui sceglierà ma da tutti noi che responsabilmente e con spirito pluralista dovremo percorrere immaginando che i sogni si possano tramutare in segni e che la parola impossibile non esista.

Le tavolette si spengono, i corpi si rianimano, siamo arrivati.

Buona serata a tutti